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Montecitorio, tagliano i lavoratori E salvano i privilegi della Casta

Montecitorio, tagliano i lavoratori E salvano i privilegi della Casta

01/12/2011

 


Dalla scorsa settimana sono entrate in vigore le sanzioni 'anti-assenteismo varate dall'ufficio di presidenza di Montecitorio per i deputati che non partecipano alle sedute di commissione, anche quando in quella sede non sono previste votazioni ma solo discussioni o audizioni.

Dalla scorsa settimana essere assenti alle sedute delle commissioni 'costa: chi manca al 50% delle sedute in un mese vede i 4.000 euro di diaria decurtati di 300 euro ed il taglio sale a 500 euro per chi fa oltre l'80% di assenze.

In vigore, poi, a Montecitorio e anche il nuovo sistema delle "giustificazioni", ovvero la possibilita per i gruppi parlamentari di non far decurtare la diaria (perdendo 206 euro) a deputati assenti dall'Aula e che, pur non essendo in missione, sono considerati impegnati nello svolgimento di attivita per il gruppo

 

Montecitorio, tagliano i lavoratori 
E salvano i privilegi della Casta

 

 
 

L'azienda che fornisce servizi e immobili alla Camera dei deputati e al Senato ha avviato le procedure per il licenziamento di 350 lavoratori su 530. Il guadagno medio si aggira su meno di mille euro al mese e da gennaio saranno senza lavoro. I sindacati di base chiedono che venga almeno avviata la cassa integrazione della durata di un anno

 

 

La Camera dei deputati dà il via ai tagli. Nulla, però, a che vedere con i privilegi e le spese folli dei parlamentari. Se c’è da stringere la cintura, meglio che a farlo siano prima i lavoratori. E così, in nome della riduzione dei costi della politica, 350 persone circa verranno licenziate tra poche settimane. Sono i dipendenti dellaMilano 90 srl, che gestisce in appalto per la Camera dei deputati servizi come la mensa, la posta e le pulizie. Lavoratori che di certo hanno poco a che vedere con vitalizi e privilegi: per ciascuno di loro la paga mensile ammonta, infatti, a 980 euro al mese.

 



I licenziamenti sono la conseguenza di un affitto revocato. Quello di Palazzo Marini 1, a due passi da Montecitorio. L’edificio storico è di proprietà del potente imprenditore romano Sergio Scarpellini che è anche il titolare della Milano 90 srl. Nel 1997 il Parlamento volle regalare un ufficio dignitoso a ogni deputato e per questo decise di affittare Palazzo Marini 1 e gli altre tre edifici gemelli di piazza San Silvestro. Per Scarpellini, che aveva acquistato gli stabili poco tempo prima con un mutuo (che di fatto è stato pagato dal Parlamento), si rivelò un affare straordinario. La Camera dei deputati stipulò infatti con l’immobiliarista un contratto da nove anni più nove, che ammontava a 444 milioni di euro. Con la stessa cifra si sarebbero potuti acquistare immobili al centro di Roma per oltre 60mila metri quadrati.


video di Manolo Lanaro

Solo per l’affitto di Palazzo Marini1, lo Stato paga 25 milioni di euro all’anno, circa 2 milioni di euro al mese. Una cifra così alta anche perché Sergio Scarpellini guadagna due volte. La Camera dei deputati infatti non solo gli paga il canone mensile, ma ha affidato alla sua ditta, la Milano 90 srl, una serie di appalti all’interno dei quattro palazzi di piazza San Silvestro: il bar, la mensa, il catering, la lavanderia, i commessi e persino il servizio posta. Il solo servizio di ristorazione della mensa e della lavanderia è costato 2,7 milioni di euro all’anno e 3,7 il presidio di pronto intervento e antincendio. Ma dopo quattordici anni, il Parlamento si è accorto di pagare troppo e così ha deciso che il prossimo 31 dicembre non rinnoverà l’affitto di Palazzo Marini 1. Per gli altri tre invece il contratto non prevede la facoltà di recesso e quindi bisognerà attendere le scadenze fissate tra il 2015 e il 2018.
“È assurdo che siamo noi, con stipendi normalissimi, a dover pagare per i privilegi della politica, stanno usando i lavoratori come scudo”, denuncia Tiziana, una delle lavoratrici che da gennaio rischia di trovarsi senza lavoro, “Scarpellini ammortizza le perdite sulla nostra pelle”. La Milano 90 srl ha in tutto 530 dipendenti, ma se i licenziamenti passeranno l’organico verrà ridotto a 180 unità a partire dal prossimo gennaio. Decisione inaccettabile secondo i rappresentanti sindacali dell’Usb, a loro avviso 350 licenziamenti sono troppi e ingiustificati: “A fronte dei servizi dismessi, è stato gonfiato a dismisura il numero degli esuberi dichiarati dall’azienda”, si legge nella nota ufficiale. Per questo, i lavoratori hanno organizzato oggi un sit in a via del Seminario a Roma.

 

Chi invece non ne fa un dramma è Sergio Scarpellini. Perde l’affitto di Palazzo Marini, ma resta pur sempre il locatore di fiducia delle istituzioni italiane. Palazzo San Macuto e l’edificio di vicolo Valdini dove la Camera ha altri uffici appartengono infatti sempre a lui. Suoi sono anche gli immobili di via delle vergini a Roma che ospitano uffici del Consiglio di Stato e quelli di largo Ioria, sede distaccata del Comune di Roma. A Scarpellini paga l’affitto anche la Regione Lazio alcuni assessorati e persino la presidenza della Repubblica.

 

 

I soldi della casta


 


 

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Dimettersi entro l'anno: la tentazione
dei parlamentari per evitare i tagli

Molti deputati e senatori starebbero pensando di lasciare prima della fine dell'anno per evitare il nuovo regime, in vigore dal primo gennaio. Ma l'aula dovrebbe dare il via libera alla "fuga di massa"

 

ROMA - C'è più di un mal di pancia, in queste ore, nei corridoi di Camera e Senato. Le nuove regole sui vitalizi1spaventano molti parlamentari, in particolare quei peones che rischiano di non essere eletti nella prossima legislatura. Ed ecco che spunta l'idea maliziosa, la tentazione pericolosa: dimettersi entro la fine di dicembre per non incappare nella rigidità delle nuove regole. Le indiscrezioni sono state rilanciate in tv da Sky Tg 24.

Dal primo gennaio 2012, infatti, entrerà in vigore il sistema contributivo anche per chi è attualmente in carica. E soprattutto scatterà la nuova norma tagliola: niente assegno per chi ha meno di 60 anni, se si ha più di un mandato alle spalle; mentre chi ha accumulato un solo mandato dovrà attendere addirittura fino ai 65. In particolare sono nel panico quei 350 neoeletti che col nuovo sistema potrebbero rimanere del tutto esclusi dall'assegno: le regole saranno valide solo per l'ultimo anno di legislatura, quando non avranno ancora raggiunto quei 4 anni, sei mesi e un giorno che col vecchio sistema avrebbero garantito la "pensione". A meno che non venga adottata nelle prossime settimane una norma transitoria ad hoc.

Nei palazzi della politica, alcuni considerano l'ipotesi dimissioni solo una boutade. Di sicuro è una nuova fonte di nervosismo per i parlamentari, già alle prese con le impopolari misure imposte dal governo tecnico. Ma, per gli onorevoli tentati dalla furbata, c'è un ostacolo di non poco conto: le dimissioni devono essere approvate da un voto dell'aula. E, mentre soffia forte il vento dell'antipolitica, è difficile che l'assemblea possa dare il via libera a una simile fuga di massa. 

Lo stop ai vitalizi agita il Parlamento e scatena la protesta di alcuni deputati che a partire dal 1 gennaio del 2012 vedranno adeguare al metodo contributivo il loro trattamento pensionistico (gli stessi deputati, però, hanno già architettato un 'trucchetto' per sfuggire a quella che considerano una tagliola). A sollevare la questione in aula è stato il parlamentare Mario Pepe, ex Pdl, poi in forza ai 'Responsabili'. "Il governo riferisca a quest'Aula sull'incontro segreto tra i presidenti di Camera e Senato e il ministro del Lavoro", chiede Pepe riferendosi al vertice di ieri tra Gianfranco Fini, Renato Schifani e il ministro Elsa Fornero. "Si può risparmiare sulla politica - aggiunge Pepe - ma questa è la maniera più ingiusta". 


Gli sfoghi - Ma è in Transatlantico e a taccuini chiusi che lo sfogo dei parlamentari si fa sentire più forte. "La demagogia ha vinto, la politica potrà farla solo chi ha un grosso conto in banca", si sfoga un deputato del Pdl. "Io da libero professionista guadagnavo molto di più che da deputato - aggiunge un altro parlamentare - e chi me lo farà fare la prossima volta a lasciare tutto? Finirà che nella prossima legislatura farà politica solo chi può permettersi di lasciare la sua attività. Sarà un parlamento di ricchi, quella sì la vera casta. Ma io non potrò permettermelo di certo". E Nunzia Di Girolamo, deputata Pdl, chiede che anche gli ex parlamentari diano il loro contributo.

L'escamotage - La protesta dei parlamentari ha alimentato la notizia di un possibile escamotage per evitare la 'tagliola' del 1 gennaio e quindi continuare ad andare in pensione con il regime attuale: dimissioni anticipate alla fine dell'anno. Ma le dimissioni di un parlamentare dovrebbero essere accolte dall'assemblea, spiega un parlamentare del Pd, che difficilmente sarebbe unanime nell'avallare decisioni del genere. I vertici delle istituzioni intanto difendono la scelta: "Abbiamo voluto dare un segnale al Paese ma anche al governo - dice Renato Schifani - il Parlamento è pronto a dare un segnale di sobrietà e rigore nel volersi adeguare già anticipatamente ai nuovi sistemi contributi per evitare che continui la polemica secondo cui ci sono dei privilegi inaccettabili. Per questo - aggiunge il presidente del Senato - abbiamo voluto dare un segnale alla vigilia di una manovra che si annuncia rigorosa nei confronti dei cittadini".  

POLITICA COSTOSA E NOI PAGHIAMO!!! LETTERA PUBBLICATA DAL SETTIMANALE LA VITA CATTOLICA DIOCESI DI CREMONA IL 27 OTT. C.A.

 

 

 

 

 

 

POLITICA E ANTIPOLITICA MIA RISPOSTA A MONS. RINI DIRETTORE DEL SETTIMANALE LA VITA CATTOLICA DIOCESI DI CREMONA GIOVEDI 3 NOV.2011

I PRIVILEGI DEI CONSIGLIERI REGIONALI E QUELLI DEI SINDACATI FONTE QUOTIDIANO LA PROVINCIA DI CREMONA DOMENICA 17 LUGLIO 2011

 

SINDACATO - IMPRENDITORE COSI' COMINCIANO I PROBLEMI FONTE QUOTIDIANO LA PROVINCIA DI CREMONA LUNEDI 21 MARZO 2001

 

APPELLO: DOBBIAMO REGOLARIZZARE IL CONTRIBUTO DEI PARTITI LETTERA PUBBLICATA DAL SETTIMANALE IL PICCOLO DI CREMONA VENERDI 14 OTT.

A NOI CHIEDONO SACRIFICI AGLI EX PARTITI ARRIVANO MILIONI FONTE QUOTIDIANO LA PROVINCIA DI CREMONA LUNEDI 1 AGOSTO

DENUNCIAMO GLI SPRECHI DELLA POLITICA ITALIANA GRUPPO SU FACEBOOK FONTE IL SETTIMANALE IL PICCOLO DI CREMONA E IL QUOTIDIANO LA CRONACA DI CREMONA VENREDI 29 LUGLIO

LA BATTAGLIA SU FACEBOOK HA UN GRANDE VALORE MIA REPLICA A SERGIO LINI PUBBLICATA DAL SETTIMANALE IL PICCOLO VENERDI 21 OTTOBRE 2011