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POLITICI :Licenziamoli per giusta causa!

POLITICI :Licenziamoli per giusta causa!

14/02/2012

POLITICI :Licenziamoli per giusta causa! – Politici: "Lor Signori" ci costano troppo. E' ora di dire basta

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POLITICI :Licenziamoli per giusta causa!

 

E mandiamo tutta questa classe politica (tranne qualcuno) di malfattori a casa. Tanto loro abiurano il posto fisso (che però non mollano da decenni). Assicuriamogli la mobilità, promuovendo un loro reinserimento con l’avvio a lavori socialmente utili (il lavoro nella società civile se lo cerchino da soli però).

Il popolo è il “datore di lavoro” di questa pletora di lestofanti che ci ha governato negli ultimi decenni, rubandoci la democrazia come dichiara saggiamente Piercamillo Davigo (Corriere Sera di oggi, pag. 13), ricordando che siamo dinanzi alla”sciempiaggine di quanti ripetono che la corruzione è il costo della democrazia: balle. Così la democrazia ce l’hanno rubata“.

La politica non ha più alcun consenso perché questi partiti non hanno più consenso, e non ce l’hanno più meritatamente: hanno distrutto questo splendido Paese, hanno depredato le casse dello Stato, hanno distrutto ogni aspettativa delle attuali e future generazioni. Continuano imperterriti, impunemente, con arroganza a gestire la nostra democrazia, la quale si è trasformata nel tempo in una partitocrazia oligarchica, poi gerontocratica, dove tutti si sono alleati nel proprio esclusivo interesse, assicurandosi privilegi, ricchezze, impunità.

La democrazia è morta da tempo. A nostra insaputa. Oggi la gente ne è però diffusamente consapevole. Il governo Monti suggella solo questo percorso, non mi pare lo stia sovvertendo, poiché non ha dimostrato in alcun modo di mettere mano a tale gestione massonica della democrazia.

Un tempo pensavo che frasi, riferite alla classe politica, come “Tanto rubano tutti”, “Sono tutti d’accordo”, “Son tutti uguali” etc. fossero solo espressione del più bieco qualunquismo, populismo. Dunque deprecabile. Da qualche anno ho compreso che la vox populi è fondata, inoppugnabile.

Questa regime partitocratico oligarchico (ergo, una dittatura) si è oramai palesato senza nascondersi da tempo, basti pensare a questi segnali: i partiti scelgono i propri candidati e li impongono agli elettori; i partiti non hanno alcun codice etico che impedisca di assumere cariche se gravemente inquisiti o condannati e comunque con limiti di mandato a tempo e/o con divieto di cumulare le cariche; il legislatore ha predisposto una normativa che impedisce l’accertamento e la punizione per tutti i reati di mala-politica (corruzione, concussione etc.), dalla prescrizione breve in poi; l’espressione della democrazia diretta è oramai disattesa e osteggiata. Si pensi solo, sotto quest’ultimo profilo, come il referendum abrogativo del 1993 inerente l’abrogazione del finanziamento pubblico ai partiti, che ottenne “solo” il 90,3% dei voti a favore, venne poi non tanto disatteso quanto ancor più stuprato con la legge n. 515/1993 inerente il “contributo per le spese elettorali”, la legge n. 157/1999 inerente le “Nuove norme in materia di rimborso delle spese elettorali”, poi modificata dalla legge n. 156/2002, “Disposizioni in materia di rimborsi elettorali”, poi ancora con la legge n. 2/1997 inerente le “Norme per la regolamentazione della contribuzione volontaria ai movimenti o partiti politici”, che di fatto hanno reintrodotto il finanziamento pubblico ai partiti. Infine, con la legge n. 51/2006, l’erogazione è dovuta per tutti e cinque gli anni di legislatura, indipendentemente dalla sua durata effettiva.

Stiamo discutendo di miliardi di euro che finiscono ai partiti. Cioè di vere “manovre finanziarie”, le quali (quelle vere) solo negli ultimi mesi hanno distrutto la classe media.

Come si esce da questa “dittatura”? Tutti noi ce lo chiediamo. Non penso che se ne possa uscire con semplici nuove elezioni laddove il sistema elettorale garantisca ai vecchi partiti di continuare a egemonizzare la politica italiana e impedisca l’ingresso a nuovi movimenti e/o partiti, tranne il caso in cui siano supportati economicamente dal super-ricco (evento già accaduto negli ultimi 17 anni, come ben noto).

A mio avviso, occorre che vi sia un comune sdegno da parte di tutti. Talmente comune e diffuso che non può più essere ignorato, anche da questi lestofanti e soprattutto dal mondo itero.  Un modo potrebbe essere quello di comunicare che la nostra democrazia è in lutto. Potremmo metterci tutti un vistoso drappo nero al braccio e tenerlo per giorni, settimane, ovunque (scuole, lavoro, tempo libero etc.), noi e i nostri figli,  fintanto che questi lestofanti non se ne vadano a casa.

Una sorta di sciopero “bianco”. Nel nostro caso “nero”. Trasformiamoci tutti in “indignados”.

Signori miei, riprendiamoci la democrazia, riprendiamoci il nostro futuro. Riprendiamoci i nostri sogni. Ora o mai più.

 



– Politici: "Lor Signori" ci costano troppo. E' ora di dire basta


Tre miliardi di euro. Sono solo una parte dei soldi pubblici che i partiti italiani hanno incassato in sedici anni: il tesoro nascosto della Seconda Repubblica. Una cascata di denaro prelevato dalle tasche di noi cittadini e trasferito nei forzieri che sostengono la macchina politica del nostro paese. A indecenti giornali di partito (sono tutti da chiudere…) cifre kolossal.

di Primo di Nicola, L’Espresso/WSI

Tre miliardi di euro. Una cifra stratosferica, equivalente a quasi seimila miliardi delle vecchie lire. Sono i soldi pubblici che i partiti italiani hanno incassato in sedici anni: il tesoro nascosto della Seconda Repubblica. Una cascata di denaro prelevato dalle tasche dei cittadini e trasferito nei forzieri che sostengono la macchina politica del nostro paese. E stiamo parlando soltanto dei fondi elargiti dallo Stato a partire dal fatidico 1994, anno di svolta dopo la tempesta di Tangentopoli, segnato dall’introduzione del sistema maggioritario.

“L’espresso” ha ricostruito i mille rivoli di questo fiume di denaro, che si è modificato secondo gli assetti della politica e delle maggioranze, con formazioni che scompaiono e coalizioni in continua metamorfosi. In questo inseguirsi di sigle e simboli, dalla contabilità bizantina, resta però un punto fermo, che ha il sapore di una truffa ai danni della cittadinanza. Perché nell’aprile 1993 il referendum per l’abolizione del finanziamento pubblico dei partiti era stato approvato con una maggioranza bulgara.

L’iniziativa promossa dai Radicali di Marco Pannella aveva ottenuto il 90,3 dei consensi e avrebbe dovuto decretare la fine delle trasfusioni a vantaggio dei segretari amministrativi di movimenti grandi e piccoli. Invece no: nonostante quel voto, i cittadini hanno continuato a pagare per sovvenzionare la politica. Nel disprezzo della volontà popolare espressa dal referendum, la corsa all’oro di Stato è proseguita ed addirittura aumentata.

Sommando al denaro per gli organigrammi di partito quello per i loro organi: fondi a go-go erogati a favore dei cosiddetti giornali organi di partito, come la cara vecchia “Unità” del Pci-Pds-Ds, il “Campanile nuovo” dell’Udeur di Clemente Mastella, la “Padania” di Umberto Bossi, il “Foglio” di Giuliano Ferrara e le altre decine di testate di partiti e movimenti spesso fantasma o appositamente creati che, nello stesso periodo, da soli, secondo una stima de “L’espresso” , in quella torta di tre miliardi valgono circa 600 milioni di euro. Davvero un bel bottino.

Caccia al tesoro. È quella scatenata dai partiti per mettere le mani sul tesoretto pubblico dei rimborsi: ben 2 miliardi 254 milioni di euro stando al calcolo fatto recentemente dalla Corte dei conti fino alle elezioni politiche del 2008, cui vanno però aggiunti un altro centinaio di milioni maturati nel 2009 grazie alle ultime europee. Come è stato possibile trasferire tanto denaro nonostante il plebiscito del referendum? Aggirando il veto al finanziamento pubblico con una nuova formula: il meccanismo dei rimborsi elettorali.

Sempre pubblici, sempre pingui ma formalmente giustificati dalla volontà di tutelare la competizione democratica. Sulla carta, però, il risarcimento a carico della collettività avrebbe dovuto coprire soltanto i costi sostenuti nella campagna. Ma i furbetti del partitino hanno subito inserito un primo trucco: come per magia, i rimborsi volano lontano dalle regole dell’economia e si plasmano su quelle della politica, per dilatarsi e lievitare. Non si calcolano sulla base dei soldi effettivamente investiti e spesi per spot, comizi e manifesti, ma in proporzione ai voti ricevuti. Quanto per l’esattezza? Una cifra che si è gonfiata senza sosta e senza vergogna, in un’autentica corsa al rialzo.

Nelle politiche del 1994, le prime dopo il referendum blocca finanziamenti che segnarono la vittoriosa discesa in campo di Silvio Berlusconi, il fondo a disposizione è stato alimentato con una formula magica: 1.600 lire per ogni cittadino, non tantissimo perché all’epoca un quotidiano costava 1.300 lire ma che fatti i calcoli produce una cifra monstre. In totale, per Camera e Senato, il contributo toccò la cifra di 90 miliardi 845 milioni di lire. Un bel gruzzolo, non c’è che dire.

La torta che lievita. Ma, si sa, l’appetito vien mangiando, ed ecco negli anni successivi gli alchimisti parlamentari scendere in aiuto dei tesorieri di partito. I maestri del ritocchino si danno da fare e nel 1999 il contributo triplica e passa a 4 mila lire per abitante. E come è accaduto in tutte le botteghe, nel 2002 l’euro ha offerto un’occasione ghiotta per scatenare aumenti selvaggi e poco chiari. Si prevede un 1 euro per ciascun anno di legislatura: in pratica 5 euro per ogni cittadino italiano.

Certo, parallelamente si cancella quel 4 per mille che dal 1997 per due anni ha dato ai cittadini la possibilità di destinare ai partiti questa percentuale dell’imposta sul reddito fino a un totale massimo di 56 milioni 810 mila euro. E poi si era ridotto il fattore di moltiplicazione: non più il totale dei cittadini ma solo il numero degli iscritti nelle liste elettorali della Camera.

Anche le modalità di pagamento degli agognati rimborsi subiscono modifiche: non più tutti e subito ma rateizzati nei cinque anni di durata della legislatura. Con una fondamentale postilla: il blocco in caso di scioglimento anticipato. Niente più parlamento, niente più quattrini. Una misura ispirata dalla frequenza delle elezioni nostrane, che viene però considerata troppo severa dalle segreterie di partito. E difatti nel 2002 aboliscono l’interruttore: il finanziamento si incassa anche se i parlamentari decadono prima.

Una farcitura a doppio strato: consente alle rate dei vecchi rimborsi milionari di sovrapporsi a quelle altrettanto ricche portate in dote dalla nuova legislatura. Il risultato è sotto gli occhi di tutti, con effetti paradossali. Come bene dimostrano i rimborsi della quindicesima legislatura aperta nel 2006 e finita nel 2008 che continueranno ad essere incassati dai partiti fino al 2011 e si sommeranno a quelli della sedicesima che dovrebbe durare fino al 2013. Ci sono partiti, come i Verdi, Rifondazione, i Comunisti italiani che non sono più in Parlamento ma vengono ancora sovvenzionati dagli italiani.

Di astuzia in cavillo, le coalizioni hanno divorato oltre 2 miliardi 300 milioni di euro, frutto non solo dei rimborsi per le elezioni di Camera, Senato e Parlamento europeo, ma anche per quelle regionali. La Finanziaria del 2008 ha promesso le forbici: un taglio del dieci per cento su questi fondi. Che però si fatica a seguire nella loro destinazione finale, soprattutto da quando la competizione è tra blocchi di alleanze.

Chi ha incassato di più? Secondo la stima che “L’espresso” ha elaborato spulciando i piani di ripartizione stilati dalla Tesoreria della Camera e i bilanci annuali delle forze politiche, a fare la parte del leone è stato proprio colui che da sempre sostiene di essere sceso in campo per affrancare gli italiani dai partiti-parassiti: l’attuale presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. La creatura da lui fondata nel 1994, Forza Italia, risulta infatti in testa alla lista dei beneficiati con oltre 638 milioni di euro di rimborsi elettorali incassati, pari a mille 235 miliardi di lire. Il calcolo è semplificato dal fatto che nel Pdl i conti restano separati: Fi e An si spartiscono le elargizioni pubbliche in modo netto.

Più complesso decifrare le geometrie finanziarie della sinistra. In tre anni il Partito Democratico ha maturato ben 253 milioni di euro, frutto soprattutto delle ultime politiche. In più ci sono quelli del Pds-Ds con 184 milioni di euro alla voce “contributi dello Stato per rimborso delle spese elettorali”. Troppo poco, è evidente, ma a questa cifra ci sono da aggiungere le quote Ds nei fondi per le coalizioni di centrosinistra e soprattutto per l’Ulivo: ma i rami della pianta di sinistra sono così intricati che nessuno riesce a distinguerne i colori.

Anche la tesoreria del partito ha replicato alla richiesta de “L’espresso” allargando le braccia. E che si tratti di cifre considerevoli lo testimoniano le posizioni di assoluto rililevo conquistate nella nostra graduatoria dalle coalizioni di centrosinistra come L’Ulivo e L’Ulivo per l’Europa (vedere tabella) che insieme hanno totalizzato oltre 260 milioni. In casa Fini prima delle ultime turbolenze era invece facile fare i calcoli: 237 milioni.

Al settimo posto c’è poi l’Udc di Pier Ferdinando Casini con i suoi quasi 114 milioni, seguita da Rifondazione comunista che, a dispetto delle traballanti fortune elettorali che l’hanno vista sparire dalla scena parlamentare nel 2008, in tre lustri ha raccolto 105 milioni di euro, mentre Lega e Margherita vantano rispettivamente 102 e 85 milioni di euro.

Cifre ragguardevoli che si attestano sopra i 72 milioni iscritti nei bilanci dell’Italia dei valori e che doppiano i 35 dei Verdi, altri desaparecidos in Parlamento. Si può infatti anche non avere rappresentanti alle Camere ma, incredibilmente, riscuotere lo stesso i rimborsi pubblici. Se per farsi eleggere serve più del 4 per cento dei suffragi, per incassare è sufficiente un modesto 1 per cento. Come è capitato alla Destra di Francesco Storace e Daniela Santanché che, nonostante sia restata fuori con il 2,4 per cento dei voti, sta intascando oltre 6 milioni di euro.

Viva la differenza. Fondare un partito e presentarlo alle elezioni è infatti sempre un grande affare. Il denaro impegnato in spese elettorali è un investimento sensazionale. Qualche cifra: a fronte dei 2 miliardi e 254 milioni di euro di rimborsi erogati dal 1994 al 2008, secondo l’indagine della Corte dei conti le forze politiche hanno speso solo 579 milioni di euro. In pratica ci hanno guadagnato 1600 milioni: il che vuol dire (vedere tabella) che i soldi investiti nella campagna elettorale hanno avuto un rendimento di oltre il 389 per cento, con punte massime del 959 registrate alle politiche del 2001. Con qualche partito più bravo di altri.

Il Pdl che nel 2008 ha dichiarato spese elettorali per 68 milioni 475 mila euro ha maturato rimborsi per più di 200 milioni di euro con un guadagno di oltre il 200 per cento. Mentre il Pd che ha speso 18 milioni 418 mila euro, riscuoterà 180 milioni con un guadagno di circa il 1.000 per cento. Un vero record.

Dati choc che smascherano l’effettiva natura di quelle erogazioni: altro che rimborsi, è sempre quel finanziamento dei partiti tout court che è sopravvissuto al referendum. Lo sottolinea la Corte dei conti nel dossier sui consuntivi delle spese delle forze politiche per le elezioni del 2008. Queste cifre, hanno sentenziato i magistrati contabili, dimostrano “che quello che viene normalmente definito contributo per il rimborso delle spese elettorali è, in realtà, un vero e proprio finanziamento”.

Prelievo quotidiano. È quello per tanti anni consumato da molti dei cosiddetti organi di partito. Un altro pozzo senza fondo alimentato dal dipartimento per l’Editoria della presidenza del Consiglio e che secondo i dati disponibili sul sito di palazzo Chigi e analizzati da “L’espresso” in sedici anni ha elargito finanziamenti per un totale di 598 milioni di euro. A chi sono andati? In testa alla lista c’è “l’Unità” con quasi 100 milioni di euro. A sorpresa, al secondo posto, con oltre 50 milioni, rifulge la “Padania” dei leghisti di Umberto Bossi, grandi fustigatori della “Roma ladrona”, ma non quando si tratta di incamerare pubbliche provvidenze.

Seguono “Liberazione” (48 milioni), voce di Rifondazione comunista e “Il Secolo d’Italia”, di An (quasi 40 milioni). Dov’è lo scandalo? Anche nel fatto che a ramazzare questi denari ci sono testate di quotidiani e periodici che difficilmente comparirebbero se lo spirito della legge fosse stato correttamente rispettato.

Tra i grandi foraggiati, con oltre 35 milioni c’è “Il Foglio”: fondato da Giuliano Ferrara, ha tra gli azionisti pure Veronica Lario, moglie del presidente Berlusconi prossima al divorzio. C’è “Il Denaro” (18 milioni), giornale napoletano diretto da Alfonso Ruffo; “Il Riformista” (14 milioni) fondato dall’ex senatore Antonio Polito ma edito dalla famiglia Angelucci, tra i maggiori imprenditori della sanità privata, il cui capostipite Antonio è stato eletto deputato nel Pdl. E c’è “Libero”, altra testata della famiglia Angelucci, che ha incassato circa una ventina di milioni.

Anche in questo caso, una legislazione ambigua e volutamente sprecona ha permesso di confondere alti principi democratici e bassi interessi privati. Nel 1990 si stabilisce che per ottenere i fondi basta essere organi di partito o di un movimento con almeno due rappresentanti eletti in Parlamento; poi via via si introducono regole nuove e strambi cavilli come l’apparentamento con almeno un gruppo parlamentare, anche a Strasburgo; o la trasformazione in cooperativa giornalistica.

Le regole sono oscure, il fine è chiaro: mettere i soldi in tasca. Come l’ultima trovata del 2006 che ha totalmente abolito il requisito del collegamento con una rappresentanza parlamentare per i giornali che in passato sono comunque stati organo di partito. In pratica, il privilegio è immortale.

È proprio grazie a questi “aggiustamenti” che “Il Foglio” ha potuto attingere ai finanziamenti in quanto organo della “Convenzione per la giustizia”, creatura dell’ex presidente forzista del Senato Marcello Pera e del verde Marco Boato. Il “Denaro” invece ha fatto bingo in quanto bandiera di “Europa mediterranea”, un’associazione che allineava l’ex ministro Antonio Marzano e l’ex parlamentare Claudio Azzolini.

Ma il caso più eclatante resta quello di “Libero”, quotidiano fondato nel 2000 da Vittorio Feltri. Questo giornale per accedere ai fondi per l’editoria di partito, a cominciare dal 2003 ha preso in affitto il bollettino “Opinioni nuove”che già riceveva modeste provvidenze in quanto organo del movimento Monarchico italiano. Questo supplemento coronato ha portato in dote a “Libero” i fondi pubblici riservati agli organi di partito. Avanti Savoia, tutto serve per fare cassa.

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PROPOSTE: LETTERA APERTA AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI PROF. MARIO MONTI. LA LETTERA E' ARRIVATA A MONTI COME DA NOSTRA RICEVUTA IL 27 GENNAIO C.A.

   COPERTINA OPUSCOLO UFFICIALE

  PROPOSTE

                                                                

        LETTERA APERTA AL prESIDENTE

         DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

       DOTT. PROF. MARIO MONTI

 

                                                                                     

             RIFORMA DEI PARTITI  E DEI  

              SINDACATI – CODICE ETICO

                   GRUPPO FONDATO SU

                             FACEBOOK

 

 

                     Scriviamo questa lettera aperta per sottoporre alla s.v. alcune

                      proposte innovative e riformatrici che potranno se accolte dare

                      un impulso etico , ti trasparenza e di onestà all’attuale status

                      politico e sindacale del paese.


GRUPPO FONDATO SU FACEBOOK: RIFORMA DEI PARTITI E DEI SINDACATI. CODICE ETICO


Castelverde. 25 Gennaio 2012

 

ALLA C.A. DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO

DEI MINISTRI

DOTT. PROF. MARIO MONTI


 

Oggetto: Proposte per migliorare e riformare i partiti e i sindacati: codice etico

 

  

Egregio Signor Presidente del Consiglio dei Ministri ,

Prof. Mario Monti ,mi pregio allegare alla presente  a nome delle 1850 persone (che hanno aderito  e condiviso il codice etico del gruppo che ho  fondato su facebook)  un opuscolo contenente delle proposte innovative  e riformatrici che sottoponiamo alla s.v. che potranno ,se accolte, dare un impulso etico, di trasparenza e di onestà all’attuale status politico e sindacale del paese.

Nella speranza che questa nostra semplice ma sentita azione sia benevolmente da Sua Eccellenza accolta e in attesa di un Suo cortese parere sull’argomento in oggetto  cogliamo l’occasione per porgerLe i nostri più sentiti  distinti saluti.

 

Gabriele  Cervi

(fondatore gruppo riformiamo i partiti e i sindacati – codice etico su facebook)

  

Scriviamo questa lettera aperta per sottoporre alcune proposte innovative e riformatrici che se accolte potranno dare un impulso etico di trasparenza e di onestà all’attuale status politico e sindacale del paese.

 

Per dare sostanza alle nostre proposte, ho fondato un gruppo online  denominato: Riforma dei Partiti e dei Sindacati  Codice Etico, usando il socialnetwork Facebook dove posso  interagire con tanti amici online , attualmente sono 4980. Il gruppo  non ha scopo di lucro, è aperto a tutti  ed è traversale. Dopo questa dovuta presentazione,  siamo onorati di sottoporre queste nostre proposte che abbiano denominato codice etico e che auspichiamo siano prese come contributo per rinnovare i partititi e i loro statuti.

  

PREMESSO

   Che i partiti politici  sono associazioni private senza alcuna disciplina legale finanziati (contributo elettorale) con denaro pubblico senza alcun controllo delle spese  che hanno portato da parte dei medesimi partiti (anche recentemente) a  violazioni contro le leggi costituzionali creando con soldi pubblici malaffare, clientelismo e corruzione

 

 A nome dei 1730 attuali aderenti al gruppo  sottopongo  alcuni punti come nostro personale contributo di cittadini stanchi di vedere sperperati milioni di euro (soldi pubblici nostri soldi) in minima parte utilizzati per le spese elettorali  effettive  e di cui la gran parte sono distratti e utilizzati per compravendite patrimoniali , spese varie fonte di clientelismo, spese per  il personale di federazioni  e di sezioni che nulla hanno a che vedere con il contributo dato per le spese elettorali. Inoltre i partiti per sostenersi  ( i milioni di euro erogati ai medesimi presumiamo a questo punto che non bastano per il loro sostentamento) vendono nelle loro assemblee  merce a pro partito, ricevono poi soldi dai propri tesserati come iscrizione  ecc. 

 

Per fare un esempio il contributo elettorale erogato nel 2008 è stato di oltre 500 milioni di euro a fronte di una spesa totale di 130 milioni di euro.. Praticamente vengono regalati ai partitti nostri soldi per un totale circa di 380 milioni di euro.. Se questo non è uno scandalo cosa è..!!

 

Per tutto ciò premesso :

 

CHIEDIAMO

 

 1) L’ attuazione dell’articolo 49 della Costituzione con una legge

   ordinaria che preveda la responsabilità dei partiti di fronte alla

   legge e ne sanzioni le violazioni e che garantisca il controllo della

   correttezza e della trasparenza della vita interna dei partiti;

  2)      Registrazione degli Statuti dei partiti presso il Parlamento;

  3)      Certificazione di Bilanci dei partiti secondo le norme del codice

        civile;

  4)      Nomina di un revisore dei conti esterno e autonomo dai partititi;

  5)      Nomina di un Provibiro esterno per garantire la democrazia interna

        dei Partititi;

  6)      Obbligatorietà di elezioni primarie tra i cittadini per la selezione

        delle candidature;

  7)  Esclusione delle candidature delle persone rinviate a giudizio  

      o condannate per qualsiasi reato;

    8)  Responsabilità penale e civile dei segretari politici e dei

           rieri e decadenza dagli incarichi per violazioni degli

           Statuti e delle leggi dello Stato;

     9)   Erogare rimborsi elettorali pubblici ai partiti dati per le  

            spese effettivamente sostenute con l’obbligo di produrre

            pezze giustificative: bolle, fatture, scontrini ecc;

    10) Per ridurre i costi della politica proponiamo che il

            finanziamento ai giornali di partito  dato per l’effettiva

             vendita dei giornali riscontrabile dagli abbonamenti e

         vendite effettive;

    Queste sono alcune proposte che  noi riteniamo importanti per rinnovare lo status quo politico. Noi siamo sostenitori di una vera Democrazia, non di facciata ma reale basate non sulle oligarchie di un regime partitocratico ma su un vero stato di diritto.

 

In questi decenni  i partititi hanno creato una distanza fra loro e i propri elettori abissale, questa distanza riguarda la società civile. I partiti purtroppo rappresentano solo se stessi e i loro interessi di bottega  fautori nel paese di caste , lobby dimenticando il bene collettivo.

 Troppi privilegi e la non trasparenza hanno fatto si, che la gente ormai sfiduciata, amareggiata e disillusa  non creda più allo stato di diritto . Il nostro è uno stato fondato da furbi  e i politici agevolano i medesimi furbi ladri e disonesti istituzionali infischiandosene delle leggi che promulgono. Noi non vogliamo che ciò sia il nostro ma soprattutto il futuro dei nostri figli e delle nuove generazioni. Noi abbiamo già pagato un pesantissimo prezzo in nome di ideali ormai morti ed oggi utili solo alla partitocrazia che li usa  solo per perpetuarsi.

 E’ per questo che come cittadini usando le opportunità che questa democrazia  ci concede, ancora ,abbiano ritenuto opportuno e socialmente utile inviare queste  nostre  proposte

 Cordiali saluti.

 Gabriele Cervi

 (fondatore del gruppo su facebook  riforma dei partiti e dei sindacati codice etico)

 PS: Non abbiamo affrontato i privilegi dei politici (la famosa casta) in quanto sappiamo che il Parlamento sta lavorando per ridurre gli stipendi dei Parlamentari, per diminuire gli stessi Parlamentari delle due Camere, delle Province e dei Comuni.  Siamo fiduciosi che si arrivi al più presto a queste soluzioni moralmente ed eticamente non più rinviabili. 

 

Segue elenco amministratori del gruppo su facebook:

 

Giovanna Melandri Onorevole PD

Jane Alquati Assessore comunale Pdl

Carlo Rienziott  Pres. Codacons 

Agostino Alloni Consigliere  Regione Lombardia  PD 

Luigi Berlinguer EuDroparlamentare Europeo PD

Marialuisa D'attolico Giornalista Free Lance presso Privato

Ferdinando Imposimato Giudice Lavora presso Suprema Corte di Cassazione

Enrico Galavotti Professore

Cinzia Fontana Senatrice PD

Chiara Capelletti Assessore Provinciale PDL

Maria Vittoria Ceraso Assessore Comunale PDL

Jacopo Fanti Laureato in cooperazione internazionale

Francesco Alberoni Professore, Scrittore, Sociologo

Margherita De Bac Giornalista lavora presso corriere della sera

 

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COPERTINA GRUPPO RIFORMA DEI PARTITI E DEI SINDACATI CODICE ETICO SU FACEBOOK

 

21/01/2012 | COPERTINA GRUPPO RIFORMA DEI PARTITI E DEI SINDACATI CODICE ETICO SU FACEBOOK

 

LA SEGUENTE COPERTINA E' STATA PRESA DAL LINK SU FACEBOOK DEL DOTT. FERDINANDO IMPOSIMATO AMMINISTRATORE DEL GRUPPO.

 

 

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“Partiti SpA”, ecco come funziona 
il meccanismo dei rimborsi elettorali

Nel libro di Paolo Bracalini edito da Ponte alle Grazie tutte le cifre per raccontare di holding di fatto dalle cui mani passano "500 milioni di euro [...] per ogni legislatura, tra Camera e Senato, 200 milioni per le regionali, 230 per le europee. Più i 70 milioni di euro annui destinati ai gruppi parlamentari e gli altri milioni investiti per i giornali di partito (senza parlare delle donazioni dei privati, 80 milioni di euro l’anno in media)

In Gran Bretagna, i partiti che ricevono finanziamenti pubblici (10 milioni di sterline nel 2010, pari 12 milioni di euro più o meno) sono solo quelli di opposizione, svantaggiati nel raggranellare sostegno economico da lobby e gruppi industriali. In Germania invece non c’è privacy che tenga per le fondazioni: i “think tank” teutonici sono tenuti alla massima trasparenza. Invece in Italia – il Paese in cui in un paio d’anni, secondo la Corte dei Conti e la Guardia di finanza, la corruzione è aumentata del 229% –  i “pensatoi” della politica, a destra come a sinistra, non sono “obbligati a tenere una contabilità ufficiale delle erogazioni”.

Sono due aspetti che emergono dal libro “Partiti Spa” (Ponte alle Grazie, 2012) del giornalistaPaolo Bracalini. I rimborsi elettorali sono l’argomento del volume e tante le cifre riportate per raccontare di holding di fatto dalle cui mani passano “500 milioni di euro [...] per ogni legislatura, tra Camera e Senato, 200 milioni per le elezioni regionali, 230 per le europee. Solo di rimborsi elettorali, dal 1994 ad oggi, siamo a oltre 2,7 miliardi di euro, ai quali vanno [...] aggiunti i 70 milioni di euro annui destinati ai gruppi parlamentari e gli altri milioni investiti per i giornali di partito (senza parlare delle donazioni dei privati, 80 milioni di euro l’anno in media)”.

Denaro che riguarda i grandi partiti, ma anche i piccoli, come il Partito dei Pensionati (885 mila euro di rimborso), i Verdi-Verdi (contro cui il partito dei Verdi “vero” si scagliò via Tar, 300 mila), l’Alleanza di Centro di Pionati più la rediviva, per quanto assai lontana dal suo passato di balena bianca, Democrazia Cristiana (550 mila). E denaro che non basterebbe mai, dato che i bilanci delle formazioni politiche virano sempre al rosso (Pdl meno 6 milioni di euro e Pdaddirittura meno 42 milioni).

Il risultato del referendum del 1993, che sancì l’abrogazione del contributo dello Stato al finanziamento dei partiti politici (82 miliardi di lire all’anno a partire dal 1974, con la cosiddettalegge Piccoli, da Flaminio, allora capogruppo Dc che ne fu relatore), è diventato subito carta straccia e qualche numero lo testimonierebbe. Scrive infatti l’autore che dal 1994, quando venne introdotta la legge sul rimborso elettorale, a oggi l’ammontare del denaro erogato sotto questa voce ha raggiunto quota 2 miliardi e 700 milioni di euro, 600 dei quali dal 2008 sono andati solo per Pdl e Pd. E si tratta di un importo al netto delle elezioni “minori”, come quelle supplettive o delle regioni a statuto speciale.

Cifra che, specifica Paolo Bracalini facendo notare che dal 2006 l’erogazione avviene sulla base di tutti gli anni di legislatura anche se questa non giunge a scadenza, “non tiene conto degli stipendi dei parlamentari, consiglieri di regioni, province e comuni, dei loro vitalizi, dei loro ‘assegni di reinserimento’, dei loro benefit, delle spese di affitto sostenute da Camera e Senato per ospitarli, dei milioni per l’editoria di partito, dei costi delle auto blu e di quant’altro va sotto il nome di ‘costi della politica’. Noi ci limitiamo esclusivamente a considerare i soldi erogati direttamente ai partiti, denaro liquido”.

Una nota da rilevare è che, in 13 anni di modifiche alle norme, il rimborso per elettore è passato da 1.600 lire a 5 euro e dunque, se nel 1994 le politiche erano costate solo per questa voce 47 milioni di euro, nel 2008 l’importo ha superato la soglia dei 500. I paradossi delle norme che compongono la voce rimborso elettorale proseguono. Intanto, per riceverlo, occorre superare per esempio la quota dell’1% dei suffragi alla Camera (per il Senato la ripartizione è su base regionale), molto inferiore rispetto a quella per entrare nei palazzi della politica, e la percentuale di rimborso non si calcola sul numero effettivo dei votanti, ma sul numero di cittadini iscritti nelle sezioni elettorali.

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