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Politici e web, narcisi in rete

Politici e web, narcisi in rete

06/03/2012

Politici e web, narcisi in rete

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Politici e web, narcisi in rete

 

 

Sono 342 i parlamentari su Facebook, 220 hanno un sito 
Pochi sono davvero disponibili 
ad ascoltare i cittadini: i più fanno "personal marketing"

FABIO MARTINI
ROMA

I politici italiani su Internet? Un rapporto sporadico, vissuto in modo quasi sempre narcisistico. La "rete" è utilizzata soprattutto per fare "personal marketing", per far credere di essere al passo con i tempi piuttosto che come luogo di ascolto e di dialogo. E’ quanto emerge da una ricerca, contenuta nel libro "Parlamento 2.0" a cura di Sara Bentivegna (FrancoAngeli editore). I dati, in questo caso, parlano chiaro: quasi la metà dei parlamentari (il 44,5%) non ha alcun rapporto con il web, una percentuale disarmante per un segmento così sensibile di classe dirigente, che oltretutto vive da anni un rapporto difficile con l’opinione pubblica. Tra i parlamentari che frequentano l’universo-Internet, Facebook risulta la piattaforma nettamente più utilizzata (35,6%), seguita a notevole distanza dal sito (21,1%), dal blog (14,6%), da Youtube (13,3%) e da Twitter (9,7%).


Quanto ai partiti, i più disinteressati alla rete risultano i leghisti, mentre ad investire di più sono le formazioni minori e quelle che all’inizio della legislatura erano all’opposizione. E dunque, il Pd, l’Udc, Futuro e libertà ma soprattutto l’Italia dei Valori e infatti proprio al presidente dei senatori dipietristi, Felice Belisario, appartiene l’iniziativa, forse, più avanzata: l’attivazione di una serie di forum tematici, nei quali i cittadini stanno avanzando proposte concrete, in alcuni casi destinate a trasformarsi in iniziative legislative.


E d’altra parte, tra i 342 parlamentari presenti su Facebook, tra i 220 che dispongono di un sito web e tra i 139 (pochini) che gestiscono un blog, non sono molti quelli disponibili a dialogare con i cittadini. Tanto è vero che sui blog il numero medio delle risposte del parlamentare ai commenti da lui lasciati non supera una media di due unità, quantomeno nel periodo della ricerca (gennaio-febbraio 2011). I parlamentari sono molto più interessati a rilanciare i propri pensieri e pensierini, piuttosto che ascoltare quelli degli altri, con un web inteso - scrive la Bentivegna - come «status symbol da utilizzare per costruirsi un’immagine al passo con i tempi», piuttosto che per «attivare canali comunicativi con i cittadini». Certo, il motivo principale di questa disaffezione è da ricercarsi, una volta ancora, in un sistema elettorale che, affidando l’elezione in Parlamento al giudizio insindacabile dei leader di partito, rende sostanzialmente ininfluente uno dei momenti decisivi in una democrazia: il rapporto tra parlamentari e cittadini.