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Massimo D'Alema, eminenza grigia del Partito Democratico, si ritrova indagato per cinque voli gentilmen

Massimo D'Alema, eminenza grigia del Partito Democratico, si ritrova indagato per cinque voli gentilmen

 


'Alema e i 400 indagati del Pd"

DIGITA QUI IL VIDEO

"D'ALEMA E I 400 INDAGATI DEL PD"

Massimo D'Alema, eminenza grigia del Partito Democratico,
si ritrova indagato per cinque voli gentilmente offerti
da una compagnia privata tra l'estate e l'autunno del 2010.
Ma il caso che riguarda 'Baffetto' è soltanto uno tra i tanti.
"Da che Bersani è segretario sono oltre 400, tra
notabili e amministratori, gli indagati nel Pd", spiega il
vicedirettore di Libero, Pietro Senaldi. "Un contrappasso
feroce e beffardo" per un partito che da 17 anni "attacca
Berlusconi sul piano giudiziario" e che conduce una
politica giustizialista. Nel momento in cui il Cavaliere è più
debole, sottolinea Senaldi, "Bersani si trova in una
situazione grottesca" (il caso Penati, tra gli altri, ce lo ricordiamo?).
E a rendere il quadro ancor più surreale le prossime primarie,
"dove sfiderà dei manettari del calibro di Nichi Vendola e
Antonio Di Pietro".

IL DURO LAVORO DELLA CASTA GIOVEDI TUTTI A CASA Il Pd e il manifesto dei t-party Trentenni all’attacco. Le pensioni? Da riformare. L’articolo 18? Non intoccabile. I sindacati? Si possono criticare

 


Francesco Guccini
 - Addio

L

a scena si ripete ogni giovedì (qualche volta anche mercoledì). L’anticamera del ristorante riservato ai deputati, dove si trova il servizio guardaroba fatto da due commessi, si riempie di trolley. Blu, neri, rossi, marroni. Ma ci sono anche porta-abiti, valigette, buste varie. Poi, a fine mattina o nel primo pomeriggio, a seconda che il deputato opti per il pranzo o no, gli onorevoli ritirano il bagaglio. E guadagnano, veloci veloci, l’uscita. Si torna a casa. La settimana (cortissima) per loro è finita. Quattro giorni lavorativi, spesso tre, quando non si vota il lunedì (cioè quasi mai), e inizia il riposo del week-end. Diciamolo subito: la pigrizia c’entra fino a un certo punto. È vero che i lavori d’Aula o di commissione non dovrebbero esaurire il lavoro di un parlamentare, generosamente pagato dal contribuente. E non si può escludere che, una volta tornati a casa, gli onorevoli non dedichino altre ore a ciò per cui il solito contribuente (cioè noi) li paga. Ma resta il fatto che il monitoraggio sui lavori parlamentari e su quello che producono è drammatico.

Dall’inizio dell’anno a oggi l’Aula della Camera dei Deputati si è riunita per 614 ore e 15 minuti. Per una media di circa 64 ore al mese, 16 per settimana. Ipotizzando che il mese di lavoro dei deputati fosse come quello di un lavoratore dipendente, 22 giorni, è come se un deputato lavorasse tre ore al giorno. Poi, certo, ci sono le commissioni. Ma anche tenendo conto di queste, la produttività è sotto ogni media. Dall’inizio dell’anno a oggi le commissioni hanno lavorato per 1631 ore e 15 minuti, per una media di circa 171 ore al mese, 42 per settimana. La statistica, però, è inevitabilmente riduttiva. Guardando commissione per commissione, si scoprono fatti curiosi. Se la Commissione di Vigilanza Rai si è riunita, da gennaio a oggi, 60 volte per un ammontare di 49 ore e 20 minuti, quella per la semplificazione ha messo in pratica la sua intestazione, auto-semplificandosi il lavoro: 15 sedute in oltre nove mesi per un totale di 6 ore e 30 minuti. Subito dopo, nella classifica delle commissioni più “sfaticate”, troviamo il comitato di controllo sull’attuazione dell’accordo di Schengen e vigilanza in materia di immigrazione: 18 sedute, da gennaio a oggi, per un totale di 12 ore e 40 minuti.

La situazione è ancora più deprimente se si guarda a cosa effettivamente il Parlamento ha prodotto. Limitandoci alla Camera dei Deputati, da gennaio a oggi Montecitorio ha approvato solo 24 progetti di legge di iniziativa parlamentare e 3 di iniziativa mista. La parte del leone (si fa per dire perché la produzione è scarsa anche qui) la fa il governo. Dall’inizio dell’anno a oggi, su 69 provvedimenti approvati dalla Camera dei deputati, 29 sono stati disegni di legge di iniziativa governativa e 13 decreti-legge.  Se Montecitorio fosse un’azienda avrebbe dichiarato fallimento da mesi. Colpa del governo che blocca i disegni di legge, accusano i parlamentari. Colpa del Parlamento che rallenta ogni iniziativa, dicono i ministri. Colpa della crisi per cui, mancando le coperture necessarie, le leggi non arrivano in Aula. Colpa dei regolamenti, colpa del bicameralismo. Ma il risultato è questo. 

E dire che, a parole, tutti sono perché si cambi musica. Se non altro per dare un segnale al Paese. Visto che le indennità non si possono (o non si vogliono) ridurre e diminuire il numero dei parlamentari sembra un miraggio, almeno si faccia lavorare chi c’è ed è pagato. Gianfranco Fini, quando si è insediato alla presidenza della Camera, aveva fatto propositi rivoluzionari: si lavorerà dal lunedì al venerdì, aveva detto. L’anno scorso, a maggio, ammetteva che «la settimana cortissima è un problema serio» e parlava di situazione «intollerabile». La scorsa settimana, bloccato dalle “Iene” che hanno filmato la “fuga” dei trolley parlamentari in un ordinario giovedì, ha risposto: «Evidentemente non mi hanno dato retta». Evidentemente qualcosa non va. 

di Elisa Calessi 

Il Pd e il manifesto dei t-party


Trentenni all’attacco. Le pensioni? Da riformare. L’articolo 18? Non intoccabile. I sindacati? Si possono criticare. Gruppone di 40 democratici chiede svolta giavazziana al Pd e scende in campo contro falsi innovatori del partito

Difesa della Bce e delle riforme liberali.Apertura alla riforma delle pensioni e alla riforma del mercato del lavoro. Attacco al massimalismo di sinistra e al conservatorismo del partito. E poi dure critiche ai finti innovatori del Pd, ai falsi portabandiera del rinnovamento, ai critici del blairismo (e del giavazzismo) e a tutti coloro che credono che il modo migliore per far maturare il Pd sia quello di indirizzare la rotta del partito sul binario morto della lotta dura pura e senza paura al famigerato “neo liberismo”. Il manifesto dei T-Party del Pd pubblicato in questa pagina (e controfirmato da una quarantina di giovani esponenti del Pd di diversa estrazione politica, tutti accomunati dal fatto di avere un’età che si aggira attorno ai trent’anni, e da qui la “T” di “T-Party”) segna la nascita di una nuova corrente di pensiero all’interno del vivace mondo giovanile del Pd. Una corrente che per forza di cose – per via dei contenuti, delle idee, delle proposte – si contrappone in modo evidente a un’altra corrente di pensiero (quella dei così detti Giovani turchi e infatti i trentenni del Pd dicono in fondo di sentirsi molto “Giovani curdi”) di cui fanno parte alcuni importanti esponenti della segreteria del Partito democratico: Matteo Orfini (responsabile Cultura), Andrea Orlando (responsabile Giustizia) e soprattutto Stefano Fassina (responsabile Economia).

Diciamo “soprattutto” Fassina perché il manifesto dei T-Party democratici (manifesto nato su iniziativa del più giovane dirigente del Pd, Gianluca Lioni, trent’anni, ex responsabile del Terzo settore, oggi responsabile dell’innovazione radiotelevisiva del Pd) si rivolge proprio all’uomo scelto da Bersani per dare forma a quello che in questo momento è senz’altro il tema dei temi per il maggior partito d’opposizione: la sua politica economica. Fassina – lo ha ripetuto anche nell’ultimo fine settimana durante l’incontro convocato all’Aquila da un gruppo di Trenta-Quarantenni del Pd (molti quaranta pochi trenta) – sostiene che il Partito democratico abbia come sua ragione d’essere quella di mostrarsi di fronte ai propri elettori come il portabandiera di un pensiero anti blariano, anti liberista e anti giavazziano dell’economia.

Tradotto significa: no alla difesa della lettera della Bce, no alla riforma in senso europeista del mercato del lavoro e no alla riforma delle pensioni come scelta prioritaria per stimolare la crescita del paese. Tutti concetti, come vedremo, che si trovano agli antipodi di quanto chiesto in questo manifesto dei trentenni dem. E in questo senso, per capire lo spirito delle richieste dei T-Party democratici può essere utile riportare alcuni passaggi del manifesto. Sono tre e sono i più significativi. Primo punto, le pensioni: “Lo sbilanciamento sul fronte pensionistico causa da decenni l’insufficienza di risorse e strumenti per il diritto allo studio, per le famiglie, per le donne, per i disoccupati e quello dell’innalzamento dell’età pensionabile non può essere un tabù”. Secondo punto, il mercato del lavoro: “Occorre un mercato del lavoro in cui venga superato l’apartedheid tra protetti e non protetti con una riforma all’insegna della flexsecurity”. Terzo punto, il rapporto con i sindacati: “I partiti politici, i sindacati e i datori di lavoro si sono confrontati negli ultimi due decenni in maniera ideologica e improduttiva. Il dibattito si è sempre bloccato seguendo una esplicita strategia di conservazione dei sindacati, dei populisti di destra e di sinistra, e delle imprese”.

In sostanza, possiamo dire che il manifesto di questo gruppo di nativi del Pd – di questi ragazzi magari non molto famosi ma comunque rappresentativi di una nuova generazione di democratici che si dice estranea ai vecchi schemi di partito e che per ragioni anagrafiche non ha mai trovato sulle schede elettorali i simboli né della Dc, né del Pci, né del Psi (tra i ragazzi c’è il più giovane sindaco d’Italia, Nicola Chionetti, classe 1986, il più giovane consigliere provinciale, Emanuele Corsico Piccolini, classe 1990, uno dei più giovani alfieri pro Tav piemontesi, Claudio Lubatti, classe 1977, e uno dei democratici più in ascesa della Capitale, Gigi Bartone, classe 1981) – è un appello rivolto alla segreteria del Pd con una duplice finalità: provare a suggerire una svolta non conservatrice in ambito di politica economica e cercare di convincere alcuni precisi dirigenti del Pd (quelli che “guardano al passato e non al futuro e che sono imbrigliati nella nostalgia di vecchi partiti che nemmeno hanno conosciuto”) a non perdere ancora tempo e a inserire nell’agenda del maggior partito dell’opposizione alcune proposte di riforme che, semplicemente, sarebbe da matti continuare a rinviare. Le proposte le potete leggere in questa pagina e sono piuttosto chiare. Chissà se il segretario del Pd troverà il tempo per dargli un’occhiata e magari poi offrire anche una risposta ai giovani curdi del suo partito.

D'Alema e i suoi amici inguaiano Bersani & Co

 E've;, intelligente è intelligente, lo si ripete a nastro da tempo immemorabile, tipo «D'Alema? Boh, però che uomo intelligente...». Diciamo allora che nelle frequentazioni è così sfortunato che quasi quasi nemmeno Berlusconi. Per dire: adesso gli tocca pure d’essere indagato come un Penati qualsiasi per via di quei passaggi in aereo a lui gentilmente offerti dall’amico Morichini, «al conto ci pensi tu?», «vai tranquillo Max, no problem». E invece vien fuori questa storia di appalti e tangenti, al centro della quale ci sta proprio la compagnia che quell’aereo aveva messo a disposizione, con il Morichini a far da mediatore. Il quale Morichini, fra le sue attività, anche procacciava fondi per Italianieuropei, la fondazione da D’Alema presieduta. Senza contare che fra i finanziatori di Italianieuropei figurano anche i Paganelli, proprietari della compagnia aerea di cui sopra, per far decollare la quale han dovuto smazzettare il dirigente pd che sedeva nel cda dell’ente aviazione civile. E insomma, per D’Alema - al di là della rilevanza penale delle trasvolate a babbo morto, che per la verità non emerge - per D’Alema, dicevamo, un groviglio quantomeno imbarazzante. E mica solo per lui: provate   a chiedere dalle parti del Pd e di Bersani - da quando è segretario,  oltre 400 esponenti del partito hanno avuto guai  con la giustizia -, e in risposta otterrete non più d’un confuso silenzio.



Focolaio pugliese - Il fatto è che, anche solo limitandosi agli ultimi tre mesi, l’ombra del baffo salentino spunta un po’ dovunque, anche in contesti politico-giudiziari non così gradevoli.  A partire dall’interminabile inchiesta pugliese, quella partita dalla corruzione delle Asl e poi mediaticamente esplosa, un paio d’anni fa,  per via del maneggione Tarantini e le escort e la D’Addario a coricarsi con Berlusconi e via dicendo. E però le ultime notizie hanno illuminato un altro filone d’indagine, che lascia sullo sfondo le signorine e punta invece a far luce su appalti milionari a cui Tarantini mirava. E dunque, negli atti sono annotati altri nomi, stavolta di uomini d’affari. 

Per esempio quello di Enrico Intini - ed è bene precisare che non è indagato. E comunque è lui, a capo dell’omonimo gruppo edile, che Tarantini coinvolge per «entrare nel circuito dei lavori per le grandi opere pubbliche», come si legge nell’ordinanza della Polizia Tributaria di Bari. E dei progetti in questione l’iperattivo Tarantini discute anche con Roberto De Santis, imprenditore immobiliare ma impegnato anche nel campo delle energie rinnovabili, che stando alla Guardia di Finanza «appariva come colui che lo ha guidato e consigliato nei rapporti d’affari in contesti istituzionali». Che poi non è mica un reato, figuriamoci - cioè, alla fine ci si conosce un po’ tutti. Ma insomma: l’amicizia di Intini con D’Alema - «…anche se non credo nemmeno sappia cosa faccio…» - non è certo un mistero, tanto che veniva rimarcata nel gennaio 2009 anche dal Corriere della Sera. E De Santis, anch’egli amico di D’Alema nonché vecchio compagno di partito, è colui che nel ’94 gli vendette la famosa barca Ikarus. (E intendiamoci, qui non s’insinua affatto che D’Alema sia in affari con Intini o De Santis, ma tant’è). 

Il paradosso è che questi nomi si ritrovano anche negli atti di un’altra inchiesta che ha messo in crisi il Pd: quella su   Penati e Sesto San Giovanni e la faccenda di malaffare e malapolitica (tutto ancora presunto, manco a dirlo). Il punto di contatto fra Bari e Sesto - ed è per questo che i magistrati brianzoli han chiesto gli atti ai colleghi pugliesi -  è rappresentato dall’ennesima società immobiliare: la “Milano Pace”. Il cui nome rimanda al complesso residenziale che sottintende, roba da 100 milioni di euro. Progettato da Renato Sarno, l’architetto vicino a Penati indagato perché coinvolto nell’indagine sulle presunte tangenti legate alla cosiddetta operazione Serravalle. Ecco, nella “Milano Pace”, oltre a Sarno, figurano De Santis (presidente e ad   fino al 2009) e Intini (azionista di maggioranza).

L’affaire Serravalle - A proposito dell’operazione Serravalle - vale a dire la vendita nel 2005, da parte del gruppo Gavio, di azioni della società Milano Serravalle alla Provincia di Milano allora guidata da   Penati, con spesa esorbitante (da parte dell’ente pubblico) e ipotesi di tangenti (da parte dei pm). Ecco, i magistrati sono   andati a spulciare fra le consulenze della società. E niente, uno scorre l’elenco e anche lì - guarda il caso - di riflesso si rimaterializza l’immagine di D’Alema. Niente d’illecito, va scritto chiaramente. E non è nemmeno che si scopra oggi la concessione di incarichi agli amici degli amici - peraltro professionisti di prim’ordine. In ogni caso, dando un’occhiata proprio alle consulenze della Serravalle, ecco il nome di Carlo Cerami - esperto avvocato amministrativista, già coordinatore provinciale dei Ds e anche responsabile della sede milanese di Italianieuropei, e per Cerami solo nel 2009 tre incarichi per complessivi 90mila euro. E ancora, sempre anno 2009: Luigi Arturo Bianchi, altro avvocato d’affari oltreché ordinario di diritto commerciale alla Bocconi, per lui 30mila euro per «attività segretario organi sociali e assistenza», e Bianchi - per usare le parole del Corriere della Sera - «è anche animatore di Futura, il pensatoio fondato da Amato e D’Alema» nel 2003 e poi di fatto rimpiazzato da Italianiuropei, di cui lo stesso Bianchi è infatti collaboratore. E basta così, ché lo spazio è finito.

di Andrea Scaglia
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Voli a scrocco e tangenti Indagato Massimo D'Alema

VOLI A SCROCCO E TANGENTI INDAGATO D'ALEMA IL VECCHIO OLIGARCA DEL PDD'Alema e i suoi amici inguaiano Bersani & Co

LA BATTAGLIA SU FACEBOOK HA UN GRANDE VALORE MIA REPLICA A SERGIO LINI PUBBLICATA DAL SETTIMANALE IL PICCOLO VENERDI 21 OTTOBRE 2011

07:50 Scritto da:mobbing21|Link permane