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La galassia delle fondazioni ‘politiche’ Nessuno spiega da dove arrivano i soldi Ottimi stipendi, pessimi risultati: la mappa della generazione fallita (parte 2)

La galassia delle fondazioni ‘politiche’ Nessuno spiega da dove arrivano i soldi Ottimi stipendi, pessimi risultati: la mappa della generazione fallita (parte 2)

La galassia delle fondazioni ‘politiche’ Nessuno spiega da dove arrivano i soldi Ottimi stipendi, pessimi risultati: la mappa della generazione fallita (parte 2)


RIFORMA DEI PARTITI E DEI SINDACATI. CODICE ETICO
  • Descrizione

    QUESTO GRUPPO N0N HA SCOPO DI LUCRO HA L'UNICO FINE IL BENE COMUNE E' TRAVESALE IN QUANTO IO CREDO ANZI SONO CONVINTO CHE ANCHE NEI PARTITI COME NELLA SOCIETA' CIVILE CI SONO PERSONE CHE LOTTANO INDIVIDUALMENE IN TUTTI I CAMPI PER DARE IMPULSO AI PROPRI VALORI CHE I NOSTRI FAMILIARI , LA SCUOLA, LA CHIESA, LO STATO LAICO CI TRASMETTE E CHE DI CONSEGUENZA FA LA NOSTRA STORIA CHE E' IL NOSTRO PASSATO MA CHE PUO' DIVENTARE UN RIFERIMENTO POSITIVO, SIA LAICO CHE CRISTIANO PER AFFRONTARE E MIGLIORARE IL NOSTRO FUTURO, LA NOSTRA SOCIETA'. SI PUO' FARE PERCHE' CREDIAMO E CREDO CHE DARE IL BUON ESEMPIO SIA FONDAMENTALE. UNIAMO QUINDI LE NOSTRE VARIEGATE PERSONALITA' ED ENERGIE PER ARRIVARE AL BENE DI TUTTI.. AL DI SOPRA DELLE PARTI E DELL'ODIO O DELLA INDIFFERENZA CHE FOMENTA E DAA FORZA ALL'EGOISMO ED AL QUALUNQUISMO.. 
    IL BENE, I VANTAGGI SOCIALI, POLITICI, ECONOMICI, D'IMPRESA DEVONO ESSERE RIVOLTI PER IL BENE COLLETTIVO E NON DI PARTE.. NOI LAVOREREMO PER RAGGIUNGERE QUESTO SCOPO COLLETTIVOO.. I PARTITI E I SINDACATI DOVRANNO SPERO AL PIU' PRESTO MODIFICARE I PROPRI STATUTI INTEGRANDOLI CON UN CODICE ETICO CHE DARA' TRASPARENZA MA SOPRATTUTTO DOVRA' DIVENTARE UN RIFERIMENTO ETICO POLITICO.SOCIALE ECONOMICO BASATO SULLE PARI OPPORTUNITA'. 
    QUESTO E' UNO STATO DI DIRITTO.. ORA NOI NON POSSIAMO DIRE DI ESSERE IN UNO STATO DI DIRITTO.. ECCO PERCHE' NASCE QUESTO GRUPPO..STA A NOI CON LE NOSTRE DEMOCRATICHE PROPOSTE FARE DIVENTARE IL NOSTRO PAESE IL PAESE DOVE TUTTI POSSONO AVERE PARI OPPORTUNITA'.. QUESTO DICASI STATO DI DIRITTO...

La galassia delle fondazioni ‘politiche’ Nessuno spiega da dove arrivano i soldi

Di centrodestra, di centrosinistra e sempre più spesso trasversali: le associazioni culturali fondate dai parlamentari vengono finanziate dai big dell'imprenditoria nazionale e da società di Stato senza nessuna trasparenza. La legge lo permette

Il manifesto è chiaro: “Declinare al futuro i valori dell’unità nazionale”. Tra le parole chiave il “patriottismo consapevole”. Ma a leggere l’elenco dei membri dell’associazione Italiadecide eccoRoberto Calderoli. Un politico che del patriottismo, per di più consapevole, non ha mai fatto una bandiera. Non è la sola sorpresa: accanto a Luciano Violante (presidente), e a tanti esponenti Pd, c’è mezzo governo Berlusconi. Centrosinistra e centrodestra uniti; pare quasi un embrione della strana coalizione che ritroviamo oggi a sostegno del governo Monti. Italiadecide è una delle decine, forse centinaia di fondazioni e associazioni politiche fiorite negli ultimi anni. Una febbre, per essere un politico decente bisogna averne almeno una. Soggetti che promuovono attività culturali, ma che talvolta sembrano il nuovo bancomat della politica. Un fenomeno che dopo le inchieste degli ultimi mesi merita un approfondimento.

Indagati e inchieste

Tommaso Di Lernia dal carcere dice: “Optimatica è una società vicina al ministro Altero Matteoli, credo che eroghi finanziamenti alla fondazione a lui riconducibile”. Di Lernia sostiene che Optimatica finanzierebbe anche l’Officina delle Libertà vicina ad Aldo Brancher (che inizialmente aveva sede in casa di Silvio Berlusconi). Ma ci sono anche le inchieste su Franco Morichini, in contatto con i vertici Finmeccanica e procacciatore di finanziamenti perItalianieuropei. Per finire con l’indagine sul ‘sistema Sesto’ che tocca anche la fondazioneFareMetropoli di Filippo Penati. Finora, va detto, le fondazioni di Brancher, Matteoli e D’Alema non sono state oggetto di addebiti penali. Le polemiche e gli scandali degli ultimi mesi, però, sono legati da un filo invisibile: le fondazioni e le associazioni di esponenti politici. Sulla scena politica degli ultimi anni, con i partiti defilati, sono loro i protagonisti: “Soggetti perfettamente trasversali, che non hanno nemmeno più bisogno di quello sgradevole inciampo che sono gli elettori e gli iscritti”, racconta l’ex dirigente di una fondazione di centrodestra che mantiene l’anonimato. Aggiunge: “I segreti del loro successo, però, sono altri: le fondazioni con le assemblee e i convegni sono un formidabile centro di potere. Lobbies all’amatriciana, tanto diverse da quelle americane”. Ma non somigliano neanche ai think tank del resto del mondo, ai salotti del potere tipo Davos. Qui non sono in gioco gli eventuali gettoni di presenza, ma l’appartenenza, l’influenza, le poltrone. Una merce invisibile e, però, preziosissima. Ma soprattutto, grazie a una disciplina molto benevola, da questi soggetti passano finanziamenti per la politica. Per questo in tanti si sono buttati a pesce nello spiraglio lasciato aperto (apposta?) dalla legge. Niente di illegale, quindi, ma le inchieste rischiano di scoperchiare il pentolone.

Matteoli, tanto per ricordare l’ultimo nome assurto all’onore delle cronache, smentisce categoricamente le affermazioni degli indagati dell’inchiesta Finmeccanica. Ma questi organismi geneticamente modificati restano un mondo inesplorato. Un labirinto di nomi che paiono slogan, dove le parole ‘fare’, ‘futuro’, ‘Italia’, ‘libertà’ sono le più gettonate. Ormai tanti esponenti politici o aspiranti tali comunicano attraverso editoriali di fondazioni e associazioni: daGianfranco Fini (Farefuturo) a Luca Cordero di Montezemolo (Italiafutura), fino a Claudio Scajola rientrato sulla scena dopo lo scandalo della casa comprata “a sua insaputa” contando i deputati fedeli nell’associazione Cristoforo Colombo per le libertà. Un viaggio attraverso le fondazioni e le associazioni politiche apre nuovi mondi, aiuta a disegnare la mappa del potere. Magari partendo proprio dalla prestigiosa Italiadecide (mai toccata da inchieste, né da ombre di alcun genere), perché è l’emblema del trasversalismo: destra e sinistra, politica e affari. “Niente di strano, lo scopo della nostra associazione è proprio unire persone di aree diverse”, racconta il presidente Luciano Violante. Tra i promotori (il grado più alto della gerarchia) compaiono nomi perfettamente bipartisan: si va da Giuliano Amato a Giulio Tremonti passando per Gianni Letta.

Amici di amici

Ma l’elenco dei “semplici” soci riserva altre sorprese. Ecco il dalemiano Antonio Bargone, che dalla politica è passato all’impresa con la passione per le grandi opere. Come l’autostrada Livorno-Civitavecchia della cui società Bargone è diventato presidente (oltre che Commissario Governativo) dopo essere stato sottosegretario alle Infrastrutture con Prodi e D’Alema. Poi, si diceva Roberto Calderoli, quindi Franco Bassanini (Pd), Giovanni Maria Flick (ex ministro del governo Prodi), Altero Matteoli (altro ministro berlusconiano), Vito Riggio (presidente Enac) eAlessandro Profumo (il banchiere che stava preparando il grande salto in politica, corteggiato dal Pd, quando è stato azzoppato da una clamorosa inchiesta giudiziaria). Tra i soci anche l’attivissimo Andrea Peruzy, che oltre a sedere in diversi consigli di amministrazione (Acea, per dire) è anche in Italianieuropei e nell’associazione Romano Viviani (che raccoglie altri dalemiani soprattutto toscani).

Non basta, perché, caso più unico che raro, Italiadecide tra i soci accoglie non solo persone fisiche, ma anche giuridiche. Insomma, imprese con il portafogli bello gonfio e gli occhi magari puntati sulle opere pubbliche: Autostrade per l’Italia, Banca Intesa San Paolo (fino a pochi giorni fa guidata dal ministro Corrado Passera), Banca Popolare di Milano, Eni, F 2 i e Unicredit spa. Ma è una specie di catena di sant’Antonio, prendi un nome, uno qualsiasi, e lo ritrovi in tante altre fondazioni e associazioni. Prendete Giuliano Amato e lo ritrovate, per dire, in Italianieuropeidi D’Alema. Non è il solo, anche Violante e Bassanini sono in entrambe le associazioni. Tremonti invece siede anche nell’Officina delle Libertà. Matteoli ha la sua Fondazione della Libertà per il bene comune. Nel sito campeggia una bella immagine di un Lego tricolore: come dire costruiamo l’Italia. Le attività, però, non paiono esattamente febbrili visto che ancora ieri veniva reclamizzato un evento del 26 ottobre scorso. Nessuno pare aver aggiornato il sito.

Vetrine “vuote”

Ma stando alle pagine web di associazioni e fondazioni parecchie paiono vetrine tutte addobbate di negozi che nel magazzino non hanno molta merce. L’ultima news di Riformisti Europei (presidente Carlo Vizzini) è del 26 giugno. Il sito di Riformismo e Libertà di Fabrizio Cicchitto è totalmente kaputt. Su quello di Costruiamo il futuro di Maurizio Lupi (nel comitato anche il neo-ministro Lorenzo Ornaghi) sono ancora reclamizzate le cene estive e appuntamenti di mesi fa. Oltre ovviamente alle presentazioni di libri di Lupi. Ma davvero ogni politico ha una fondazione: Renato Brunetta ha la sua Free Foundation, in inglese perché la parola ‘libera’ era già inflazionata. Praticamente è un Brunetta fan club: interventi, dichiarazioni, rassegna stampa, l’ex ministro domina. Poi, tra mille esempi possibili, ecco Magna Carta(senza ‘h’) di Fabrizio Quagliariello e Foedus di Mario Baccini. Spostandosi verso il centro troviamo Liberal che fa capo a Ferdinando Adornato. In zona centrosinistra ecco NensNuova Economia e Nuova Società, fondata da Pier Luigi Bersani e Vincenzo Visco. Un’associazione in passato toccata da qualche polemica: la sede (“in affitto”, precisò Visco) era di proprietà della famiglia di uno dei massimi dirigenti pubblici del Demanio.

Niente di illegale, una questione di opportunità. Poi ecco Astrid, di Franco Bassanini, dove ritroviamo, tra gli altri, Amato (siamo a quota tre) e Giulio Napolitano (stimato professore universitario, figlio del Presidente Giorgio, presente anche in Italianieuropei), e Democratica che fa capo a Walter Veltroni. A un primo esame le associazioni di centrosinistra sembrerebbero più attive. Italianieuropei di D’Alema, per esempio, ha una sua sede in piazza Farnese, nel centro di Roma, suoi dipendenti e un’attività consistente: organizza convegni, aggiorna il sito e stampa una rivista. Lo stesso per Democratica di Veltroni che, tra l’altro, organizza corsi di politica. Ma gli organigrammi delle fondazioni vanno letti insieme con quelli dei cda delle società, soprattutto pubbliche. Nel consiglio della Nuova Italia, presieduta da Gianni Alemanno, oltre a sua moglie Isabella Rauti, troviamo, per dire, Franco Panzironi, nominato dal sindaco amministratore delegato dell’Ama (società comunale che si occupa di rifiuti) e Ranieri Mamalchi (già capo segreteria di Alemanno al ministero dell’Agricoltura e oggi dirigente di Acea).

Fondazioni e associazioni sono, però, oggetti misteriosi. A parte le dichiarazioni di principio piuttosto vaghe. L’unico modo per saperne qualcosa sono i siti internet dove compare almeno l’elenco dei soci. Come per esempio nel Maestrale di Claudio Burlando (governatore della Liguria), associazione trasversale che ha tra i membri la Genova che conta. Sono esplose polemiche per gli incarichi pubblici ottenuti dai membri, anche perché tra i promotori apparivano una bella fetta della società Italbrokers (da cui Lorenzo Borgogni, pezzo grosso di Finmeccanica, sostiene di aver ricevuto due milioni, ma gli interessati smentiscono e annunciano azioni legali), nonché Franco Pronzato, arrestato per le mazzette Enac. Lo stesso Pronzato che era socio di Interconsult (società in passato legata a Italbrokers), impresa che ha versato 25 mila euro di contributi pubblicitari alla società Solaris che fa capo a Italianieuropei. Dopo le polemiche nessun chiarimento, ma il sito di Maestrale non è più visitabile.

Copertura assoluta

Impossibile, ecco il nodo della questione, per comuni cittadini e cronisti avere notizie sui finanziatori di associazioni e fondazioni. Si era visto all’epoca dell’inchiesta su Franco Morichini, procacciatore di finanziamenti per Italianieuropei: “Rivelare i nomi sarebbe come renderne pubblici gli orientamenti politici”, dissero dalla fondazione dalemiana. Vero, ma i partiti hanno l’obbligo di rendere pubblico chi li finanzia. I nuovi soggetti della politica italiana invece no: basta depositare in prefettura l’atto costitutivo e lo statuto. E nessuno, a parte eventualmente i magistrati, può metterci il naso. Così ecco la domanda: chi paga le fondazioni? Chi è il destinatario finale del denaro? Certo, ci sono casi – più unici che rari – come Magna Carta che rende pubblici i nomi dei finanziatori, come Francesco Bellavista Caltagirone, British American Tobacco, Mediaset, Wind e Finmeccanica.

Viene da chiedersi che utilità abbia una società pubblica a sponsorizzare la fondazione di un politico. Per scoprire chi finanzia le fondazioni non resta che prendere scorciatoie. Per esempio andando a vedere l’elenco degli inserzionisti pubblicitari dei loro giornali. PrendiamoItalianieuropei. Nel 2011 troviamo una bella lista di imprese pubbliche: Eni, Fincantieri, Enel, Trenitalia e ancora Finmeccanica. Poi giganti del settore privato: di nuovo British American Tobacco, poi si passa al mattone stavolta di sinistra con Coopsette, quindi al settore ferroviario con Bombardier che sforna centinaia di locomotive per i nostri treni, quindi Lottomatica, Barclays, Conad-Leclerc, Allianz, Sky, la banca ‘rossa’ del Monte Paschi di Siena e Telecom Italia. Infine Sma, società del gruppo Intini, un imprenditore amico di D’Alema che faceva affari con Gianpi Tarantini. Lo stesso Intini che attraverso due società, Sma e Milanopace, contribuisce all’associazione Faremetropoli di Penati. Niente di illegale, comunque,Italianieuropei (come Faremetropoli) ha sempre regolarmente registrato i finanziamenti.

da Il Fatto Quotidiano 

Ottimi stipendi, pessimi risultati: la

mappa della generazione fallita (parte 2)

Il premier Monti ha detto che i giovani stanno pagando "un conto salatissimo". Una generazione perduta che sconta i disastri provocati da una classe di boiardi inamovibili nati tra gli anni Trenta e Quaranta, retribuiti a peso d'oro. Dopo le società pubbliche, seconda puntata dell'inchiesta dedicata alla 'generazione fallita'. Tra fondazioni bancarie, ordini professionali e sport di Stato

Manager di Stato inamovibili e strapagati, ma anche poltrone chiave in

fondazioni, ordini professionali, camere di commercio, sindacati ed enti sportivi. Le generazioni “fallite” degli anni trenta e quaranta è passata davvero dappertutto e seguirne le tracce è come cercare un ago in un pagliaio, al punto che selezionare è d’obbligo. Continua l’inchiesta delFattoquotidiano.it tra le classi dirigenti del passato e del presente che restano al loro posto, con stipendi da favola e con risultati così così. Il presidente della Fondazione CariploGiuseppe Guzzetti, quello della Confcommercio Carlo Sangalli, il leader della UilLuigi Angeletti, ma anche gli uomini “di sport” usciti dalla porta per rientrare dalla finestraFranco CarraroeMario PescanteUna lista che si aggiunge agli evergreen Scaroni e Guarguaglini, ai “viaggi di Stato” dei manager di Alitalia e Trenitalia fino all’uomo del ponte Ciucci (leggi la prima puntata)

MI SI E’ RISTRETTA LA FONDAZIONE.In tempi di stretta del credito e di aiuti di Stato alle banche, non si possono certo trascurare le fondazioni che negli anni Novanta, in scia alla leggeAmato-Carli, hanno sostituito il Tesoro in testa all’azionariato degli istituti pubblici. Enti ai cui vertici le “nostre” generazioni sono particolarmente attive. In posizioni strategiche, ovviamente. Che il mondo del credito abbia i capelli bianchi, non è una novità. Soprattutto poi sei si parla di fondazioni, quelle che realmente hanno in mano il polso delle banche e del territorio. Il democristiano Giuseppe Guzzetti, classe 1934, governatore della Lombardia dal 1979 al 1987, da 12 anni presidente dell’Acri, l’organizzazione che rappresenta le casse di risparmio e le fondazioni di origine bancaria e da 15 della potente Fondazione Cariplo, socio forte di Banca Intesa, è forse l’esempio più calzante di un mondo che unisce politica, economia e potere. “Le banche non sono asservite alla politica” ha tuonato tempo fa lui che ora divide il controllo della prima banca italiana con la torinese Compagnia di San Paolo, che da maggio fa capo a Sergio Chiamparino, classe 1948, ma soprattutto sindaco Pd di Torino fino al 2011, nonché ex presidente nazionale dell’Anci e coordinatore dei Sindaci delle Città. 

Notevole anche Paolo Biasi, classe 1938, da quasivent’annipresidente della fondazione Cariverona, socio di peso di Unicredit. Classe 1938, Biasi dovrebbe forse dedicarsi di più agli affari di famiglia visto che l’omonimo gruppo, che produce caldaie, è stato messo di recente in liquidazione per ristrutturare il debito contratto con le banche. Tra le quali c’è anche la stessa Unicredit, oltre a Intesa SanPaolo ed Efibanca. Una procedura in cui ha un ruolo anche l’avvocatoEugenio Caponi, vicepresidente di Cariverona, nominato liquidatore. Versatilissimo, invece, il Rettore dello Iulm dal 2001, Giuseppe Puglisi, 67 anni, dal 1999 ai vertici della Fondazione Sicilia già Fondazione Banco di Sicilia, oltre che consigliere del gloriosoIstituto Treccaniguidato da altri due grandi vecchi dell’Italia che conta, il 74enne Giuliano Amato e Franco Tatò, classe 1932, del quale si ricordano, oltre alla discutibile gestione dell’Enel con tanto di nipote tra i consulenti, le corpose note spese e le laute parcelle.

Puglisi, poi, trova anche il tempo per presiedere la Commissione Nazionale Italiana per l’Unesco e per fare il consulente del governatore siciliano uscente,Raffaele Lombardo, per i beni culturali. Un uomo decisamente impegnato. Forse anche troppo. Con una maggiore dedizione alle sole fondazioni, molti presidenti di questi enti nati con la missione istituzionale di svolgere attività filantropiche sul territorio attraverso le erogazioni, si potrebbero occupare meglio della propria mission. Con la crisi del credito, infatti, le erogazioni sono state ridotte drasticamente con il risultato che le fondazioni, contrariamente allo spirito della legge che le ha istituite, assomigliano sempre più a semplici scatole di controllo delle banche. E anche questo non riesce molto bene, per esempio a Siena colMonte dei Paschiche dopo quasi 4 miliardi di aiuti si preparadopo meno di vent’anni a riavere lo Stato tra i suoi soci. A capo dell’ente che, per cercare invano di tenere il controllo della banca, nell’ultimo anno ha ridotto patrimonio ed erogazioni ai minimi termini, c’è Gabriello Mancini che nel 2006 ha preso il posto di Giuseppe Mussari alla presidenza dopo quattro anni di vicepresidenza, incarico che riveste da sei anni anche all’Acri.

La formazione “sanitaria” di Mancini, che nasce come dirigente dell’Asl di Poggibonsi, ma milita nella Democrazia cristiana risalendone a vario livello la gerarchia, non deve essere stata sufficiente a fargli intuire i problemi di salute di una banca che ancora paga il salato conto della disastrosa acquisizione diAntonvenetastrappata dalle mani del Santander per la stratosferica cifra di 9 miliardi. Come poi dimenticare, infine, Dino De Poli, il presidente della Fondazione Cassamarca che per le difficoltà finanziarie a settembre 2011 ha annunciato la chiusura dei rubinetti sospendendo le erogazioni a tutto ciò che non fosse legato alla prosecuzione dell’attività delle sedi universitarie e, con riserva, dei teatri. L’avvocato di Treviso, classe 1929, che pensa bene di poter riproporre il proprio nome per il rinnovo del consiglio in scadenza a fine 2012, non può neanche prendersela con i suoi predecessori, dato che governa la fondazione ininterrottamente dalla sua origine.

CAMERE DI COMMERCIO, ordini professionali e sindacati non sfuggono alla regola. Anche qui i dinosauri che si scambiano le poltrone da decenni non mancano. Il 75enne Carlo Giuseppe Maria Sangalli, ad esempio, è tra il resto presidente della Camera di Commercio di Milanoda 15 annie vicepresidente della Fondazione Cariplo da quattordici. Dal 2010 ha poi anche assunto l’incarico di vicepresidente dell’Ente autonomo Fiera Internazionale di Milano. Un bel portafoglio di impegni che è completato dalla presidenza di Confcommercio che occupa da sei anni. Immancabile anche per lui, che siede anche nel cda della Mondadori, il passaggio in politica come parlamentare per ben 24 anni (dal 1968 al 1992). Roma in confronto fa sorridere con il presidente della Camera di Commercio, Giancarlo Cremonesi, classe 1947, che dopo una lunga carriera nel mattone, nel 2008 è sbarcato alla presidenza diAcea, di cui il costruttore Francesco Gaetano Caltagirone è secondo azionista dietro al Comune di Roma che ne ha sostenuto la nomina. Negli Ordini professionali da segnalare la longeva presidenza di Piero Guido Alpa, classe 1947, ai vertici del Consiglio nazionale forense dal 2004 ad oggi e di cui è stato vicepresidente dal 2001 al 2004. Casi analoghi anche nel mondo dell’informazione con Lorenzo Del Boca, 61 anni, presidente dell’Ordine dei giornalisti dal 2001 al 2010, che è stato il primo ad incassare tre mandati consecutivi dopo essere stato per 5 anni numero uno del sindacato della stessa categoria, la Fnsi. Ma la palma spetta a Franco Abruzzo: l’ex presidente 73enne dell’Ordine di Milano ha trascorso ben 14 anni alla guida dei giornalisti meneghini. Infine, nel sindacato, che dovrebbe dare l’esempio del rinnovamento a difesa degli interessi dei lavoratori, si sono invece sedimentati lavoratori di un’altra epoca. Il 63enne Raffaele Bonanni della Cisl prima di diventare segretario nazionale nel 2006 ed essere riconfermato nel 2009 è stato per otto anni segretario confederale. Peggio ancora fa la Uil con Luigi Angeletti, classe 1949, che è segretario generale da dodici anni. E in precedenza era stato segretario confederale Uilm. Che dire? Di sicuro, nei sindacati, l’esperienza non manca.

GLI ATLETICI DINOSAURI. Franco Carraro, Gianni Petrucci e Mario Pescante: in tre, oltre 120 anni di carriera ai vertici dello sport italiano. Praticamente da sempre. Come nella “migliore” tradizione nazionale. Emblematico, in tal senso, il soprannome di Carraro, che per tutti è “il poltronissimo”. Già sindaco (socialista) di Roma dal 1989 al 1993 e per tre volte ministro dello Spettacolo e del Turismo (dal 1987 al 1991), ha ritrovato nel mondo dello sport la sua naturale connotazione professionale e umana, visto che a fine anni ’50 è stato campione europeo di sci nautico, federazione di cui diventa presidente nel 1962. Rimarrà “in sella” fino al 1976. E’ il primo di un’infinita serie di incarichi, tra cui spicca anche quello di presidente del Milan (dal ’66 al ’71). Abbandonata la Fisn, si dà al pallone. Numero uno del settore tecnico della Figc, viene eletto presidente della Lega nel 1973 e vi rimane fino al 1976, quando diventa presidente della Figc (di cui sarà anche commissario straordinario nel 1986). Dal 1978 al 1987 presiede il Coni, carica che abbandona per darsi alla politica ‘tradizionale’. Nel 1997 torna a guidare la Lega nazionale professionisti, dove rimarrà fino al 2001, quando torna a dirigere la Figc. ‘Resiste’ fino al 2006: si dimette ‘a causa’ dello scandalo calciopoli. Fino a qualche mese fa è stato anche commissario straordinario della Federazione italiana di sci, mentre ad oggi conserva la carica di componente della giunta Coni in quanto membro del Cio (Comitato Olimpico Internazionale).

Di questo ente, dal 2009 fino al 21 febbraio scorso, è stato vicepresidente vicario Mario Pescante, dimessosi dopo la rinuncia italiana alla candidatura di Roma alle Olimpiadi del 2020. Questo per quanto riguarda il presente. Ma la storia del “dirigente sportivo Pescante” inizia nel lontano 1973, quando viene nominato segretario generale del Coni, di cui diventa presidente nel 1993. Vi rimane fino al 1998, quando fu costretto a lasciare a causa dello scandalo del laboratorio Antidoping dell’Acqua Acetosa. Membro del Cio dal 1994, nel 2001 diventa deputato con Forza Italia, ricoprendo anche l’incarico di sottosegretario del secondo e terzo governo Berlusconi. Per quale dicastero? Neanche a dirlo: Beni culturali, ma delega allo sport. Rieletto nel 2006 (e anche nel 2008), è stato commissario straordinario per i Giochi invernali di Torino nel 2006 e nei Giochi del Mediterraneo a Pescara 2009. Basket e calcio, invece, nella carriera dirigenziale di Gianni Petrucci, attuale presidente (in scadenza) del Coni, ormai al quarto mandato consecutivo e quindi non rieleggibile. Dal 1977 al 1985 è stato segretario generale della Federazione Italiana Pallacanestro, carica che successivamente ha ricoperto anche nella Figc, per cui è stato anche commissario straordinario dell’Associazione italiana arbitri. Nel 1991 diventa per sei mesi vicepresidente esecutivo dell’As Roma, carica che abbandona per diventare presidente della Fip fino al 1999 (due mandati), quando diventa presidente del Coni per la prima volta. Da allora ad oggi è stato sempre ai vertici del Comitato olimpico nazionale (anche se nel 2000-2001 è stato contemporaneamente commissario straordinario della Figc). Attuale sindaco di San Felice a Circeo, Gianni Petrucci sta già pensando al futuro: per la successione punta molto sull’elezione di Raffaele Pagnozzi, un suo fidatissimo. E la storia continua.

ha collaborato Pierluigi Giordano Cardone

 

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MANDIAMOLI A CASA QUESTI PROFESSIONISTI DEL CLIENTELISMO: 



 

25/01/2012

PROPOSTE PER MIGLIORARE E RIFORMARE LO STATUS QUO IN POLITICA GRUPPO LIBERO FONDATO SU FACEBOOK

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COPERTINA OPUSCOLO UFFICIALE

RILEGATURA E STAMPA FATTA A MANO DA GABRIELE CERVI SPESE AUTOFINANZIATE

OPUSCOLO CONTENENTE NOSTRE PROPOSTE DA ME RILEGATO A MANO E STAMPATO

POLITICA COSTOSA E NOI PAGHIAMO!!! LETTERA PUBBLICATA DAL SETTIMANALE LA VITA CATTOLICA DIOCESI DI CREMONA IL 27 OTT. C.A.

POLITICA E ANTIPOLITICA MIA RISPOSTA A MONS. RINI DIRETTORE DEL SETTIMANALE LA VITA CATTOLICA DIOCESI DI CREMONA GIOVEDI 3 NOV.2011

I PRIVILEGI DEI CONSIGLIERI REGIONALI E QUELLI DEI SINDACATI FONTE QUOTIDIANO LA PROVINCIA DI CREMONA DOMENICA 17 LUGLIO 2011

SINDACATO - IMPRENDITORE COSI' COMINCIANO I PROBLEMI FONTE QUOTIDIANO LA PROVINCIA DI CREMONA LUNEDI 21 MARZO 2001

APPELLO: DOBBIAMO REGOLARIZZARE IL CONTRIBUTO DEI PARTITI LETTERA PUBBLICATA DAL SETTIMANALE IL PICCOLO DI CREMONA VENERDI 14 OTT.

A NOI CHIEDONO SACRIFICI AGLI EX PARTITI ARRIVANO MILIONI FONTE QUOTIDIANO LA PROVINCIA DI CREMONA LUNEDI 1 AGOSTO

DENUNCIAMO GLI SPRECHI DELLA POLITICA ITALIANA GRUPPO SU FACEBOOK FONTE IL SETTIMANALE IL PICCOLO DI CREMONA E IL QUOTIDIANO LA CRONACA DI CREMONA VENREDI 29 LUGLIO

LA BATTAGLIA SU FACEBOOK HA UN GRANDE VALORE MIA REPLICA A SERGIO LINI PUBBLICATA DAL SETTIMANALE IL PICCOLO VENERDI 21 OTTOBRE 2011

  • GRUPPO FONDATO SU FACEBOOK:

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SE POI LO TROVI INTERESSANTE

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QUI :CODICE ETICO