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Dopo la Lega in Tanzania, anche l'IDV specula nella finanza i suoi rimborsi elettorali

Dopo la Lega in Tanzania, anche l'IDV specula nella finanza i suoi rimborsi elettorali

14/01/2012

Dopo la Lega in Tanzania, anche l'IDV specula nella finanza i suoi rimborsi elettorali

Dopo la Lega in Tanzania, anche l'IDV specula nella finanza i suoi rimborsi elettorali

 

Dopo la Lega Nord e le sue speculazioni finanziarie in Tanzania, basta spulciare i bilanci dei partiti per scoprire che anche l'Italia dei Valori incassa milioni di euro di denaro pubblico sotto forma di  "rimborsi elettorali" e, invece di pagare locandine e manifesti, li affida ai banchieri per speculare sul mercato finanziario.
Antonio Di Pietro i soldi dell'IDV li affida a Intesa San Paolo, l'Intesa San Paolo del neoministro Passera, l'Intesa San Paolo di cui il senatore IDV Lannutti dedica un capitolo molto duro («Le ombre dell’Intesa») nel libro-denuncia sullo strapotere delle banche intitolato BANKSTER, la cui prefazione è a firma di Antonio Di Pietro.
Nel solo 2010 l' Italia dei Valori di Di Pietro investe 5 milioni di euro di rimborsi elettorali in operazioni finanziarie.
La fetta più grossa, 3,98 milioni, è stata versata alla Sgr (Società di Gestione Risparmio) Eurizon Capital, del gruppo Intesa Sanpaolo.
Altri 201.000 euro in un fondo di investimento poco rischioso gestito sempre da Eurizon (Intesa Sanpaolo), quindi 300.000 di obbligazioni subordinate (più rischiose) ancora di Intesa Sanpaolo. Poi altri 200.000 euro in obbligazioni Banca Imi (ancora Intesa Sanpaolo) a tasso variabile. E infine quasi 50.000 euro in due fondi di investimento a breve termine gestiti da Gestielle (della Banca Aletti, gruppo Banco Popolare, lo stesso istituto che gestisce gli investimenti della Lega Nord, ndr), e 33.000 in depositi.
Il totale: 4.765.337 euro.

 

Ecco come i partiti fanno soldi con le nostre tasse: 3 miliardi

Referendum del '93 abolì il finanziamento pubblico, ma ecco che la politica si inventò i rimborsi: da allora 300 milioni l'anno



  Si è parlato così tanto degli stipendi dei parlamentari, che molti si erano scordati che per foraggiare la casta i contribuenti devono anche sborsare ogni anno i soldi per gli intramontabili finanziamenti pubblici ai partiti. Qualcuno, forse tratto in inganno dal referendum radicale del 1993 che li aveva aboliti, pensava addirittura che non ci fossero più. In realtà, non solo non sono scomparsi, ma sono sempre più sostanziosi. Secondo i calcoli effettuati lo scorso anno dalla Corte dei Conti quelli che ora si chiamano rimborsi elettorali ci sono costati dal 1993 ad oggi la bellezza di 2.254 milioni di euro (senza includere le europee del 2009 e le regionali del 2010). La beffa è che per sostenere i costi delle cinque consultazioni politiche, tre europee e tre regionali che si sono svolte nel periodo i partiti politici hanno speso in tutto solo 579 milioni di euro. Stesso discorso con le ultime elezioni politiche del 2008, a fronte di spese dichiarate di 135 milioni i partiti si beccano 501 milioni per cinque anni.

  Contributi miracolosi - Il miracolo della moltiplicazione delle prebende è dovuto al fatto che, come prevede la legge attualmente in vigore i rimborsi non vengono calcolati, così come sembrerebbe logico fare, sulla base delle spese, ma sulla base dei voti che ciascuna formazione politica porta a casa. Si stabilisce un bel coefficiente e si fa l’operazione. Non solo. Il pagamento viene effettuato ogni anno a prescindere dall’effettiva prosecuzione della legislatura. Per arrivare a questo risultato ci sono voluti non pochi interventi legislativi. La prima legge è praticamente di qualche giorno dopo il referendum abrogativo, nel dicembre 1993. Lì avviene la trasformazione del finanziamento pubblico in rimborso.

 Il cerchio si chiude - Un passaggio nel 1997 confonde un po’ le acque con un regimi transitorio e una cifra assegnata a tavolino. Finché, nel 1997, il rimborso torna ad essere un finanziamento vero e proprio attraverso la norma che slega il contributo alle spese effettivamente sostenute. 

Il cerchio si chiude soltanto nel 2006, quando, oltre a slegare rimborsi e spese, si abolisce anche la corrispondenza tra i soldi ricevuti e la prosecuzione della legislatura. Il risultato è che ogni anno le somme si accavallano e si incrociano e portano nelle tasche dei partiti circa 300 milioni. Prendiamo il 2008, anno particolarmente ricco per la casta. Alle formazioni politiche arrivano 99,9 milioni di euro per la terza rata delle elezioni politiche del 2006, 100,6 milioni per la prima rata del contributo per quelle del 2008, 41,6 milioni per la quarta tranche delle regionali del 2005 e 49,4 milioni per la quinta rata delle europee del 2004. Stesso discorso nell’anno successivo. Resta praticamente tutto uguale, solo che al contributo per le europee del 2004 (finalmente concluso) si sostituisce quello per le europee del 2005. E via così fino ai giorni nostri, dove le tre consultazioni si incastrano in un perfetto domino per garantire sempre la stessa cospicua cifra.

  

La rendita di Prc - Certo, qualcuno di tanto in tanto resta a bocca asciutta. Dal 2011, ad esempio, Rifondazione comunista ha dovuto rinunciare ai suoi 6 milioni e 987 mila euro all’anno. Siamo però sicuri che nessuno sia sia lamentato più di tanto. A fronte di spese accertate dalla Corte dei Conti per le elezioni del 2006 di un milione e 636 mila euro, infatti, il partito dei duri e puri del comunismo si è visto assegnare complessivamente un bottino di 34 milioni 932 mila euro. Si tratta praticamente di 2.135 euro per ogni 100 spesi. Un ritorno dell’investimento che neanche lo speculatore più spregiudicato riuscirebbe ad ottenere.

 Investimenti leghisti - Ma come Rifondazione comunista hanno avuto i loro bei guadagni tutti i partiti del cosiddetto arco costituzionale, dal Popolo delle Libertà al Partito democratico, fino all’Italia dei Valori. Anche quella Lega Nord sempre pronta a puntare il dito ed ora pizzicata con le mani nella marmellata ha avuto il suo business. A fronte di spese accertate dalla magistratura contabile di 2 milioni e 940mila euro, il Carroccio ha incassato, o meglio continua ad incassare fino al 2012, 41 milioni e 385 (8 milioni e 277mila l’anno). L’investimento è un po’ meno redditizio di quello di Prc, ma anche i leghisti si difendono: con 100 euro se ne ritrovano in mano 1.408.

di Sandro Iacometti

CARI AMICI DEL GRUPPO RIFORMA DEI PARTITI E DEI SINDACATI E' GIUNTO IL MOMENTO DI AGIRE. L'ARTICOLO RELATIVO AI FONDI PUBBLICI ALLE LEGA CHE FINISCONO IN TANZANIA E' LA PROVA  (MA CE NE SONO ALTRE) CHE BISOGNA  REGOLAMENTARE CON CONTROLLI E VERIFICHE .  MA SOPRATTUTTO COME NOI GIA' DA TEMPO PROPONIAMO E' CHE IL CONTRIBUTO PUBBLICO RELATIVO AI FINANZIAMENTI ELETTORALI DEVE ESSERE DATO SULLE SPESE EFFETTIVE SOSTENUTE DAI PARTITI. I PARTITI DOVRANNO PER QUESTO GIUSTIFICARE LE LORO SPERSE ELETTORALI CON PEZZE GIUSTIFICATIVE LEGALI (SCONTRINI, FATTURE, BOLLE) ECC. ALTRO PUNTO E' CHE I NOSTRI POLITICI SONO DEI VERI E PROPRI DISONESTI ISTITUZIONALI IN QUANTO LA MAGGIOR PARTE DI ESSI PAGANO IN NERO I LORO ASSISTENTI. E QUESTO LASCIATEMELO DIRE NON E' DARE BUON ESEMPIO . NEL PARLAMENTO SI FANNO LE LEGGI.. MA COLORO I QUALI FANNO LE LEGGI SONO DISONESTI... CHE CREDIBILITA' POSSO AVERE DAVANTI AL POPOLO SOVRANO  QUESTI IPOCRITI  SE DISONORANO LA LORO ALTA CARICA POLIICO ISTITUZIONALE??. ENTRO LA SETTIMANA ELABOREREMO UNA LETTERA APERTA  (PRIMA DI INVIARLA LA PUBBLICHERO' SUL NOSTRO BLOG E SU FACEBOOK PER VOSTRE EVENTUALI RETTIFICHE E SUGGERIME3NTI) CHE INVIEREMO AI MASSI ESPONENTI DI PARTITIO E AI PRESIDENTI DELLE DUE CAMERE E PER CONOSCENZA AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO MONTI. POI VALUTEREMO LE EVENTUALI RISPOSTE ISTITUZIONALI E DA ESSE DECIDEREMO O MENO SE PROMUOVERE UNA AZIONE A LIVELLO COMUNITARIO.

GUARDATE IL VIDEO CHE QUI PRODUCO DAL TITOLO : I PARTITI POLITICI SANGUISUGHE DELLA SOCIETA'.

GABRIELE CERVI 

 


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Lega, “Tanzania libera” al Bossi-Tarzan

Sul web si scatena l’ironia sul Carroccio

 Gli investimenti che il tesoriere del partito ha fatto in Norvegia, Cipro e soprattutto in Tanzania, hanno generato una serie di battute e ironie in rete. In particolare tra i seguaci di Roberto Maroni, i "barbari sognanti"

 Tra “Lega Nord Tanzania”, “Tanzania libera”,

simboli artefatti a dovere e commenti preoccupati, nel lungo elenco di sfottò al Carroccio che stanno spopolando sul web si trovano persino la tanzanite e la foto della corona norvegese. Dopo la diffusione della notizia degli investimenti compiuti dal partito di Bossi nel continente nero sul web si sta infatti scatenando la corsa alla battuta sarcastica. Curiosamente molte di queste boutade arrivano proprio dall’interno della stessa Lega, con militanti e colonnelli che si stanno lasciando andare, soprattutto sui social network, a manifestazioni di aperto dissenso contro gli investimenti milionari operati dal tesoriere della Lega, Francesco Belsito, su fondi e titoli norvegesi, ciprioti e tanzaniani. Investimenti compiuti utilizzando i soldi dei rimborsi elettorali che, al posto di essere utilizzati per il sostegno delle sezioni (sempre in carenza di liquidità), nella seconda metà di dicembre sono migrati verso posti esotici.

Una situazione paradossale a cui in molti nella Lega cercano di dare una spiegazione logica, ma non ci vuole molto ad imbattersi in esternazioni piccate. Basta entrare nel profilo di qualche “barbaro sognante” (l’appellativo che molti maroniani aggiungono al proprio nome sui profili facebook) e leggere i commenti alla notizia: “Incredibile! La cassa del partito usata come patrimonio della famiglia Bossi! Mentre i militanti (e gli italiani/padani) hanno dovuto risarcire le casse della Banca della Padania. Cosa dobbiamo ancora scoprire?!” E ancora: “Ma ai militanti fanno anche gli sconti per i viaggi in Tanzania?”, passando per i dubbi più seri: “Una domanda: se un giorno si dovesse sciogliere il partito “Lega Nord”, dove finirebbe quei soldi? con che criterio sarebbero ripartiti? Penso che partendo da questa domanda si possano capire molte cose”, sfiorando punte di vera e propria ostilità nei confronti degli esponenti più in vista del cerchio magico: “In Tanzania… si investe in piantagioni di banano… a febbraio arriveranno le banane più grosse del mondo…. per far contenta la Sim.Paticona. Sicuramente ne farà buon uso… sperando che si ricordi di mettersele anche in Bocca!” (messaggio che senza mezzi termini allude a Rosy Mauro, segretaria del Sin.Pa, il sindacato padano).

Così gli investimenti di Belsito (che risponde direttamente al Capo) hanno riaperto la frattura tra i maroniani e il cerchio magico bossiano. Lunedì, alla riunione della segreteria politica leghista in via Bellerio il tema è stato affrontato apertamente e Roberto Maroni non ha usato mezzi termini per comunicare la propria indignazione, proponendo addirittura di rimuovere Belsito dal suo incarico. Proposta prontamente rispedita al mittente: tutta l’operazione sarebbe stata preventivamente concordata direttamente con Umberto Bossi.