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Il senatore del Pd è indagato per appropriazione indebita.Deputati, taglio di 1.300 euro lordi allo stipendio dei deputati

Il senatore del Pd è indagato per appropriazione indebita.Deputati, taglio di 1.300 euro lordi allo stipendio dei deputati

31/01/2012

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'INCHIESTA - DELEGA DEL CONTO ANCHE PER FRANCESCO RUTELLI CHE DICE: «SIAMO PARTE LESA»

I 13 milioni della Margherita 
finiti nelle società del tesoriere

A Lusi 90 bonifici. Soldi per l'appartamento e in Canada. Il senatore del Pd è indagato per appropriazione indebita

 

Luigi LusiLuigi Lusi
ROMA - Soldi del partito utilizzati per acquistare un appartamento al centro di Roma e altri beni personali. Ben 13 milioni di euro della Margherita che l'ex tesoriere del partito è accusato di aver dirottato su società italiane ed estere. Si tratta di rimborsi elettorali e di altri finanziamenti provenienti dal Partito democratico, ma Luigi Lusi - tuttora senatore del Pd - li avrebbe gestiti come se fossero suoi. Per questo è indagato per appropriazione indebita dalla Procura di Roma, ma l'inchiesta non è terminata. Ci sono ancora alcuni aspetti da chiarire e uno riguarda l'intera movimentazione del conto corrente, sul quale aveva la delega a operare anche l'ex presidente Francesco Rutelli che ha già annunciato di essersi costituito parte civile insieme agli ex vertici del partito. L'attuale leader di Api è stato interrogato come testimone dai magistrati e ha dichiarato di non aver mai avuto alcun ruolo nella gestione economica. Lusi avrebbe invece ammesso di aver spostato i soldi e non è escluso che alla fine possa addirittura decidere di patteggiare la pena. Intanto sono stati comunque disposti ulteriori controlli per ricostruire «entrate» e «uscite» tra il gennaio 2008 e l'estate 2011, esattamente il periodo durante il quale il senatore avrebbe «svuotato» il conto, per verificare eventuali altri trasferimenti illeciti.

 

L'appartamento di lusso
Gli accertamenti vengono avviati nel novembre scorso quando i magistrati ricevono una segnalazione di operazione sospetta da Bankitalia. Da un conto corrente intestato a «Democrazia e libertà» sono infatti partiti novanta bonifici in poco più di due anni e mezzo e dunque si chiede alla Guardia di Finanza di scoprire causali e destinatari dei soldi. Quel deposito - come scoprono gli investigatori delle Fiamme gialle - «è alimentato da accrediti disposti a titolo di rimborso elettorale e da trasferimento di fondi del Partito democratico». Si scopre così che gli accrediti sono stati tutti inviati alla «TTT srl». Si tratta di una società riconducibile a Lusi e il passaggio di denaro è stato giustificato come «pagamento di fatture per consulenze». In realtà le verifiche patrimoniali raccontano tutt'altra storia. Con i soldi del partito, l'ex tesoriere della Margherita ha acquistato uno splendido appartamento in via Monserrato 24, nel cuore della Capitale, e l'ha pagato un milione e 900 mila euro. Agli atti dell'indagine viene allegata la pratica di mutuo e la documentazione dalla quale risulta che l'acquirente è proprio il politico del centrosinistra, visto che negli atti notarili non vengono indicati altri beneficiari.

Le società canadesi
Le verifiche proseguono e l'attenzione degli investigatori si concentrano su un'azienda che si occupa di transazioni di stabili e appartamenti, la «Paradiso immobiliare». Le prime verifiche accreditano l'ipotesi che anche in questo caso possa trattarsi di un trasferimento fittizio di denaro che in realtà ritorna poi nella disponibilità privata di Lusi. Ma sono gli importi a interessare chi indaga. Perché c'è un primo trasferimento di un milione e 863 mila euro nella casse di questa società e viene disposto un ulteriore accredito allo stesso beneficiario, questa volta pari a 2 milioni e 815 mila euro. La causale è sempre la stessa: consulenze. È possibile che si tratti di prestazioni professionali legate a compravendite di beni molto costosi, ma perché utilizzare i soldi del partito? Lusi si è davvero appropriato indebitamente di tutti questi soldi o copre invece affari di altri? Una pista da seguire porta direttamente a Toronto, dove ha sede la Luigia Ltd, società di dominio canadese anch'essa riconducibile a Lusi, che riceve 272 mila euro. E poi ci sono trasferimenti di somme di inferiore entità, ma ritenuti comunque interessanti dagli inquirenti perché riguardano direttamente Lusi. Sul suo conto personale vengono bonificati 49 mila euro, altri 60 mila arrivano invece su quelli intestati al suo studio legale. Ulteriori 119 mila euro li riceve pure uno studio di architettura «Giannone-Petricone» che ha sede in Canada. Non sembra affatto una coincidenza il fatto che Pina Petricone è la moglie di Lusi e risulta nata a Toronto.

Le mancate autorizzazioni
Il senatore del Pd viene convocato in Procura la scorsa settimana e gli viene chiesto conto di ogni movimentazione. Secondo le indiscrezioni non avrebbe negato il trasferimento di denaro e adesso i magistrati vogliono capire se davvero sia riuscito a sottrarre i 13 milioni senza che nessuno se ne accorgesse, o se invece abbia potuto contare sulla complicità di qualcuno. Appare infatti poco credibile che in tre anni - quando la Margherita era già fusa con i Ds ed era nato il Partito democratico - nessuno gli abbia chiesto conto della destinazione dei soldi. Anche perché si trattava per la maggior parte di rimborsi elettorali e dunque di disponibilità da utilizzare per iniziative degli esponenti del partito o comunque da concordare con il Pd che, tra l'altro, aveva dirottato parte dei finanziamenti proprio su quel deposito.

Rutelli ha negato di aver autorizzato trasferimenti di somme, bisognerà capire che tipo di controlli erano stati predisposti dalla Margherita, tenendo conto che circa 5 milioni sono stati utilizzati per pagare le tasse. Si deve verificare se si trattava di imposte relative ai soldi ricevuti dalla Margherita dopo le elezioni oppure di balzelli relativi agli affari privati. E così stabilire anche chi avrebbe dovuto vigilare sul corretto utilizzo dei soldi e non l'ha fatto.

Fiorenza Sarzanini


 

VIA LIBERA DALL'UFFICIO DI PRESIDENZA DELLA CAMERA: -700 EURO NETTI

 

Deputati, taglio di 1.300 euro lordi
allo stipendio dei deputati

 

Le figure «apicali» avranno un ulteriore taglio del 10%. Vitalizi, si passa al contributivo. Fissato un tetto agli stipendi dei manager della Pubblica amministrazione

 

ROMA 

 

- ROMA - Buste paga di gennaio più leggere anche per i parlamentari e presto tetto massimo per le retribuzioni pure per i manager di Stato e per i «fuori ruolo» che non potranno guadagnare più del primo presidente della Cassazione. Sui tagli ai costi della politica il Parlamento e il governo ora si rincorrono, scegliendo lo stesso giorno per dare seguito, anche nei palazzi della politica, al giro di vite stabilito per tutti prima di Natale dal decreto «salva Italia».

I deputati - secondo quanto ratificato dall'ufficio di presidenza con il voto contrario dell'Idv e l'astensione della Lega - subiranno una decurtazione delle competenze loro spettanti: il taglio oscilla tra i 1.250 e i 1.500 euro se si calcolano anche la diaria (-500 euro) e l'indennità lorda (-500 euro) che dal 2006 ha avuto una contrazione del 20 per cento. Dal 1o marzo, poi, i deputati non potranno più assumere senza «pezze d'appoggio» i collaboratori: su questo punto si è arrivati a un compromesso nella misura in cui gli onorevoli dovranno giustificare «con apposita documentazione» almeno la metà della somma mensilmente ricevuta (1.845 dei 3.690 euro) per i portaborse ma anche per le spese di segreteria e di propaganda politica. Questo sistema, che premia ancora i versamenti ai gruppi di appartenenza, sarà provvisorio perché l'ufficio di presidenza ha sollecitato l'assemblea a varare una legge entro la legislatura.

Tuttavia la novità più rilevante per gli elettia Montecitorio è il passaggio (con il varo di un regolamento) dal sistema previdenziale retributivo a quello contributivo, come tutti gli altri cittadini. Addio, dunque, ai vitalizi che valevano il triplo delle pensioni ora previste a partire dai 60 anni (due legislature) o dai 65 anni (una legislatura). Anche se già 22 i deputati hanno presentato ricorso al consiglio di giurisdizione presieduto da Giuseppe Consolo.

Inoltre, al presidente dell'assemblea, ai vicepresidenti, ai questori, ai segretari e ai presidenti di commissione verranno tagliate del 10 per cento le indennità aggiuntive di funzione con una rinuncia che oscilla tra i 700 e i 350 euro al mese. Oggi si replica alle 15 con l'ufficio di presidenza del Senato che dovrebbe fare la sua parte.

Eppure, nel giorno delle decisioni importantisul taglio dei costi della politica, il governo Monti ha compiuto un deciso passo in avanti per calmierare anche i mega-compensi dei manager di Stato e dei grand commis. Ieri sera palazzo Chigi ha trasmesso ai presidenti di Camera e Senato, per i pareri, lo schema di un provvedimento che mette nero su bianco quanto deciso prima di Natale con il decreto «salva Italia» su input dei partiti e in particolare del Pdl: in sede di conversione di quel decreto legge, il centrodestra volle inserire un emendamento per colpire i trattamenti economici dei capi di gabinetto e dei manager delle pubbliche amministrazioni che oggettivamente sembravano e sembrano spropositati.

Così il presidente del Consiglionon ha perso tempo varando il dpcm che prende come riferimento, per stabilire il tetto massimo retributivo per i manager di Stato, il trattamento economico del primo presidente della Cassazione (dopo i tagli di agosto si parla di 9-10 mila euro netti al mese). Oltre non si potrà andare anche perché il decreto prevede anche che i dipendenti collocati fuori ruolo presso altre pubbliche amministrazioni (ad esempio un magistrato del consiglio di Stato o un prefetto) potranno guadagnare al massimo il 25 per cento in più rispetto al «trattamento economico fondamentale».

E su questo punto i problemi non sarebbero pochi. Primo: perché la norma dovrebbe valere anche per «i fuori ruolo in carica» che potrebbero sollevare una marea di ricorsi. Secondo: perché il decreto Monti non prevederebbe eccezione alcuna, per cui in Parlamento già ci si interroga su alcune caselle degli apparati (per esempio, quelle del direttore del dipartimento della Pubblica sicurezza o dei comandanti generali dell'Arma e della Finanza) che dopo una correzione del testo potrebbero non seguire la regola generale.

 

Dino Martirano


 furbetta:

 

 PROPOSTE PER MIGLIORARE E RIFORMARE LO STATUS QUO

IN POLITICA GRUPPO LIBERO FONDATO SU FACEBOOK

 

 


COPERTINA OPUSCOLO UFFICIALE

RILEGATURA E STAMPA FATTA A MANO DA GABRIELE CERVI SPESE AUTOFINANZIATE

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MEMBRI 1750 

 

 

Gruppo aperto  —

 


 

 

 

 

 

21/01/2012 | COPERTINA GRUPPO RIFORMA DEI PARTITI E DEI SINDACATI CODICE ETICO SU FACEBOOK

 

LA SEGUENTE COPERTINA E' STATA PRESA DAL LINK SU FACEBOOK DEL DOTT. FERDINANDO IMPOSIMATO AMMINISTRATORE DEL GRUPPO.

 

 

 RIFORMA DEI PARTITI E DEI SINDACATI. CODICE ETICO

GRUPPO SU FACEBOOK

 

 

 

Scriviamo questa lettera aperta per sottoporre alcune proposte innovative e riformatrici che se accolte potranno dare un impulso etico di trasparenza e di onestà all’attuale status politico e sindacale del paese.

Per dare sostanza alle nostre proposte, ho fondato un gruppo online  denominato: Riforma dei Partiti e dei Sindacati  Codice Etico, usando il socialnetwork Facebook dove posso  interagire con tanti amici online , attualmente sono 4980. Il gruppo  non ha scopo di lucro, è aperto a tutti  ed è traversale. Dopo questa dovuta presentazione,  siamo onorati di sottoporre queste nostre proposte che abbiano denominato codice etico e che auspichiamo siano prese come contributo per rinnovare i partititi e i loro statuti.

 

PREMESSO

 

Che i partiti politici  sono associazioni private senza alcuna disciplina legale finanziati (contributo elettorale) con denaro pubblico senza alcun controllo delle spese  che hanno portato da parte dei medesimi partiti (anche recentemente) a  violazioni contro le leggi costituzionali creando con soldi pubblici malaffare, clientelismo e corruzione

 A nome dei 1730 attuali aderenti al gruppo  sottopongo  alcuni punti come nostro personale contributo di cittadini stanchi di vedere sperperati milioni di euro (soldi pubblici nostri soldi) in minima parte utilizzati per le spese elettorali  effettive  e di cui la gran parte sono distratti e utilizzati per compravendite patrimoniali , spese varie fonte di clientelismo, spese per  il personale di federazioni  e di sezioni che nulla hanno a che vedere con il contributo dato per le spese elettorali. Inoltre i partiti per sostenersi  ( i milioni di euro erogati ai medesimi presumiamo a questo punto che non bastano per il loro sostentamento) vendono nelle loro assemblee  merce a pro partito, ricevono poi soldi dai propri tesserati come iscrizione  ecc. 

Per fare un esempio il contributo elettorale erogato nel 2008 è stato di oltre 500 milioni di euro a fronte di una spesa totale di 130 milioni di euro.. Praticamente vengono regalati ai partitti nostri soldi per un totale circa di 380 milioni di euro.. Se questo non è uno scandalo cosa è..!!

Per tutto ciò premesso :

 

CHIEDIAMO

 

1)      L’ attuazione dell’articolo 49 dellaCostituzione con una legge ordinaria che preveda la responsabilità dei partiti di fronte alla legge e ne sanzioni le violazioni e che garantisca il controllo della correttezza e della trasparenza della vita interna dei partiti;

 

2)      Registrazione degli Statuti dei partiti presso il Parlamento;

 

3)      Certificazione di Bilanci dei partiti secondo le norme del codice civile;

 

4)      Nomina di un revisore dei conti esterno e autonomo dai partititi;

 

5)      Nomina di un Provibiro esterno per garantire la democrazia interna dei Partititi;

 

6)      Obbligatorietà di elezioni primarietra i cittadini per la selezione delle candidature;

 

7)      Esclusione delle candidature delle persone rinviate a giudizio o condannate per qualsiasi reato;

 

       8)  Responsabilità penale e civile dei segretari politici e dei

             tesorieri e decadenza dagli incarichi per violazioni degli

              Statuti e delle leggi dello Stato;

 

       9)   Erogare rimborsi elettorali pubblici ai partiti dati per le  

             spese effettivamente sostenute con l’obbligo di produrre

             pezze giustificative: bolle, fatture, scontrini ecc;

 

       10) Per ridurre i costi della politica proponiamo che il

            finanziamento ai giornali di partito  dato per l’effettiva

             vendita dei giornali riscontrabile dagli abbonamenti e

             vendite effettive;

  Queste sono alcune proposte che  noi riteniamo importanti per rinnovare lo status quo politico. Noi siamo sostenitori di una vera Democrazia, non di facciata ma reale basate non sulle oligarchie di un regime partitocratico ma su un vero stato di diritto.

In questi decenni  i partititi hanno creato una distanza fra loro e i propri elettori abissale, questa distanza riguarda la società civile. I partiti purtroppo rappresentano solo se stessi e i loro interessi di bottega  fautori nel paese di caste , lobby dimenticando il bene collettivo.

Troppi privilegi e la non trasparenza hanno fatto si, che la gente ormai sfiduciata, amareggiata e disillusa  non creda più allo stato di diritto . Il nostro è uno stato fondato da furbi  e i politici agevolano i medesimi furbi ladri e disonesti istituzionali infischiandosene delle leggi che promulgono. Noi non vogliamo che ciò sia il nostro ma soprattutto il futuro dei nostri figli e delle nuove generazioni. Noi abbiamo già pagato un pesantissimo prezzo in nome di ideali ormai morti ed oggi utili solo alla partitocrazia che li usa  solo per perpetuarsi.

E’ per questo che come cittadini usando le opportunità che questa democrazia  ci concede, ancora ,abbiano ritenuto opportuno e socialmente utile inviare queste  nostre  proposte

Cordiali saluti.

 

Gabriele Cervi

(fondatore del gruppo su facebook  riforma dei partiti e dei sindacati codice etico)

 

PS: Non abbiamo affrontato i privilegi dei politici (la famosa casta) in quanto sappiamo che il Parlamento sta lavorando per ridurre gli stipendi dei Parlamentari, per diminuire gli stessi Parlamentari delle due Camere, delle Province e dei Comuni.  Siamo fiduciosi che si arrivi al più presto a queste soluzioni moralmente ed eticamente non più rinviabili. 

 


 
Seguono gli amministratori del gruppo:

Giovanna Melandri Onorevole PD

 Jane Alquati Assessore comunale Pdl

 Carlo RienziDott  Pres. Codacons 

 Agostino Alloni Consigliere  Regione Lombardia  PD 

Luigi Berlinguer Europarlamentare Europeo PD

Marialuisa D'attolico Giornalista Free Lance presso Privato

Ferdinando Imposimato Giudice Lavora presso Suprema Corte di Cassazione

Enrico Galavotti Professore

Cinzia Fontana Senatrice PD

Chiara Capelletti Assessore Provinciale PDL

Maria Vittoria Ceraso Assessore Comunale PDL

Jacopo Fanti Laureato in cooperazione internazionale

 

Francesco Alberoni Professore, Scrittore, Sociologo

Margherita De Bac Giornalista lavora presso corriere della sera 

  

  ) in Italia una legge sui partiti.

 

 

ALCUNE DOMANDE AI PARTITI SU TRASPARENZA E DEMOCRAZIA


 ECCO LA LISTA DEGLI INDAGATI/CONDANNATI IN PARLAMENTO

 

 


 

La Casta prova a salvarsi Via 700 euro di

stipendio

La Camera si taglia: 1.300 euro lordi al mese e un altro 10% ai deputati presidenti di commissione. Portaborse, rimborso a forfait al 50%



 

La Casta prova a salvarsi Via 700 euro di stipendio

 

Sarà di 1.300 euro lordi (circa 700 euro netti) il taglio degli stipendi dei deputati, a cui si dovrà aggiungere un ulteriore taglio del 10% per quei deputati che svolgono un ruolo ulteriore, come i presidenti di commissione. La decisione, assunta dall’Ufficio di presidenza di Montecitorio, sarà "immediatamente operativa", spiega Rocco Buttiglione al termine della riunione.

 

Portaborse a forfait - Confermata la linea già decisa per i cosiddetti 'portaborse': le spese sostenute per i rimborsi non saranno più interamente a forfait, ma solo per il 50%. D'ora in avanti, quindi, i deputati dovranno rendicontare quanto spendono per i collaboratori per il 50%, mentre per il restante 50% rimarrà il sistema forfettario. "In sostanza - continua Buttiglione - diventa operativo il taglio del rimborso forfettario di 3.690 euro spettante ai deputati per le spese inerenti al cosiddetto 'rapporto eletto-elettore'. Buttiglione ha però sottolineato che al momento si tratta di "un regime transitorio, è una soluzione provvisoria, contiamo presto di fare una legge sullo statuto del collaboratore parlamentare".

Contributivo per tutti - L'Ufficio di presidenza ha stabilito inoltre che "per quel che riguarda i vitalizi dei deputati si passa dal sistema retributivo a quello contributivo". Stesso passaggio varrà per i dipendenti della Camera. La decisione, spiega Buttiglione, "è assunta in maniera definitiva e riguarda i deputati ma abbiamo anche adottato provvedimenti nei confronti dei dipendenti della Camera, anche loro passano al metodo contributivo".


Paragone con l'Europa - Le decisioni odierne dell’Ufficio di Presidenza della Camera fanno sì che il costo complessivo sostenuto per i deputati italiani in carica sia inferiore rispetto a quello sostenuto dalle Assemblee dei Paesi europei con il Pil più elevato e dallo stesso Parlamento europeo. L'importo netto dell’indennità parlamentare erogato ai deputati italiani risulta in linea con quello percepito dai componenti degli altri Parlamenti presi a riferimento. Lo si legge in un comunicato di Montecitorio.

 

Il risparmio - Secondo la Camera, dal 2008 ad oggi le indennità sono state tagliate dal 10 al 20%, ovvero da 250 a 500 euro netti al mese, con blocco prorogato al 2013 dell'adeguamento. Il rimborso "eletto/elettori" è stato ridotto di 500 euro mensili, mentre alla diaria è stato applicato un meccanismo di adeguamento del suo importo al tasso di partecipazione ai lavori presso le Giunte e le Commissioni che può comportare tagli fino a 500 euro. Dal passaggio al sistema pensionistico contributivo, Montecitorio stima una riduzione degli oneri stimabile in 350.000 euro per il 2012,  1,2 milioni per il 2013 e 2 milioni per il 2014.

 

 

La Melandri nostalgica rimpiange i due stipendi

Lo sfogo dell'ex ministro: "Ho lasciato il lavoro per la politica, basta coi forconi"

di Andrea Cuomo - 


Roma - Toccatemi tutto, ma non il mio vitalizio. Per carità: i tagli alla politica a Giovanna Melandri, parlamentare da cinque legislature, piacerebbero pure.

Giovanna Melandri
Giovanna Melandri
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Il fatto è che rischiano di mettere in discussione la sua pensione da onorevole, maturata in quasi diciotto anni di accomodamenti sui confortevoli scranni di Montecitorio, con qualche stagione da giovane promessa (non mantenuta) della sinistra italiana e alcune parentesi da ministro.

Melandri, che precisa il suo pensiero in un’intervista pubblicata ieri sul Corriere della Sera, ha compiuto pochi giorni fa cinquant’anni, peraltro splendidamente portati. La precisazione anagrafica non è esercizio di scarsa galanteria, ma circostanza importante. Il mezzo secolo con le vecchie regole vigenti nell’istituto previdenziale di onorevoli e senatori era lo sbarramento per iniziare a godere del trattamento pensionistico, naturalmente una volta diventati ex. Ora la parlamentare romano-newyorkese, qualora alle prossime elezioni dovesse non essere rieletta, dovrà attendere fino al gennaio 2022, quando compirà sessant’anni sicuramente altrettanto ben portati, per ricevere il primo assegno.

Alla bionda ex ministra non è però questo che brucia, essendo ancora titolare a Montecitorio. Ciò che la cruccia è la possibilità che la futura pensione venga sbianchettata. E siccome in Italia non sta bene ammettere un conflitto di interessi tra le proprie idee e il proprio tornaconto, teorizza una questione etica: lei nel 1994 per entrare a Montecitorio lasciò un bell’impiego alla Montedison, evitando la tentazione di molti suoi colleghi di tenere i piedini elegantemente calzati in due scarpe, proseguendo da deputati o e senatori le remunerative carriere. Ora questa fedeltà da servitrice dello Stato, o più modestamente dei suoi elettori, andrebbe secondo lei premiata. Perché la politica, ohibò, è un mestiere come un altro. E se non dà diritto a una ricompensa finirà per essere approdo di soli ricchi di famiglia o di lobbisti o di titolari di altri interessi.

Melandri sostiene pure di non essere tra coloro che hanno fatto ricorso contro le nuove norme, ma fa capire di non escludere lo scenario, anche se «non si tratta di una caso personale ma di una questione politica». Che viene trattata dai media e dall’opinione pubblica con un sovradosaggio di populismo che la infastidisce non poco. «Non mi piace - confessa - l’idea del forcone contro i politici e la logica in cui stiamo entrando». Insomma: meno forconi, più pensioni.

 

Stretta agli stipendi dei dirigenti pubblici
E 700 euro netti in meno per i deputati

 

L’ufficio di presidenza di Montecitorio ha deciso di "ridurre il trattamento economico dei 630 deputati di 1.300 euro lordi". Il provvedimento è "immediatamente operativo", come ha confermato il vicepresidente della Camera, Rocco Buttiglione. Ma il rimborso forfettario sui portaborse viene eliminato solo del 50%. Stretta in arrivo per tutti i manager pubblici

 

 

Stipendi ridimensionati per i parlamentari, ma non solo.

La stretta prevista dal governo Monti riguarda tutti i manager

della Pubblica amministrazione: “Il trattamento economico

complessivo del primo Presidente della Corte di Cassazione

diventa il parametro di riferimento per tutti i manager delle

pubbliche amministrazioni”. Lo ha stabilito il governo,

trasmettendo al presidente del Senato, Renato Schifani, e a

quello della Camera, Gianfranco Fini, lo schema di

provvedimento sul limite massimo retributivo dei dipendenti

pubblici. E proprio da Montecitorio arriva la prima risposta:

l’ufficio di presidenza della Camera ha deciso di “ridurre il

trattamento economico dei deputati (tutti e 630) di 1.300 euro

lordi“. Il provvedimento è immediatamente operativo, come

ha confermato il vicepresidente della Camera, Rocco

Buttiglione. I deputati avranno quindi un taglio dello stipendio

di circa “700 euro netti”. Taglio di un ulteriore 10% per i

parlamentari che ricoprono anche incarichi istituzionali. E

poi arriva l’obbligo di rendicontare le spese dei portaborse:

stop al rimborso a forfait, ma solo per il 50% dei costi.

Nessuna giustificazione necessaria per il restante 50% delle spese.



MANAGER – Il trattamento economico complessivo del

primo presidente della Corte di Cassazione diventa il parametro

di riferimento per tutti i manager delle pubbliche

amministrazioni. In nessun caso l’ammontare complessivo

delle somme loro erogate da pubbliche amministrazioni potrà

superare questo limite. Per i dipendenti collocati fuori ruolo

o in aspettativa retribuita in altre pubbliche amministrazioni,

la retribuzione per l’incarico non potrà superare il 25% del loro

trattamento economico fondamentale. Resta valido il tetto

massimo indicato in precedenza. Nelle intenzioni del governo

“il contenimento dei costi della burocrazia contribuirà a

rafforzare il credito di fiducia che i Paesi dell’Eurozona e gli

investitori internazionali decideranno di accordare all’Italia

nei mesi a venire”. Una tappa fondamentale sarà anche l’esito

del Consiglio europeo di Bruxelles. Per questo motivo Monti

ha inviato una bozza del provvedimento, in tempi

considerevolmente inferiori a quelli indicati dal decreto-legge

approvato dal Parlamento lo scorso dicembre. Ora lo schema

di decreto del Presidente del Consiglio sarà sottoposto al

parere delle commissioni di Senato e Camera competenti.

La Ragioneria generale dello Stato indicherà le modalità di

versamento al Fondo per l’ammortamento dei titoli di Stato,

delle risorse rese disponibili dall’applicazione dei limiti

retributivi stabiliti dalla norma. Le risorse risparmiate non

andranno quindi a coprire altre spese.

DEPUTATI – Sarà di 1.300 euro lordi il taglio alle indennità

dei parlamentari. A questi tagli si aggiunge una riduzione del

10% per le indennità dei deputati titolari di incarichi istituzionali

, come il Presidente della Camera, i vicepresidenti, i deputati

questori, i segretario di Presidenza, i presidenti e membri

degli uffici di presidenza degli organi parlamentari. L’Ufficio

di presidenza della Camera ha confermato la linea già decisa

per i cosiddetti ‘portaborse’: ovvero, le spese sostenute per i

rimborsi non saranno più interamente a forfait, ma solo per il

50%. D’ora in avanti, quindi, i deputati dovranno rendicontare

quanto spendono per i collaboratori per il 50%, mentre per il

restante 50% rimarrà il sistema forfettario. In sostanza, diventa

operativo il taglio del rimborso forfettario di 3.690 euro spettante

ai deputati per le spese inerenti al cosiddetto ‘rapporto eletto-

elettori’. Buttiglione ha però sottolineato che al momento si

tratta di “un regime transitorio, è una soluzione provvisoria,

contiamo presto di fare una legge sullo statuto del collaboratore parlamentare”.

E probabili novità in vista anche al Senato. Il Consiglio di

Presidenza di Palazzo Madama è convocato per domani,

martedì 31 gennaio alle ore 15, per le decisioni sul trattamento

previdenziale e le competenze dei Senatori. All’ordine del

giorno anche la ratifica del decreto firmato dal Presidente del

Senato, Renato Schifani, giovedi’ 22 dicembre 2011, con il quale

era stato disposto il recepimento immediato per i dipendenti d 

Palazzo Madama, a partire dal 1° gennaio 2012, dei punti

essenziali della riforma pensionistica prevista dal decreto-legge

sulla manovra economica. In particolare, il provvedimento

introduce il metodo contributivo pro rata per tutti i dipendenti

e rende effettivo il prelievo di solidarieta’ del 15% sulle pensioni

per la parte eccedente i 200 mila euro annui lordi, gia’ applicato

sulle pensioni pagate a gennaio

 

.