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Il taglio impossibile delle Province tra ribellioni, cavilli e rinvii

Il taglio impossibile delle Province tra ribellioni, cavilli e rinvii

13/08/2012

Il taglio impossibile delle Province tra ribellioni, cavilli e rinvii

Il taglio impossibile delle Province 
tra ribellioni, cavilli e rinvii

Anche gli enti che non vogliono sparire decideranno sul «riordino»

ROMA - «Morituri te salutant». Apostrofava così i cronisti, nell'agosto dello scorso anno, Fabio Melilli, presidente della Provincia di Rieti: l'unica del Lazio che in base ai criteri studiati dall'allora ministro della Semplificazione Roberto Calderoli sarebbe stata azzerata. Beffardo, ma per nulla rassegnato. «La procedura è incostituzionale e non porterà da nessuna parte», sussurrava. I giorni seguenti gli avrebbero dato ragione, perché la proposta di riforma delle Province avanzata dal governo di Silvio Berlusconi scomparve prima ancora di aver visto la luce.
Da allora sembra passato un secolo. Ma i salvavita che preservano lo status quo delle Province italiane continuano a entrare in azione. Ce n'è di ogni tipo: ricorsi al Tar, al Consiglio di Stato o alla Corte costituzionale, accordi sindacali... Adesso la valvola provvidenziale si chiama «Consiglio delle autonomie locali». Di che cosa si tratta? È l'organismo che in ogni Regione deve proporre non più «l'accorpamento» delle Province che non rispettano alcuni parametri, come era previsto nella prima versione del decreto sulla spending review, ma il loro «riordino», come invece stabilisce il testo emendato dal Senato.
Prendiamo un caso: quello della Toscana, Regione dove in base ai criteri messi a punto dal ministro della Funzione pubblica Filippo Patroni Griffi per tenere in vita una Provincia, non ne sopravviverebbe nessuna delle attuali. Tranne quella di Firenze, che peraltro dovrebbe essere trasformata in città metropolitana, non ce n'è infatti nemmeno una con almeno 350 mila abitanti e 2.500 chilometri quadrati di superficie. Il Consiglio delle autonomie locali qui è composto da 50 persone. Chi è il presidente? Marco Filippeschi, il sindaco di Pisa. Città capoluogo di una Provincia in predicato per essere dissolta e fusa con quella limitrofa di Livorno, che da secoli sfotte i cugini. La più gentile sfornata dai livornesi: «Meglio un morto in casa che un pisano all'uscio». Vi immaginate la prima riunione per decidere chi si «riordina» con chi?


Ancora. Nel Lazio ci sono tre grossi problemi: quello di Latina, Viterbo e Rieti. Tre Province che non rispettano i limiti governativi e dovrebbero essere «riordinate». Nodi che anche in questo caso dovrà sciogliere il Consiglio delle autonomie locali, composto da 35 persone: e presieduto, guarda guarda, dal presidente della Provincia di Rieti, Melilli! Per non parlare degli altri casi, come quello della Lombardia, dove è stato insediato alla guida del locale Consiglio delle autonomie (58 componenti) il giovane leghista Fabrizio Cecchetti, già conduttore di Radio Padania libera, appartenente allo stesso partito di Dario Galli, il presidente della Provincia di Varese che giudicando non più tardi di quattro giorni fa «imbarazzante» il riordino delle Province, ha detto: «Visto che il Governo ha dato alle Regioni le competenze per la riforma delle Province, anche sulla base di un importante incontro avvenuto in Regione credo che la Lombardia non rispetterà i parametri imposti dal Governo, e Varese non si accorperà».


Sarebbe il degno epilogo di una storia, questa sì, davvero imbarazzante. Basterebbe ricordare le posizioni assunte dai leader dei due principali partiti, il Pdl e il Pd, nella campagna elettorale del 2008. Quando Walter Veltroni prometteva l'abolizione delle Province «inutili» e Silvio Berlusconi rilanciava garantendo tabula rasa. Per tre anni si è fatto finta di niente. Poi, nell'estate del 2011, è spuntata una proposta: via tutte le Province che hanno meno di 300 mila abitanti o una superficie inferiore a 3 mila chilometri quadrati. Immediatamente sono cominciate le proteste e i distinguo: e da 37 i «morituri» sono scesi a 23. Una burla. E la proposta è passata in cavalleria. 
Finché Berlusconi non ha dovuto lasciare palazzo Chigi a Mario Monti. Erano le settimane terrificanti dello spread alle stelle fra i rendimenti dei nostri titoli di Stato e i bund tedeschi. Incombevano le prescrizioni contenute nella famosa lettera della Banca centrale europea, che suggeriva tra le varie misure proprio l'abolizione delle Province. E nel decreto «Salva Italia» comparve finalmente una tagliola. «Sarà la volta buona?» si domandavano i sostenitori della riforma. Tanto più fiduciosi perché sia il Pdl che il Pd, a parole favorevoli, questa volta sostenevano insieme il governo.


Ma subito scoppiarono le proteste che costrinsero l'esecutivo a fare una mezza marcia indietro, concedendo un anno di tempo per fissare i criteri in base ai quali ridimensionare gli apparati delle Province, che sarebbero state trasformate da organismi elettivi in strutture di diretta emanazione comunale. 
Poi, questa estate, una nuova svolta. Allarmato da un ricorso alla Corte costituzionale contro la disposizione contenuta nel «Salva Italia» in discussione il prossimo 6 novembre, il governo Monti decide di cambiare strada: non più l'abolizione delle Province, che continuerebbero a esercitare funzioni come quelle ambientali e nei trasporti, ma la loro riduzione. Un taglio secco di almeno la metà: poi addirittura di 64 su 107. Anche in questo frangente, tuttavia, il partito delle Province non si rassegna. E al Senato riesce a ottenere che dall'«accorpamento» degli enti fuori dai parametri si passi al più morbido «riordino». Operazione che per giunta non sarà affidata allo Stato, ma alle stesse Province, attraverso i Consigli delle autonomie locali. 
Qualcuno, come il relatore al decreto, il pidiellino Gilberto Pichetto Fratin, comincia a profetizzare «un allungamento dei tempi». Ma che pure nel governo non siano completamente rilassati lo testimonia la nota con cui la Funzione pubblica sente il bisogno di precisare il 3 agosto che va considerata «inutile», parole dell'agenzia Ansa, «la compravendita di comuni di confine da parte delle Province per salvarsi dalla cancellazione prevista dalla spending review». Segno che qualche furbetto della Provincina si stava già attrezzando per aggirare i famosi parametri. Del resto, in qualche caso sarebbe sufficiente un'inezia. Alla Provincia di Arezzo, per esempio, servirebbero meno di 500 abitanti per scampare alla cancellazione. Basterebbe annettere un minuscolo Comune limitrofo della Provincia di Siena o di Perugia.


Va detto che gli aretini non hanno mai ufficialmente preso in esame manovre del genere. Contrariamente a quanto è successo in Campania, dove il presidente della Provincia di Benevento Aniello Cimitile è furente all'idea che il suo ente sia l'unico fra tutti quelli della Regione a doversi sciogliere per il mancato rispetto dei limiti quantitativi imposti dal governo. «L'ipotesi da prendere in considerazione per lasciare in piedi anche la Provincia di Benevento», riferisce sempre l'Ansa citando una riunione della Conferenza permanente fra Regione e autonomie locali convocata dall'assessore regionale Pasquale Sommese, «sarebbe quella di un passaggio di Comuni da un territorio a un altro. Benevento potrebbe inglobare alcuni Comuni dell'Avellinese e, a sua volta, il territorio irpino guardare alla Provincia di Salerno». Non domo, Cimitile ha preannunciato intanto una causa al Tar e ha chiesto alla Regione di mettere in moto la Corte costituzionale. L'ennesimo ricorso. 
Ma il cambio di rotta del governo, dall'abolizione tout court delle Province alla loro riduzione, non doveva servire a evitare scontri davanti alla Consulta? 

Sergio Rizzo

Spending review delle province: tutti i trucchi per non tagliarle

Contro il decreto del governo ricorsi a Tar, Consiglio di Stato, Corte costituzionale. Ed è già scattata la compravendita dei comuni di confine...

Spending review delle province: tutti i trucchi per non tagliarle
La beffa dei "Consigli delle autonomie locali": dovranno decidere sul "riordino" delle province ma ai loro vertici ci sono i presidenti degli enti in odor di taglio...

La spending review delle Province non s'ha da fare. Da un anno si sta concretamente parlando di tagliare gli enti intermedi tra Comuni e Regioni, eppure c'è sempre qualcosa che lo impedisce. Come ricorsa Sergio Rizzo sul Corriere della Sera, ci si mettono "ricorsi al Tar, al Consiglio di Stato o alla Corte costituzionale, accordi sindacali...". E ora c'è pure il Consiglio delle autonomie locali, il nuovo organismo che in ogni regione deve proporre non più "l'accorpamento" delle Province fuori parametri, come previsto dalla prima stesura del decreto sulla spending review, ma il loro "riordino" in base a un emendamento approvato al Senato. E qui nasceranno grane inevitabili. In Toscana, per esempio, secondo il testo del governo non sopravviverebbe una sola provincia perché Firenze a parte sono tutte con meno di 350mila abitanti e 2.500 km quadrati di estensione. A presiedere il Consiglio delle autonomie locali, di 50 componenti, è il presidente della provincia di Pisa Marco Filippeschi. Che dovrà decidere anche il "riordino" con la vicina e odiata provincia di Livorno... Nulla di fatto assai probabile. Nel Lazio a decidere sul riordino di Latina, Viterbo e Rieti sarà il Consiglio presieduto dal presidente della Provincia di Rieti, Fabio Mellilli. Lo stesso che un anno fa protestava contro il taglio delle provincie proposto dal governo Berlusconi: "La procedura è incostituzionale e non porterà da nessuna parte". In Lombardia alla guida del Consiglio c'è il leghista Fabrizio Cecchetti, esponente di un partito decisamente contrario a tagli e accorpamenti. Ma non è questione di Lega: tutti i partiti, chi più chi meno, a parole si dicono favorevoli al riassetto ma a fatti metto i bastoni tra gli ingranaggi della riforma. Ci sono poi le solite furbate all'italiana, con alcuni presidenti delle province a rischio che avrebbero addirittura provato letteralmente a "comprare" annessioni di comuni limitrofi per aumentare superificie e popolazione e superare i "tetti" del decreto. Il dubbio, a questo punto, è quasi superfluo: più che la rappresentanza delle comunità locali, alle Province interessa più che altro far sopravvivere se stesse e il loro poltronificio.

GOVERNO TECNICO 5 INDAGATI IN 9 MESI!!




MILIONI DI EURO... LADRI.. LADRI..

 

25/01/2012

PROPOSTE PER MIGLIORARE E RIFORMARE LO STATUS QUO IN POLITICA GRUPPO LIBERO FONDATO SU FACEBOOK

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COPERTINA OPUSCOLO UFFICIALE

RILEGATURA E STAMPA FATTA A MANO DA GABRIELE CERVI SPESE AUTOFINANZIATE

CARI AMICI ONLINE PER RENDERE PIU’ FORTE E INCISIVA LA NOSTRA AZIONE CHIEDETE DI ISCRIVERVI AL NOSTRO GRUPPO E FATE ISCRIVERE I VOSTRI AMICI.

DIGITA QUI SOTTO PER ENTRARE E

 VISIONARE IL NOSTRO GRUPPO SU FACEBOOK

MEMBRI 1750 

Gruppo aperto  —
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GRUPPO FONDATO SU FACEBOOK: RIFORMA DEI PARTITI E DEI SINDACATI. CODICE ETICO

 

COPERTINA GRUPPO RIFORMA DEI PARTITI E DEI SINDACATI CODICE ETICO SU FACEBOOK

21/01/2012 | COPERTINA GRUPPO RIFORMA DEI PARTITI E DEI SINDACATI CODICE ETICO SU FACEBOOK

LA SEGUENTE COPERTINA E' STATA PRESA DAL LINK SU FACEBOOK DEL DOTT. FERDINANDO IMPOSIMATO AMMINISTRATORE DEL GRUPPO.

 RIFORMA DEI PARTITI E DEI SINDACATI. CODICE ETICO

GRUPPO SU FACEBOOK

Scriviamo questa lettera aperta per sottoporre alcune proposte innovative e riformatrici che se accolte potranno dare un impulso etico di trasparenza e di onestà all’attuale status politico e sindacale del paese.

Per dare sostanza alle nostre proposte, ho fondato un gruppo online  denominato: Riforma dei Partiti e dei Sindacati  Codice Etico, usando il socialnetwork Facebook dove posso  interagire con tanti amici online , attualmente sono 4980. Il gruppo  non ha scopo di lucro, è aperto a tutti  ed è traversale. Dopo questa dovuta presentazione,  siamo onorati di sottoporre queste nostre proposte che abbiano denominato codice etico e che auspichiamo siano prese come contributo per rinnovare i partititi e i loro statuti.

PREMESSO

Che i partiti politici  sono associazioni private senza alcuna disciplina legale finanziati (contributo elettorale) con denaro pubblico senza alcun controllo delle spese  che hanno portato da parte dei medesimi partiti (anche recentemente) a  violazioni contro le leggi costituzionali creando con soldi pubblici malaffare, clientelismo e corruzione

 A nome dei 1730 attuali aderenti al gruppo  sottopongo  alcuni punti come nostro personale contributo di cittadini stanchi di vedere sperperati milioni di euro (soldi pubblici nostri soldi) in minima parte utilizzati per le spese elettorali  effettive  e di cui la gran parte sono distratti e utilizzati per compravendite patrimoniali , spese varie fonte di clientelismo, spese per  il personale di federazioni  e di sezioni che nulla hanno a che vedere con il contributo dato per le spese elettorali. Inoltre i partiti per sostenersi  ( i milioni di euro erogati ai medesimi presumiamo a questo punto che non bastano per il loro sostentamento) vendono nelle loro assemblee  merce a pro partito, ricevono poi soldi dai propri tesserati come iscrizione  ecc. 

Per fare un esempio il contributo elettorale erogato nel 2008 è stato di oltre 500 milioni di euro a fronte di una spesa totale di 130 milioni di euro.. Praticamente vengono regalati ai partitti nostri soldi per un totale circa di 380 milioni di euro.. Se questo non è uno scandalo cosa è..!!

Per tutto ciò premesso :

CHIEDIAMO

1)      L’ attuazione dell’articolo 49 della Costituzione con una legge ordinaria che preveda la responsabilità dei partiti di fronte alla legge e ne sanzioni le violazioni e che garantisca il controllo della correttezza e della trasparenza della vita interna dei partiti;

2)      Registrazione degli Statuti dei partiti presso il Parlamento;

3)      Certificazione di Bilanci dei partiti secondo le norme del codice civile;

4)      Nomina di un revisore dei conti esterno e autonomo dai partititi;

5)      Nomina di un Provibiro esterno per garantire la democrazia interna dei Partititi;

6)      Obbligatorietà di elezioni primarietra i cittadini per la selezione delle candidature;

7)      Esclusione delle candidature delle persone rinviate a giudizio o condannate per qualsiasi reato;

       8)  Responsabilità penale e civile dei segretari politici e dei

             tesorieri e decadenza dagli incarichi per violazioni degli

              Statuti e delle leggi dello Stato;

       9)   Erogare rimborsi elettorali pubblici ai partiti dati per le  

             spese effettivamente sostenute con l’obbligo di produrre

             pezze giustificative: bolle, fatture, scontrini ecc;

       10) Per ridurre i costi della politica proponiamo che il

            finanziamento ai giornali di partito  dato per l’effettiva

             vendita dei giornali riscontrabile dagli abbonamenti e

             vendite effettive;

 Queste sono alcune proposte che  noi riteniamo importanti per rinnovare lo status quo politico. Noi siamo sostenitori di una vera Democrazia, non di facciata ma reale basate non sulle oligarchie di un regime partitocratico ma su un vero stato di diritto.

In questi decenni  i partititi hanno creato una distanza fra loro e i propri elettori abissale, questa distanza riguarda la società civile. I partiti purtroppo rappresentano solo se stessi e i loro interessi di bottega  fautori nel paese di caste , lobby dimenticando il bene collettivo.

Troppi privilegi e la non trasparenza hanno fatto si, che la gente ormai sfiduciata, amareggiata e disillusa  non creda più allo stato di diritto . Il nostro è uno stato fondato da furbi  e i politici agevolano i medesimi furbi ladri e disonesti istituzionali infischiandosene delle leggi che promulgono. Noi non vogliamo che ciò sia il nostro ma soprattutto il futuro dei nostri figli e delle nuove generazioni. Noi abbiamo già pagato un pesantissimo prezzo in nome di ideali ormai morti ed oggi utili solo alla partitocrazia che li usa  solo per perpetuarsi.

E’ per questo che come cittadini usando le opportunità che questa democrazia  ci concede, ancora ,abbiano ritenuto opportuno e socialmente utile inviare queste  nostre  proposte

Cordiali saluti.

Gabriele Cervi

(fondatore del gruppo su facebook  riforma dei partiti e dei sindacati codice etico)

PS: Non abbiamo affrontato i privilegi dei politici (la famosa casta) in quanto sappiamo che il Parlamento sta lavorando per ridurre gli stipendi dei Parlamentari, per diminuire gli stessi Parlamentari delle due Camere, delle Province e dei Comuni.  Siamo fiduciosi che si arrivi al più presto a queste soluzioni moralmente ed eticamente non più rinviabili. 


Lavora presso Scuola professionale
Iscritto/a più di un anno fa


Lavora presso Suprema Corte di Cassazione
Iscritto/a più di un anno fa

Iscritto/a più di un anno fa
Milano
Iscritto/a circa 10 mesi fa


Giurisprudenza catania
Aggiunto/a da Gabriele Cervicirca una settimana fa
Università degli studi di Pavia
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Collaboratore Amministrativo presso Asl
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Aggiunto/a da Gabriele Cervicirca 2 mesi fa
Giornalista Free Lance presso Privato
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Lavora presso CONSIGLIO REGIONALE LOMBARDIA
Università di Pavia
Iscritto/a circa 10 mesi fa
Università di Bologna
Iscrit
to/a circa 9 mesi fa

OPUSCOLO CONTENENTE NOSTRE PROPOSTE DA ME RILEGATO A MANO E STAMPATO

POLITICA COSTOSA E NOI PAGHIAMO!!! LETTERA PUBBLICATA DAL SETTIMANALE LA VITA CATTOLICA DIOCESI DI CREMONA IL 27 OTT. C.A.

POLITICA E ANTIPOLITICA MIA RISPOSTA A MONS. RINI DIRETTORE DEL SETTIMANALE LA VITA CATTOLICA DIOCESI DI CREMONA GIOVEDI 3 NOV.2011

I PRIVILEGI DEI CONSIGLIERI REGIONALI E QUELLI DEI SINDACATI FONTE QUOTIDIANO LA PROVINCIA DI CREMONA DOMENICA 17 LUGLIO 2011

SINDACATO - IMPRENDITORE COSI' COMINCIANO I PROBLEMI FONTE QUOTIDIANO LA PROVINCIA DI CREMONA LUNEDI 21 MARZO 2001

APPELLO: DOBBIAMO REGOLARIZZARE IL CONTRIBUTO DEI PARTITI LETTERA PUBBLICATA DAL SETTIMANALE IL PICCOLO DI CREMONA VENERDI 14 OTT.

A NOI CHIEDONO SACRIFICI AGLI EX PARTITI ARRIVANO MILIONI FONTE QUOTIDIANO LA PROVINCIA DI CREMONA LUNEDI 1 AGOSTO

DENUNCIAMO GLI SPRECHI DELLA POLITICA ITALIANA GRUPPO SU FACEBOOK FONTE IL SETTIMANALE IL PICCOLO DI CREMONA E IL QUOTIDIANO LA CRONACA DI CREMONA VENREDI 29 LUGLIO

LA BATTAGLIA SU FACEBOOK HA UN GRANDE VALORE MIA REPLICA A SERGIO LINI PUBBLICATA DAL SETTIMANALE IL PICCOLO VENERDI 21 OTTOBRE 2011

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