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Blog di cervigabriele.over-blog.it

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È tutta l'umanità la «carne» di Dio

È tutta l'umanità la «carne» di Dio

È tutta l'umanità la «carne» di Dio

PROVINI IL CRISTO

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Il VangeloA cura di Ermes Ronchi

  
È tutta l'umanità la «carne» di Dio
Santissimo Sangue e Corpo di Cristo – Anno B

Mentre mangiavano, prese il pane e recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo». Poi prese un calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. E disse loro: «Questo è il mio sangue dell'alleanza, che è versato per molti. In verità io vi dico che non berrò mai più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo, nel regno di Dio». Dopo aver cantato l'inno, uscirono verso il monte degli Ulivi.
Prendete, questo è il mio corpo. La parola iniziale è precisa e nitida come un ordine: prendete. Incalzante come una dichiarazione: nelle mani, nella bocca, nell'intimo tuo voglio stare, come pane.

Qui è il miracolo, il batticuore, lo scopo: prendete. Gesù non chiede ai discepoli di adorare, contemplare, pregare quel Pane, ma chiede come prima cosa di tendere le mani, di prendere, stringere, fare proprio il suo corpo che, come il pane che mangio, si fa cellula del mio corpo, respiro, gesto, pensiero. Si trasforma in me e mi trasforma a sua somiglianza.
In quella invocazione «prendete» si esprime tutto il bisogno di Gesù Cristo di entrare in una comunione senza ostacoli, senza paure, senza secondi fini. Dio in me: il mio cuore lo assorbe, lui assorbe il mio cuore, e diventiamo una cosa sola. Lo esprime con una formula felice san Leone Magno: la nostra partecipazione al corpo e al sangue di Cristo non tende ad altro che a trasformarci in quello che riceviamo.
E allora capiamo che Dio non è venuto nel mondo con il solo obiettivo di togliere i nostri peccati, visione riduttiva, sia di Dio che dell'uomo.
Il suo progetto è molto più grande, più alto, più potente: portare cielo nella terra, Dio nell'uomo, vita immensa in questa vita piccola. Molto più del perdono dei peccati è venuto a dare: è venuto a dare se stesso.
Come uno sposo che si dà alla sposa. Siamo abituati a pensare Dio come Padre, portatore di quell'amore che ci è necessario per nascere; ma Dio è anche madre, che nutre di sé, del suo corpo i suoi figli. Ed è anche sposo, amore libero che cerca corrispondenza, che ci rende suoi partners, simili a lui.
Dice Gesù nel vangelo: i miei discepoli non digiunano finché lo sposo è con loro. E l'incontro con lui è come per gli amanti del Cantico: dono e giubilo, intensità e tenerezza, fecondità e fedeltà.
Nel suo corpo Gesù ci da tutta la sua storia, di come amava, come piangeva, come gioiva, ciò che lo univa agli altri: parola, sguardo, gesto, ascolto, cuore.
Prendete questo corpo, vuol dire: fate vostro questo mio modo di stare nel mondo, anche voi braccia aperte inviate alla terra.
Perché il corpo di Cristo non sta solo nell'Eucaristia, Dio si è vestito d'umanità, al punto che l'umanità intera è la carne di Dio: quello che avete fatto a uno di questi l'avete fatto a me. Il Corpo di Cristo è sull'altare dell'Eucaristia, il corpo di Cristo è sull'altare del fratello, dei poveri, piccoli, forestieri, ammalati, anziani, disabili, le persone sole, quelle colpite dal terremoto di questi giorni.
Che possiamo tutti diventare ciò che riceviamo: Corpo di Cristo. E sarà l'inizio di un umile e magnifico viaggio verso lo Sposo si è fatto sposo dell'ultimo fratello.


Editoriale: "Chie

sa e famiglia


"Che cosa consegna alla Chiesa e al mondo l’Incontro Mondiale delle Famiglie che ha visto accorrere a Milano migliaia di persone, fino al milione di partecipanti alla Messa del Papa? 
Direi che, anzitutto, questo grande avvenimento dà una risposta concreta e credibile alla domanda che in questi giorni sembra emergere dolorosamente: cos’è la Chiesa? Anzi: chi è la Chiesa? È Chiesa quel miscuglio di corvi, veleni e nidi di vipere di cui tanto parlano oggi i mass media? Oppure è Chiesa quel popolo accorso ad incontrare il Papa, per riscoprire la vocazione di ognuno, il dono del matrimonio e della famiglia, da vivere in sintonia con la legge naturale? Il Family 2012 ha dato una risposta chiara.  Al popolo riunito a Milano non interessano i trucchi di squinternati giocolieri della vendetta o dello scoop. Gl’interessa invece la voce del Papa, nella quale cerca e riconosce la voce di Dio. E questo popolo, solo questo, è Chiesa, la Chiesa, in sintonia con colui che conserva fedelmente l’insegnamento di Cristo. 
Anche questo popolo è fragile e peccatore. Ma ciò non lo esilia dalla patria di tutti i credenti; ve lo inserisce invece in una consapevolezza di chiamata perenne alla conversione.
E penso – mi perdonino i lettori, se mi permetto un salto pindarico – a quei genitori che in queste domeniche accompagnano alla prima comunione i loro bambini: mentre i figli si accostano al Mistero dell’amore di Dio, i genitori stessi riscoprono qualcosa di grande, pur in situazioni umane e familiari tanto diverse. Genitori fedelissimi alla vita cristiana e alla Messa domenicale lieti che i loro figli incontrino, per la prima volta, il Signore nell’Eucaristia; ma anche genitori che, senza rinunciare alla fede, hanno spesso trascurato la santificazione della festa;  che, in questa occasione, hanno ritrovato, forse dopo anni, la gioia della comunione con Cristo insieme ai loro figli. Senza dimenticare quei genitori che, accompagnando i loro bimbi all’Eucaristia, non hanno potuto, nonostante lo desiderassero sinceramente, ricevere il corpo e il sangue di Cristo: ho visto lacrime negli occhi di alcuni di essi, mentre osservavano la loro creatura, incontrare il Signore. 
A questo popolo di Dio, che è tale nonostante il peccato, il Papa ha dato speranza: non siete fuori dalla Chiesa, siete figli di Dio; continuate a cercarlo, a purificarvi, a pregare.  Convertitevi sempre nuovamente alla famiglia, all’amore generoso tra uomo e donna, all’amore che dona la vita.  Il Family 2012 è stato questo: un appello a riscoprire la famiglia cristiana e naturale, alla cui vita serve il lavoro; alla cui felicità è necessaria la festa. Famiglia, lavoro e festa riconciliati, anzi armonizzati.
Vincenzo Rini 

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