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Finti tagli alle diarie della Casta Così Fini ci ha fregato ancora La detrazione massima per un deputato che non va mai alla Camera è 723 euro: incasserà comunque 2mila euro al mese

Finti tagli alle diarie della Casta Così Fini ci ha fregato ancora La detrazione massima per un deputato che non va mai alla Camera è 723 euro: incasserà comunque 2mila euro al mese

Finti tagli alle diarie della Casta Così Fini ci ha fregato ancora La detrazione massima per un deputato che non va mai alla Camera è 723 euro: incasserà comunque 2mila euro al mese

Finti tagli alle diarie della Casta Così Fini ci ha fregato ancora

La detrazione massima per un deputato che non va mai alla Camera è 723 euro: incasserà comunque 2mila euro al mese

Finti tagli alle diarie della Casta Così Fini ci ha fregato ancora 


Gianfranco Fini ha trovato la regola per la pacchia perfetta dei suoi

deputati. Facendo finta di usare la linea del rigore del governo di Mario Monti

e di tagliare i costi della politica, ha assicurato a qualsiasi dei 630 eletti a

Montecitorio uno stipendio fisso mensile di circa 7.500 euro che

sarà erogato anche a chi se ne starà comodamente a casa sua senza mai

  andare un solo giorno al mese a Roma. Oltre a questa somma potrà ancora

percepire fino alla fine della legislatura altri 3.690 euro netti al mese per il

rimborso forfettario di spese di segreteria, che dalla prossima legislatura

forse verrà corrisposto solo dietro presentazione di regolari ricevute o di

contratti registrati per pagare i propri collaboratori. Quel che non

accadrebbe in alcun altro lavoro al mondo, può dunque avvenire a

Montecitorio perfino dopo i draconiani e tartufeschi tagli annunciati

dal presidente della Camera. Sulla carta un deputato totalmente

disinteressato ai lavori della Camera potrà occuparsi di altro a casa sua

e potere contare su più di 12 mila euro netti al mese fra stipendio base,

rimborsi per spese di soggiorno che non ha, rimborsi per spese di

segreteria che non ha, rimborsi per spese di trasporti che non sostiene

e rimborsi di spese telefoniche che a questo punto sarebbero del tutto

private. Per avere da qui alla fine della legislatura circa 200 mila euro nett

i un deputato può banalmente non fare nulla di nulla.

La grottesca situazione nasce dalle decisioni dell’ufficio di presidenza della

Camera prese il 25 ottobre scorso. La linea del rigore aveva imposto infatti di

tenere conto ai fini delle presenze dei deputati ai lavori parlamentari non

solo dei voti in aula, che ci sono in pochissime sedute al mese, ma

anche della loro presenza ai lavori delle commissioni parlamentari. Chi

risultava meno in aula infatti spesso sosteneva di lavorare sodo in

commissione, dove in effetti ogni deputato non deve stare lì come un robot

a spingere un bottone e votare come dice il capogruppo. Le presenze sono

state legate anche alla corresponsione della diaria: è chiaro che se un

deputato non viene a Roma, non c’è motivo al mondo di rimborsargli un hotel

dove non dorme. Solo che il regime delle trattenute trovato è diventato una

vera e propria farsa. La diaria vale oggi 3.500 euro al mese. Le presenze in

assemblea sono calcolate solo nei giorni in cui c’è votazione, ed è

considerato presente solo chi partecipa almeno al 30 per cento delle

votazioni. Le trattenute sono di circa un quindicesimo in caso di assenza.

I giorni di votazione però si contano sulla punta delle dita: sono stati 5 ad

ottobre, 5 a novembre e 4 a dicembre. Ogni deputato ha diritto ogni mese

al condono di un giorno di assenza durante le votazioni. Decine di deputati

possono essere giustificati ogni mese dal loro capogruppo, che in ufficio di

presidenza li esenta dalla presenza e dalla trattenuta di 206,58 euro. Altri

deputati oltre alle assenze che sono giustificate per tutti i lavoratori

dipendenti, hanno diritto a non essere penalizzati mettendosi in missione

o per motivi istituzionali o per motivi politici autorizzati.

Alla fine il massimo della trattenuta che può rischiare dall’aula un deputato

che non va mai è di 723,03 euro al mese. Molti però vengono perdonati

comunque con i condoni di fine mese in ufficio di presidenza. Ai più sfortunati

restavano comunque senza lavorare 2.800 euro al mese di rimborsi

fasulli. Le novità arrivano per il lavoro in commissione. Ma il regolamento

proposto da Fini e approvato da tutti i gruppi è una vera burla: si opererà

una trattenuta sulla diaria di 300 euro per chi diserterà più del 50 per

cento delle giornate di seduta della commissione parlamentare e di 500

euro per chi diserterà più dell’80% delle sedute. Risultato finale. la diaria

per chi non va mai a Montecitorio sarà assicurata comunque per circa

2.300 euro al mese. Che si sommano ai 5.246,97 euro netti dell’indennità

parlamentare, ai 3.690 euro netti di rimborso di spese di segreteria (che siano

sostenute o meno, tanto non bisogna provare nulla), ai 1.108 euro minimi

mensili di rimborso taxi (che li si prenda o no) e ai 258 euro mensili netti

di rimborso spesa del telefonino. Senza fare nulla dunque si intascano 12.602

euro netti al mese, ed è un privilegio che nessuna altra categoria di lavoratori

in Italia ha mai avuto, ha e mai avrà. In un caso del genere in qualsiasi

posto di lavoro si sarebbe licenziati per giusta causa, e l’azienda potrebbe

anche chiedere i danni al dipendente. A Montecitorio questo regime invece

si chiama “stringiamo la cinghia anche noi come tutti gli italiani”.

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Seguono gli amministratori del gruppo:

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 Jane Alquati  Assessore comunale Pdl

 Carlo Rienzi Dott  Pres. Codacons 

Agostino Alloni  Consigliere  Regione Lombardia  PD

Luigi Berlinguer  Europarlamentare Europeo PD

Marialuisa D'attolico  Giornalista Free Lance presso Privato

Ferdinando Imposimato  Giudice Lavora presso Suprema Corte di Cassazione

Enrico Galavotti  Professore

Cinzia Fontana  Senatrice PD

Chiara Capelletti  Assessore Provinciale PDL

Maria Vittoria Ceraso  Assessore Comunale PDL

Jacopo Fanti  Laureato in cooperazione internazionale

 

Francesco Alberoni  Professore, Scrittore, Sociologo

Margherita De BacGiornalista lavora presso corriere della sera

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SOTTO IL VIDEO PER VEDERE LO SPRECO DI

DENARO

DATO AI PARTITI PER I RIMBORSI ELETTORALI.


21/01/2012 | COPERTINA GRUPPO RIFORMA DEI PARTITI E DEI SINDACATI

he) in Italia una legge sui partiti.

 



POLITICI CRISTIANI?

 POLITICA COSTOSA E NOI PAGHIAMO!!! LETTERA PUBBLICATA DAL SETTIMANALE LA VITA CATTOLICA DIOCESI DI CREMONA IL 27 OTT. C.A.

 

 

 

POLITICA E ANTIPOLITICA MIA RISPOSTA A MONS. RINI DIRETTORE DEL SETTIMANALE LA VITA CATTOLICA DIOCESI DI CREMONA GIOVEDI 3 NOV.2011

I PRIVILEGI DEI CONSIGLIERI REGIONALI E QUELLI DEI SINDACATI FONTE QUOTIDIANO LA PROVINCIA DI CREMONA DOMENICA 17 LUGLIO 2011

 

SINDACATO - IMPRENDITORE COSI' COMINCIANO I PROBLEMI FONTE QUOTIDIANO LA PROVINCIA DI CREMONA LUNEDI 21 MARZO 2001

 

APPELLO: DOBBIAMO REGOLARIZZARE IL CONTRIBUTO DEI PARTITI LETTERA PUBBLICATA DAL SETTIMANALE IL PICCOLO DI CREMONA VENERDI 14 OTT.

A NOI CHIEDONO SACRIFICI AGLI EX PARTITI ARRIVANO MILIONI FONTE QUOTIDIANO LA PROVINCIA DI CREMONA LUNEDI 1 AGOSTO

DENUNCIAMO GLI SPRECHI DELLA POLITICA ITALIANA GRUPPO SU FACEBOOK FONTE IL SETTIMANALE IL PICCOLO DI CREMONA E IL QUOTIDIANO LA CRONACA DI CREMONA VENREDI 29 LUGLIO

LA BATTAGLIA SU FACEBOOK HA UN GRANDE VALORE MIA REPLICA A SERGIO LINI PUBBLICATA DAL SETTIMANALE IL PICCOLO VENERDI 21 OTTOBRE 2011