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I PARLAMENTARI NON FARANNO MAI I TAGLI ALLA CASTA...

I PARLAMENTARI NON FARANNO MAI I TAGLI ALLA CASTA...

Fermeranno i tagli alla Casta Ecco il piano dei Senatori

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imezzare i parlamentari? I parlamentari nemmeno ci pensano. Dopo il lungo balletto delle promesse e delle dichiarazioni, è arrivata l’ora della verità davanti alla commissione affari Costituzionali del Senato, presieduta da Carlo Vizzini. Il finto taglio delle province  è stato assegnato alla Camera, il presunto dimezzamento dei parlamentari è finito proprio lì. Si tratta della stessa commissione che a luglio era insorta all’unanimità contro il governo e perfino contro Libero quando si è ipotizzato di tagliare gli stipendi della casta. Dare allo stesso gruppo il compito di dimezzare i parlamentari ha le stesse probabilità di successo dell’insegnare a un leone le prelibatezze di un menù vegetariano. E si è visto subito mercoledì 14 settembre, quando mezzo Pdl in commissione ha fatto a pezzi ogni proposta di taglio dei parlamentari. Ha iniziato il siciliano Antonio Battaglia, di Termini Imerese, alla sua quinta legislatura, essendo in Parlamento dal 1994: è lui- come spiega il riassunto dei lavori della commissione che “contesta l’opportunità di ridurre il numero dei parlamentari sotto la spinta emotiva dell’opinione pubblica, che spesso trascende in atteggiamenti antipolitici, e stigmatizza il comportamento dei partiti che si preoccupano di recepire quella protesta con motivazioni effimere e demagogiche”. 
 Battaglia naturalmente vuole una riforma del Parlamento, ma non “ispirata da pressioni irrazionali e da un pregiudizio antiparlamentare” e vuole che il governo non avanzi proposte: ci penseranno deputati e senatori. Con che spirito è chiaro dalle sue parole. Che non sono affatto isolate nella maggioranza. Ecco che salta su il solito ex sindacalista dei poliziotti, Filippo Saltamartini, oggi fiero di fare parte della casta. È proprio tranchant: “le proposte di ridurre il numero dei parlamentari hanno un significato populista e demagogico: semmai si dovrebbe promuovere un rinnovamento della classe dirigente, composta da persone che detengono il potere politico ormai da troppi anni”. Pochi banchi più in là prende la parola il pidiellino friulano Giuseppe Saro, ex agronomo alla sua terza legislatura. Spiega che tanto si sta parlando di aria fritta, in modo “accademico, a causa della prevedibile fine anticipata della legislatura che alcune forze politiche potrebbero preferire all’ipotesi di ridurre i componenti delle Camere”. In ogni caso Saro non condivide “una riduzione drastica nel numero dei parlamentari”, aggiungendo che “non è opportuno procedere a una riforma della composizione delle Camere sotto la spinta di slogan demagogici e della pressione dei mezzi di informazione, perché vi è un effettivo rischio di riduzione dei presidi della democrazia”. 

Parolone forti, ma non sono da meno quelle che nella stesa commissione ha pronunciato l’avvocato spoletino ex An, Domenico Benedetti Valentini: “il tema non dovrebbe essere trattato in un clima condizionato dalle pressioni irrazionali dell’opinione pubblica, alimentate e strumentalizzate da alcuni mezzi di informazione, come dimostra la recente proposta- venuta addirittura dal Governo- di penalizzare sotto il profilo economico i parlamentari che svolgono attività professionali”. 

Insomma, il palazzo brucia ed evidentemente gli occupanti non se ne rendono conto, si asserragliano dentro e provano a passare una nottata che è sempre più lunga. E non è che le opposizioni stiano provando a ribaltare la situazione! Anzi, il Pd non ha trovato nulla di meglio che proporre una commissione nella commissione per occuparsi di riforme istituzionali, che è la strada più certa per non fare nulla. La Lega parla attraverso il suo ministro, Roberto Calderoli, che ha già annunciato: «Noi le cose le abbiamo fatte, non annunciate. Il mio ddl dimezza i parlamentari». Quel ddl in realtà è ancora in bozza, taglia 445 posti e ne lascia 500 (quasi dimezzati), ma contiene mille altre norme: non verrà mai approvato. Il relatore a palazzo Madama, Gabriele Boscetto (Pdl), ha perfino messo le mani avanti ricordando che due legislature fa fu approvato sì un progetto che aveva anche la riduzione dei parlamentari (poi bocciato dal referendum), ma disponeva un differimento fino al termine della legislatura successiva. Cioè non si fa, ma se mai si facesse il taglio dei parlamentari, è meglio prevederlo dal 2018 in poi…
di Franco Bechis
 

 


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