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Dagospia scrive, ironicamente, dalla padella alla brace. MONTI E I CONFLITTI D'INTERESSI

Dagospia scrive, ironicamente, dalla padella alla brace. MONTI E I CONFLITTI D'INTERESSI

Dagospia scrive, ironicamente, dalla padella alla brace. MONTI E I CONFLITTI D'INTERESSI

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Dagospia scrive, ironicamente, dalla padella alla brace. Tre sottintesi: Berlusconi, Monti, conflitto d'interessi. L'inchiesta di agoravox.it (realizzata da 
Federico Pignalberi e Damiano Aliprandi) e ripresa dal sito di gossip politico, punta il dito sulla presunta trasparenza del governo dei tecnici che ha sostituito quello del Cavaliere. Caso strano: nessuno, tra quelli che si scandalizzavano per la rete di affari e conoscenze che coinvolgevano il Cav, si straccia ora le vesti per lo stesso intricato dedalo di amicizie, trascorsi e coinvolgimenti diretti della squadra Monti. Banche, imprese private, contributi pubblici: ogni ministro ha il suo scheletro nell'armadio. 


Sviluppo sicuro - Si parte da Corrado Passera, naturalmente. Il ministro dello Sviluppo, dimissionario da Intesa Sanpaolo di cui è stato amministratore delegato, detiene ancora 8 milioni di azioni dell'istituto, è socio di un'università privata di Roma legata all'Opus Dei e di una clinica privata convenzionata coinvolta in un'inchiesta per peculato. A Silvio Berlusconi si criticava la presenza sul settore media. Anche Passera, comunque, non è da meno: Intesa è azionista di Rcs Mediagroup (Corriere della Sera) e detiene il 12% della holding che controlla Telecom. Sul trasporto, non meno capillare: il 9% della cordata che ha rilevato Alitalia nel 2008 è controllato dall'istituto, così come il 20% della Ntv, la società ferroviaria di Montezemolo e Della Valle avversaria di Trenitalia. Passera, che ha alle spalle incarichi nei Cda di Finmeccanica, Olivetti e, soprattutto, gruppo editoriale Espresso-Repubblica di Carlo De Benedetti, oltre a essere socio di un albergo e diverse società immobiliari ed editoriali, possiede anche 56mila euro in azioni di Campus Bio-Medico S.p.A., società milanese che controlla l'omonima università privata di Roma, con annesso policlinico, nata nel 1993 per volontà dell'Opus Dei. Una struttura importante, che gode del sostegno del Vaticano e dello stato. Nel luglio 2008, infatti, la Regione Lazio ha accordato finanziamenti pubblici per 71 milioni di euro: 61 per l'attività del policlinico, 10 per la didattica e la ricerca. Anche il ministero dell'Istruzione, nel 2009, ha finanziato il Campus con quasi 470mila euro. Sempre la Regione Lazio ha finanziato il Campus con altri 610mila euro dopo il via libera dato dal ministero dello Sviluppo, che gestisce il Fondo per lo sviluppo economico, la ricerca e l'innovazione. Inutile ricordarlo: Corrado Passera siede ora al ministero dello Sviluppo. Che il neoministro abbia rapporti privilegiati con il mondo della sanità (e i finanziamenti statali) lo conferma anche il caso della Day Hospital Internationa Spa, società che controlla l'omonima clinica privata di Aosta, convenzionata con la sanità regionale che ha goduto di 700mila euro all'anno di rimborsi. Come anticipato, è stata proprio questa la clinica privata finita nell'inchiesta Bisturi per truffa, evasione fiscale, smaltimento illecito di rifiuti speciali, peculato.

Le magagne di Clini - Ma, prosegue l'articolo pubblicato da agoravox.com, tra i ministri che hanno avuto problemi con la giustizia c'è anche Corrado Clini, titolare del dicastero dell'Ambiente. Nel 1996 Cini ebbe problemi con l'inceneritore di Verbania, a cui diede il via libera escludendo la necessità di un'autorizzazione preventiva da parte dello Stato. L'azienda che lo realizzò si chiama Thermoselect, e per quell'impianto i vertici della società finirono a processo per gli sversamenti di cianuro nei torrenti adiacenti alla struttura: infine vennero condannati dalla Cassazione per difformità autorizzative dell'impianto. La struttira, nel corso di un'ispezione dei vigili del fuoco, addirittura scoppiò: Clini, all'epoca direttore generale del ministero dell'Ambiente, fu indagato per aver concesso con troppa leggerezza l'autorizzazione a costruire (il caso fu poi archiviato).

Le indagini sulla Cancellieri - Vi è poi il caso Anna Maria Cancellieri, nuovo ministro degli Interni, la cui popolarità crebbe quando negò la presenza di infiltrazioni mafiose a Genova, nel 2009: all'epoca era prefetto della città. Sempre nel 2009 Raffaele Lombardo la nominò Commissario al Teatro Bellini di Catania: in quella funzione fu indagata per una serie di consulenze da migliaia di euro che il pm Alessandro La Rosa ritenne eccessive: sospettava che potessero essere finalizzate a creare un indebito vantaggio patrimoniale a favore dei consulenti. La Cancellieri risulta tutt'oggi indagata per abuso d'ufficio. Quando poi divenne commissario prefettizio di Bologna, la Cancellieri fu criticata per la proroga ai finanziamenti alle scuole private per più di un milione di euro, nonostante le ristrettezze del bilancio comunale. Anche in questo caso, dunque, si segnala un conflitto di interessi tra il governo Monti e gli istituti privati di istruzione. Degli otto professori al governo sei provengono da istituti privati.

Profumo, professore privato - Tra gli altri 'professori privati' c'è anche Francesco Profumo, neo ministro dell'Istruzione, rettore del Politecnico di Torino e presidente del Cnr (nominato dalla Gelmini). Nel 2005 fu contestato perché, subito dopo l'insediamento al Politecnico torinese, siglò un accordo con General Motors per lo sviluppo di un centro di ricerca del gruppo statunitense nell'ateneo. Una portavoce del movimento studentesco denunciò che "la ricerca al Politecnico di Torino è occupata per un terzo dalla Gm", società che per inciso ha tra i principali investitori quella Goldman Sachs in cui sguazzò lo stesso Mario Monti (ne fu consulente fino al 2005).

Il ministro ammiraglio - L'articolo ripreso da agospia segnala poi il "congenito" conflitto di interessi di Giampaolo Di Paola, l'ammiraglio preso e piazzato a capo del ministro della Difesa. Una scelta di questo tipo, de facto, significa affidare le decisioni di politica militare direttamente all'esercito, quando al contrario il ruolo del dicastero sarebbe proprio quello di un avere un controllo politico sugli ambienti militari. Nella storia dell'Italia repubblicana vi è solo un precedente di questo tipo: il generale Domenico Cornicione, che fu ministro della Difesa del governo Dini.

Gnudi e l'ex area Falck - Poi il capitolo Piero Gnudi, manager ora delegato allo Sport e al Turismo, nonché membro del direttivo di Confindustria, del cda di Unicredito Italiano, della giunta direttiva di Assonomine e fino allo scorso aprile del cda dell'Enel: un curriculum di tutto rispetto. Ma non è finita: nel 1994 fece parte del Cda dell'Iri, in cui ricoprì l'incarico di sovrintendere al piano di privatizzazioni varato nel 1007 dal centrosinistra. Oggi Gnudi è presidente della Sesto Immobiliare Spa, cordata che riacquistò l'ex area Falck di Sesto San Giovanni, su cui oggi indaga la procura di Monza nell'indagine che ha coinvolto il Pd Filippo Penati per finanziamento illecito, corruzione e concussione.

L'avvocatessa - Paola Severino, invece, nuovo ministro della Giustizia, ha difeso per anni le più grandi aziende nazionali: Rai, Telecom, Enel, Eni, Caltagirone e Geronzi. E i politici: Prodi, Formigoni, Cesa, Rutelli.

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07:59 Scritto da: mobbing21 | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

 

BASTA CASTA, RISTORANTE CHIUSO ALLA CAMERA SOLO SEL SERVICE

Basta casta, ristorante chiuso Alla Camera solo self service

I

l ristorante di Montecitorio andrà in pensione. La storica 'tavola' di deputati e cronisti parlamentari,al piano d’Aula del palazzo, a quanto si apprende, potrebbe chiudere presto i battenti e trasformarsi in un self service. Una brutta notizia per gli 'onorevoli buongustai', abituati a chiacchierare di politica subito dopo i lavori parlamentari e delle commissioni. Il clima di antipolitica diffuso fuori dai palazzi, certo, ha avuto il suo peso, e la grave crisi economica ha fatto il resto. Oggi era prevista una riunione del collegio dei questori della Camera per decidere sulla vicenda, ma tutto è stato rinviato alla   prossima settimana. Con la chiusura del ristorante, i self service diventerebbero due: uno, infatti, è da tempo operativo, al piano  terra, per i dipendenti. La cucina sarà unica: un capiente montacarichi servirà a portare il cibo da un piano all’altro. In questo modo, raccontano, si dovranno rinnovare i contratti di  appalto le società di ristoro in scadenza a dicembre e unificare i bandi, con un notevole risparmio di spese e personale. Di conseguenza, anche i menu verrano stravolti, favorendo una politica dei costi più contenuti.

Anni di aneddoti - In molti ricordano quando nell’estate del '94 si sfiorò  una rissa fra deputati e giornalisti parlamentari per un posto a   tavola. Con uno scambio di vivaci epiteti, come "culetti d’oro", "cafoni", "cretino". A uno dei due tavoli riservati alla stampa, si legge nelle cronache di allora, due giornalisti della carta stampata e delle agenzie aspettavano altri colleghi. Era una giornata di grande ressa (Parlamento in seduta comune per eleggere i membri laici del Csm), e alcuni onorevoli si avvicinarono per occupare i posti liberi. Un cronista dell’Unità, Giorgio Frasca Polara mostrò il cartellino "riservato ai giornalisti della stampa parlamentare". Ma   un deputato di An Achille Enoc Mariano replicò dandogli dell' "arrogante". Uno dei parlamentari rimasto in piedi, Antonio Lia (Ppi), rivolto ai suoi colleghi sbottò: "Non ti puoi sedere: questi posti   sono riservati ai culetti d’oro dei giornalisti...". A questo punto, il battibecco, assunse toni accesi: "Maleducati", "Cafoni", "Qui siete solo degli ospiti". L' associazione stampa parlamentare, in una breve nota, precisò che certe volgarità "non meriterebbero risposta" ed Enrico Mentana, allora direttore del Tg5, propose che i giornalisti "non vadano più a mangiare assieme ai deputati". Quando era presidente della Camera Sandro Pertini (fu eletto il 5 giugno 1968 poi riconfermato il 25 maggio 1972 e rimase in carica fino al 4 luglio 1976) il ristorante di Montecitorio si trovava dove oggi c'è il self service per i dipendenti. I cronisti parlamentari lo avevano ribattezzato "da Sandro e   Carla", in onore al presidente dell’Assemblea e alla moglie, Carla Voltolina. Aveva divanetti di velluto rosso e un lampadario in stile retrò. Negli anni '90 la 'tavola' degli onorevoli si è trasferita al  piano d’Aula.

Menu ristorante senato