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Blog di cervigabriele.over-blog.it

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Dio è una voce che ci risveglia

Dio è una voce che ci risveglia

 Il Vangelo
A cura di Ermes Ronchi

 
 
 UN VECCHIO OLIGARCA E' MORTO...
 
 
 
 
 
 
 
XXXII domenica Tempo ordinario Anno A In quel tempo, Gesù disse ai suoi 

discepoli 
 
questa parabola: «Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che
 

presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano
 

stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade, ma non presero con 

sé l'olio; le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l'olio in
 

piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono.
 

A mezzanotte si alzò un grido: “Ecco lo sposo! Andategli incontro!”. Allora tutte
 

quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. Le stolte dissero alle
 

sagge: “Dateci un po' del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono”. 

Le sagge risposero: “No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate 

piuttosto dai venditori e compratevene”. Ora, mentre quelle andavano a 

comprare 
 
l'olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui
 

alle nozze, 
e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e 

incominciarono 
 
a dire: “Signore, signore, aprici!”. Ma egli rispose: “In verità io
 

vi dico: non vi 
conosco”. Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno 

né l'ora». Ecco lo sposo!
 

Andategli incontro! In queste parole trovo l'immagine più bella dell'esistenza 

umana, rappresentata come un uscire e un andare incontro. Uscire da 

spaz
 
i chiusi
 
e, in fondo alla notte, lo splendore di un abbraccio. Dio come un 

abbraccio. 

L'esistenza come un uscire incontro. Fin da quando usciamo dal grembo della
 

madre e andiamo incontro alla vita, fino al giorno in cui usciamo dalla vita per 

incontrare la nostra vita, nascosta in Dio. Il secondo elemento importante della 

parabola è la luce: il Regno di Dio è simile a dieci ragazze armate solo di un po' 

di luce, di quasi niente, del coraggio sufficiente per il primo passo. Il regno d
 

i Dio 
 
è simile a dieci piccole luci, anche se intorno è notte. Simile a qualche
 

seme nella 
 
terra, a una manciata di stelle nel cielo, a un pizzico di lievito 

nella pasta. Ma sorge 
 
un problema: cinque ragazze sono sagge, hanno 

portato dell'olio, saranno custodi 
della luce; cinque sono stolte, hanno un vaso vuoto, una vita vuota, presto spenta.
 

Gesù non spiega che cosa sia l'olio delle lampade. Sappiamo però che ha a che fare
 

con la luce e col fuoco: in fondo, è saper bruciare per qualcosa o per Qualcuno.
 

L'alternativa centrale è tra vivere accesi o vivere spenti. Dateci un po' del vostro
 

olio perché le nostre lampade si spengono... la risposta è dura: no, perché non 

venga a mancare a noi e a voi. Il senso profondo di queste parole è un richiamo 

alla responsabilità: un altro non può amare al posto mio, essere buono o onesto
 

al posto mio, desiderare Dio per me. Se io non sono responsabile di me stesso, 

chi lo sarà per me? Parabola esigente e consolante. Tutte si addormentano, 

sagge 
e stolte, ed è la nostra storia: tutti ci siamo stancati, forse abbiamo 

mollato. Ma 
nel momento più nero, qualcosa, una voce una parola una persona,
 

ci ha 
 
risvegliato. 

La nostra vera forza sta nella certezza che la voce di Dio verrà. È in quella
 

voce,
 
che non mancherà; che verrà a ridestare da tutti gli sconforti; che mi 

rialza dicendo 
 
che di me non è stanca; che disegna un mondo colmo di incontri
 

e di luci. 

Dio non ci coglie in flagrante, è una voce che ci risveglia, ogni volta, anche
 

nel buio più fitto, per mille strade. A me basterà avere un cuore che ascolta, 

ravvivarlo come una lampada, e uscire incontro a un abbraccio. 

(Letture: Sapienza 6, 12-16; Salmo 62; Tessalonicesi 4, 13-18; Matteo 25, 1-13)
 


.
 

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Cerco FamigliaA cura di Daniela Pozzoli
 

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«Avreste dovuto vedere con quale avidità Ruslan, che aveva 4 anni, si aggrappava ai 

libri illustrati, con quale costanza ripeteva le parole nuove e rideva di soddisfazione. 

Stava imparando a gioire della vita questo bambino che viveva appeso a un filo». 

Scrivono così alla nostra rubrica Konstantin e Lena, i genitori adottivi di questo 

«bambino sorprendente» incontrato in una corsia di ospedale e mai più lasciato. 

Ruslan è nato in una cittadina russa da una madre di 15 anni, chi fosse suo padre 

non si sa, così come non si sa in quale condizioni sia cresciuto. Nel 2001 è stato 

lasciato in orfanotrofio. «Lo vedemmo per la prima volta nel reparto per tubercolotici,
 

dopo un'operazione di peritonite – scrivono i genitori –. La malattia era stata provocata 

dall'infezione di Tbc che a quel tempo aveva ridotto in frammenti quattro vertebre e
 

si era fatta strada nell'addome. Sembrava un bambino di un anno, stava solo sdraiato, 

non parlava. Eppure mangiava con gusto ed era così curioso». A casa la coppia ne 

parlò con i figli e decise di accoglierlo. Grazie a padre Stefano Caprio, Ruslan venne
 

trasferito al Centro di ricerca per la tisiologia di San Pietroburgo, dove lo operarono,
 

raccogliendo le sue vertebre in una protesi, e quindi lo inviarono in sanatorio.
 

«Non avevamo la possibilità di partecipare alla sua vita, potevamo solo pregare»,
 

scrive la coppia, «e lo abbiamo fatto, abbiamo chiesto a Dio di permetterci di 

accoglierlo. Nel 2007 diventammo la sua nuova famiglia». Ruslan oggi va a scuola, 

usa il pc, ascolta le canzoni di Fabrizio de André. «Sogna di andare in bicicletta, 

giocare a pallone, ma non può: la sua colonna potrebbe cedere in qualunque momento.
 

È necessario un nuovo busto e forse un intervento, ma non abbiamo i mezzi. 

Una volta di più attendiamo un miracolo...». Per sostenere Ruslan: Guido 

Caprio, Comitato Milano Mosca Sos, tel.: 338.6042853; guido.caprio@fastwebnet.it +
 

Daniela Pozzoli