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LA CASTA DEI BABY PENSIONATI CI COSTA 9 MILIARDI L'ANNO ..MA MONTI E' AL CORRENTE???

LA CASTA DEI BABY PENSIONATI CI COSTA 9 MILIARDI L'ANNO ..MA MONTI E' AL CORRENTE???

LA CASTA DEI BABY PENSIONATI CI COSTA 9 MILIARDI L'ANNO ..MA MONTI E' AL CORRENTE???

La Casta dei baby-pensionati Costa 9 miliardi l'anno

Trenta, quaranta, anche cinquant’anni di vita da pensionato. Paradossi

di un Paese, l’Italia, che oggi deve tirare la cinghia. Ma che negli anni

Settanta era molto, molto generosa. Mentre si discute  se ritoccare per

l’ennesima volta l’età pensionabile (ieri la richiesta è e stata reiterata

dai giovani imprenditori di Confindustria nel tradizionale meeting

autunnale di Capri),  di quanti hanno la fortuna di avere un impiego,

spulciare i dati dei 535.752 baby pensionati fa salire la pressione

e incoraggia una riflessione. 

Oggi il  nostro sistema previdenziale deve sostenere un esborso

notevole (9,45 miliardi l’anno) per retribuire un esercito di oltre

mezzo milione di (ex) giovani pensionati. E non si tratta di poca cosa,

considerando che nel 2010 la spesa pensionistica complessiva, 

secondo i dati della Ragioneria generale, è arrivata a sfondare quota

193,4 miliardi, pari al 15,3% del Prodotto interno lordo. Insomma,

oltre il 5% della spesa per assegni pensionistici serve a coprire l’esborso

vero signori e signore che negli anni successivi al 1973 (decreto 

1092 varato dal governo Rumor) riuscirono ad andare in pensione

con una manciata di anni di lavoro. All’epoca bastavano  alle impiegate

pubbliche con figli appena 14 anni, sei mesi e un giorno per andare

in pensione.  
E indifferentemente dal sesso tutti i dipendenti statali potevano ambire

alla pensione dopo 19 anni, sei mesi e un giorno. Un po’ più sacrificati i 

dipendenti degli enti locali che potevano ritirarsi con 25 anni di contributi.

Vista con gli occhi di oggi - e con la prospettiva di dover lavorare fino ai

70 anni come in Germania - un Eldorado previdenziale. Se a questo regalino

previdenziale sommiamo poi l’allungamento dell’aspettativa di vita degli

italiani (arrivata a 79,1 anni per gli uomini e  84,3 anni per le signore),

ne viene fuori un salasso che rischia di protrarsi per altri 20/30 anni. 

Già durante la turbolente estate della manovra correttiva si parlò di

mettere mano a quest’anomalia tutta italiana. Le tabelle del Tesoro

(sulle quali si basa l’elaborazione realizzata per Libero dal Centro

Studi SIntesi), sui signori baby pensionati vennero velocemente

messe via quando Umberto Bossi oppose categorico il niet della Lega,

alleato di peso e indispensabile per la tenuta della maggioranza.

E non solo perché la signora Bossi, ex insegnante, è una delle baby

pensionate. Manuela Marrone ha fatto l’insegnante fino a 39 anni, e

da qualche decennio incassa un assegno mensile di 766 euro.

La verità è che in Lombardia (110.497 baby pensionati), Piemonte (48.414),

Veneto (56.785) ed Emilia Romagna (52.626), si concentrano una parte

importante dei privilegiati. Una mappa che corrisponde più o meno con il

bacino elettorale della Lega Nord. Comprensibile quindi i cavalli di

Frisia eretti contro qualsiasi intervento dai lumbard. Ma dalle Alpi alla

Sicilia la corsa alla baby è uno sport nazionale. Tra i politici c’è anche

Leoluca Orlando, un tempo sindaco di Palermo e oggi portavoce dell’Idv

che ha pensato bene di andare in pensione a soli 42 anni. O Adriano

Celentano (in pensione dal 1988 a soli 50 anni).
La Cgil - che di fiuto politico ne ha per i possibili interventi governativi

che colpiscono i pensionati - ha già messo le mani avanti e ammonito a

guardare altrove. Eppure un contributo di solidarietà del 5% su questi

assegni (in media 1.357 euro al mese), peserebbe per poco meno

di 60/70 euro. ma consentirebbe di risparmiare quasi cinquecento milioni

l’anno. 

Barricate leghiste a parte, tra gli indefessi paladini dell’assegno

pensionistico giovanile troviamo anche il leader dell’Italia dei Valori,

Antonio Di Pietro, che abbandonata la toga e sceso in politica optò

per un prematuro pensionamento dalla magistratura e oggi incassa

un assegno mensile di 2.644 euro (lordi) al mese. Non se la

passa certo male l’ex vicedirettore generale della Banca d’Italia,

Mario Sarcinelli, che quando festeggiò 48 anni pensò bene di mettersi

a riposo e si deve barcamenare con una pensioncina di 15mila euro

al mese. Ma l’Inps ha a libro paga anche banchieri famosi come Rainer

Masera (andato in pensione a 44 anni) che devono “sopravvivere”

con 18mila euro al mese. Ma l’elenco dei fortunati pubblicato nel libro

di Mario Giordano (Sanguisughe, Mondadori), è molto più lungo.

Certo questi sono casi limite. Poi c’è la maestra con la pensioncina da

800 euro scarsi al mese. Peccato che chi ha iniziato a lavorare da 20 ann

i (e dovrà faticare per altri 20) a stento riuscirà a portare a casa una

pensione superiore al 60% dell’ultimo stipendio. I signori baby, invece,

incasseranno in vita loro, assegno dopo assegno, il 300% di quanto

hanno versato.

Anche la moglie di Tremonti è una

baby pensionata

 

26 ottobre 2011

I privilegi di Roma Ladrona? Non sono solo appannaggio del Carroccio

Il caso di Manuela Marrone, moglie di Umberto Bossi e baby pensionata, non è

 mica l’unico tra quelli che i cittadini dovrebbero conoscere. Tra le baby pensionate

ci sono anche altri nomi eccellenti, come quello di Fausta Beltrametti,

consorte legittima dell’attuale ministro dell’Economia Giulio Tremonti, che

un mesetto fa ha alzato l’Iva di un punto percentuale dopo aver giurato che

nel programma elettorale del PdL ci sarebbe stato il taglio delle tasse.

LA POLITICA BABY PENSIONATA – In un articolo di qualche tempo fa

pubblicato su Libero, Franco Bechis ha ricordato che:

La signora Beltrametti in Tremonti – nata il 18 giugno 1947, cioè due mesi

esatti prima del futuro marito – andò in pensione nel settembre del 1986, a 39

anni compiuti da poco…Ha versato contributi per 181 mesi e al momento

ha già riscosso 300 ratei di pensione, 119 mesi più di quanto versato. Ha

versato contributi per 181 mesi, sta riscuotendo la pensione da 264 mesi,

83 in più di quanto versato. Come in casa Tremonti anche in casa Bossi

sarebbe stato difficile fare una battaglia contro le pensioni di anzianità.

La consorte del leader della Lega Nord, Manuela Marrone, è baby pensionata

dal 1996, quando aveva appena 42 anni. Ad oggi ha già riscosso 5 mensilità

più dei contributi versati

L’articolo è di agosto e i numeri andrebbero aggiornati. Ma forse è più

interessante ricordare anche altri casi, tutti presenti in una fonte di qualche

anno fa.

L’INCHIESTA DEL MONDO – Nel 1997 il settimanale Il Mondo pubblicò 

infatti una lista di pensionati ‘eccellenti’, tra cui c’erano quelli della Marrone

e della Beltrametti. Ma anche tanti altri:

Si parte da Antonio Di Pietro, che dal settembre 1995, quando aveva 45 anni,

ha diritto a una pensione di 4 milioni lordi al mese. Poi, si arriva a

Francesco Cossiga. Si’, l’ex presidente della Repubblica dal 1985, e cioe’ dall’eta’

di 57 anni, puo’ contare anche su una rendita di 4 milioni lordi al mese.

Ma il meccanismo delle pensioni d’anzianita’ ha finito per favorire anche

grandi manager delle imprese private. Tra i pensionati compare anche il

presidente della Fiat Cesare Romiti, che dopo una lunga carriera

iniziata nel 1947 come impiegato alla Bomprini Parodi Delfino ha ottenuto

nel 1977, a 54 anni, una pensione di 5 milioni lordi al mese. Una rendita

d’anzianita’ spetta anche a un altro grande nome del capitalismo

nazionale, cioe’ Carlo De Benedetti, che dal 1993 ha diritto a un assegno

mensile di 7,8 milioni lordi. Il record pero’ spetta a Cesare Geronzi, presidente

della Banca di Roma, in passato alto dirigente della Banca d’Italia. Il banchiere

puo’ contare su una rendita d’anzianita’ di 36,6 milioni al mese, che si somma

a una pensione di vecchiaia di 17,4 milioni mensili. Totale: 54 milioni lordi al mese.

In attesa della secessione, il Welfare State all’italiana si prende cura

anche di Sonia Bekdemiran, moglie di Giancarlo Pagliarini (Lega). Dall’eta’

di 41 anni (oggi ne ha 49), la moglie di Pagliarini riceve dal Tesoro italiano

1 milione e 600 mila lire a titolo di pensione d’anzianita’. A 53 anni, nel 1989,

si e’ ritirata dal lavoro Maria Grecchi, moglie di Giuliano Urbani.

Mentre Gabriella Zucchi, consorte dell’ex ministro Raffaele Costa, instancabile

fustigatore degli sprechi pubblici, e’ entrata nella categoria a 47 anni.

C’e’ anche Armando Cossutta, presidente di Rifondazione comunista,

Publio Fiori, deputato di Alleanza nazionale ed ex avvocato dello Stato,

Antonio Pizzinato, ex leader della Cgil e ora senatore nelle file del Pds.

Tra i giornalisti, invece, l’inchiesta del Mondo cita Vittorio Feltri (il Giornale),

Emilio Fede (Tg4), l’ex direttore del Mattino di Napoli Pasquale Nonno e

l’inventore di Telekabul al Tg3, cioe’ Alessandro Curzi. E il grande ombrello

del Welfare State si è aperto anche per Adriano Celentano. L’ex ragazzo della

via Gluck a 50 anni esatti si è messo nelle mani dello Stato. E cosi’ dal

1988 ha diritto a una pensione di 2 milioni al mese.

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    Ecco le baby-pensioni
    FLAVIA AMABILE



    Che cosa sono le baby pensioni?
    In questi giorni se ne è parlato molto. Il termine baby pensioni

    però indica soltanto quelle godute da lavoratori del settore

    pubblico che hanno smesso di lavorare a meno di 50 anni di età

    Furono introdotte nel 1973 dal governo Rumor e cancellate quasi

    venti anni dopo, nel 1992.

    Chi ne aveva diritto?
    Chi aveva 14 anni 6 mesi e 1 giorno di contributi se si trattava di

    donne sposata con figli, 20 anni per gli statali, 25 per i dipendenti

    degli enti locali.

    In quanti ne godono?
    Sono 531.752 le pensioni di vecchiaia e di anzianità concesse in

    questi anni secondo l’ultimo rapporto della Confartigianato. In

    media i baby pensionati ricevono un assegno di circa 1.500 euro

    lordi al mese. Cifre di tutto rispetto, se si considera che mediamente

    incassano la pensione per più di 30 anni avendo versato pochissimi

    contributi. Incassano minimo tre volte rispetto a quanto hanno versato.

    Chi sono i baby-pensionati?
    Il 78,6% - quasi 8 su 10 - sono dipendenti pubblici, come . Di questi

    più della metà (il 56,5% sono donne. Il restante 21,4% invece sono

    persone che godono di regimi speciali. Sono soprattutto persone

    che vivono al Nord, e non a caso la Lega sta puntando i piedi

    contro ogni intervento in materia. Il 62,5% è concentrato al Nord.

    Al primo posto c’è la Lombardia con 110.497 baby pensioni e una spesa

    di 1,7 miliardi e un record assoluto di 2 baby-pensionati su 10. A

    l secondo posto c’è il Veneto con 56.785 assegni, il 10,7% del totale.

    Al terzo e quarto posto Emilia Romagna e Piemonte, rispettivamente

    con 52.626 e 48.414 assegni, circa il 9% del totale..

    Quanto costano?
    Cifre abnormi se si considerano tutti gli effetti sull’economia di

    quest’anomalia previdenziale. In totale costano allo Stato circa

    163,5 miliardi, una sorta di tassa di 6.630 euro a carico di ciascun

    lavoratore italiano, sostiene Confartigianato, se si calcola la maggiore

    spesa che le casse pubbliche sopportano rispetto ai pensionati ordinari.

    I baby pensionati infatti ricevono un trattamento pensionistico più

    lungo di 15,7 anni rispetto ad un pensionato medio. Se si calcola la

    maggior spesa pubblica cumulata per ognuno degli anni di pensione

    eccedenti alla media si arriva alla cifra di 148,6 miliardi di euro.

    A questa somma bisogna aggiungere la minore contribuzione

    pari a 138.582 euro per ogni baby-pensionato del settore privato.

    Sono circa centomila, vuol dire un carico di 14,8 miliardi di mancate

    entrate previdenziali. Se invece si vuole considerare solo le rendite

    erogate siamo su una spesa di 9,45 miliardi di euro: 7,43 miliardi

    per quelle incassate dai lavoratori del pubblico impiego, 2,02 miliardi

    per i lavoratori sottoposti a regimi speciali. E’ una cifra considerevole

    soprattutto se si tiene presente che nel 2010 la spesa pensionistica

    complessiva, secondo i dati della Ragioneria generale, è arrivata a

    sfondare quota 193,4 miliardi, pari al 15,3% del Prodotto interno lordo.

    Insomma, oltre il 5% della spesa per assegni pensionistici serve a

    coprire l’esborso per i baby-pensionati.

    Quanto hanno lavorato?
    Forse sarebbe preferibile rovesciare la domanda e chiedere quanto

    restano in pensione per aver eun quadro più chiaro di quello che

    accade. In media il 48% della vita, ovvero più di 40 anni,s e si consider

    a una durata media della vita di 85,1 anni. Ma ci sono 16.953

    fortunatissimi baby pensionati che si sono ritirati dal lavoro a 35 anni

    e che restano in pensione quasi 54 anni, ovvero il 63,4% della vita,

    molto più della metà della loro esistenza. Da non disprezzare anche

    la condizione di coloro che sono andati in pensione tra i 35 e i 39 anni:

    restno in pensione 47 anni, il 55,8% della loro vita.

    Esistono baby pensionati famosi?
    Sì, sono anche molti e spesso politicamente scomodi. Antonio Di Pietro,

    leader dell’Idv, andato in pensione da magistrato a 44 anni

    (oggi ne ha 60) e che incassa 2.644 euro lordi al mese. La moglie

    di Umberto Bossi, Manuela Marrone, sposata con il leader della

    rivolta contro Roma Ladrona, è andata in pensione come insegnante

    a 39 anni. Proprio su di lei si è scatenata l’ultima lite alla Camera

    due giorni fa. Tra i politici c’è anche Leoluca Orlando, un tempo

    sindaco di Palermo e oggi portavoce dell’Idv che è andato in

    pensione a 42 anni. E persino Adriano Celentano non si è tirato

    indietro: è in pensione dal 1988 a soli 50 anni. A livelli diversi,a

    nche come rendite percepite, l’ex vicedirettore generale della

    Banca d’Italia, Mario Sarcinelli. Quando compì 48 anni decise

    di lasciare la Banca d’Italia di cui era arrivato a ricoprire il ruolo

    di vicedirettore generale. Un’ottimo incarico che si è riflesso

    sulla pensione: 15mila euro al mese per 24 anni di lavoro senza

    che questo impedisca di continuare a ottenere incarichi e stipendi

    mensili. Un percorso simile quello di Rainer Masera andato in

    pensione a 44 anni dopo una lunga carriera in Banca d’Italia per

    diventare presidente dell’Imi, l’Istituto Mobiliare Italiano.

    Da allora lo Stato gli versa 18mila euro al mese.

    di Antonio Castro