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La Casta la spunterà ancora Salvi boiardi e manager I politici si tagliano i privilegi Amato ci ridia 9.363 € al mese

La Casta la spunterà ancora Salvi boiardi e manager I politici si tagliano i privilegi Amato ci ridia 9.363 € al mese

16/12/2011

La Casta la spunterà ancora Salvi boiardi e manager I politici si tagliano i privilegi Amato ci ridia 9.363 € al mese

Politica

La Casta la spunterà ancora Salvi boiardi e manager

Due emendamenti fanno saltare il tetto per le paghe dei dirigenti degli

enti pubblici

e delle

controllate

dallo Stato

La Casta la spunterà ancora Salvi boiardi e manager

Doppi, tripli e super stipendi. Dopo tante chiacchiere, allarmi e promesse, la verità è che cambia poco o nulla. Sia per i dirigenti della Pa sia per i manager delle controllate.  L’emendamento dei due relatori Maurizio Leo e Pierpaolo Baretta che sembrava fatto apposta per salvare le retribuzioni cumulate dei professori al governo non riguarda invece, come ha spiegato anche il titolare della Funzione pubblica, Filippo Patroni Griffi, né ministri né sottosegretari. Anzi, saranno proprio loro a finire sotto la tagliola della sforbiciata che prevede la possibilità di sommare i trattamenti solo fino al 25% di quello già percepito prima dell’incarico di governo. Non è chiaro cosa succederà con i magistrati fuori ruoli, che sono numerosi nell’esecutivo, visto che il loro stipendio viene definito “indennità”. 

La norma, in realtà, serve a salvare i super stipendi dei dirigenti pubblici, come i 460mila euro del direttore dell’Agenzia delle Entrate o i 389mila del direttore dei Monopoli. L’articolo 23 ter della manovra stabilisce infatti che chiunque percepisca soldi dalla Pa deve restare sotto i 300mila euro del primo presidente della Corte di Cassazione, ma il premier può stabilire a suo piacimento (“motivando”) deroghe per le “posizioni apicali” delle amministrazioni.
Ancora peggio l’intervento sui manager delle controllate. Per le spa non quotate del ministero dell’Economia è stata costruita una corsia speciale. Un altro emendamento, infatti, prevede  che gli stipendi delle aziende del Tesoro siano definiti con un successivo decreto. Non ci sono tetti prestabiliti. Ogni tre anni, peraltro, potranno essere rivisti i livelli retributivi sulla base del mercato e dell’inflazione. Di fatto Monti, che ha l’interim per l’Economia, avrà mani libere sulle paghe di quasi 30 società in mano allo Stato (più tutte le collegate). E nella lista figurano società come Rai, Ferrovie, Cdp, Poste, Enav, Fintecna, Anas, Sace, Poligrafico, Sogei. Una galassia di imprese e di potere. Decine e decine di poltrone da assegnare e di buste paga che, a questo punto, saranno senza limiti.

di Francesco De Dominicis

I politici si tagliano i privilegi Amato ci ridia 9.363 € al mese

L'alibi non c'è più: gli onorevoli possono decidere per legge di rifiutare la pensione. Stiamo a vedere cosa succede...

I politici si tagliano i privilegi Amato ci ridia 9.363 € al mese

Dialogo virtualetra un pensionando incazzato e un deputato in carriera. Il pensionando: "Grazie eh, io l'ho votata e lei mi fa restare in pensione altri tre anni. Se tutto va bene guadagnerò poco più di mille euro al mese dopo una vita di sacrifici". Il deputato: "Guardi la capisco, ma sa l'Europa, la Merkel, gli spread, siamo stati costretti…". Il pensionando: "Beh allora dateci almeno il buon esempio...". Il deputato: "Ehh, guardi la capisco, lei ha ragione, ma anche volendo non possiamo tagliarci la pensione. La legge non lo consente". Il pensionando: "Ma va…".

Bene, da oggi questo siparietto non potrà più ripetersi. Sono bastati pochi minuti (ma perché non l'hanno fatto prima?), il tempo di modificareun regolamento interno della Camera (a proposito: e al Senato cosa succede?), e l’alibi è scomparso: dal 2012 ciascun rappresentante di Montecitorio sarà libero di rinunciare al proprio vitalizio. E a questo punto la domanda la facciamo noi. Non a tutti, per non scadere nel populismo, maagli onorevoli chepercepiscono due pensioni sì: adesso perché non rinunciate al vitalizio?

La lista è lunga, basta spulciare «Sanguisughe», il libro di Mario Giordano, per rendersene conto: si parte da RomanoProdi e si arriva fino ad Armando Cossutta e Luciano Violante. Ne daremo conto nei prossimi giorni. Ma come non iniziare da Giuliano Amato?

Il dottor Sottile che a ogni abbozzo di crisi è pronto a chiedere sacrifici agli italiani porta a casa 31 mila euro lordi previdenziali al mese. Ai 9 mila 363 euro, che gli spettano per lesue annose fatiche da parlamentare, si somma, infatti, la pensione Inpdap da professore universitario, altri 22 mila 048 euro (12 mila 518 netti). Sì avete letto bene: ventiduemila euro come professore universitario. E certo, perché il prof ha effettuato il ricongiungimento con i compensi da presidente dell’Antitrust. Si può? Comeno. Proprio con Amato ai vertici (1994-1997) l’authority si pose il problema dello status degli assegni con iquali remunerava i propri membri. Sono stipendi (e quindi ci spettano i contributi) o semplici indennità? Manco a dirlo, il Consiglio di Stato optò per la prima ipotesi.

 Da qui il cortese invito: caro dottor Sottile, anziché farci la mo- rale, potrebbe confermarela bontà del soprannome che le ha dato anni fa Eugenio Scalfari e rinunciare al vitalizio da parlamentare?

di Tobia de Stefano


 

Il parlamentare Pdl da 10.000 euro al mese. “Con le spese che ho sono uno sfigato”

Le dichiarazioni di Tommaso Foti da Piacenza lasciano a bocca aperta. Ma quello che dice non è diverso (nella sostanza) dagli altri deputati dell'Emilia Romagna che si lamentano solo all'idea che il loro stipendio possa essere tagliato. Da Raisi a Berselli e Cazzola. Fino a qualche insospettabile del Pd

Il Comune di Piacenza ha appena rinnovato un accordo con la Caritas diocesana per andare in aiuto alle famiglie falciate dalla crisi. I Vigili del fuoco protestano perché non hanno più i soldi per fare benzina. Mentre la città ha ilrecord di sfratti in Emilia Romagna. In questo contesto, tra i nuovi “indigenti” ci sono anche insospettabili personaggi del mondo politico, come il deputato del Pdl Tommaso Foti che lancia il suo personale grido di allarme: “Se mi tagliano lo stipendio da parlamentare ho le pezze al culo”.


Il povero di Montecitorio – Una storia singolare, quella di Foti, che interrogato sul come la pensasse a proposito della necessità di dimezzare i compensi di deputati e senatori- in linea con il regime di austerity imposto dal periodo di crisi- prima è andato su tutte le furie (“è una polemica vergognosa”) per poi ammettere il proprio status di “sfigato”, visto che dopo anni di aspettativa dal suo precedente lavoro, non riuscirebbe a mettere insieme il pranzo con la cena se proprio ora la mannaia dei tagli del Governo colpisse anche i parlamentari. Foti percepisce uno stipendio di 113.394 euro l’anno che, su per giù, fanno 9.449 euro al mese, rientrando nella classifica dei più “poveri” di Montecitorio. “Non mi sento per niente un beneficiato” replica il deputato piacentino “perché io devo sempre girare, telefonare, ho anche una prima moglie a cui devo dare gli alimenti”.

“Non sono mica Paniz” – Insomma, a Foti quei nove mila euro e mezzo al mese servono tutti e, anzi, forse non bastano nemmeno. “Per telefonare spenderò 500 euro al mese e alla Camera ti rimborsano solo per 350 euro”. E uno. “Poi io invece di andare in vacanza, faccio 70.000 chilometri l’anno con una 166 sfigata, e ce l’ho solo io quella macchina lì”. E due. Poi, le bollette di luce, gas e telefono della sede del Pdl di piazzale Torino che il deputato usa anche come ufficio. E tre. Infine, è chiaro, la famiglia. “Io alla mia prima moglie devo dare gli alimenti. Glielo dite voi al giudice che non posso più darle 2.000 euro al mese?”. La proposta del Governo non trova quindi il favore del deputato visto che “non sono mica Paniz, che lui ha lo studio legale più grande d’Italia e 3.000 o 5.000 euro al mese non gli fanno la differenza”. Lui, Foti, era un semplice rappresentate della Martini “e dopo 17 anni di aspettativa, visto che sono stato eletto in parlamento, mi spetterà di pensione 1.500 euro”. Spicci, insomma.

Potessi tornare indietro – Dopo la rabbia iniziale, per Foti inizia lo sconforto. Gira per il suo ufficio con la dichiarazione dei redditi, i contributi versati all’Inps gli ultimi salari percepiti durante gli anni da lavoratore dipendente. Perché se da gennaio entrasse in vigore il nuovo sistema contributivo per tutti i comuni mortali “io sono rovinato, con le pezze al culo, e poi mi si costringe a brandire una pistola, sparare in giro e costituirmi” dovendo dire addio al vitalizio. E a 51 anni Foti dovrebbe andare a ribussare alla porta della Martini per chiedere indietro il suo vecchio posto da rappresentante “e magari, che so, non mi mandano a lavorare vicino a casa, ma a Reggio Calabria”. Una vera sciagura. Ma il pidiellino, una soluzione ce l’ha: “L’indennità parlamentare dovrebbe essere adeguata all’ultimo stipendio percepito”. Sì, perché “sarebbe giusto che le regole del gioco si stabilissero all’inizio e non durante- chiosa sconsolato il parlamentare- perché se lo sapevo mica mi mettevo in aspettativa”.“Spostandosi verso il centro, il ragionamento non è molto diverso. Anche Enzo Raisi, ex consigliere del Comune di Bologna e oggi deputato di Futuro e libertà, si potesse tornare indietro ci penserebbe due volte prima di candidarsi per Montecitorio. “Proseguendo la carriera imprenditoriale avrei guadagnato di più e sarei stato più rispettato. Mentre in Italia appeni esci dal palazzo ti prendono a pesci in faccia”. Il finiano si dice disposto a fare la sua parte, ma avverte: “Se andiamo avanti di questo passo avremo un Parlamento composto solo da ricchi o da pensionati”.

Le reazioni degli onorevoli – Insomma per alcuni parlamentari emilianoromagnoli non è facile digerire la prospettiva (in verità tutt’altro che vicina) di una busta paga più leggera. Sia a destra sia a sinistra sono diversi gli onorevoli schierati sulla difensiva. C’è chi si sente vittima di campagne mediatiche mirate, chi bersaglio di “un accanimento ingiustificato”. E chi non accetta di essere il solo a pagare: “Sono altri a dover fare sacrifici”.

Berselli: “Paghino anche gli altri” – Con queste premesse sembra proprio che il provvedimento, una volta approdato in Parlamento, non avrà vita facile. “Troppo semplice prendersela con noi – sbotta il senatore bolognese del Pdl Filippo Berselli –. Perché non si vanno a toccare i compensi dei membri del Csm, o quelli dei dirigenti di Finmeccanica ed Eni?” Il rischio, secondo il senatore, è che si scivoli nella demagogia senza ottenere risultati concreti: “Non sono contrario ridurmi lo stipendio, ma se lo fanno solo le camere non servirà a nulla. Occorrerebbe pianificare una serie di tagli, estendendoli ad altre figure”.

Gli attacchi ai media – La ricetta di Giuliano Cazzola, altro bolognese di centrodestra seduto a Montecitorio, è andare a toccare tutte le “indennità accessorie” e i vitalizi. “Sono tante le voci che vanno riviste – spiega – ma nell’elenco non includerei gli stipendi che mi sembrano arrivati a un livello sostenibile”. Cazzola si smarca da alcuni suoi colleghi di partito, in particolare da chi ha già sfoderato le armi promettendo battaglia. “Si sentono vittime di chissà quale ritorsione. È avvilente vedere come si siano messi a fare i conti in tasca agli altri”. Da ex-direttore del Resto del Carlino, il deputato Pdl Giancarlo Mazzuca sposta l’attenzione sul comportamento dei media. “Molti giornali stanno portando avanti una campagna populista che strizza l’occhio all’antipolitica – commenta –. Va bene, ridimensioneremo i nostri stipendi. Ma è sbagliato continuare e demonizzare il Parlamento”.

Anche deputati Pd contro i tagli - Da Bologna a Reggio Emilia, anche a sinistra qualcuno è contrariato. Il deputato del Pd Maino Marchi, intervistato dalla Gazzetta di Reggio, tira fuori cifre e dati a sua discolpa. “Abbiamo già fatti quattro tagli soltanto quest’anno. Il primo, di 500 euro, sulla diaria. Il secondo, di altri 500 euro, sulle spese per il rapporto col territorio. Il terzo, di 300 euro, è stato il taglio del 10% sul compenso lordo. Sarà l’Istat a dirci se e come dovremo ridurre ancora. Non il Governo”. E poi lancia la stoccata all’Italia dei valori, secondo cui si potrebbe agire subito senza aspettare i risultati delle comparazioni con i colleghi europei. “Sono populisti e cavalcano tutto”. Sulla stessa lunghezza d’onda il leghista Angelo Alessandri, presidente della commissione ambiente e lavori pubblici della Camera, che sempre interpellato dalla Gazzetta di Reggio definisce la questione “demagogica”. Per l’esponente del Carroccio, infatti, la priorità è ridurre il numero di deputati e senatori e non le loro paghe.,

Il centrosinistra bolognese - Fuori dal coro alcuni parlamentari bolognesi del Pd, tra cuiSandra Zampa, l’ex sindaco di Bologna Walter Vitali e Donata Lenzi, che sembrano non avere obiezioni alla riduzione dei compensi. Anzi, si dicono pronti ad accelerare i tempi. “Le ragioni di equità e di solidarietà sociale richiedono un ulteriore intervento sul nostro trattamento economico, oltre a quelli che sono già stati fatti, e ci impegneremo perché le due camere diano pronta esecuzione alle deliberazioni, senza indulgere in tecnicismi”.

di Massimo Paradiso e Giulia Zaccariello


Tutte le balle degli onorevoli: "Lo stipendio contro le lobby"

Le scuse della Casta: Non tagliateci il compenso, ci serve per la vita e per non piegare la testa davanti agli interessi"

Tutte le balle degli onorevoli: "Lo stipendio contro le lobby"

La faccia come il coccige. È con un’immagine di fiammeggiante spudoratezza, che si può descrivere la rivolta dei parlamentari contro Monti che vuole decurtar loro l’indennità (stipendio, benefit, rimborsi, portaborse, diarie) di 5000 mila euro, causa adeguamento alla media europea. Ecco il tracciato neurologico delle dichiarazioni della Casta sul tema.

Lo scivolone di Rosy - «La sforbiciata? Scivolone del governo. Molti (deputati), finito il mandato si troveranno in condizioni  non molto diverse da quella dei lavoratori messi oggi in mobilità che non possono arrivare alla pensione. Persone che han fatto politica da sempre e non hanno una professione, altri che hanno dovuto trascurare il loro lavoro, politici che una volta tornati a casa dovranno vivere con lo stipendio della moglie. Non posso fare nomi e cognomi, ma per molti di loro non stiamo parlando del superfluo, ma dell’essenziale della vita» (Rosy Bindi a La Stampa. La presidente del Pd, cattolica, Giovanna d’Arco della Casta, è visibilmente costernata dal destino di povertà in cui verseranno i colleghi, laceri, afflitti, ridotti a mendicanza agli angoli bui di Montecitorio...).

Aiuto i colleghi poveri - «I soldi non mi servono, ma capisco il disprezzo. Io quando posso aiuto i colleghi in difficoltà se si ricordano del prestito bene, altrimenti amen. A volte ricordano ma non sono in condizioni di saldare il debito» (Guido Crosetto a Repubblica. L’ex sottosegretario Pdl, ricco di famiglia, è un passo avanti rispetto al Rosy Bindi. Dalla  fase della misericordia è passato direttamente a quelle della carità).

Amato mio - «Quando nella trasmissione Otto e mezzo, mi venne chiesto come rispondevo a chi mi chiedeva di ridurmi la pensione, risposi che non capivo la domanda, non per tracotanza, ma per la semplice ragione che ormai sono un privato cittadino e non ho  alcun potere  sulla mia né su altre pensioni». (Giuliano Amato, a La Stampa. Il presidente della Treccani assomma 22.048 euro al mese dall’Inpdap coi 9.363 del Parlamento. Amor che a nullo Amato  senza limiti. Di cumulo)

Giro di vite - «Suggerisco ai gazzettieri dell’antipolitica di tagliare ai parlamentari, oltre agli stipendi, anche la testa» (all’Ansa, Francesco Giro ex sottosegretario. Con una buona idea di cui tenere conto)

La Coop sei tu - «Io faccio una vita normale, faccio la spesa alla Coop, quelli che mi conoscono lo possono testimoniare. L’indennità serve perché chi non è ricco possa fare politica senza farsi finanziare dalle lobby»(Marina Sereni, vicepresidente Pd al Corriere della sera, mentre guarda un film di Woody Allen. Immaginatela, tra gli scaffali della Coop, avvicinata da lobbisti di Goldman Sachs, banchieri ebrei, massoni con cappuccio)

Nudi e suicidi - «Toglierci il vitalizio? É come mandarci in giro nudi per strada. Poi è ovvio che uno si ammala, prende l’influenza, si aggrava, arriva la polmonite. Questa riforma è un’istigazione al  suicidio» (Alessandra Mussolini, che in gioventù posò nuda sulle riviste patinate, al settimanale A)

Nudi e gratuiti - «I parlamentari dovrebbero svolgere il ruolo in forma gratuita. Già nei termini risultiamo diversi dagli altri cittadini, quindi basta. Io sarei per eliminare l’indennità» (sempre la Mussolini a Panorama.it. Smentisce la dichiarazione di cinque giorni prima obbiettando che era «all’estero». Misteri del jetlag)

Perdindirin Dini - «Le retribuzioni dei politici italiani sono ampiamente sotto la media Ue» (Lamberto Dini, mal informato, dichiara all’Ansa tutto lo sdegno suo, rincasando nel suo palazzo di piazza Borghese, un elegante Borsalino in testa e un pacco in mano frutto di uno shopping oltranzista in centro)

Lo sciattone - «La nobile arte della politica, cui parecchi quotidiani che oggi starnazzano si sono attaccati per far arrivare contributi pubblici, la si vuole uccidere? Si sa che a queste potenze massoniche europee interessa avere propri omologhi al vertice decisionale dei paesi. Se vogliono una classe politica di sciattoni, è una scelta che si può fare, ma mi sembra che un certo decoro ci debba essere». (Il senatore leghista Piergiorgio Stiffoni a La Zanzara, in onda su Radio 24. Stiffoni è quello che, a proposito di eleganza dichiarò sugli extra-comunitari: «Peccato che il forno crematorio di Santa Bona, a Treviso, per loro non sia ancora pronto». Dà sempre delle grandi soddisfazioni)

Non sono un ladro - «So di essere un privilegiato, ma non sono un ladro» (Il Pd Emanuele Fiano a Panorama.it. Un cincinino di coda di paglia?)

di Francesco Specchia

ANTONIO RAZZI UN POLITICO COME TANTI..MA GLI ITALIANI SI MERITANO QUESTI POLITICI?? FORSE SI.. VISTO CHE I FURBI SONO LA MAGGIORANZA.. E L'ONESTA' E' UN OPTIONAL..

 

POLITICI CRISTIANI?

 POLITICA COSTOSA E NOI PAGHIAMO!!! LETTERA PUBBLICATA DAL SETTIMANALE LA VITA CATTOLICA DIOCESI DI CREMONA IL 27 OTT. C.A.

 

 

 

POLITICA E ANTIPOLITICA MIA RISPOSTA A MONS. RINI DIRETTORE DEL SETTIMANALE LA VITA CATTOLICA DIOCESI DI CREMONA GIOVEDI 3 NOV.2011

I PRIVILEGI DEI CONSIGLIERI REGIONALI E QUELLI DEI SINDACATI FONTE QUOTIDIANO LA PROVINCIA DI CREMONA DOMENICA 17 LUGLIO 2011

 

SINDACATO - IMPRENDITORE COSI' COMINCIANO I PROBLEMI FONTE QUOTIDIANO LA PROVINCIA DI CREMONA LUNEDI 21 MARZO 2001

 

APPELLO: DOBBIAMO REGOLARIZZARE IL CONTRIBUTO DEI PARTITI LETTERA PUBBLICATA DAL SETTIMANALE IL PICCOLO DI CREMONA VENERDI 14 OTT.

A NOI CHIEDONO SACRIFICI AGLI EX PARTITI ARRIVANO MILIONI FONTE QUOTIDIANO LA PROVINCIA DI CREMONA LUNEDI 1 AGOSTO

DENUNCIAMO GLI SPRECHI DELLA POLITICA ITALIANA GRUPPO SU FACEBOOK FONTE IL SETTIMANALE IL PICCOLO DI CREMONA E IL QUOTIDIANO LA CRONACA DI CREMONA VENREDI 29 LUGLIO

LA BATTAGLIA SU FACEBOOK HA UN GRANDE VALORE MIA REPLICA A SERGIO LINI PUBBLICATA DAL SETTIMANALE IL PICCOLO VENERDI 21 OTTOBRE 2011