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Lo Spirito che dà vita alla Parola Nuzzi: mia verità sul corvo in Vaticano L'autore di "Sua Santità": il desiderio di trasparenza non si arresta

Lo Spirito che dà vita alla Parola Nuzzi: mia verità sul corvo in Vaticano L'autore di "Sua Santità": il desiderio di trasparenza non si arresta

26/05/2012

Lo Spirito che dà vita alla Parola Nuzzi: mia verità sul corvo in Vaticano L'autore di "Sua Santità": il desiderio di trasparenza non

si arresta

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IL VANGELO  A CURA DI

ERMES RONCHI


  

Gesù di Nazereth - Gesù Risorto

 chiudi
Lo Spirito che dà vita alla
Parola
Domenica di Pentecoste 


In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Quando verrà il Paràclito, che

io vi manderò dal 
Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche 
voi date testimonianza, perché siete con me

fin dal principio (...). Quando 
verrà lui, lo Spirito 
della verità, vi guiderà a

tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che

avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché 

prenderà da quel che è

mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che

prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».

Cinquanta giorni dopo Pasqua, la discesa dello Spirito santo, raccontata dagli Atti

degli Apostoli con la

mediazione dei simboli. La casa, prima di tutto. Un gruppo di uomini e donne
 

nella stanza al piano 

superiore (Atti 1, 13), dentro una casa, simbolo di interiorità e di accoglienza; 

nella stanza al piano 

alto, da dove lo sguardo può spaziare più lontano e più in alto; in una casa 

qualunque, affermazione 

della libertà dello Spirito, che non ha luoghi autorizzati o riservati, e ogni casa è

suo tempio.
Il vento, poi: all'improvviso un vento impetuoso riempì tutta la casa (Atti 2, 2), che

conduce pollini di
primavera e disperde la polvere, che porta fecondità e smuove le cose immobili. 

Che non sai da dove

viene e dove va, folate di dinamismo e di futuro. «Lo Spirito è il vento che fa 

nascere i cercatori d'oro»

(Vannucci), che apre respiri e orizzonti e ti fa pensare in grande. Mentre tu sei

impegnato a tracciare i
confini di casa tua, lui spalanca finestre, dilata lo sguardo. Ti fa comprendere che

dove tu finisci inizia

il mondo, che la fine dell'isola corrisponde all'inizio dell'oceano, che dove questa 

tua vita termina

comincia la vita infinita. Tu confini con Dio.
Poi il simbolo del fuoco. Lo Spirito tiene acceso qualcosa in noi anche nei giorni 

spenti, accende 
fiammelle d'amore, sorrisi, capacità di perdonare; e la cosa più

semplice: la voglia 

da amare la vita, la

voglia di vivere. Noi nasciamo accesi, i bambini sono accesi, poi i colpi duri della 

vita possono 

spegnerci. Ma noi possiamo attingere ad un fuoco che non viene mai meno, allo 

Spirito, accensione
del cuore lungo la strada e sua giovinezza. 
Giorno di Pentecoste e ci domandiamo: come agisce lo Spirito santo, che cosa fa

in noi e per noi?
Dice l'angelo a Maria: Verrà lo Spirito e porterà dentro di te il 

Verbo (Luca 1, 35).

Dice Gesù ai 
discepoli: Verrà lo Spirito e vi riporterà al cuore tutte le mie parole. Da duemila anni lo Spirito ripete 

incessantemente nei cristiani la stessa azione che ha compiuto in santa Maria:

incarnare il Verbo, 

dare vita alla Parola. Lo fa ad esempio quando leggo il Vangelo: per anni mi 

accade che le parole 
scivolino via, come cose che so da sempre, senza presa

sul cuore. Poi un giorno

succede che una di
queste parole all'improvviso si accende, mi pare di sentirla 

per la prima volta, la

pagina del Vangelo
palpita, come una lettera indirizzata a me, scritta per me, contemporanea ai miei 

sogni, alle mie pene

,
ai miei dubbi. È lo Spirito che mi ri-corda (letteralmente: mi riporta al cuore) le

parole di Gesù. 
Al cuore, non alla mente. Le fa germe vitale, non elaborato

mentale: e ti tocca quel

Dio «sensibile al

cuore» sognato da Pascal.


L'INCHIESTA

Nuzzi: mia verità sul corvo in

Vaticano

L'autore di "Sua Santità": il desiderio di trasparenza non

si arresta

Nuzzi: la verità sul corvo  che fa tremare il Papa

Bisogna chiedersi perché chi gode di altissima fiducia tanto da poter accedere ad archivi con le carte del Papa ha deciso di violarla. Di certo non lo fa per denaro, né per popolarità 

È un’inchiesta tumultuosa quella che in Vaticano si sta portando avanti per dare un volto a chi ha passato le carte, i documenti spina dorsale del mio ultimo saggio, «Sua Santità». Di chi con coraggio ha deciso di far conoscere congiure, trame, affari, interessi nei Sacri Palazzi che possono persino imbarazzare. A iniziare dalle trattative tra Santa Sede e Giulio Tremonti, quando era ministro dell’Economia, per cambiare la legge sulle esenzioni Ici ed evitare che arrivasse la maxi-condanna dell’Unione europea contro il privilegio concesso sui beni della Chiesa. Questioni quindi, è bene dirlo subito, che non riguardano le  private faccende di porporati, i gusti sessuali di monsignori, peccati e amori. Ma che svelano la filigrana di storie che pescano nelle nostre tasche come  l’Ici o che o possono influenzare la nostra politica come gli incontri privati tra Ratzinger e politici italiani di primissimo piano. Con memorandum predisposti al Papa sulla modifica di leggi italiane. «Sua Santità» racconta queste storie non spinto da anticlericalismo, da  preconcetti o pregiudizi, ma solamente unendo e approfondendo fatti di cronaca. In gran parte inediti. 
Le nuove accuse al maggiordomo del Papa: "Fotografava i documenti riservati"

 Credo che nell’era di Internet, del villaggio globale, dobbiamo abituarci tutti che oltre alla comunicazione ufficiale, formale, dogmatica, possano uscire anche storie non controllabili. E questo vale in Italia, e dovrebbe valere anche in monarchie assolute come il Vaticano. Certo, i documenti imbarazzano, sono ruvidi, sbattono in faccia a tutti storie che si vorrebbe patrimonio di pochi. Penso ad esempio alle attività che 007 vaticani avrebbero compiuto sul nostro territorio, a Roma, nel quartiere Parioli, tra riprese fotografiche e pedinamenti. Questo lavoro non offende l’inviolabilità del territorio italiano? Come possono, investigatori di un paese straniero, indagare liberamente nel cuore di Roma? Provate solo a pensare se i nostri carabinieri andassero a svolgere indagini sotto la Torre Eiffel: che farebbe Hollande se non rispedirceli indietro? Mi immaginavo che qualche deputato gridasse allo scandalo colpito da questa ingerenza – ricordate il caso Abu Omar con la Cia che spadroneggiò e si portò via  il presunto terrorista? – Invece alcuni nostri parlamentari hanno chiesto il sequestro del libro (italiano) scritto da un giornalista italiano. 

Gli arresti domiciliari comminati ieri a Paolo Gabriele, il maggiordomo del Santo Padre, sono così frutto di un piccolo miracolo. In poche ore, pochi giorni spunta un colpevole da offrire all’opinione pubblica per chiudere il caso: appunto, il maggiordomo, come in ogni romanzo giallo che si rispetti.  

Questa storia me ne fa ricordare altre due. La prima: quella della scomparsa di Emanuela Orlandi. È dal 1983 che è sparita. Ci sono voluti 29 anni per scoperchiare la tomba del boss della Magliana Renato De Pedis nella basilica di Sant’Apollinare. Chissà quanti altri ce ne vorranno per trovare i colpevoli di questo sequestro e per dare una verità, un luogo di raccoglimento alla famiglia che piange. L’altra storia  è la strage delle guardie svizzere del 1998. Anche lì con il corpo del colonnello Alois Estermann e della moglie riversi nel sangue dal Vaticano in un lampo l’inchiesta individuò nella guardia Cedric Tornay l’assassino che poi si tolse la vita. Caso chiuso.

Con una significativa differenza. Se per rispetto delle fonti, tutte, è evidente che nulla posso dire nello specifico (perché qualsiasi risposta violerebbe la tutela delle stesse, includendo o escludendo chicchessia), sarebbe ora di chiedersi perché chi gode di altissima fiducia tanto da poter accedere ad archivi con le carte del Papa ha deciso di violare questa fiducia per far conoscere a noi tutti queste vicende.  Non certo per popolarità, perché le mie fonti vivono nell’assoluto anonimato. Né per denaro, perché né io né l’editore abbiamo pagato alcuno. Allora, per far un favore a qualche cardinale? È possibile, sì: ma davvero uno si spinge a una scelta così radicale solo per un piccolo piacere a futura memoria? Ecco che prende consistenza l’ultima ipotesi: per amore di verità. E io come giornalista non avevo il dovere, oltre che di fare un servizio di cronaca, anche di aiutare a condividere le verità che mai si sono conosciute? O dovevo tenere queste carte nel cassetto della mia scrivania in redazione? E se, ancora, questi documenti parlano anche di vicende drammatiche, come la scomparsa della Orlandi, dovevo renderli pubblici o distruggerli? Via, la risposta è scontata ma non per chi, in queste ore e nei prossimi giorni, farà di tutto per far guardare il dito e non la luna.

di Gianluigi Nuzzi


Editoriali: "Italia ferita"

Sta vivendo momenti difficili il nostro Paese, afflitto da avvenimenti che fanno temere, se non si interviene con prontezza da parte di tutti, situazioni ancora più gravi. L’Italia è colpita da tre ferite: il terremoto, la violenza e l’astensionismo. Parto da quest’ultimo, dal quale si possono dedurre criteri di lettura delle altre. L’astensione dal voto segnala la realtà di una politica ferita e malata: le recenti elezioni amministrative hanno visto una latitanza record di elettori; sintomo questo di una grave sfiducia nei partiti, in molti loro uomini, nelle istituzioni, nella democrazia stessa. I partiti stanno a discutere su chi ha vinto e chi ha perso; analisi facile, ma insufficiente. È qualcos’altro che devono chiedersi: perché questa disaffezione? Perché tanti voti a un movimento che, per ora, si presenta come partito della protesta, ma non ancora della proposta? Devono chiedersi, inoltre: che responsabilità abbiamo noi – tutti, non solo qualcuno – in questo crescere esponenziale della sfiducia? Quali cambiamenti dobbiamo realizzare, per recuperare stima? Fino a quando l’analisi dei risultati elettorali non arriva a questo, nessuna ripresa di fiducia ci si può attendere.
La seconda ferita è quella della violenza: prima la gambizzazione di un dirigente Ansaldo, poi la bomba alla scuola di Brindisi con la morte di Melissa Bassi e il ferimento di alcune sue compagne. Nel clima di contestazione, di ribellione, di abusi da parte di molti che dovevano governare il Paese, trova facile nutrimento la mala pianta della violenza, che ricorre alle bombe per scalzare i poteri consolidati. Il germe della violenza, che mai si era spento del tutto, ora riprende a crescere. Occorre intervenire politicamente e socialmente, se si vuole spegnere un possibile incendio.
Terza ferita: il terremoto.La terra, è vero, si muove per cause naturali, dovute alla storia di un pianeta in continua evoluzione. Ma quante volte si è detto, dopo ogni sisma, che il territorio va monitorato, che i centri storici e i loro splendidi monumenti vanno messi in sicurezza. E poi, ogni volta, ci si ritrova daccapo, consapevoli che poco o nulla si è fatto, al di là di una lenta ricostruzione in cui molti potenti e disonesti hanno visto solo l’occasione per realizzare sporchi affari. Senza dimenticare le vittime, poche per fortuna, di questo evento: sepolte da capannoni non decrepiti, bensì nuovi; l’egoismo e la maledetta fame di ricchezza – magari insieme a comode protezioni –  li ha creati insicuri.
Vincenzo Rini 

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