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Ds, il partito che non c'è ha 146 milioni di debiti e paga 49 dipendenti

Ds, il partito che non c'è ha 146 milioni di debiti e paga 49 dipendenti

26/06/2012

Ds, il partito che non c'è ha 146 milioni di debiti e paga 49 dipendenti

Dopo la nascita del Pd, le casse di Margherita e democratici di sinistra sono rimaste separate. Il partito di Rutelli si è trovato a fare i conti con il caso Lusi, mentre quello di Fassino ha ereditato i debiti del Pci-Pds. Una montagna di soldi. E ci sono ancora 49 persone a libro paga del partito, che può contare su 2399 immobili

democratici di sinistra interna new

Per l’Italia s’aggira uno zombie con 150 milioni di debiti. Lo zombie si chiama

Ds, la sigla d iun partito che non c’è piùma presenta bilanci come se fosse

vivo e vegeto. Basta dare un’occhiata ai conti del 2011, resi noti proprio ieri, e

si scopre che i Democratici di sinistra

nuotano ancora in un mare di debiti. In totale fanno 156,6 milioni di euro e in

cima alla lista dei creditori troviamo alcune delle più grandi banche

nazionali. C’èUnicreditcon oltre 26

milioni di prestiti, il gruppoIntesasfiora i 36 milioni,l’Efibancadel Banco

Popolare è esposta per 24 milioni, mentre laPopolare di Milanoreclama circa

12 milioni.

L’elenco delle banche finanziatrici compare nel rendiconto dei Democratici di sinistra pubblicato in quattro pagine di inserzione su l’Unità di ieri. Il buco

dei Ds è l’altra faccia della medaglia nell’incredibile storia diLuigi Lusi,l’ex

tesoriere della Margherita finito in carcere la settimana scorsacon l’accusa di

aver dilapidato i soldi del partito. Si parte nel 2007, quando

le due formazioni politiche hanno dato vita al Pd.

Niente comunione dei beni, però.La cassa è rimasta al vecchio indirizzo. Con

una differenza sostanziale tra i due sposi (si fa per dire). Il partito diFrancesco Rutelli, un partito con pochi anni di vita, si è trovato in cassa rimborsi

elettorali per milioni. Tutto legale,

questo prevede la legge. IDemocratici di sinistrahanno invece ereditato i

debiti del Pci-Pds. Una montagna di soldi. Peggio, una frana sospesa sul

destino del partito.

Problema vecchio, a dire il vero. Più volte nel corso degli anni le banche hanno accettato di cancellare una parte dei debiti targati Ds. L’ultimo salvagente è

stato lanciato nel 2003,

con la Capitalia allora guidata daCesare Geronzi, pronta a fornire nuovo

ossigeno al partito sull’orlo del crac.

Tutto risolto? Macché. I debiti restano, eccome. Il bilancio firmato dal

tesoriere Ugo Sposettiparla chiaro. A fine 2011 i conti dei Democratici di

sinistra si sono chiusi con un disavanzo patrimoniale, cioè un buco, di 145

milioni. Già perché, come detto, l’esposizione

verso le banche supera i 156 milioni mentre il valore delle attività non

raggiunge i 12 milioni.

Il passivo ha un origine precisa. Il partito, infatti, si è fatto carico dei debiti accumulati negli

anni dall’Unità fino a quando la storica testata fondata da Antonio Gramsci

nonè stata ceduta, a partire dal 2001, a cordate di imprenditori privati, ultimo della serie l’ex governatore

della Sardegna, Renato Soru. E così nel bilancio 2011 si legge che circa 101

milioni di debiti derivano “dall’accollo liberatorio” dei debiti della “cessata partecipata L’Unità spa in

liquidazione”.

In sostanza il giornale ha cambiato padrone, ma il partito non ha ancora

trovato il modo di rimborsare i finanziamenti di cui si è fatto carico a suo


tempo per facilitare la vendita della

testata. Di questo passo non si vede come la situazione possa essere

riequilibrata. I Ds sono formalmente una scatola vuota. Non hanno attività di

rilievo. L’enorme patrimonio

mmobiliare del partito, in buona parte intestato alle organizzazioni territoriali,

cioè le varie federazioni locali, sono stati trasferiti a una cinquantina di

fondazioni.

Si tratta, leggiamo nei conti del 2011, diben 2.399 immobili, in gran parte

(1.819) “utilizzati dalle organizzazioni territoriali del Partito democratico (….) nella maggior parte dei casi con comodato d’uso gratuito”. Traduzione: i palazzi

dei Ds adesso ospitano le sedi locali del Pd,

che però non pagano un euro d’affitto. Quindi un patrimonio che ammonta

svariate centinaia di milioni non fa parte dell’attivo patrimoniale del partito

zombie, ma viene gestito

da fondazioni che formalmente non sono coperte dall’ombrello contabile dei

Ds. La precisazione è importante, perché se così non fosse gli istituti di credito potrebbero

pignorare gli immobili per rientrare dei loro crediti. E invece niente. Le

banche si trovano ad avere a che fare con un creditore in pratica nullatenente.

Risultato: i banchieri prendono quello che possono, cioè il denaro dei

rimborsi elettorali che ancora lo Stato concede ai democratici di sinistra.

A settembre dell’anno scorso, una

sentenza del tribunale civile di Roma ha assegnato agli istituti di credito 30

milioni di euro. Di questo passo però sarà difficile venir-ne fuori in qualche

modo. I Ds infatti ormai non hannopiù diritto a rimborsi elettorali. I debiti

invece restano. E poi ci sono gli stipendi da pagare ai dipendenti. Perchè il

partit che non esiste più conta ancora49 persone a libro paga. 

daIl Fatto Quotidianodel 26 giugno 2012

Ds, il partito che non c'è ha 146milioni di debiti e paga 49 dipendenti

I Democratici di Sinistra non esistono più da un pezzo, ma presentano ancora bilanci. Da quello del 2011 si evince un buco di 156 milioni di euro

di Nico Di Giuseppe - 

Il fantasma dei Ds aleggia alle spalle dei contribuenti. E si insinua

soprattutto nei loro portafogli. Un fantasma con 156,6 milioni di

euro di debiti.

Ds
Ds
Ingrandisci immagine

Il partito di D'Alema non esiste più da tempo ma, come ha

rilevato il Fatto quotidiano, presenta ancora i bilanci da cui si

evince come i Democratici di sinistra siano in cima alla lista

dei creditori di grandi banche nazionali.

"C’è Unicredit, che vanta un credito di oltre 26 milioni, il

gruppo Intesa 36 milioni, l’Efibanca del Banco Popolare 24

milioni, la Popolare di Milano 12 milioni", si legge nell'articolo

di Vittorio Malagutti. Secondo il bilancio firmato dal tesoriere

Ugo Sposetti, a fine 2011 i conti dei Ds si sono chiusi con un

buco di 145 milioni.

Motivo? "Il partito si è fatto carico dei debiti accumulati negli

anni dall’Unità fino a quando la storica testata fondata da

Antonio Gramsci non è stata ceduta, a partire dal 2001, a

cordate di imprenditori privati, ultimo della serie l’ex

governatore della Sardegna, Renato Soru. E così nel bilancio

2011 si legge che circa 101 milioni di debiti derivano “

dall’accollo liberatorio” dei debiti della “cessata partecipata

L’Unità spa in liquidazione”", continua l'articolo del Fatto.

Come se non bastasse, il partito che non c'è deve pagare g

li stipendi dei dipendenti: ce ne sono ancora 49 a libro paga.

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