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Blog di cervigabriele.over-blog.it

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PETIZIONE ONLINE PER NON FAR TOGLIERE IL CROCIFISSO DALLE SCUOLE ITALIANE GRUPPO FONDATO SU FACEBOOK

PETIZIONE ONLINE PER NON FAR TOGLIERE IL CROCIFISSO DALLE SCUOLE ITALIANE GRUPPO FONDATO SU FACEBOOK


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My Passion (Until the End of the World)



horrorr225.gif digita qui: PETIZIONE ONLINE

In questi giorni ho inviato  alla Corte Europea dei diritti dell’uomo (Conseil 
de l’Europe Strasburg) una petizione online dove si dichiara che 550 fedeli 
sono contrari che si tolga il crocifisso dalle scuole 
Il gruppo di cui sono fondatore e promotore   si trova sul social network 
Facebook .
Lo scopo di questo gruppo è di far conoscere, appoggiare e far promuovere in 
tutta Italia tale nobile iniziativa che tengo a precisare non ha scopo di lucro 
ma ha uno scopo sociale e culturale.
Il crocifisso rappresenta un simbolo religioso, culturale e identitario e 
proprio per questo no ha mai assunto una valenza coercitiva come invece 
sostiene la Corte nella sua sentenza del 3 novembre 2009 . Come hanno 
testimoniato le precedenti decisioni rese dal Consiglio di Stato in Italia, il 
Crocifisso rappresenta un elemento di coesione pubblica identitaria fondato sui 
valori e presupposti etici che animano la Carta fondamentale del nostro paese 
riconosciuta e promossa addirittura nella Costituzione. Ne deriva che se 
togliessimo il crocifisso dalle scuole, in quanto luoghi pubblici, dovremmo 
togliere tutte le croci e le magnifiche opere sacre che sono presenti nelle 
nostre strade e nelle nostre piazze, il che sarebbe senza dubbio assurdo.  
(Fonte La Vita Cattolica diocesi di Cremona ultimo numero in edicola dove si 
parla della sentenza di Strasburgo e del ricorso Italiano)

Alla petizione scritta ho allegato una  chiave usb (che ho opportunamente 
esteticamente personalizzato con un porta chiave fatto a mano ) dove  si potrà 
,volendo, conoscere da parte della corte europea tutti  i membri  senza doversi 
per forza iscrivere al social network.
Le adesioni sono arrivate da tutta Italia e anche da persone residenti all’
estero.  Per quanto riguarda le adesioni in loco, la petizione ha avuto l’
adesione  da parte di importanti personaggi fra cui : Daniele Signore 
medaglia 
d’oro (canoa) paraolimpiadi, il giornalista Giulio Ziliani, l’ex Presidente 
dell’
Amministrazione Provinciale di Cremona Giuseppe Torchio e Giovanni Biondi 
consigliere amministrazione provinciale.
Questa  petizione è stata dedicata a tutti coloro i quali hanno perso il 
lavoro, a tutti coloro i quali attualmente si trovano in cassa integrazione e 

tutti i precari con la speranza che il diritto di un lavoro non venga mai 
meno 
. Con il lavoro e grazie al lavoro  si tutela la dignità di ogni individuo 
sia 
nella famiglia che nello status sociale.
Gabriele Cervi
(cervi.gabriele@libero.it)

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FRATTINI: «ABBIAMO TUTTE LE CARTE IN REGOLA PER UN RISULTATO POSITIVO»

L'Italia difende il crocifisso nelle scuole

Udienza nella Grande Camera della Corte europea dei diritti dell'uomo, la sentenza si conoscerà tra sei mesi

Da sinistra Nicola Lettieri, Giuseppe Albenzio e Nicolò Paoletti (Ap)
Da sinistra Nicola Lettieri, Giuseppe Albenzio e Nicolò Paoletti (Ap)
STRASBURGO - Crocifisso nelle scuole italiane: questo il tema dell'udienza della Grande Camera della Corte europea dei diritti dell'uomo a Strasburgo. La seduta è durata quasi tre ore; per conoscere la sentenza bisognerà aspettare almeno sei mesi. Le parti hanno esposto le proprie ragioni e risposto alle domande dei giudici. Presenti il governo italiano (rappresentato dal magistrato Nicola Lettieri e l'avvocato di Stato Giuseppe Albenzio), Nicolò Paoletti rappresentante legale di Soile Lautsi (la donna che ha presentato il ricorso contro il crocifisso nelle aule, accolto a novembre)e otto dei dieci Paesi che hanno deciso di intervenire a favore dello Stato italiano: Armenia, Bulgaria, Cipro, Grecia, Lituania, Malta, Russia e San Marino. Monaco e Romania hanno depositato una memoria scritta. Altri quattro Paesi - Serbia, Moldavia, Ucraina e Albania - hanno manifestato la decisione di appoggiare l'Italia con una lettera al Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa. In aula era presente per la prima volta il rappresentante della Santa Sede, monsignor Aldo Giordano.
Manifestazione davanti alla Corte dei leghisti Bastoni e Borghezio (Reuters)
Manifestazione davanti alla Corte dei leghisti Bastoni e Borghezio (Reuters)
LA DIFESA - Il governo ha dunque difeso di fronte alla Corte la presenza del crocifisso nelle aule delle scuole pubbliche. A novembre i giudici avevano stabilito che si tratta di «un attentato alla libertà di coscienza e al diritto del singolo di ricevere una formazione conforme ai suoi convincimenti religiosi o filosofici», dando così ragione alla Lautsi, cittadina italiana originaria della Finlandia che aveva chiesto nel 2002 che le croci fossero tolte dalle scuole frequentate dai figli ad Abano Terme, in provincia di Padova. La sentenza ha suscitato forti reazioni in Italia e in altri Paesi potenzialmente interessati da una giurisprudenza europea in materia, e il governo italiano ha ottenuto che la decisione fosse riesaminata dal Consiglio d'Europa. «Non c'è alcun pregiudizio reale in questa questione. Se uno Stato intrattiene un rapporto privilegiato con una religione, se sposa dei simboli religiosi, ciò non è affatto contrario alla Convenzione europea sui diritti dell'uomo. L'unico limite da non varcare è il perseguire l'indottrinamento o il proselitismo - ha detto nella sua arringa Nicola Lettieri -. Se il crocifisso è presente nelle aule, il motivo non è l'indottrinamento, ma si tratta dell'espressione di un sentimento popolare che è alla base dell'identità nazionale». Il legale di Soile Lautsi ha ricordato che l'esposizione del crocifisso nelle aule trae le sue origini da un regolamento amministrativo datato all'epoca fascista.

REAZIONI - Tra i ministri italiani c'è ottimismo. «Credo che abbiamo tutte le carte in regola per un risultato positivo - dice il ministro degli Esteri Franco Frattini -. È una grande battaglia per la libertà e l'identità dei nostri valori cristiani». Secondo Andrea Ronchi, ministro per le Politiche europee, «è evidente che il crocifisso non è un simbolo che va a ledere il principio della laicità dell'insegnamento e non mette in discussione i diritti di alcuno. Sono fiducioso sul buon esito del ricorso». Parole simili dalla responsabile dell'Istruzione Mariastella Gelmini: «Attendo con grande fiducia l'esito del ricorso. Il governo italiano ha coinvolto molti altri Paesi in una battaglia a difesa di un simbolo che non minaccia il principio di laicità ma che rappresenta i valori alla base della civiltà occidentale».

05/11/2009 | CROCIFISSO INTERVENTO DEL VESCOVO DI CREMONA MONS. LAFRANCONI DANTE PUBBLICATO DAL SETTIMANALE IL PICCOLO DI CREMONA, DAI QUOTIDIANI: LA PROVINCIA E CRONACA

IL VESCOVO DI CREMONA MONS. LAFRANCONI DANTE RIFLESSIONE SUL CROCIFISSO

LETTERA PUBBLICATA DAL SETTIMANALE IL PICCOLO

LA SENTENZA SUI CROCIFISSI E' PROPRIO UNA PORCATA

CROCIFISSO LETTERA PUBBLICATA DAL QUOTIDIANO LA CRONACA E DAL QUOTIDIANO LA PROVINCIA DI CREMONA

LETTERA PUBBLICATA DAL QUOTIDIANO: LA CRONACA E DAL QUOTIDIANO LA PROVINCIA DI CREMONA

tn_ita.gifORGOGLIOSO DI ESSERE ITALIANO NONOSTANTE TUTTO....

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LO HA STABILITO LA CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL'UOMO DI STRASBURGO

«Via il crocefisso dalle scuole»
Vaticano: «Sentenza miope»

Accolta la richiesta di un'italiana di origine finlandese. Il governo presenta ricorso. La Cei: «Sentenza ideologica»

(Emblema)
(Emblema)
MILANO- «La presenza dei crocefissi nelle aule scolastiche costituisce «una violazione del diritto dei genitori a educare i figli secondo le loro convinzioni» e una violazione alla «libertà di religione degli alunni». Lo ha stabilito la Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo accogliendo il ricorso presentato da una cittadina italiana. Il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini in una nota annuncia che «il governo ha presentato ricorso contro la sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo». Se la Corte accoglierà il ricorso, il caso verrà ridiscusso nella Grande Camera (organo della Corte chiamato a pronunciarsi su un caso che solleva una grave questione relativa all’interpretazione o all’applicazione della Convenzione o dei Protocolli, oppure un’importante questione di carattere generale). Qualora invece il ricorso non dovesse essere accolto, la sentenza diverrà definitiva tra tre mesi, e allora spetterà al Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa decidere, entro sei mesi, quali azioni il governo italiano deve prendere per non incorrere in ulteriori violazioni. Il Vaticano ha espresso «stupore e del rammarico» per una sentenza «miope e sbagliata». Netta la presa di posizione della Cei che boccia la sentenza parlando di «visione parziale e ideologica».

LA RICORRENTE- La cittadina che ha fatto ricorso alla Corte di Strasburgo è Soile Lautsi Albertin, cittadina italiana originaria della Finlandia: nel 2002 chiese all'istituto comprensivo statale Vittorino da Feltre di Abano Terme (Padova), frequentato dai suoi due figli, di togliere i crocefissi dalle aule in nome del principio di laicità dello Stato. Dalla direzione della scuola arrivò risposta negativa e a nulla valsero i ricorsi della Lautsi. A dicembre 2004il verdetto della Corte Costituzionale, che ha bocciato il ricorso presentato dal Tar del Veneto. Il fascicolo è quindi tornato al Tribunale amministrativo regionale, che nel 2005 ha a sua volta respinto il ricorso, sostenendo che il crocifisso è simbolo della storia e della cultura italiana e di conseguenza dell'identità del Paese, ed è il simbolo dei principi di eguaglianza, libertà e tolleranza e del secolarismo dello Stato. Nel 2006, il Consiglio di Stato ha confermato questa posizione. Ma ora la storia si ribalta: i giudici di Strasburgo, interpellati dalla Lautsi nel 2007, le hanno dato ragione, stabilendo inoltre che il governo italiano dovrà versarle un risarcimento di cinquemila euro per danni morali. Si tratta della prima sentenza della Corte di Strasburgo in materia di simboli religiosi nelle aule scolastiche. «Ora lo Stato italiano dovrà tenere conto della sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo» hanno dichiarato i coniugi di Abano.

LA SENTENZA - «La presenza del crocefisso, che è impossibile non notare nelle aule scolastiche - si legge nella sentenza dei giudici di Strasburgo - potrebbe essere facilmente interpretata dagli studenti di tutte le età come un simbolo religioso. Avvertirebbero così di essere educati in un ambiente scolastico che ha il marchio di una data religione». Tutto questo, proseguono, «potrebbe essere incoraggiante per gli studenti religiosi, ma fastidioso per i ragazzi che praticano altre religioni, in particolare se appartengono a minoranze religiose o sono atei». Ancora, la Corte «non è in grado di comprendere come l'esposizione, nelle classi delle scuole statali, di un simbolo che può essere ragionevolmente associato con il cattolicesimo, possa servire al pluralismo educativo che è essenziale per la conservazione di una società democratica così come è stata concepita dalla Convenzione europea dei diritti umani, un pluralismo che è riconosciuto dalla Corte costituzionale italiana». I sette giudici autori della sentenza sono Francoise Tulkens (Belgio, presidente), Vladimiro Zagrebelsky (Italia), Ireneu Cabral Barreto (Portogallo), Danute Jociene (Lituania), Dragoljub Popovic (Serbia), Andras Sajò (Ungheria), e Isil Karakas (Turchia).

VATICANO- Il Vaticano considera sbagliata e miope la decisione della Corte europea di Strasburgo. Lo ha detto il portavoce della Santa Sede, padre Federico Lombardi che, in un breve intervento alla Radio Vaticana e al Tg1, ha riferito dello «stupore e del rammarico», con cui - nella città pontificia - è stata accolta la decisione del tribunale del Consiglio D'Europa. «Il Crocifisso - ha spiegato - è stato sempre un segno di offerta di amore di Dio e di unione e accoglienza per tutta l'umanità. Dispiace che venga considerato come un segno di divisione, di esclusione o di limitazione della libertà. Non è questo, e non lo è nel sentire comune della nostra gente». «In particolare, è grave - ha aggiunto - voler emarginare dal mondo educativo un segno fondamentale dell'importanza dei valori religiosi nella storia e nella cultura italiana. La religione dà un contributo prezioso per la formazione e la crescita morale delle persone, ed è una componente essenziale della nostra civiltà. È sbagliato e miope volerla escludere dalla realtà educativa», ha sottolineato. E poi ha aggiunto: «Stupisce che una Corte europea intervenga pesantemente in una materia molto profondamente legata all' identità storica, culturale, spirituale del popolo italiano».. «Non è per questa via - ha concluso - che si viene attratti ad amare e condividere di più l'idea europea, che come cattolici italiani abbiamo fortemente sostenuto fin dalle sue origini».

COMMENTI - A livello politico sono numerose (e bipartisan) le perplessità espresse in merito alla decisione della Corte di Strasburgo. «Mi auguro din d'ora - è l'auspicio del presidente della Camera GianfrancoFini- che la sentenza non venga salutata come giusta affermazione della laicità delle istituzioni che è valore ben diverso dalla negazione, propria del laicismo più deteriore, del ruolo del cristianesimo nella società e nell'identità italiana». Per il ministro MariastellaGelmini(Pdl) «la presenza del crocifisso in classe non significa adesione al cattolicesimo, ma è un simbolo della nostra tradizione». E anche il neo-leader del Pd PierluigiBersani esprime dubbi sulla decisione della Corte di Strasburgo: «Io penso che un'antica tradizione come il crocifisso non può essere offensiva per nessuno» ha detto il segretario dei democratici. Secondo SandroBondi, ministro dei Beni culturali e coordinatore del Pdl «queste decisioni ci allontanano dall'idea di Europa di De Gasperi, Adenauer e Schuman. Di questo passo il fallimento politico è inevitabile». Pier FerdinandoCasini, leader dell'Udc la sentenza «è la conseguenza della pavidità dei governanti europei, che si sono rifiutati di menzionare le radici cristiane nella Costituzione europea. Il crocefisso è il segno dell'identità cristiana dell'Italia e dell'Europa». «Spero che la sentenza sia semplicemente orientativa, che si collochi cioè nel rispetto delle credenze religiose» dice PaolaBinetti (Pd). Esulta invece RaffaeleCarcano, segretario nazionale dell'Unione degli atei e degli agnostici razionalisti, parlando di «un grande giorno per la laicità italiana». «Esprimo un plauso per la sentenza: uno Stato laico deve rispettare le diverse religioni, ma non identificarsi con nessuna» sostiene PaoloFerrero, segretario di Rifondazione comunista. Per MassimoDonadi, capogruppo di Italia dei valori alla Camera «la sentenza di Strasburgo non è una buona risposta alla domanda di laicità dello Stato, che pure è legittima e condivisibile». Duro AdelSmith, presidente dell'Unione musulmani d'Italia: «I sostenitori del crocefisso in aula dovevano aspettarselo: in uno Stato che si definisce laico non si possono opprimere tutte le altre confessioni esibendo un simbolo di una determinata confessione».


03 novembre 2009