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La scomposizione di destra e sinistra

La scomposizione di destra e sinistra

12/09/2012

La scomposizione di destra e sinistra

di Francesco Perfetti Matteo Renzi esprime il superamento delle tradizionali

categorie di destra e di sinistra. Il dibattito politico italiano è stato caratterizzato

dalla dialettica destra-sinistra o, se si preferisce, fascismo-antifascismo. L’irruzione

di Renzi sulla scena politica equivale a un tornado che, finirà per

scomporre le forze

politiche attuali.


Che il discorso politico del sindaco di Firenze susciti attenzione negli ambienti di

destra è un dato di fatto. Non c’è da scandalizzarsene come sembrano fare certi

suoi compagni di partito o certi suoi avversari del Pdl. C’è, semmai, da

comprenderne il motivo, che non è - o non è soltanto - generazionale e politico.

Matteo Renzi, infatti, per quanto uscito da una costola del centro-sinistra, esprime

il superamento delle tradizionali categorie di destra e di sinistra. Il dibattito politico

italiano, per tutto il dopoguerra, è stato caratterizzato dalla dialettica destra-sinistra

o, se si preferisce, fascismo-antifascismo. La destra in Italia ha finito per

identificarsi con il fascismo e con la sua eredità storica, mentre la tradizione l

iberale, che affondava le sue radici nella Destra storica dell’età risorgimentale e

post-risorgimentale, si è trovata emarginata. La sinistra, dal canto suo, grazie

all’abile progetto togliattiano fondato sull’egemonia culturale gramsci-azionista, ha

finito per inglobare l'antifascismo relegandone in posizione subalterna le

componenti non comuniste, a cominciare da quella cattolica. Quando crollarono i

regimi basati sul socialismo reale portando con sé le macerie di una illusione

secolare sembrò che tutto cambiasse e che anche le ideologie fossero destinate a scomparire. In realtà non fu così se non in apparenza: si ebbero scomposizioni e ricomposizioni dei vecchi blocchi ideologici. Ci furono, è vero, maturazioni e

autocritiche, più o meno sincere e più o meno convinte, ma l’eredità ideologica del Novecento continuò a pesare sul dibattito politico e sull’evoluzione stessa della

società politica. Si ebbe, in un certo senso, l’illusione che si potesse uscire in

qualche modo dalla dialettica ideologica fascismo-antifascismo o anche dalla

dialettica comunismo-anticomunismo puntando sulla ormai riconosciuta e non

discutibile vittoria dell’economia di mercato sul collettivismo e delle «società

aperte», per usare un termine di Karl Popper, sulle «società chiuse». Nacquero

nuove forze politiche e nuovi schieramenti contrapposti, il centro-destra e il centro-

sinistra, e si assistette alla emarginazione o auto-emarginazione di gruppi

deologicamente legati alle categorie storiche e alle esperienze del secolo passato. In

realtà, le cose andarono in maniera diversa, complici le rigidità di una costituzione

nata dal compromesso tra posizioni culturali e politiche incompatibili fra loro, i

difetti strutturali di un sistema politico corporativo e partitocratico, le comprensibili resistenze al rinnovamento da parte di una classe politica tendenzialmente

gerontocratica e refrattaria a ogni fenomeno di circolazione delle élites. Quando

Renzi si è proposto il compito di «rottamare» la classe dirigente del suo partito, in

realtà, consapevole o meno poco importa, ha finito per toccare un intero sistema mandando in corto circuito le certezze ideologiche. Essendo un giovane,

anagraficamente estraneo alle dure contrapposizioni della stagione della cosiddetta

«guerra fredda» ha mostrato di saper parlare un linguaggio estraneo alle ideologie

e, soprattutto, pragmatico. Un linguaggio che è comprensibile anche a destra,

perché la destra, tradizionalmente intesa, non esiste più e non può più esistere, se

non come pura sopravvivenza nostalgica o come mera testimonianza di valori,

nell’epoca non delle ideologie ma dell’informatica. Sotto questo profilo, l’irruzione

di Renzi sulla scena politica equivale a un tornado che, comunque vada a finire dal

punto di vista elettorale, finirà per lasciare i segni sul sistema politico nel suo

complesso aprendo la strada alla scomposizione e alla successiva ricomposizione

delle forze politiche attuali su una base sostanzialmente a-ideologica. P.S. - Questo

non è affatto un endorsement per Renzi, ma piuttosto una riflessione pacata per

capire l’appeal del suo discorso.

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