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LETTERA APERTA A GIORGIO NAPOLITANO GRUPPO FONDATO SU FACEBOOK Cari amici online pubblico la bozza della lettera che abbiamo intenzione di inviare al nostro presidente della Repubblica Napolitano.
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LETTERA APERTA A GIORGIO NAPOLITANO GRUPPO FONDATO SU FACEBOOK Cari amici online pubblico la bozza della lettera che abbiamo intenzione di inviare al nostro presidente della Repubblica Napolitano. A

LETTERA APERTA A GIORGIO NAPOLITANO GRUPPO FONDATO SU FACEBOOK

Cari amici online pubblico la bozza della lettera che abbiamo intenzione di inviare al nostro presidente della Repubblica Napolitano. Aspettiamo fiduciosi un vostro contributo per modificare, allegare ma soprattutto correggere tale lettera

LETTERA APERTA A GIORGIO NAPOLITANO GRUPPO FONDATO SU FACEBOOK

Cari amici online pubblico la bozza della lettera che abbiamo intenzione di inviare al nostro presidente della Repubblica Napolitano. Aspettiamo fiduciosi un vostro contributo per modificare, allegare ma soprattutto correggere tale lettera. Chi vuole può inserire il proprio nome e cognome sarà scritto nella lettera…

FACEBOOK LI ……….

AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

PROF. GIORGIO NAPOLITANO

PRESSO PALAZZO DEL QUIRINALE

ROMA

Egregio Signor Presidente,

scriviamo a vostra eccellenza per sottoporle alcune proposte innovative e riformatrici che se accolte potranno dare un impulso etico e di trasparenza all’attuale status politico e sindacale del paese.

Per dare sostanza alle nostre proposte, abbiamo fondato un gruppo online usando il socialnetwork Facebook dove possiamo interagire con tanti amici online.

Il gruppo non ha scopo di lucro, è aperto a tutti ed è traversale. Il neo gruppo (è nato ai primi di aprile) attualmente può contare su 320 aderenti. Al gruppo hanno dato la loro adesione: politici, scrittori, filosofi,psicologi, giornalisti, dottori e gente comune.

Dopo questa dovuta presentazione siamo onorati di sottoporle alla s.v. alcune proposte che abbiamo raggruppato in un vero e proprio codice etico. Ecco quindi l’esigenza in primis di affrontare all’interno dei medesimi alcuni correttivi.

I punti che abbiamo individuato sono i seguenti:

CODICE ETICO COME INTEGRAZIONE ALLO STATUTO DEI PARTITI E DEI SINDACATI

a)Attualmente lo statuto dei partiti ( e dei sindacati ) non prevedono di rendere pubblico il proprio bilancio.

b)Proposta: noi riteniamo che sia necessario invece che queste importanti istituzioni che fruiscono tra l’altro di contributi pubblici pubblicare i propri bilanci.

c)I revisori dei conti non devono essere eletti solo all’interno dei partiti ma almeno un membro dovrà essere esterno espressione della società civile

d)Deve essere garantita la democrazia interna nei partiti i probiviri sono attualmente eletti fra gli iscritti,

e)La nostra proposta invece prevede che almeno un probiviro sia un esterno

f)Attualmente i candidati alle elezioni sono scelti per la maggior parte dalle segreterie dei partiti

g)La nostra proposta invece prevede che i candidati siano scelti dalla base degli iscritti

h)Attualmente vengono candidati anche persone che hanno pendenze penali in corso

i)La nostra proposta è la non eleggibilità (e quindi la non candidatura) di tutti coloro i quali hanno pendenze in corso e la fedina penale e civile sporca

Illustre Presidente, questi sono alcuni punti che noi riteniamo importanti proposte indirizzate a tutti coloro i quali sperano ancora nella Democrazia non di facciata ma reale basata non sulle oligarchie di regime partitocratrico ma su un vero stato di diritto.

In questi decenni i partiti hanno creato una distanza fra loro e i propri elettori, questa distanza riguarda la societa’ civile . I partiti purtroppo rappresentano solo se stessi e i loro interessi di bottega.

Hanno suddiviso il paese in caste e lobby… dimenticando il bene collettivo.

Troppi privilegi, e la non trasparenza hanno fatto si che la gente ormai sfiduciata , amareggiata, e disillusa non creda più allo stato di diritto, ma sempre più a uno stato fondato da furbi, ladri e disonesti.

Noi non vogliamo che ciò sia il nostro ma soprattutto il destino dei nostri figli e delle nuove generazioni..

Noi già abbiamo pagato un pesantissimo prezzo in nome di ideali ormai morti ed oggi utili solo alla partitocrazia che li usa per perpetuarsi.

È per questo che come cittadini usando le opportunità che questa democrazia ci concede abbiamo ritenuto opportuno inviarle queste proposte .

In attesa di un suo gradito riscontro, si coglie l’occasione per porgere a Sua Eccellenza i nostri migliori e sentiti saluti.

RIFORMA DEI PARTITI E DEI SINDACATI. CODICE ETICO
SEGUE ELENCO FIRME
CONTRIBUTO DI IDEE ADERENTI AL GRUPPO
Ferdinando Imposimato
La strada da percorrere è la gestione democratica e trasparente dei partiti, con regole sul loro funzionamento. Che non siano affidate a statuti interni violati. Evitando che ad essi si acceda con un processo di cooptazione dall'alto. Non è più tollerabile la gestione autoritaria e arbitraria dei partiti da parte della leadership, non solo nell'area della maggioranza ma anche in quella della opposizione. I partiti non possono essere lasciati alla iniziativa di cambiamento degli stessi apparati, che non ci sarà mai.
La crisi della opposizione [21/11/2010] di Ferdinando Imposimato    Le Monde del 19  novembre 2010 descrive  plasticamente il dramma della opposizione  italiana. Titolo eloquente “Il partito democratico alla ricerca di una strategia”. “Il  Segretario  Bersani ha diffuso manifesti con la sua foto accompagnata  da uno slogan: rimbocchiamoci le maniche. Ma il messaggio resta senza  effetti. Il  consenso al PD continua ad abbassarsi nei sondaggi: 25%  attuale contro il 33% del 2008”.  Proseguendo nella sua analisi, Le Monde  nota: “il  PD ha perduto il contatto con i suoi militanti. Nelle primarie di  Milano aveva  scelto di sostenere  un architetto, Stefano Boeri. I  simpatizzanti del PD gli hanno preferito un avvocato  pressoché  sconosciuto, Giuliano Pisapia ”. Sulle   intese, le  Monde è tranchant  “Bersani continua a credere ad una ipotetica alleanza con  Casini e   Fini, capace di battere Silvio Berlusconi in caso di elezioni  generali anticipate. Una prospettiva condannata da Di Pietro e Vendola, esclusi da una tale accordo”.  E infine la prognosi infausta: “Questi giochi di Palazzo non sono senza rischi. Se permettono al PD di  ritornare al potere, accrescono il fossato tra il vertice del Partito  e la base”.   Il   fallimento del PD  non si  risolve neppure con “un  Papa straniero” voluto da Walter Veltroni. Ed è inutile sperare in un ribaltamento  della situazione  sfruttando gli errori del premier e la  defezione  di Fini. Il rigetto degli italiani verso l'opposizione   ed i suoi   dirigenti  prevale  sul  fallimento  della maggioranza. Il PD  è stato  burocratica amministrazione dell’esistente,   incapace  di attuare  forme di lotta democratica  che colmassero  le  inerzie  del Governo. In luogo di una forte iniziativa  per rompere  gli attuali equilibri,  con un deciso ricambio generazionale, si  è  assistito  alla desolante messa in scena di operazioni  di  riciclaggio di personale politico logoro. La semplice apparizione in  TV di personaggi squalificati come D'Alema e Veltroni,   responsabili  della crisi del PD, produce una costante  emorragia di consensi e  lacerazioni.   A questo si aggiunge  il  possibile ritorno di Romano Prodi, responsabile dell'avvento e del regime di Berlusconi per la  mancata soluzione del conflitto di interessi. Ebbene Repubblica ci fa  sapere che  Prodi torna in campo e pensa al Colle. Ma non aveva detto  qualche mese fa che non accettava la candidatura a Sindaco di Bologna   perché non voleva saperne più di tornare alla politica? Non  dimentichiamo che fu l'autore della  modifica a lui favorevole della  legge sull'abuso in atti di ufficio mentre era indagato di quel  reato. A sinistra, rivediamo i responsabili del disastro, che si fondono per riproporsi come fondatori della federazione della  sinistra. E chi sono  i protagonisti di questo ritorno? Personaggi  sonoramente sconfitti da Berlusconi alle ultime elezioni politiche:  Cesare Salvi e Paolo Ferrero, che rischiano di  distruggere sul  nascere “Sinistra ecologia e Libertà” di Vendola.  Una  ricomposizione della sinistra è necessaria ma non sotto la loro  guida.   La  crescita  del centrosinistra richiedeva   battaglie contro  le  ingiustizie sociali, una  linea politica chiara in  materia di lavoro (dignità e difesa  dei salari),   difesa della scuola pubblica,   rifiuto di una guerra illegittima,   ripudio del  federalismo non solidale voluto dalla Lega,  soluzione  del conflitto  di interessi,   lotta alla corruzione e alla criminalità  organizzata. Ed invece niente di tutto questo. Così coloro che  sperano nella fine del regime con una nuova maggioranza  che agisca  nel segno della alternanza sono delusi. Il 14 dicembre, con il doppio  voto sulla fiducia al Governo alla Camera e al Senato, non induce  all'ottimismo. Anche se la Consulta dovesse accogliere i ricorsi  contro le legge  sul legittimo impedimento. I futuri scenari non  tranquillizzano. Il Cavaliere non ha alcuna intenzione di farsi da  parte.  E le  sue  TV lo aiuteranno a sopravvivere politicamente.   Intanto il  Carroccio, incassato  il si al federalismo fiscale, punta diritto  alle urne. Con la certezza del successo.   L'opposizione dovrebbe  battersi contro il federalismo al buio, spiegando agli italiani i  pericoli della divisione e i costi della riforma. Ed invece silenzio.     Nessuno sa cosa porterà   il varo dei  decreti legislativi sul  federalismo, ai quali la Lega tiene più di ogni cosa. Dopo avere  votato a favore del federalismo fiscale, PD e IDV sono passati alla  opposizione.   Il terzo decreto legislativo, ancora da approvare, dà a  Sose SPA (insieme a Istat e a Ragioneria dello Stato) il compito di  fissare  i fabbisogni standard  degli enti locali nelle loro funzioni  fondamentali.  La questione dei fabbisogni standard è l'architrave  del federalismo fiscale. Dalla loro determinazione dipenderà la   tutela dei diritti civili  e sociali.  E' semplicemente assurdo  che  il decreto legislativo sottragga al Parlamento  e  deleghi ad una  società per azioni e all'Istat la  individuazione dei fabbisogni  e dei livelli delle prestazioni concernenti  i diritti civili e sociali dei cittadini: il diritto al  sapere, alla salute, al lavoro e alla difesa dell'ambiente. Ci  sarebbe una possibile violazione del dovere di solidarietà politica  economica e sociale (art 2 della Cost),  fondamento della  Costituzione, a scapito degli enti locali delle aree più deboli del  sud e del Nord.  Si verificherebbe, con la  riforma federale,  la  lesione dei diritti inviolabili della prima parte, che sono  intangibili e immodificabili, come ricorda Moro.   Occorre battersi  contro i decreti attuativi del federalismo fiscale, che sarebbero un  fattore di successo elettorale  dei leghisti. Questi  potrebbero mirare, subito dopo,  ad altri traguardi contrari alla Costituzione  e alla unità del Paese, come la riforma della Corte Costituzionale,  trasformandola in un organo della maggioranza.  Sappiamo che il  Carroccio tende alla secessione del lombardo veneto, della Liguria e  del Piemonte dall'Italia. Umberto Bossi lo  proclama apertamente, e i  partiti della opposizione  lo dimenticano. Ecco perché, approvata la  finanziaria, il PD e l'IDV dovrebbero impedire  la riforma federale.    E spingere per la fine del regime  di Berlusconi. Un regime nato e  cresciuto  sui rapporti con la mafia stragista,  sui servizi deviati   alleati della mafia,  sui poteri occulti, sulle ingiustizie sociali,  sui potentati economici, sulla umiliazione della scuola pubblica e  dell'Università.     Occorre disintossicare gli italiani da una  pessima  informazione, dai conflitti di interessi,  dal mito dei successi ad  ogni costo, dai grandi fratelli e dalle isole dei famosi. Di questo  regime  il PD e prima ancora il PDS è ampiamente responsabile,  anzitutto nella persona di Massimo D'Alema, lo  stratega fallito  delle nuove  alleanze del PD. Fu Massimo D'Alema- lo diciamo da anni-   che diede a Silvio Berlusconi, nel 1994, l'assicurazione  che il suo  impero mediatico non sarebbe stato toccato. Ignorava l'allora capo  della opposizione che il 69,3% degli italiani decide come votare guardando la TV.  La verità la confessò Luciano Violante  nel  febbraio 2002, quando  disse, nella stupore del Paese: “L'on  Berlusconi sa per certo  che gli è stata data garanzia piena  nel  1994 che non sarebbero state toccate le televisioni. Voi ci avete  accusato, nonostante non avessimo fatto la legge sul conflitto di  interessi e dichiarato eleggibile Berlusconi nonostante le  concessioni”  E ciò in violazione della legge 30 marzo 1957, ignorando l'appello  di Giorgio Bocca, Paolo Sylos Labini e Giuseppe Laterza.  Non c'era  stata ignoranza ma  un consapevole  patto scellerato tra D'Alema e il  suo amico di Arcore.  La speranza del furbetto di Gallipoli era  quella di salire al Colle con i voti di Berlusconi. Ma questo non   accadde. Il Cavaliere non abboccò all'amo. Per nostra fortuna, un  D'Alema  al Quirinale sarebbe stato un disastro.   Oggi il dramma dell'Italia è che  la sfiducia al premier  riconsegnerebbe il Paese  ad una opposizione  frantumata e inquinata da una destra  incompatibile con la storia  e  le battaglie della sinistra. Lo stesso  Bersani riconosce che “il  voto sarebbe una cosa esiziale  che ci farebbero perdere  mesi  ponendoci  in una situazione che non ci consente di guardare avanti  con sicurezza”.  E' la confessione che tre anni di malgoverno, l'aggravarsi delle  condizioni dei lavoratori e dei pensionati,  di leggi personali,  la   violazione della Costituzione,  e lo sperpero del pubblico denaro nel  post terremoto dell'Aquila, la dissolutezza dei costumi del capo del  Governo, la umiliazione della scuola  non sono bastati a liquidare il  tiranno. Il suo consenso resta altissimo.    Nonostante le battaglie  dei movimenti, tra cui il Popolo Viola, che può dare un contributo  alto in difesa della democrazia.  Essi hanno certamente  avuto il  grande merito di riportare le istanze dei cittadini al centro della  vita del paese e di coinvolgere milioni di cittadini esclusi dalla  politica. Ed  hanno  occupato lo spazio lasciato libero dai partiti  del centro sinistra. Il silenzio dei cittadini  è  stato rotto da  alcune grandi manifestazioni  popolari che hanno portato in piazza  milioni di persone.    Oggi il loro apporto alla    battaglia  per i  diritti e contro il federalismo sarebbe     importante, e farebbe  capire il pericolo che stiamo correndo.   Ciò di cui il  Paese avrebbe bisogno in tema di riforme  è una legge sui partiti,   inesistenti come soggetti che concorrono alla vita democratica del  Paese. La degenerazione dei partiti è stata possibile grazie  all'assenza di regole e controlli sul loro funzionamento. La vita dei  partiti di maggioranza e opposizione  si è spenta.  Essi sono  organismi chiusi   ed  inaccessibili. Anche se  restano  enormi  centri di potere. Resistono  oligarchie immarcescibili che   decidono  la spartizione degli appalti nelle opere pubbliche, nella Rai, nella  scelta dei candidati al parlamento e dei vertici delle Authority.  Tutto questo uccide la democrazia.  La vita dei partiti, di tutti i  partiti,  il loro funzionamento corretto,   interessa agli iscritti e  a tutti i cittadini che li finanziano.  Il problema non è più solo  dei programmi. E' degli uomini che non rappresentano più gli  interessi e i  bisogni  dei cittadini. Occorre una   gestione democratica e trasparente dei partiti, con regole  precise   sul loro funzionamento. Che non siano affidate a statuti interni  violati. Evitando che ad essi  si acceda con un processo di cooptazione dall'alto. Ferdinando Imposimato     Comitato Cittadino Democrazia Diretta
Ferdinando Imposimato
Occorre una forte iniziativa dei movimenti che tenda a responsabilizzare i partiti per un cambiamento a partire da una legge ordinaria che preveda rotazione nelle cariche direttive, congressi periodici, programmi differenziati, l'eliminazione dei partiti-persona, controlli dei bilanci da parte di organi esterni indipendenti. E soprattutto la gestione dei partiti con metodo democratico, con la partecipazione reale e il controllo da parte degli iscritti.

A ben riflettere, la crisi dei partiti è stata voluta da coloro che costituiscono la loro leadership. Sul piano giuridico i partiti, pur essendo previsti dalla Costituzione (art. 49) come essenziali alla democrazia, sono semplici associazioni di fatto non riconosciute - sembra incredibile ma è così- disciplinate dagli articoli 36 e seguenti del codice civile. Come tali essi non sono soggetti ad alcun controllo nè di rango costituzionale ne di altro genere. La ragione di tutto questo è nella insufficienza della legislazione costituzionale e nella mancanza di una legge ordinaria in grado di fissare delle regole sulla democrazia interna, sull'accesso ai partiti e sulla tutela degli iscritti.

06/04/2011

SOLDI PUBBLICI, PIU' URGENTE RIFORMARE LO STATUTO DEI PARTITI FONTE QUOTIDIANO LA PROVINCIA DI CREMONA MERCOLEDI 6 APRILE 2011

SOLDI PUBBLICI, PIU' URGENTE RIFORMARE LO STATUTO DEI PARTITI FONTE QUOTIDIANO LA PROVINCIA DI CREMONA MERCOLEDI 6 APRILE 2011

BLOG NATO PER RIFORMARE I PARTITI E I SINDACATI COLLEGATO AL GRUPPO FONDATO SU FACEBOOK

RIFORMA DEI PARTITI E DEI SINDACATI. CODICE ETICO
  • Descrizione

    QUESTO GRUPPO N0N HA SCOPO DI LUCRO HA L'UNICO FINE IL BENE COMUNE E' TRAVESALE IN QUANTO IO CREDO ANZI SONO CONVINTO CHE ANCHE NEI PARTITI COME NELLA SOCIETA' CIVILE CI SONO PERSONE CHE LOTTANO INDIVIDUALMENE IN TUTTI I CAMPI PER DARE IMPULSO AI PROPRI VALORI CHE I NOSTRI FAMILIARI , LA SCUOLA, LA CHIESA, LO STATO LAICO CI TRASMETTE E CHE DI CONSEGUENZA FA LA NOSTRA STORIA CHE E' IL NOSTRO PASSATO MA CHE PUO' DIVENTARE UN RIFERIMENTO POSITIVO, SIA LAICO CHE CRISTIANO PER AFFRONTARE E MIGLIORARE IL NOSTRO FUTURO, LA NOSTRA SOCIETA'. SI PUO' FARE PERCHE' CREDIAMO E CREDO CHE DARE IL BUON ESEMPIO SIA FONDAMENTALE. UNIAMO QUINDI LE NOSTRE VARIEGATE PERSONALITA' ED ENERGIE PER ARRIVARE AL BENE DI TUTTI.. AL DI SOPRA DELLE PARTI E DELL'ODIO O DELLA INDIFFERENZA CHE FOMENTA E DAA FORZA ALL'EGOISMO ED AL QUALUNQUISMO.. 
    IL BENE, I VANTAGGI SOCIALI, POLITICI, ECONOMICI, D'IMPRESA DEVONO ESSERE RIVOLTI PER IL BENE COLLETTIVO E NON DI PARTE.. NOI LAVOREREMO PER RAGGIUNGERE QUESTO SCOPO COLLETTIVOO.. I PARTITI E I SINDACATI DOVRANNO SPERO AL PIU' PRESTO MODIFICARE I PROPRI STATUTI INTEGRANDOLI CON UN CODICE ETICO CHE DARA' TRASPARENZA MA SOPRATTUTTO DOVRA' DIVENTARE UN RIFERIMENTO ETICO POLITICO.SOCIALE ECONOMICO BASATO SULLE PARI OPPORTUNITA'. 
    QUESTO E' UNO STATO DI DIRITTO.. ORA NOI NON POSSIAMO DIRE DI ESSERE IN UNO STATO DI DIRITTO.. ECCO PERCHE' NASCE QUESTO GRUPPO..STA A NOI CON LE NOSTRE DEMOCRATICHE PROPOSTE FARE DIVENTARE IL NOSTRO PAESE IL PAESE DOVE TUTTI POSSONO AVERE PARI OPPORTUNITA'.. QUESTO DICASI STATO DI DIRITTO...
QUESTO BLOG NON HA SCOPO DI LUCRO E' DI UTILITA' SOCIALE E FA PARTE DEL LABIRINTO ONLINE CREATO DA GABRIELE PER DIVULGARE IL BENE COMUNE E LE PARI OPPORTUNITA'.
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