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Dalla gioventù alla maturità creare resta una rivoluzione Sono i giovani che producono il cam­biamento nel campo del gusto e del costume.

Dalla gioventù alla maturità creare resta una rivoluzione Sono i giovani che producono il cam­biamento nel campo del gusto e del costume.

Francesco Alberoni

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Sono i giovani che producono il cam­biamento nel campo del gusto e del costume. Lo producono giocando, facen­do quello che gli piace, che li diverte, sen­za domandarsi che conseguenze avrà su loro stessi, sugli altri e nel futuro. Non si può nemmeno dire che rischiano per­ché non hanno ancora posizioni costitui­te da difendere, relazioni istituzionali da infrangere. Nel secolo scorso sono stati i giovani ad animare i movimenti nazionalisti, comunisti, fascisti e nazi­sti. E negli ultimi cinquant’anni a deter­minare le mode musicali, dell’abbiglia­mento e molte tendenze del gusto e della morale.

Ma altre trasformazioni non possono farle loro perché richiedono un sapere che si acquista con gli anni. Nella scien­za, nella filosofia, nella letteratura, nel cinema i contributi più significativi, più rivoluzionari, vengono dati nella matu­rità. Un’età in cui siamo più autocritici, temiamo di sbagliare. Pensiamo che Vir­gilio ad un certo punto voleva addirittu­ra distruggere la sua «Eneide». Galileo ha riflettuto a lungo prima di pubblica­re il «Dialogo sui massimi sistemi» non solo perché prevedeva reazioni negative da parte della Chiesa, ma anche perché, come scienziato, voleva avere prima pro­ve inoppugnabili. Ma l’adulto ha anche dei dubbi morali perché si domanda qua­le effetto può avere la sua opera sugli al­tri. Freud è stato a lungo indeciso se pubblicare «Mosè e il monoteismo» per­ché si rendeva conto che il libro poteva ferire gli ebrei in un periodo in cui subi­vano una spaventosa persecuzione. Per­ciò lo ha pubblicato solo nel 1938, appe­na prima di morire.

Nel campo scientifico lo studioso è fe­lice quando sa che la sua opera ha effet­ti benefici, come è accaduto a Fleming con la scoperta della penicillina. Ma quando ha effetti negativi o devastanti se ne sente responsabile. Oppenheimer, dopo aver diretto il progetto Manhattan che ha creato la bomba atomica, ha avu­to una gravissima crisi morale. Nel cam­po filosofico e letterario un autore che scrive un’opera rivoluzionaria la pubbli­ca solo quando si è convinto che vale e non appartiene più a lui stesso, ma al mondo. Nabokov non sapeva decidersi a dare alle stampe il suo capolavoro «Lo­lita ». Lawrence era incerto se pubblica­re «L’amante di Lady Chatterley», che gli avrebbe procurato critiche di ogni ti­po. In sostanza l’autore adulto, a diffe­renza del giovane, esercita un autocon­trollo e talvolta una autocensura che in certi casi è opportuna, ma che può an­che inibirlo nei momenti più creativi.

Francesco Alberoni
14 luglio 2009