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LE NOSTRE PROPOSTE PER MONTI SONO PRONTE CARI AMICI ONLINE GRAZIE PER LA VOSTRA ADESIONE AL GRUPPO RIFORMIAMO I PARTITI E I SINDACATI CODICE ETICO

LE NOSTRE PROPOSTE PER MONTI SONO PRONTE CARI AMICI ONLINE GRAZIE PER LA VOSTRA ADESIONE AL GRUPPO RIFORMIAMO I PARTITI E I SINDACATI CODICE ETICO

21/01/2012

LE NOSTRE PROPOSTE PER MONTI SONO PRONTE CARI AMICI ONLINE GRAZIE PER LA VOSTRA ADESIONE AL GRUPPO RIFORMIAMO I PARTITI E I SINDACATI CODICE ETICO

ECCO LA COPERTINA UFFICIALE DEL NOSTRO GRUPPO :CARI AMICI ONLINE PER RENDERE PIU’ FORTE E INCISIVA LA NOSTRA AZIONE CHIEDETE DI ISCRIVERVI AL NOSTRO GRUPPO E FATE ISCRIVERE I VOSTRI AMICI.

NATURALMENTE LE PROPOSTE SARANNO INVIATE AI MASSIMI POTERI ISTITUZIONALI. INIZIAMO CON MARIO MONTI.

DIGITA QUI SOTTO PER ENTRARE E

 VISIONARE IL NOSTRO GRUPPO SU FACEBOOK

MEMBRI 1740 

COPERTINA

OPUSCOLO DA ASSEMBLARE CODICE ETICO

OPUSCOLO DA ASSEMBLARE CODICE ETICO N. 2

DA ASSEMBLARE N.3

DA ASSEMBLARE N.4


 
Seguono gli amministratori del gruppo:

Giovanna Melandri   Onorevole PD

 Jane Alquati   Assessore comunale Pdl

 Carlo Rienzi  Dott  Pres. Codacons 

Agostino Alloni   Consigliere  Regione Lombardia  PD

Luigi Berlinguer   Europarlamentare Europeo PD

Marialuisa D'attolico   Giornalista Free Lance presso Privato

Ferdinando Imposimato   Giudice Lavora presso Suprema Corte di Cassazione

Enrico Galavotti   Professore

Cinzia Fontana   Senatrice PD

Chiara Capelletti   Assessore Provinciale PDL

Maria Vittoria Ceraso   Assessore Comunale PDL

Jacopo Fanti   Laureato in cooperazione internazionale

 

Francesco Alberoni   Professore, Scrittore, Sociologo

Margherita De BacGiornalista lavora presso corriere della sera

 LE SANGUISUGHE DEI PARTITI. DIGITA QUI SOTTO IL VIDEO PER VEDERE LO SPRECO DI DENARO

DATO AI PARTITI PER I RIMBORSI ELETTORALI.


COPERTINA GRUPPO RIFORMA DEI PARTITI E DEI SINDACATI CODICE ETICO SU FACEBOOK

21/01/2012 | COPERTINA GRUPPO RIFORMA DEI PARTITI E DEI SINDACATI

LA COPERTINA E' STATA   "RUBATA" DAL LINK DEL GIUDICE  FERDINANDO IMPOSIMATO

AMMINISTRATORE DEL GRUPPO.

TOMMASO EDOARDO FROSINI Università di Sassari.

Il tema riguardante la disciplina giuridica dei partiti politici è antico ma sempre attuale. Affonda le sue radici nel dibattito all’Assemblea Costituente, perché fu in quella sede che si prospettò l’ipotesi – respinta prima ancora di essere seriamente discussa – di aggiungere, nell’articolo della Costituzione riguardante i partiti politici, un comma in cui venisse esplicitamente affermato l’obbligo di previsione della regolamentazione giuridica dei partiti e della pubblicità delle fonti di finanziamento degli stessi. Se fosse stata approvata, si sarebbe così introdotta una norma ritenuta «consona a tutto lo spirito della Costituzione», come ebbe a dichiarare l’on. Costantino Mortati. Il risultato finale fu invece quello di un articolo, il 49, fin troppo essenziale nella sua formulazione costituzionale, perché si limita a dichiarare che: «Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale». E non è certo casuale la stessa collocazione dell’art.49 nella parte relativa ai diritti dei cittadini piuttosto che in quella relativa all’organizzazione costituzionale dello Stato, in cui i partiti, pur riconosciuti, non sono inclusi. Il loro operare, allora, non dipende da norme scritte ma esclusivamente sul piano della costituzione materiale, ed incide in maniera rilevante sulla dinamica della forma di governo. Certo, la scelta che volle compiere il Costituente, approvando un articolo dedicato ai partiti assai poco analitico e privo di strumentari giuridici, aveva la sua ragione d’essere nel momento storico in cui venne compiuta: non è questa adesso la sede per rievocare il clima di allora, che era comunque condizionato dalla necessità che i partiti avessero un ampio spazio d’azione nel sistema politico, affinché si consentisse per il loro tramite alla società di farsi Stato, per dirla con un’espressione famosa. La nuova democrazia italiana doveva nascere e consolidarsi attraverso quegli strumenti di raccordo tra i cittadini e le istituzioni, tra il corpo elettorale e le Assemblee rappresentative, che sono i partiti politici; anche al fine di rendere concreta una altrimenti indistinta volontà popolare. Infatti, una democrazia senza partiti è un non senso, è come un liberalismo senza libertà. La funzionalità democratica e la stessa democraticità di un sistema politico sono garantite dall’esistenza di un pluralismo di partiti e dalla loro competizione. Con il riconoscimento costituzionale dei partiti si avviava così in Italia il superamento delle basi individualistiche della rappresentanza, sulle quali poggiava il regime parlamentare ottocentesco, per sostituirvi una nuova democrazia organizzata attraverso i partiti.

Non si volle però determinare un obbligo giuridico, per il tramite del quale si potesse venire a fondare anche una democrazia nei partiti; ovvero, non vi fu una previsione costituzionale né legislativa, con cui imporre una disciplina interna dei partiti fondata su regole democratiche stabilite da statuti. E la stessa nozione costituzionale del “concorso con metodo democratico” di cui all’art.49, piuttosto che riferita anche all’attività interna dei partiti, venne ad essere prevalentemente intesa come attività di pluralismo politico esterno, cioè come competizione fra partiti al gioco elettorale nel rispetto dell’eguaglianza delle opportunità. In tal modo però non si tenne nel giusto conto il fatto che il soggetto della proposizione dell’art.49 è “Tutti i cittadini”, e  pertanto riferire il “metodo democratico” al solo concorso fra partiti porterebbe a ritenere che proprio i cittadini siano estraniati dal concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale. Il che sarebbe paradossale. 2. Gli anni successivi all’entrata in vigore della Costituzione furono caratterizzati da una tendenziale diffidenza – manifestata anche negli studi compiuti dalla dottrina – verso forme di intervento pubblico e di regolazione legislativa dei partiti; nella convinzione che la democraticità del sistema partitico veniva ad essere maggiormente garantita da una norma “a fattispecie aperta” quale era l’art.49, piuttosto che da una disciplina legislativa che potesse risultare “costringente” per la libertà d’azione dei partiti. Ad avvalorare ulteriormente questa ricostruzione, concorse la tesi della concezione strettamente privatistica del partito politico, il quale nel regime delle associazioni non riconosciute e quindi nel diritto privato comune, si diceva che trovasse la più alta garanzia di libertà. Certo, non mancarono voci di dissenso a questa impostazione, come per esempio il progetto di legge del sen. Sturzo, alcune delle quali sfociarono, per allora, in un’aspra e minoritaria polemica di alcuni battaglieri studiosi contro la “partitocrazia” (Maranini) e contro la “autocrazia di partito” (Perticone); in particolare quest’ultima espressione da intendersi proprio come una sorta di denuncia della mancanza di regole democratiche all’interno dei partiti. Successivamente, negli anni Settanta, vi furono i primi interventi legislativi volti a garantire il finanziamento pubblico a favore dei partiti, senza però che vi fosse l’attribuzione di un riconoscimento giuridico per quei soggetti che si andavano a finanziare. Pertanto, il criterio che stava a fondamento delle scelte legislative sulla contribuzione economica statale era perciò quello di finanziare i partiti senza riconoscerli, anziché riconoscerli per finanziarli. Un ragionare ancora una volta imperniato sul ruolo centrale del partito nell’ordinamento costituzionale e nella società, e che aveva come conseguenza quello di evitare che il partito subisse dei meccanismi di “burocratizzazione”, derivanti dalla sottoposizione a regole giuridiche, che fossero in grado di rallentarne, o addirittura di frenarne, il naturale dinamismo dei partiti nell’ambito del sistema politico e nella tenuta della forma di governo parlamentare. Nell’ultimo decennio invece si assiste ad una radicale ricomposizione del quadro partitico italiano, a seguito sia delle vicende giudiziarie di “Tangentopoli”, sia della modificazione del sistema elettorale in senso semi-maggioritario, sia delle reiterate forme di disaffezione politica della cittadinanza manifestatesi con il crescente astensionismo elettorale da un lato, e con le numerose richieste di referendum in funzione antipartitocratica dall’altro. Poi, in questi ultimi anni, si è assistito all’emergere di un fenomeno politico-istituzionale assai anomalo, che è stato efficacemente definito della “partitocrazia senza partiti”: cioè la presenza di un sistema di apparati partitocratico, non più di tipo organizzativo ed ideologico come lo erano i partiti di prima, ma piuttosto macchine personali al servizio di questo o quel leader politico. Partiti personali, che sono dominati, in funzione determinante e coagulante, dal capo in cui si riconoscono. Oggi, dopo la numerose vicende che hanno e che stanno ancora accompagnando, in positivo e negativo, la storia dei partiti politici nell’Italia repubblicana, occorre tornare ad affrontare il problema di una regolamentazione giuridica dei partiti. Per restituire ai partiti quel ruolo di raccordo fra i cittadini e le istituzioni, che è fondamentale in una democrazia pluralista, e che, proprio per questo motivo, non può più essere sottratto ad una regolazione dei partiti in forme autenticamente democratiche ed aperte al controllo dell’opinione pubblica se non della legge. Rivitalizzare il patto fra cittadini e partiti, vuol dire indurre questi ultimi a rinunciare ad una parte del loro arbitrio, subordinandosi a regole certe e trasparenti, rendendo pubblici i loro statuti oltre che i loro bilanci, dando più potere ai loro iscritti ed elettori. Inoltre, risolvere questo problema, nel senso di imporre una disciplina giuridica ai partiti, può essere di grande ausilio per il concorso del raggiungimento della stabilizzazione del sistema partitico. Quindi: i partiti per tornare a svolgere la loro funzione nella democrazia italiana, devono divenire effettivamente ed autenticamente soggetti democratici. E’ sempre più diffusa ed avvertita una nuova legalità non solo dei partiti politici, ovvero relativa ai comportamenti dei soggetti politici, ma anche sui partiti politici attraverso principi, regole, indirizzi e forme di controllo in grado di garantire un contesto più trasparente e responsabile all’azione politica di rilievo pubblicistico. E’ questo un passaggio indispensabile, sia per rifondare un nuovo patto fra politica e società civile, sia per rilanciare la funzione costituzionale e sociale dei partiti politici. Si ricorda, incidentalmente, che la Commissione bicamerale per le riforme costituzionali del 1983, presieduta dal sen. Aldo Bozzi, aveva approvato un nuovo testo dell’art. 49 Costituzione così formulato: «Tutti i cittadini hanno diritto ad associarsi liberamente in partiti per concorrere con strutture e metodi democratici, a determinare la politica nazionale. La legge disciplina il finanziamento dei partiti, con riguardo alle loro organizzazioni centrali e periferiche e prevede le procedure atte ad assicurare la trasparenza ed il pubblico controllo del loro stato patrimoniale e delle loro fonti di finanziamento. La legge detta altresì disposizioni dirette a garantire la partecipazione degli iscritti a tutte le fasi di formazione della volontà politica dei partiti, compresa la designazione dei candidati alle elezioni, il rispetto delle norme statutarie, la tutela delle minoranze». Si trattava di una proposta valida e precisa, ma che non trovò – al pari delle altre proposte di riforma formulate in quella sede – nessun seguito; e nemmeno venne ripresa successivamente in sede parlamentare. 3. Ma la via per disciplinare i partiti politici è solo quella costituzionale? Certo, procedere attraverso la revisione costituzionale ex art. 138 Cost. comporta un processo di riforma di non facile realizzazione ma nondimeno impossibile (come lo dimostrano le recenti modifiche costituzionali sul voto degli italiani all’estero, sul giusto processo e sulla riforma regionale). La scelta di procedere attraverso la revisione costituzionale può essere originata dal seguente motivo: che l’art.49 Cost. nella parte in cui parla di “metodo democratico” non può essere interpretato nel senso di un’attività interna democratica dei partiti, ma piuttosto soltanto circoscritto ai rapporti tra partiti nell’ambito di una competizione ispirata al pluralismo politico. Da qui allora la necessità di esplicitare nella norma costituzionale il “diritto dei partiti”, quasi a voler ridare maggiore forza e dignità ai partiti politici costituzionalizzandoli; salvo poi riservare alla legge il compito di disciplinarli ulteriormente.In tal senso, una strada da percorrere potrebbe essere quella di prevedere che i partiti, al fine di usufruire dei rimborsi per le spese elettorali e di ogni altro beneficio normativo, si devono dotare di uno statuto approvato con atto pubblico, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale, contenente gli organi del partito e loro composizione, le procedure e forme di garanzia per le minoranze, i diritti e doveri degli iscritti, le modalità di selezione dei candidati alle elezioni. Così facendo non si attuerebbe una pubblicizzazione dei partiti – che sarebbe incostituzionale – ma piuttosto i partiti resterebbero associazioni di diritto privato “non riconosciute” regolate secondo criteri e forme democratiche. L’obbligo di pubblicità degli statuti costituisce sicuramente un avanzamento rispetto all’arbitrio che ha sempre caratterizzato il diritto dei partiti, solo temperato da crescenti interventi giurisdizionali. Ma dal punto di vista della democrazia interna, è sufficiente che gli statuti  prevedano le garanzie e gli istituti richiamati, o non è necessario determinarne direttamente con legge alcuni requisiti minimi?Non si vuole qui, e né si potrebbe, tracciare ne dettaglio quella che dovrebbe essere una disciplina legislativa in materia di regolazione giuridica dei partiti politici. Si intende però sollecitare questa riforma, per le ragioni sopra esposte e perché ritenuta fondamentale al fine di restituire ai partiti la loro dignità nel sistema politico-istituzionale, e anche al fine di contribuire al superamento della confusa transizione italiana. Qualche cosa sembra finalmente muoversi. A dare una scossa, c'è adesso un recente disegno di legge (AS n.1540), a firma dei senatori Del Pennino e Compagna, intitolato Norme sul riconoscimento giuridico e il finanziamento dei partiti, i loro bilanci e le campagne elettorali. E' il tentativo di dare una risposta organica all'esigenza di collocare il partito politico nel giusto ruolo del nostro ordinamento costituzionale, definendone natura giuridica, regole di vita interna, procedure per la scelta dei candidati, trasparenza dei bilanci. Si tratta di una proposta che merita di essere attentamente discussa, specialmente tra i costituzionalisti, e che merita di essere attentamente presa in considerazione, specialmente tra quanti credono che sia giunta l'ora che si faccia (anche) in Italia una legge sui partiti.

 


 


NO alle elezioni con la legge-truffa

elettorale porcellum, prima

vogliamo una nuova legge elettorale libera

edemocratica. E anche una

legge sul conflitto d'interessi ed una legge

sui partiti.

Pagina: Piace a 4.208 persone

Ferdinando Imposimato Gli investimenti di miliardi di euro per le armi devono andare al lavoro e alla scuola; sono Esiste una legge importantissima che è ignorata dalla maggioranza dei cittadini. I cittadini possono pretendere la decadenza dei sindaci.

 

Ferdinando Imposimato


Ferdinando Imposimato
  

Ci permettiamo di notare due carenze nel programma di Monti: la lotta alla corruzione e al crimine organizzato, che sono le principali cause della rovina dell'Italia. Certo la guerra alla evasione fiscale e' importante, ma non basta. Finora la battaglia e' stata condotta da alcuni magistrati, spesso isolati e vilipesi, rei di avere scoperchiato pentole piene di feccia. Ancora una volta l'acume investigativo dei magistrati napoletani Vincenzo Piscitelli, John Henry Woodcock e Francesco Curcio ha portato alla luce il sistema di tangenti che ruota attorno a Finmeccanica. Lorenzo Borgogni ha cominciato a collaborare con la magistratura napoletana, ammettendo di essere il veicolo degli appetiti dei partiti. 

Se il presidente Mario Monti non interviene nel settore della lotta alla corruzione, con la ratifica della Convenzione di Strasburgo, il debito pubblico sara' destinato a crescere. Monti deve tenere conto anche di quelle opere pubbliche come il Ponte sullo stretto di Messina la cui mancata realizzazione ha provocato la richiesta di un miliardo di euro di danni a favore della Impregilo. E deve approvare anche la legge sugli appalti pubblici, che sono la principale causa della corruzione. Per spezzare il meccanismo degli imbrogli che abbiamo conosciuto per la Terza Corsia dell'autostrada del Sole, della Salerno Reggio Calabria e dell'Alta Velocita'.

La prima fase dell'imbroglio e' quella della scelta delle societa' concessionarie, che avviene a trattativa privata. Queste societa' fungono da semplici intermediarie, non hanno alcuna struttura tecnologica e nessun operaio. Ma drenano una enorme quantita' di denaro pubblico, garantendo l'esecuzione dell'opera con i soldi dello Stato. Le concessionarie appaltano i lavori a societa' amiche, anche esse prive di cantieri, che accettano il ribasso apparente del 10%, ma in aggiunta accettano di pagare un 25 per cento sotto banco. Si tratta di miliardi di euro che vengono distribuiti sotto forma di tangenti ai partiti politici, alle correnti, agli amministratori, ai faccendieri e agli intermediari. Poi arriva la fase dei subappalti, in cui viene in evidenza il rapporto illecito tra imprenditori, politici e burocrati, a cui si aggiunge la componente criminale locale. Le imprese del crimine organizzato appaltano i lavori ad altre ditte che, si badi bene, sono quelle che lavorano realmente. A queste ultime va una somma che rappresenta il 10 per cento di quella iniziale.

Sicche' su 10.000 miliardi, 9.000 finiscono in tangenti a politici e camorristi. E 1.000 miliardi servono a pagare le imprese che lavorano realmente a prezzi ridotti, con operai sottopagati e controllati dal crimine organizzato. Questo sistema e' stato provato da indagini della Criminalpol, dei Carabinieri e della Guardia di Finanza. All'epoca preparammo un disegno di legge per la moralizzazione degli appalti, che nessuno volle approvare. Era stato studiato da magistrati ordinari, del Consiglio di Stato e della Corte dei Conti, oltre che da esponenti della Polizia Giudiziaria. Forse sarebbe bene che il primo ministro Mario Monti gli desse un'occhiata: potrebbe essere utile per contrastare la corruzione e ridurre il debito pubblico.




[23/10/2011] di Ferdinando Imposimato.

Esiste una legge importantissima  che è ignorata dalla maggioranza dei cittadini. I cittadini possono  pretendere la

decadenza dei sindaci, in base all'art 70, se non  attuino l'art 8 della legge 267/2000.

Esiste una legge importantissima che è ignorata dalla maggioranza dei cittadini. Dormientibus iura non succurrunt.

[23/10/2011] di Ferdinando Imposimato

Esiste una legge importantissima che è  disapplicata dai Sindaci e ignorata dalla maggioranza dei cittadini. Dormientibus

iura non succurrunt. Essa servirebbe, se attuata, a migliorare la vita dei cittadini nei comuni e nelle circoscrizioni per scelte importanti che avvengono spesso contro la volontà e gli interessi dei cittadini, per il vantaggio personale di pochi.

Per questo bisogna pretendere che i comuni inseriscano negli statuti e nei regolamenti strumenti di  attuazione dell'art

8 dlgs 267/2000

a) valorizzando le libere forme associative;

b) promuovendo la partecipazione dei cittadini  alla gestione del Comune;

c) prevedendo  procedure per l'ammissione di istanze e petizioni e proposte dei cittadini;

d) consentendo accessi e controlli agli atti dei comuni a tutti i cittadini;

e) prevedendo regole per  referendum per questioni di interesse generale;

f) prevedendo termini brevi per l'esame delle istanze e petizioni dei cittadini con le relative sanzioni in caso di inadempimento.

I controlli devono essere possibili specie per gli atti che incidono sui diritti dei cittadini, come lo smaltimento dei rifiuti e i servizi.

I cittadini possono  pretendere la decadenza dei sindaci, in base all'art 70, se non  attuino l'art 8 della legge 267/2000.

Questa riforma consentirà ai cittadini  di evitare l'ingresso della mafia nelle comunità locali bloccando  tempestivamente le

intese corruttive degli amministratori con esponenti del crimine organizzato.

Ferdinando Imposimato

Decreto Legislativo 18 agosto 2000, n. 267

"Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali"

pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 227 del 28 settembre 2000 - Supplemento Ordinario n. 162

Articolo 8 - Partecipazione popolare

1. I comuni, anche su base di quartiere o di frazione, valorizzano le libere forme associative epromuovono organismi di partecipazione popolare all'amministrazione locale. I rapporti di tali forme associative sono disciplinati dallo statuto.

2. Nel procedimento relativo, all'adozione di atti che incidono su situazioni giuridiche soggettivedevono essere

previste forme di partecipazione degli interessati secondo le modalita' stabilite dallo statuto, nell'osservanza dei principi stabiliti dalla legge 7 agosto 1990, n. 241.

3. Nello statuto devono essere previste forme di consultazione della popolazionenonche' procedure per l'ammissione di istanze, petizioni e proposte di cittadini singoli o associati dirette a promuovere interventi per la migliore tutela di interessi collettivi e devono essere, altresi', determinate le garanzie per il loro tempestivo esame. Possono essere, altresi', previsti referendum anche su richiesta di un adeguato numero di cittadini.

4. Le consultazioni e i referendum di cui al presente articolo devono riguardare materie di esclusiva competenza locale e non possono avere luogo in coincidenza con operazioni elettorali provinciali, comunali e circoscrizionali.

5. Lo statuto, ispirandosi ai principi di cui alla legge 8 marzo 1994, n. 203, e al decreto legislativo 25 luglio 1999, n. 286, promuove forme di partecipazione alla vita pubblica locale dei cittadini dell'Unione europea e degli stranieri regolarmente soggiornanti.

http://www.parlamento.it/parlam/leggi/deleghe/00267dl.htm

Albert Einstein profetizzò lo scenario odierno dicendo: “Le moderne democrazie, che mascheranoregimi tirannici,

utilizzano i mezzi di comunicazione di massa come strumenti di disinformazione e di stravolgimento delle coscienze degli uomini”.

Gli italiani sono videodipendenti. La TV costituisce il mezzo di (dis)informazione fondamentale di questo paese.

Si può parlare di dittatura mediatica, nonostante le apparenze di libertà. (Appello a Giorgio Napolitano , 2010)

L'informazione e il passaparola servono.


Dobbiamo ribadire che un rimedio efficace per la lotta contro la corruzione, in ogni sua forma pubblica e privata, sarebbe la convenzione penale di Strasburgo del 1999, approvata dall'Italia ma non ratificata. 

Nel sito della Camera dei Deputati esistono tre proposte di legge che non sono in via di approvazione, di cui la prima e' stata presentata il 29 aprile 2008 e prevede la “Ratifica ed esecuzione della Convenzione penale del Consiglio d'Europa sulla corruzione, fatta a Strasburgo il 27 gennaio 1999, e della Convenzione civile del Consiglio d'Europa sulla corruzione, fatta a Strasburgo il 4 novembre 1999”.
La seconda e' stata presentata il 14 ottobre 2008 ed anche questa, alla data odierna, sembra non essere mai stata trattata. La terza, di analogo tenore, e' stata presentata il 15 novembre 2010.
Nel sito del Senato e' rinvenibile un altro disegno di legge, di iniziativa parlamentare, presentato il 26 giugno 2008 e finalizzato alla “Ratifica ed esecuzione della Convenzione penale sulla corruzione, fatta a Strasburgo il 27 gennaio 1999, nonche' norme di adeguamento dell'ordinamento interno”. Tale disegno, che e' in corso di esame in commissione, si raccorda alla Convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione, adottata dalla Assemblea generale dell'Onu il 31 ottobre 2003, firmata e ratificata dallo Stato italiano, non tiene conto della Convenzione penale del Consiglio d'Europa sulla corruzione.

La verita' e' che sono tutte finzioni, tutti trucchi per fingere di volere combattere la corruzione, senza ottenere risultati. Si teme che con quella legge sacrosanta, approvata persino dalla Svizzera, le mazzette che continuano ad alimentare in modo abnorme i partiti e le clientele e a pesare sulla intera collettivita' siano stroncate nettamente, a scapito di tutti i corrotti, i peculatori, i malversatori e i truffatori.

Il punto cruciale e' che la Convenzione di Strasburgo contiene norme efficaci che puniscono comportamenti corruttivi assai diffusi, come «il traffico di influenza» e «la corruzione privata», che sono causa di enorme sperpero del pubblico denaro ed oggi sfuggono a qualsiasi sanzione penale perche' sono moralmente riprovevoli, ma penalmente irrilevanti. Al contrario, nel 2010 si e' ripetuto il negativo fenomeno di norme, inserite in testi aventi oggetti diversi, dirette ad eliminare la responsabilita' amministrativa-contabile su cui giudica la Corte dei Conti. 

Ferdinando Imposimato

 

Ferdinando Imposimato 


Si teme che con quella legge sacrosanta,


approvata persino dalla Svizzera,le


mazzette che continuano ad alimentare in


modo abnoreme i partiti e le clientele e a


pesare sulla intera collettività siano


stroncate nettamente, a scapito di tutti i


corrotti i speculatori i malversatori e i


truffatori.


POLITICI CRISTIANI?

 POLITICA COSTOSA E NOI PAGHIAMO!!! LETTERA PUBBLICATA DAL SETTIMANALE LA VITA CATTOLICA DIOCESI DI CREMONA IL 27 OTT. C.A.

 

 

 

POLITICA E ANTIPOLITICA MIA RISPOSTA A MONS. RINI DIRETTORE DEL SETTIMANALE LA VITA CATTOLICA DIOCESI DI CREMONA GIOVEDI 3 NOV.2011

I PRIVILEGI DEI CONSIGLIERI REGIONALI E QUELLI DEI SINDACATI FONTE QUOTIDIANO LA PROVINCIA DI CREMONA DOMENICA 17 LUGLIO 2011

 

SINDACATO - IMPRENDITORE COSI' COMINCIANO I PROBLEMI FONTE QUOTIDIANO LA PROVINCIA DI CREMONA LUNEDI 21 MARZO 2001

 

APPELLO: DOBBIAMO REGOLARIZZARE IL CONTRIBUTO DEI PARTITI LETTERA PUBBLICATA DAL SETTIMANALE IL PICCOLO DI CREMONA VENERDI 14 OTT.

A NOI CHIEDONO SACRIFICI AGLI EX PARTITI ARRIVANO MILIONI FONTE QUOTIDIANO LA PROVINCIA DI CREMONA LUNEDI 1 AGOSTO

DENUNCIAMO GLI SPRECHI DELLA POLITICA ITALIANA GRUPPO SU FACEBOOK FONTE IL SETTIMANALE IL PICCOLO DI CREMONA E IL QUOTIDIANO LA CRONACA DI CREMONA VENREDI 29 LUGLIO

LA BATTAGLIA SU FACEBOOK HA UN GRANDE VALORE MIA REPLICA A SERGIO LINI PUBBLICATA DAL SETTIMANALE IL PICCOLO VENERDI 21 OTTOBRE 2011