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I conti in tasca a tutti i partiti: ne manteniamo ben 67 L'elenco dei patrimoni immobiliari Bersani ha un miliardo I partiti, anche quelli che non esistono più, sono proprietari di moltissimi beni

I conti in tasca a tutti i partiti: ne manteniamo ben 67 L'elenco dei patrimoni immobiliari Bersani ha un miliardo I partiti, anche quelli che non esistono più, sono proprietari di moltissimi beni

I conti in tasca a tutti i partiti: ne manteniamo ben 67 L'elenco dei patrimoni immobiliari Bersani ha un miliardo I partiti, anche quelli che non esistono più, sono proprietari di moltissimi beni immobili: il più ricco è il leader del Pd

 


Politica
L'elenco dei patrimoni immobiliari Bersani ha un miliardoI partiti, anche quelli che non esistono più, sono proprietari di moltissimi beni immobili: il più ricco è il leader del Pd
L'elenco dei patrimoni immobiliari Bersani ha un miliardo

Forse non lo sanno nemmeno loro, ma al catasto non hanno dubbi. La più grande immobiliare di Italia è quella della politica. E il palazzinaro per eccellenza di Palazzo è Pierluigi Bersani. Incrociando come dovrebbe Attilio Befera i dati dei registri delle Camere di commercio con quelli di Sister dell’Agenzia del Territorio, Libero è stato in grado di disegnare la prima vera e completa mappa immobiliare della politica italiana. I partiti politici, le loro organizzazioni territoriali, i circoli, le società immobiliari controllate direttamente e indirettamente hanno in mano oggi 3.805 fabbricati sparsi in tutta Italia e 928 terreni. Le loro rendite catastali, agrarie e dominicali sommate ammontano a circa 2,8 milioni di euro, che ai fini della nuova Imu di Mario Monti indicherebbero un valore fiscale di circa 500 milioni di euro. In media per avere un valore reale di mercato bisognerebbe più che raddoppiare questa cifra, arrivando quindi a circa 1,2 miliardi di euro. Di questa somma l’80% circa riguarda proprietà immobiliari che risultano ancora in capo alle forze politiche in cui pianta le sue radici il Pd. Significa che sparso ovunque e gelosamente custodito  in forzieri, fondazioni e strutture territoriali, Bersani può contare su un patrimonio immobiliare che vale quasi un miliardo di euro in caso di valorizzazione. Gran parte è intestato ancora al Partito democratico della sinistra e alle sue strutture territoriali (unità di base, federazioni regionali, comunali e territoriali di varia natura), nonché alle immobiliari che risultano ancora di sua proprietà. Solo nell’area Pci-Pds-Ds-Margherita-Ppi-Pd sono 831 i diversi codici fiscali che risultano intestatari di fabbricati.

Vecchie sezioni - Fra questi ci sono sicuramente le sezioni del vecchio pci, che risulta ancora intestatario al catasto di ben 178 fabbricati e 15 terreni. Ma vedendo numeri di vani e caratteristiche di ciascun immobile, è difficile che proprietà accatastate come abitazioni di 12 o 14 vani o uffici di metrature ancora più ampie possano corrispondere al classico identikit delle vecchie sezioni territoriali. I democratici di sinistra controllano gran parte del patrimonio immobiliare attraverso le nuove fondazioni che ha costituito con pazienza il tesoriere Ugo Sposetti. Particolarmente ricche quelle umbre e quella di Livorno. Fra Pds, Pd, Ds e vecchio Pci sono ben più di 3 mila i fabbricati di proprietà. E non è manco detto che ci sia una mappatura completa, e che le varie federazioni di sigle ormai in disarmo ne abbiano l’esatto controllo. Non è escluso che qualche vecchio amministratore locale non ne abbia nemmeno fatta menzione al partito. La mappa immobiliare è comunque l’unica che rende in qualche modo tangibile il fantasma più classico di ogni partito politico: quello del bilancio consolidato. Per capire quanti soldi sono girati e girano, e quale è la forza economica bisognerebbe infatti mettere insieme i conti nazionali che vengono resi pubblici con i rendiconti delle centinaia di strutture territoriali che invece sono nascosti. 

Forza economica - L’emergere di tante proprietà immobiliari fa comprendere meglio di ogni altra cosa come il Pd sia il partito che ha alle sue spalle la forza economica più impressionante della politica. L’unica cosa che non si capisce è come gli amministratori locali di Bersani continuino ad impiegare fondi che il partito gira alle strutture territoriali nell’acquisto di nuovi immobili.  A Genova, dove non mancano certo proprietà delle varie sigle che stanno alle spalle del Pd, è stato comprato un appartamento da 5 vani nel 2010. A Crespino, in provincia di Rovigo, quattro fabbricati. A Montecchio, provincia di Reggio Emilia, acquistati nell’aprile 2011 addirittura due terreni erbosi. Acquistati immobili e terreni nel piacentino. Così nello spezzino, dove esisteva una celebre immobiliare del pds. Sarà forse un buon investimento in momento di crisi, perché certo il mattone dà più soddisfazione e sicurezza dei fondi in Tanzania. Resta difficile comprendere perché nella sinistra italiana faccia tanto ribrezzo potere prendere una sede di partito o un ufficio per i propri dirigenti in banale affitto come accade a molte altre forze politiche.

Il papa laico - Re Bersani a parte, dalla banca dati della Agenzia del Territorio emergono molte sorprese: tutti i partiti ufficialmente morti e sepolti hanno ancora appartamenti e perfino palazzine di un certo valore. Dalla Dc al partito socialista. Ne posseggono anche partiti che certo non hanno invaso le cronache politiche, come quello del Papa laico o quello dell’armonia. Ma la sorpresa delle sorprese viene dal partito nazionale fascista, che non solo è morto, ma è stato sciolto per legge. Tutti i suoi beni sono passati al demanio pubblico, ma l’operazione non è riuscita per quattro fabbricati e due terreni. Uno di questi risulta ancora di proprietà del Pnf e dato un uso ad Anagni, nel frusinate, al Fondo edifici di culto del ministero dell’Economia.

di Franco Bechis

 

I conti in tasca a tutti i partiti: ne manteniamo ben 67

Lo scandalo degli sprechi su Libero in edicola oggi: soldi pubblici a una miriade di formazioni. Nel 2010, complici le liste personali

 

I conti in tasca a tutti i partiti: ne manteniamo ben 67

 


I

 

due volumi sono ormai da collezione. Mille pagine circa l’uno, sono usciti per i tipi della Gazzetta Ufficiale il 31 ottobre scorso in serie straordinaria. Lì, trasmessi dalla Camera dei deputati, sono raccolti i bilanci 2010 di tutti i partiti e movimenti politici che hanno ottenuto direttamente (quasi tutti) o indirettamente (una manciata) rimborsi elettorali da parte dello Stato. E quindi dalle tasche dei cittadini, militanti o meno che siano. È  la pubblicazione record della storia della Prima e della Seconda repubblica italiana, perché i partiti finanziati dai contribuenti sono ben 67. Non c’erano mai stati così tanti, e la moltiplicazione è stata favorita dalle ultime elezioni regionali che hanno creato liste personali che si sono presto trasformate in nuove forze politiche, come la lista di Renata Polverini e quella di Giuseppe Scopelliti. Tutti insieme i 67 hanno dichiarato di avere ricevuto dallo Stato un cadeau da 221 milioni di euro nel 2010. 

La cifra non corrisponde al millimetro ai vari rimborsi elettorali che si sommano, perché molti partiti li contabilizzano in modo diverso: c’è chi conteggia solo la quota annuale del contributo, chi invece la inserisce in conto economico integrale e poi non la fa passare più di lì negli annui successivi, chi la mette nei conti di ordine, chi nella partita fra debiti e crediti dello stato patrimoniale. I partiti fanno quello che vogliono, a maggiore ragione lo fanno quando i soldi che arrivano sono certi e nessuno li può contestare. Il fiume di denaro è tanto, perché con questo ritmo nel corso di una legislatura si arriva poco sotto il miliardo di euro da spartirsi. Eppure, come dimostrano quei bilanci, non basta mai. I rimborsi valgono in sé circa tre volte le spese elettorali effettivamente dichiarate: c’è chi spende di più e chi non lo fa, guadagnando tutto quel che arriva dallo Stato. Ma il fiume di denaro fa venire l’acquolina in bocca a chi lo amministra. Così i partiti sembrano avere ricostruito strutture immobiliari e organizzative che fanno invidia ai loro eredi della prima Repubblica, e quando non hanno costi fissi lievitati a bilancio, pagano regolarmente servizi esterni per cifre clamorose. Perfino i partiti che sulla carta non dovrebbero più esistere e fare attività politica, come la Margherita o Alleanza nazionale.  Il risultato è che hanno incassato dallo Stato 169 milioni di euro, ne hanno spesi una settantina nelle campagne elettorali, ma le spese ordinarie hanno fatto lievitare le uscite fino a 297 milioni di euro. Così tutti quelli a cui i militanti non lanciano un salvagente con il loro contributo, riescono pure a chiudere in rosso.
Fra le entrate e le uscite molte sono naturalmente partite di giro, perché fra i 67 ci sono veri e propri cartelli elettorali dismessi come l’Unione, La Casa delle Libertà o l’Ulivo. Ricevono ancora loro parte dei contributi elettorali per consultazioni del passato e li girano agli eredi, il Pd e il Pdl in primis. Anche per questo motivo a fare la parte del leone è il Partito democratico, figlio di una quantità innumerevole di formazioni della sinistra che risultano ancora vive e vegete. 

È  Pier Luigi Bersani il campione 2010 alla roulette dei contribuenti, visto che in bilancio del suo Pd risultano 51,7 milioni di euro di contributi. Ma è anche il recordman della spesa per mantenere in piedi la sua struttura: poco meno di 100 milioni di euro all’anno, quasi un terzo di quello che spende tutto il sistema politico dei 67. Al secondo posto in entrambe le voci il Pdl, che incassa 32 milioni di contributi pubblici, ma spende per mantenersi 52,8 milioni, in gran parte proprio in comunicazione elettorale. Terzo posto in classifica per la Lega Nord, che prende dalla mammella di Roma ladrona 22,5 milioni di euro, e spende per la sua attività 27,4 milioni di euro. Sbilanciatissima anche l’Udc di Pier Ferdinando Casini, che riceve l’ottavo contributo pubblico in classifica, con 11,7 milioni di euro. Ma è spendacciona: con i suoi 16,4 milioni di euro è il quarto partito in assoluto dalle mani bucate.

 

IL DOSSIER

 

Da Forza Italia alla Sinistra Arcobaleno
I soldi pubblici in mano ai partiti estinti

 

La partecipazione alle elezioni del 2006 ha permesso di incassare fondi fino al 2010 anche a Ulivo e Unione. Le risorse sono divise tra gli "eredi" oppure restano congelate. Ma ci sono casi in cui non è chiaro che fine fanno

di ANNALISA CUZZOCREA
IN FONDO a un lungo corridoio di palazzo San Macuto, in un ufficietto al quinto piano di uno dei palazzi della Camera, sono custoditi tutti i numeri dei partiti. I soldi che arrivano dal finanziamento pubblico, i contributi privati, il rendiconto delle spese, i crediti, i debiti. Migliaia di pagine in cui, spulciando, si scopre che sono numerosi i partiti defunti che, come la Margherita, hanno ricevuto denaro fino al 2011 grazie al tortuoso meccanismo della vecchia legge sui rimborsi elettorali (che continuava a finanziare le formazioni politiche per cinque anni, anche se la legislatura ne durava due). I più grossi sono Alleanza nazionale, Forza Italia, i Ds e la Margherita appunto. Ci sono però anche vecchie coalizioni. La Sinistra Arcobaleno, che ha avuto vita breve ma gode dei rimborsi per la partecipazione alle ultime politiche. E perfino l'Ulivo e l'Unione, che hanno incassato fondi fino al 2010 per le elezioni del 2006. A volte i soldi vengono ripartiti tra le forze nate dalle ceneri dei partiti morti. Altre, è più difficile capire che fine facciano. O perché restino lì, dentro formazioni "in sonno" che perseguono nell'accumulo senza fare attività politica. E senza decidere - com'è stato per la Margherita - a chi o cosa devono essere devoluti milioni di euro di denaro pubblico.

ALLEANZA NAZIONALE
L'ex partito guidato da Gianfranco Fini muore ufficialmente nel marzo del 2009, ma alle politiche del 2008 gli aennini corrono già con Forza Italia nella lista unica del Popolo della Libertà. Nonostante questo, i conti di An continuano a crescere grazie ai rimborsi delle elezioni politiche del 2006, delle europee del 2004, delle regionali del 2005. Così, il partito riceve 22 milioni 251.447 euro nel 2008, 15 milioni 827.454 euro nel 2009. E ancora 12 milioni 765.159 nel 2010 (ultima rata delle politiche e rimborso per le elezioni in Molise), e 27.069 euro nel 2011 (solo per il Molise). In cassa, resta un patrimonio ingente e tuttora conteso tra coloro che sono rimasti nel Pdl (guidati da La Russa, Gasparri, Matteoli) e quelli che hanno seguito Fini in Futuro e Libertà. Nell'ultimo bilancio presente alla Camera, quello del 2010, il patrimonio netto di An supera gli 83 milioni di euro, mentre l'avanzo è di 6.683.294 euro.  

FORZA ITALIA
Nel 2008, il partito che fu di Silvio Berlusconi è quello che incassa più di tutti in termini di finanziamento pubblico. È morente, il Cavaliere ne ha decretato la fine salendo sul predellino nel novembre 2007 a piazza San Babila a Milano, alle elezioni di quell'anno si presenta la lista del Popolo della libertà, eppure, Forza Italia incassa oltre 42 milioni di euro grazie alle politiche e alle regionali del 2006 e del 2005. Riceverà ancora 30 milioni e 267.789 euro nel 2009, 25 milioni e 24mila nel 2010. E infine, 59.358 euro nell'anno magro del 2011 (per le elezioni in Molise). Nel 2010 il bilancio chiude in passivo. Il disavanzo è di oltre 6 milioni di euro. Nella relazione che accompagna il rendiconto, è Sandro Bondi a spiegare che Forza Italia è intervenuta "a sostegno dell'attività del Pdl da un punto di vista organizzativo e operativo tramite la messa a disposizione di diverse strutture periferiche e di proprie strutture centrali".

DS
I democratici di sinistra non esistono più dal 14 ottobre 2007, giorno di nascita del Partito democratico. Non partecipano più ad alcuna elezione, quindi, ma come per An e Forza Italia, continuano a ricevere i rimborsi delle politiche 2006 (solo per il Senato, alla Camera correvano nell'Ulivo), e delle regionali del 2005. Prendono quindi 11milioni e 729.880 euro nel 2008. Poco meno, 11milioni 104.087 euro, nel 2009. 9 milioni 446.375 euro nel 2010, quando non ci sono più i rimborsi delle regionali del 2005, ma c'è l'ultima rata del Senato e ci sono ancora le consultazioni di Molise e Sicilia. Infine, nel 2011, l'ultimo rimborso per il Molise: 32.605 euro. Tutti soldi che non sono confluiti nel Pd, che rivendica di vivere sui suoi rimborsi. I Ds, nel bilancio 2010, conteggiano un avanzo di 5 milioni e 588mila euro. In quell'anno, già defunti, hanno ricevuto 9milioni e 515mila euro di contributi da persone fisiche, e altri 9 milioni e mezzo sotto la voce: altri. 

MARGHERITA
Democrazia e Libertà - La Margherita può anch'essa considerarsi defunta dall'ottobre 2007, al pari dei Ds, ma come si è scoperto grazie all'inchiesta della procura di Roma che vede al centro il senatore Luigi Lusi, ha continuato a incassare finanziamenti e a restare una organizzazione politica sempre in attivo. Nel 2008 riceve oltre 8 milioni di euro di rimborsi per le politiche del 2006 in Senato e per le regionali del 2005. Nel 2009, incassa 7 milioni e 443mila euro. Nel 2010, 6 milioni e 82.190 euro. Infine, per la consultazione in Molise, 37.163 euro nel 2011. 
 A bilancio 2010 si leggono proventi per 14.882.090 euro, ma anche oneri di gestione di 14.474.277 euro. L'avanzo finale, sopra il quale è leggibile la firma dell'ormai ex tesoriere Lusi, è di 976.676 euro. C'è anche una relazione, in cui Lusi spiega che nell'esercizio 2010 la Margherita "ha perseguito nell'attività di supporto del Pd per il rinnovo dei consigli regionali e le altre elezioni amministrative che si sono svolte". E che ha ricevuto da Partito democratico per l'affitto della sede di Sant'Andrea delle Fratte 3 milioni di euro.  

ULIVO E UNIONE
Uniti nell'Ulivo non è mai stato un partito, era la coalizione che teneva insieme Ds e Margherita alle elezioni del 2006. Non è più esistita, dopo la caduta del governo Prodi. Nel 2008 è infatti nato il partito democratico, e il simbolo che più di tutti ricordava il professore è finito in cantina. Eppure, anche l'Ulivo ha ricevuto soldi pubblici dal 2008 in poi. Oltre 23 milioni di euro nel 2008, per le politiche del 2006 e per le europee del 2004 e le regionali del 2005. 14 milioni e 24.591 euro nel 2009. Oltre 15 milioni nel 2010. Soldi che sono andati - anche quelli - ai reduci di Ds e Margherita. All'ultima assemblea, nel giugno 2011, il rendiconto viene firmato dai co-tesorieri Luigi Lusi e Ugo Sposetti, che danno conto anche dell'inizio delle operazioni di chiusura dell'associazione, visto che gli ultimi rimborsi erano stati ricevuti un anno prima. A ricevere soldi è stata anche l'Unione, la coalizione del centrosinistra: un milione e mezzo di euro nel 2008, 641.707 nel 2009, 695.449 nel 2010. 

SINISTRA ARCOBALENO
La Sinistra- l'Arcobaleno teneva insieme Rifondazione comunista, il partito dei Comunisti italiani, la Federazione dei verdi e Sinistra democratica in vista delle elezioni 2008. A quella consultazione, guidata da Fausto Bertinotti, la coalizione si presentò senza alcuna alleanza. Il Pd di Veltroni evitò l'apparentamento. Così prese solo il 3 per cento e per la prima volta dalla famosa scissione dopo il cambio di nome del Pci, la sinistra radicale venne esclusa dalla Camera e dal Senato non eleggendo neanche un parlamentare. Subito dopo, i partiti che formavano la lista andarono ognuno per la sua strada. Incassando però 1 milione 914.428 euro nel 2008, 1 milione 668.569 euro nel 2009, 1 milione 794.742 euro nel 2010 e ancora 1.730.152 euro nel 2011. E infatti, l'associazione, con sede a Roma in via Napoleone Terzo 28, chiude il bilancio 2010 con un avanzo di 696.594 euro.

 

POLITICA & PALAZZO |di Redazione Il Fatto Quotidiano | 8 febbraio 2012

 

68

 

 

Spariti 26 milioni di euro dalla Fondazione An confluiti nel

patrimonio Pdl

 

Dopo la frattura tra Fini e Berlusconi il divieto di confusione del patrimonio dei due partiti saltò: immobili di Alleanza nazionale affidati in uso gratuito ai giovani del Popolo della Libertà, prestiti bizzarri tra le due fazioni divenute rivali. Il caso scoppiato dopo la denuncia dei finiani contro i" colonnelli" rimasti con il Cavaliere

 

 

Dalla Fondazione “Alleanza Nazionale“, nata in seguito allo scioglimento e alla confluenza del partito nel Pdl datata marzo 2009, sono spariti 26 milioni di euro. E allo stato, tra pezze d’appoggio mancanti, prestiti milionari al partito di Berlusconi e immobili dati in uso gratuito ai giovani del Pdl, non c’è certezza di dove siano finiti. Il retropalco dei partiti sopravvissuti alla Seconda Repubblica è uno spettacolo quotidiano. L’ultimo in ordine di tempo, dopo lo scandalo Lusi-Margherita, sventola i simboli di una delle grande aggregazioni del dopoguerra italiano. La casa di Giorgio Almirante e di Gianfranco Fini. Un patrimonio di difficile stima che tra liquidità e immobili non risultava inferiore ai 400 milioni. Una cifra troppo alta per non scatenare brame e appetiti regolarmente finiti in tribunale.

 



La storia parte da lontano. Nei giorni di marzo del 2009, in cui dopo il congresso nazionale, An decise per il 2011 di trasformare il partito in: “Fondazione che ne assuma l’emblema e la denominazione. Alla fondazione competono tutti i diritti propri di An e ad essa sono assegnate le risorse materiali (…) e segnatamente ogni bene mobile e immobile direttamente o indirettamente posseduto comprese le partecipazioni in società e tutti i crediti verso soggetti pubblici o privati”. Si optò per un comitato di gestione che avrebbe operato secondo le indicazioni di un altro organo, il comitato dei garanti. Vennero designati i nomi dei singoli individui deputati al controllo degli “obiettivi strategici, anche di periodo, da perseguire per la conservazione, la tutela e lo sviluppo delle risorse (…) l’impiego e la destinazione dei fondi”.

I comitati si insediarono il primo aprile del 2009 e in un amen, fu guerra tra gli ex colonnelli di An e i fedelissimi di Gianfranco Fini. Una guerra sporca, senza esclusione di colpi, durata per mesi e persa dai secondi costretti ad assistere a un “golpe” nelle mura di casa. Dal comitato di gestione, non a caso in piena bufera Montecarlo, venne estromesso Franco Pontone(espulso dal comitato dei garanti nel 2010) e al suo posto nominato il senatore Mugnai. Da allora e fino ad oggi, complice la frattura tra Fini e Berlusconi, quello che era stato definito “il divieto di confusione del patrimonio di An con quello del Popolo della Libertà” divenne un’autostrada senza caselli, controlli o pedaggi. Con gestioni allegre, rappresaglie ad hoc (la vicenda del Secolo d’Italia), purghe staliniane e campo libero a transazioni impensabili. Immobili di An affidati in uso gratuito ai giovani del Pdl (28), prestiti bizzarri come quello del 12 luglio 2011, in cui il comitato di gestione della Fondazione di An concesse su richiesta degli onorevoli Crimi e Bianconi del Pdl, la cifra di 3. 750. 000 a titolo di prestito infruttifero al partito rivale. Da aggiungere a un altro milione a fondo perduto per sostenere le elezioni regionali del Pdl e ad altri contributi di importo ancora incerto, a fronte “dell’impegno morale” di Bianconi di vigilare sul loro “puntuale utilizzo”.

E poi ancora altro denaro, dalla casa madre dei neo “nemici”. Forme di generosa erogazione “del tutto anomale” distribuite con fumose motivazioni definite “Iniziative promozionali in sede al Pdl”, senza rendiconti verificabili e con giustificazioni risibili ad accompagnare il salasso verso il feudo di B.: “Promuovere all’interno del partito la costituenda fondazione”. In mezzo, vennero bloccate le iscrizioni degli ex An alla fondazione (300 euro di versamento) e rese surrettiziamente invalide quelle giunte dopo il 30 aprile 2010. In una situazione simile, con l’uso disinvolto del denaro di un partito appannaggio di un altro (rivale e in costante battaglia) i finiani rimasti vicini al presidente della Camera e confluiti in Fli, hanno provato il contrattacco. Prima ha tentato l’avvocato di Fini, Giuseppe Consolo. Poi lo studio del deputato di Fli Antonio Buonfiglio si è messo al lavoro e ha presentato con l’omologo di cordata Enzo Raisi, un esposto al Tribunale di Roma a fine novembre. Quattro pagine fitte di date e cifre utili a chiedere alla magistratura di procedere “alla nomina di uno o più commissari liquidatori e comunque all’adozione di ogni e più opportuno atto affinché fossa data corretta e puntuale esecuzione alle determinazioni congressuali in ordine alla liquidazione e allo scioglimento formale di An”.

Liquidazione non avvenuta (comportandosi la fondazione, in compulsivo erogamento di fondi della comunità di An al Pdl, in regime di “continuità” e in direzione del tutto opposta) e determinazioni originarie tradite. Il tribunale si è mosso e ha prodotto una relazione sull’attivita di liquidazione: misteriosa e raggelante. Analizzati i documenti delle parti, i periti del tribunale hanno evidenziato come non solo non si sia verificata alcuna liquidazione né alcun passaggio formale sulla stessa, ma del denaro scomparso, non vi sia traccia. Dentro il buco nero si trova di tutto. Accensione di conti correnti intestati all’associazione senza riscontri per individuarli. Parcelle saldate per decine di migliaia di euro ad avvocati impegnati a difendere il Pdl. Il famoso prestito da quasi 4 milioni erogato al partito di Berlusconi, poi restituito a distanza di qualche mese, senza che ci sia foglio di carta che nel rendiconto chiuso a ottobre del 2010 che lo ratificasse. E poi altri milioni, sempre destinati al Pdl, a fondo perduto. Una situazione incredibile che relega l’affaire Margherita alle piccole cose di valore non quantificabile e lascia sul terreno una differenza di valori, tra la Fondazione gestita dai colonnelli e quella immaginata da Fini & C., di 26 milioni in meno di due anni (2009-2011). Una perdita di capitali e ideali di cui adesso qualcuno chiederà conto.

 


RIFORMIAMO I PARTITI PER VEDERE I VARI ARTICOLI 

TRATTI DAL MIO BLOG DIGITA I TITOLI SOTTOELENCATI.

 

PEPPINO IMPASTATO UN UOMO VERO CHE HA VISSUTO DA VERO UOMO

GLI SPRECHI DEI MINISTRI



 

25/01/2012

 

PROPOSTE PER MIGLIORARE E RIFORMARE LO STATUS QUO IN POLITICA GRUPPO LIBERO FONDATO SU FACEBOOK

 

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO HA RICEVUTO (COME DA RICEVUTA) LE NOSTRE PROPOSTE IL 27 GENNAIO. SIAMO FIDUCIOSI DI UNA SUA CORTESE RISPOSTA

 

 

 

 


COPERTINA OPUSCOLO UFFICIALE

RILEGATURA E STAMPA FATTA A MANO DA GABRIELE CERVI SPESE AUTOFINANZIATE

CARI AMICI ONLINE PER RENDERE PIU’ FORTE E INCISIVA LA NOSTRA AZIONE CHIEDETE DI ISCRIVERVI AL NOSTRO GRUPPO E FATE ISCRIVERE I VOSTRI AMICI.

 DIGITA QUI SOTTO PER ENTRARE E

 

  VISIONARE IL NOSTRO GRUPPO SU FACEBOOK

 

MEMBRI 1750 

 

 

Gruppo aperto  —

 

 

GRUPPO FONDATO SU FACEBOOK: RIFORMA DEI PARTITI E DEI SINDACATI. CODICE ETICO

 


IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO HA RICEVUTO (COME DA RICEVUTA) LE NOSTRE PROPOSTE IL 27 GENNAIO. SIAMO FIDUCIOSI DI UNA SUA CORTESE RISPOSTA
 

COPERTINA GRUPPO RIFORMA DEI PARTITI E DEI SINDACATI CODICE ETICO SU FACEBOOK

21/01/2012 | COPERTINA GRUPPO RIFORMA DEI PARTITI E DEI SINDACATI CODICE ETICO SU FACEBOOK

 

LA SEGUENTE COPERTINA E' STATA PRESA DAL LINK SU FACEBOOK DEL DOTT. FERDINANDO IMPOSIMATO AMMINISTRATORE DEL GRUPPO.

 

 

 RIFORMA DEI PARTITI E DEI SINDACATI. CODICE ETICO

GRUPPO SU FACEBOOK

 

 

 

Scriviamo questa lettera aperta per sottoporre alcune proposte innovative e riformatrici che se accolte potranno dare un impulso etico di trasparenza e di onestà all’attuale status politico e sindacale del paese.

Per dare sostanza alle nostre proposte, ho fondato un gruppo online  denominato: Riforma dei Partiti e dei Sindacati  Codice Etico, usando il socialnetwork Facebook dove posso  interagire con tanti amici online , attualmente sono 4980. Il gruppo  non ha scopo di lucro, è aperto a tutti  ed è traversale. Dopo questa dovuta presentazione,  siamo onorati di sottoporre queste nostre proposte che abbiano denominato codice etico e che auspichiamo siano prese come contributo per rinnovare i partititi e i loro statuti.

 

PREMESSO

 

Che i partiti politici  sono associazioni private senza alcuna disciplina legale finanziati (contributo elettorale) con denaro pubblico senza alcun controllo delle spese  che hanno portato da parte dei medesimi partiti (anche recentemente) a  violazioni contro le leggi costituzionali creando con soldi pubblici malaffare, clientelismo e corruzione

 A nome dei 1730 attuali aderenti al gruppo  sottopongo  alcuni punti come nostro personale contributo di cittadini stanchi di vedere sperperati milioni di euro (soldi pubblici nostri soldi) in minima parte utilizzati per le spese elettorali  effettive  e di cui la gran parte sono distratti e utilizzati per compravendite patrimoniali , spese varie fonte di clientelismo, spese per  il personale di federazioni  e di sezioni che nulla hanno a che vedere con il contributo dato per le spese elettorali. Inoltre i partiti per sostenersi  ( i milioni di euro erogati ai medesimi presumiamo a questo punto che non bastano per il loro sostentamento) vendono nelle loro assemblee  merce a pro partito, ricevono poi soldi dai propri tesserati come iscrizione  ecc. 

Per fare un esempio il contributo elettorale erogato nel 2008 è stato di oltre 500 milioni di euro a fronte di una spesa totale di 130 milioni di euro.. Praticamente vengono regalati ai partitti nostri soldi per un totale circa di 380 milioni di euro.. Se questo non è uno scandalo cosa è..!!

Per tutto ciò premesso :

 

CHIEDIAMO

 

1)      L’ attuazione dell’articolo 49 della Costituzione con una legge ordinaria che preveda la responsabilità dei partiti di fronte alla legge e ne sanzioni le violazioni e che garantisca il controllo della correttezza e della trasparenza della vita interna dei partiti;

 

2)      Registrazione degli Statuti dei partiti presso il Parlamento;

 

3)      Certificazione di Bilanci dei partiti secondo le norme del codice civile;

 

4)      Nomina di un revisore dei conti esterno e autonomo dai partititi;

 

5)      Nomina di un Provibiro esterno per garantire la democrazia interna dei Partititi;

 

6)      Obbligatorietà di elezioni primarietra i cittadini per la selezione delle candidature;

 

7)      Esclusione delle candidature delle persone rinviate a giudizio o condannate per qualsiasi reato;

 

       8)  Responsabilità penale e civile dei segretari politici e dei

             tesorieri e decadenza dagli incarichi per violazioni degli

              Statuti e delle leggi dello Stato;

 

       9)   Erogare rimborsi elettorali pubblici ai partiti dati per le  

             spese effettivamente sostenute con l’obbligo di produrre

             pezze giustificative: bolle, fatture, scontrini ecc;

 

       10) Per ridurre i costi della politica proponiamo che il

            finanziamento ai giornali di partito  dato per l’effettiva

             vendita dei giornali riscontrabile dagli abbonamenti e

             vendite effettive;

  Queste sono alcune proposte che  noi riteniamo importanti per rinnovare lo status quo politico. Noi siamo sostenitori di una vera Democrazia, non di facciata ma reale basate non sulle oligarchie di un regime partitocratico ma su un vero stato di diritto.

In questi decenni  i partititi hanno creato una distanza fra loro e i propri elettori abissale, questa distanza riguarda la società civile. I partiti purtroppo rappresentano solo se stessi e i loro interessi di bottega  fautori nel paese di caste , lobby dimenticando il bene collettivo.

Troppi privilegi e la non trasparenza hanno fatto si, che la gente ormai sfiduciata, amareggiata e disillusa  non creda più allo stato di diritto . Il nostro è uno stato fondato da furbi  e i politici agevolano i medesimi furbi ladri e disonesti istituzionali infischiandosene delle leggi che promulgono. Noi non vogliamo che ciò sia il nostro ma soprattutto il futuro dei nostri figli e delle nuove generazioni. Noi abbiamo già pagato un pesantissimo prezzo in nome di ideali ormai morti ed oggi utili solo alla partitocrazia che li usa  solo per perpetuarsi.

E’ per questo che come cittadini usando le opportunità che questa democrazia  ci concede, ancora ,abbiano ritenuto opportuno e socialmente utile inviare queste  nostre  proposte

Cordiali saluti.

 

Gabriele Cervi

(fondatore del gruppo su facebook  riforma dei partiti e dei sindacati codice etico)

 

PS: Non abbiamo affrontato i privilegi dei politici (la famosa casta) in quanto sappiamo che il Parlamento sta lavorando per ridurre gli stipendi dei Parlamentari, per diminuire gli stessi Parlamentari delle due Camere, delle Province e dei Comuni.  Siamo fiduciosi che si arrivi al più presto a queste soluzioni moralmente ed eticamente non più rinviabili. 

 


 
Seguono gli amministratori del gruppo:

Giovanna Melandri Onorevole PD

 Jane Alquati Assessore comunale Pdl

 Carlo RienziDott  Pres. Codacons 

 Agostino Alloni Consigliere  Regione Lombardia  PD 

Luigi Berlinguer Europarlamentare Europeo PD

Marialuisa D'attolico Giornalista Free Lance presso Privato

Ferdinando Imposimato Giudice Lavora presso Suprema Corte di Cassazione

Enrico Galavotti Professore

Cinzia Fontana Senatrice PD

Chiara Capelletti Assessore Provinciale PDL

Maria Vittoria Ceraso Assessore Comunale PDL

Jacopo Fanti Laureato in cooperazione internazionale

 

Francesco Alberoni Professore, Scrittore, Sociologo

Margherita De Bac Giornalista lavora presso corriere della sera 

   E' GIUNTA L'ORA DI UNA LEGGE SUI PARTITI POLITICI?

 

 

TOMMASO EDOARDO FROSINI

Università di Sassari

 

DIGITA QUI SOTTO PER ENTRARE E VISIONARE IL NOSTRO GRUPPO. SE POI LO TROVI INTERESSANTE CHIEDI L'ADESIONE

 

 

 

 

POLITICA COSTOSA E NOI PAGHIAMO!!! LETTERA PUBBLICATA DAL SETTIMANALE LA VITA CATTOLICA DIOCESI DI CREMONA IL 27 OTT. C.A.

 

 

 

 

 

 

POLITICA E ANTIPOLITICA MIA RISPOSTA A MONS. RINI DIRETTORE DEL SETTIMANALE LA VITA CATTOLICA DIOCESI DI CREMONA GIOVEDI 3 NOV.2011

I PRIVILEGI DEI CONSIGLIERI REGIONALI E QUELLI DEI SINDACATI FONTE QUOTIDIANO LA PROVINCIA DI CREMONA DOMENICA 17 LUGLIO 2011

 

SINDACATO - IMPRENDITORE COSI' COMINCIANO I PROBLEMI FONTE QUOTIDIANO LA PROVINCIA DI CREMONA LUNEDI 21 MARZO 2001

 

APPELLO: DOBBIAMO REGOLARIZZARE IL CONTRIBUTO DEI PARTITI LETTERA PUBBLICATA DAL SETTIMANALE IL PICCOLO DI CREMONA VENERDI 14 OTT.

A NOI CHIEDONO SACRIFICI AGLI EX PARTITI ARRIVANO MILIONI FONTE QUOTIDIANO LA PROVINCIA DI CREMONA LUNEDI 1 AGOSTO

DENUNCIAMO GLI SPRECHI DELLA POLITICA ITALIANA GRUPPO SU FACEBOOK FONTE IL SETTIMANALE IL PICCOLO DI CREMONA E IL QUOTIDIANO LA CRONACA DI CREMONA VENREDI 29 LUGLIO

LA BATTAGLIA SU FACEBOOK HA UN GRANDE VALORE MIA REPLICA A SERGIO LINI PUBBLICATA DAL SETTIMANALE IL PICCOLO VENERDI 21 OTTOBRE 2011