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DIO E' MORTO CON GLI ODI DI PARTITO DIO E' MORTO MA PENSO CHE QUESTA MIA GENERAZIONE E' PREPARATA

DIO E' MORTO CON GLI ODI DI PARTITO DIO E' MORTO MA PENSO CHE QUESTA MIA GENERAZIONE E' PREPARATA

03/09/2011

LA BANDA DEL BUCO CI PESA . TAGLIAMO I SENATORI A VITA: ANDREOTTI, SCALFATO, CIAMPI IL DEBITO PUBBLICO E' COLPA ANCHE LORO.. MANDIAMOLI A CASA PER SEMPRE


La banda del buco ci pesa Tagliamo i senatori a vita

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

V

a bene, lo abbiamo capito, la presente manovra non ha padri né madri, nessuno (giustamente) vuole metterci la faccia. Ma il debito che la manovra dovrebbe tamponare non è  un  figlio di nessuno, le facce dei padri ci sono eccome e sotto le facce non mancano i nomi e i cognomi. Eccoli: Giulio Andreotti, Aldo Moro, Giovanni Spadolini, Amintore Fanfani, Bettino Craxi, Giovanni Goria, Ciriaco De Mita, Giuliano Amato e Carlo Azeglio Ciampi. Sono i presidenti del Consiglio che negli anni Settanta, Ottanta e Novanta hanno firmato le cambiali che   dobbiamo pagare noi e che forse toccheranno pure ai nostri figli, che di quegli  sperperi non hanno beneficiato nemmeno di striscio. Sono le menti raffinatissime, gli strateghi della politica, gli assi della finanza che al dunque si sono comportati come i più folli scialacquatori spingendo il rapporto debito/pil prima sopra il 50 e poi, per confermare il detto che al peggio non c’è mai fine, sopra il 100 per 100. 
Ma perché lo hanno fatto? Per ingrassar clientele? Per mantenere le posizioni di potere del proprio partito, della propria corrente, del proprio spiffero? O solo per debolezza, per incapacità a dire dei no? Magari c’è perfino di peggio. Goethe nel “Faust” racconta di un imperatore che segue il consiglio di Mefistofele: emettere obbligazioni e banconote con la copertura di riserve auree che nessuno ha mai visto e che molto probabilmente non esistono. Uno dei consiglieri osserva che è proprio un’idea diabolica ma il sovrano non sente ragioni e firma il patto faustiano pur di garantirsi qualche anno di prosperità illusoria. Qualcosa del genere hanno combinato i nostri antichi campioni: hanno tirato a campare facendo tirare la cinghia (se non addirittura le cuoia) alle generazioni successive. Molti sono morti e sia pace all’anima loro, anche se qualche riflessione storica sul Craxi dilapidatore prima o poi bisognerà farla: con soli due governi e in meno di quattro anni è riuscito a raddoppiare la massa di titoli di Stato che incombe sulle nostre teste come una spada di Damocle. Complimenti vivissimi, Bettino. Amato e De Mita sono ancora in circolazione però in luoghi piuttosto fuori mano (Nusco, Capalbio, Bruxelles...) e quindi facciamo finta di non averli visti. Ciampi e Andreotti invece è impossibile dimenticarli: sono a Palazzo Madama a vita, assieme a Oscar Luigi Scalfaro, più volte ministro e capo di Stato con i governi di Ciampi e Amato. 
Il Divo Giulio ha guadagnato il perpetuo scranno «per aver illustrato la Patria con altissimi meriti nel campo sociale e letterario»  (cito la pomposa motivazione ufficiale). Tralasciando per non morir dal ridere i meriti letterari, bisogna prendere atto della completa evaporazione dei meriti sociali. È  ormai chiaro a tutti che le baby-pensioni istituite dal governo Andreotti II sono quanto di più socialmente devastante si potesse escogitare: stanno facendo scoppiare un conflitto tra generazioni e costringono milioni di italiani che a riposo ci andranno (forse) verso i settant’anni a pagare gli assegni di chi è riuscito a pensionarsi poco più che trentenne. E Ciampi, il gran banchiere, l’insigne economista, come mai nel ’93-’94 (quando si trovava in cabina di pilotaggio proprio in virtù della sua presunta competenza tecnica) non diede l’ordine “Indietro tutta!” che ci avrebbe potuto salvare? Mi appello a un precedente recente: la revoca del cavalierato a Calisto Tanzi. Dopo il famoso crac, la decorazione di Cavaliere al merito del Lavoro è stata strappata dal petto dell’imprenditore parmigiano «per indegnità». Quindi, quando si vuole, la giustizia esiste. La stessa giustizia che andrebbe onorata togliendo il laticlavio ai due senatori a vita sulla vita altrui.

di Camillo Langone

  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dio è morto - Francesco Guccini


 

 

 

 

 

 

 

 

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