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COSA PENSAVA BOSSI DI BERLUSCONI.. ORA IL MAFIOSO E' LUI::Lega, da “Tanzania libera” al Bossi-Tarzan Sul web si scatena l’ironia sul Carroccio

COSA PENSAVA BOSSI DI BERLUSCONI.. ORA IL MAFIOSO E' LUI::Lega, da “Tanzania libera” al Bossi-Tarzan Sul web si scatena l’ironia sul Carroccio

12/01/2012


Lega, da “Tanzania libera” al Bossi-Tarzan
Sul web si scatena l’ironia sul Carroccio

Gli investimenti che il tesoriere del partito ha fatto in Norvegia, Cipro e soprattutto in Tanzania, hanno generato una serie di battute e ironie in rete. In particolare tra i seguaci di Roberto Maroni, i "barbari sognanti"

Tra “Lega Nord Tanzania”, “Tanzania libera”, simboli artefatti a dovere e commenti preoccupati, nel lungo elenco di sfottò al Carroccio che stanno spopolando sul web si trovano persino la tanzanite e la foto della corona norvegese. Dopo la diffusione della notizia degli investimenti compiuti dal partito di Bossi nel continente nero sul web si sta infatti scatenando la corsa alla battuta sarcastica. Curiosamente molte di queste boutade arrivano proprio dall’interno della stessa Lega, con militanti e colonnelli che si stanno lasciando andare, soprattutto sui social network, a manifestazioni di aperto dissenso contro gli investimenti milionari operati dal tesoriere della Lega, Francesco Belsito, su fondi e titoli norvegesi, ciprioti e tanzaniani. Investimenti compiuti utilizzando i soldi dei rimborsi elettorali che, al posto di essere utilizzati per il sostegno delle sezioni (sempre in carenza di liquidità), nella seconda metà di dicembre sono migrati verso posti esotici.

Una situazione paradossale a cui in molti nella Lega cercano di dare una spiegazione logica, ma non ci vuole molto ad imbattersi in esternazioni piccate. Basta entrare nel profilo di qualche “barbaro sognante” (l’appellativo che molti maroniani aggiungono al proprio nome sui profili facebook) e leggere i commenti alla notizia: “Incredibile! La cassa del partito usata come patrimonio della famiglia Bossi! Mentre i militanti (e gli italiani/padani) hanno dovuto risarcire le casse della Banca della Padania. Cosa dobbiamo ancora scoprire?!” E ancora: “Ma ai militanti fanno anche gli sconti per i viaggi in Tanzania?”, passando per i dubbi più seri: “Una domanda: se un giorno si dovesse sciogliere il partito “Lega Nord”, dove finirebbe quei soldi? con che criterio sarebbero ripartiti? Penso che partendo da questa domanda si possano capire molte cose”, sfiorando punte di vera e propria ostilità nei confronti degli esponenti più in vista del cerchio magico: “In Tanzania… si investe in piantagioni di banano… a febbraio arriveranno le banane più grosse del mondo…. per far contenta la Sim.Paticona. Sicuramente ne farà buon uso… sperando che si ricordi di mettersele anche in Bocca!” (messaggio che senza mezzi termini allude a Rosy Mauro, segretaria del Sin.Pa, il sindacato padano).

Così gli investimenti di Belsito (che risponde direttamente al Capo) hanno riaperto la frattura tra i maroniani e il cerchio magico bossiano. Lunedì, alla riunione della segreteria politica leghista in via Bellerio il tema è stato affrontato apertamente e Roberto Maroni non ha usato mezzi termini per comunicare la propria indignazione, proponendo addirittura di rimuovere Belsito dal suo incarico. Proposta prontamente rispedita al mittente: tutta l’operazione sarebbe stata preventivamente concordata direttamente con Umberto Bossi.


Il Senatùr punge Bobo: Chi se ne frega di Maroni

Scontro nella Lega dopo il 'no' all'arresto di Cosentino. Bossi: "Noi non siamo forcaioli e non vogliamo mandar dentro a tutti i costi un terrone"

Il Senatùr punge Bobo: Chi se ne frega di Maroni

Da Umberto Bossi arriva una sciabolata contro Maroni. "E' scontento per l'esito del voto? Non piangeremo", ha tagliato corto con sarcasmo il Senatùr. Il punto è che Nicola Cosentino è salvo: non andrà in carcere. Decisivi i voti dei radicali (a sinistra è rottura col Pd) e quelli della Lega Nord, a cui il leader Bossi aveva lasciato libertà di coscienza sul voto all'ultimo. Nel Carroccio da tempo si consuma lo scontro tra il Senatùr e Roberto Maroni, uno scontro salito d'intensità proprio nei giorni decisivi del caso-Cosentino (dopo il voto, a Montecitorio, si è quasi arrivati alle mani). L'ex ministro dell'Interno spingeva per l'arresto mentre il leader, dopo le pressioni di Silvio Berlusconi, si era mostrato più conciliante. Così, dopo il voto a Montecitorio, sono arrivate nuove taglienti dichiarazioni del numero uno leghista.

"Non siamo forcaioli" - Il leader del Carroccio ha poi aggiunto che "nella Lega non c'è nessuno che dice che i napoletani devono andare in galera a tutti i costi. La Lega non vuole mandare dentro a tutti i costi un terrone solo perché è un terrone". Quindi la chiosa: "Non siamo mai stati un partito forcaiolo. La storia della Lega non è mai stata forcaiola. La linea era quella della libertà di coscienza, e nel dubbio votare sì". Una posizione non condivisa da Maroni, che ha spiegato: "La base non capirà. Io ero favorevole all'arresto perché ritengo non ci fosse fumus persecutionis. Ma non c'è nessun disaccordo con Bossi", ha provato a gettare acqua su un fuoco più acceso che mai.

"La Consulta? Me lo aspettavo" - Bossi, conversando con i cronisti, si è lasciato andare anche a qualche battuta sugli ultimi sviluppi politici. Sulle liberalizzazioni ha spiegato che "sono troppo forzate, non è che imponi la volontà all'improvviso. Ad esempio sui taxi che per tanti anni hanno lavorato con difficoltà e sottopagati". Quindi sulla sentenza della Corte Costituzionale che ha respinto il referendum sulla legge elettorale: "Immaginavo che la consulta avrebbe detto no, altrimenti non ci sarebbe più stata una legge con cui andare al voto", ha sottolineato Bossi.

Cosentino non va in cella Salvi anche Bossi e Monti

La Camera nega l'arresto del coordinatore Pdl in Campania: 309 no, 298 sì. "Ringrazio l'aula, non la Lega. Dimettermi? Vedremo"

Cosentino non va in cella Salvi anche Bossi e Monti

La Camera ha detto no all'arresto di Nicola Cosentino: 309 nove voti contro 298.  Di chi sono i nove voti di scarto? Una decisione che ha un forte valore poltico soprattutto per gli equililbri interni alla Lega dopo che lunedì scorso Roberto Maroni e i suoi fedelissimi,  prima del voto in giunta di martedì, aveva detto che avrebbe votato per l'arresto di Nicola Cosentino, coordinatore Pdl in Campania, accusato di collusione con la camorra dei casalesi. Bossi ha lasciato ai suoi libertà di coscienza. Ma è evidente che il voto di oggi, giovedì 12 gennaio è una vittoria di Bossi rispetto a Maroni e ai maroniani. Non solo. Mentre il futuro del Carroccio è sempre più incerto, quello di Monti si è salvato con Cosentino.  Berlusconi lo aveva detto senza lasciare spazio a interpretazioni che, se fosse andata male, se avessero votato per l'arresto del suo fedelissimo, lui avrebbe rotto con il governo.

Le accuse contro Cosentino: leggi l'ordinanza del Tribunale di Napoli

La scheda: chi è Cosentino


Cosentino a Belpietro: "Mi dimetto da coordinatore"


Le parole di Cosentino - "Ringrazio il parlamento, non la Lega". Queste le prime parole di Nicola Cosentino dopo il voto che l'ha 'salvato'. "L'esito del voto - ha aggiunto il deputato Pdl - riafferma l'autonomia vera del parlamento rispetto a delle accuse forzate". "Io non sono mai stato sentito dai pm: mi sono sottoposto volontariamente a processo al tribunale di Santa Maria Capua a Vetere e non capisco quale fosse la necessità di un'ulteriore richiesta". Prosegue Cosentino: "Sono vittima di un trattamento ingiusto e di un’aggressione mediatica, politica e in parte giudiziaria". In mattinata, a colloquio con il direttore di Libero Maurizio Belpietro a La Telefonata, aveva annunciato le proprie dimissioni dal ruolo di coordinatore del Pdl in Campania comunque fosse andata la votazione a Montecitorio. Ora la parziale frenata: "Sentirò i vertici del partito in Campania e i vertici nazionali del Pdl".

Rissa leghista - Prima del voto alla Camera, la Lega si è riunita per decidere la linea comune. Roberto Paolini è intervenuto sostenendo che non ci fossero elementi per votare l'arresto, al che il deputato Giampaolo Dozzi ha replicato: "ma ti ha chiamato Berlusconi?".  E si è arrivati alle mani.

Berlusconi esulta - Ero convinto che sarebbe andata così, che questa sarebbe stata la decisione del Parlamento che non poteva rinunciare alla tutela di se stesso". Cosi l'ex presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, parlando con i giornalisti a Montecitorio, commenta l'esito del voto alla Camera che ha negato l'autorizzazione all'arresto del deputato del Pdl, Nicola Cosentino. "Il processo - ha aggiunto Berlusconi - continuerà regolarmente senza intoppi: il parlamentare Cosentino lo affronterà da uomo libero come era giusto che fosse. Quello che è avvenuto oggi - ha proseguito - è la regola in un Paese civile. Nessuno, salvo casi eccezionali, può essere arrestato e tenuto in carcere prima di essere processato".

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Il doppio schiaffo
Difficile, difficilissimo tenere separati i due fatti politici di oggi, ovvero il no al referendum da parte della Consulta e il no della Camera all'arresto di Cosentino.


Andrebbero tenuti separati invece. Credo che la Corte non possa permettersi di decidere in base alle convenienze politiche di questo o quel partito, di questo o quel premier. E' stata tenuta al riparo degli attacchi ai tempi del Lodo Alfano, va tenuta  al riparo del fango oggi. In fondo, elementi di incostituzionalità nella proposta c'erano.
Cosentino invece è un'altra storia e si inserisisce nel pieno solco del voto politico. Non solo per equilibri generali, ma anche per equilibri interni di un solo partito, la Lega Nord nella quale si assiste a un  braccio di ferro tra Maroni e Bossi. Spiace solo che si contendano il partito non tramite un congresso, ma sulla libertà o meno di un uomo. L'ho trovata una cosa spaventosa.
Ma è indubbio che l'uno-due verrà letto come un ulteriore arroccamento della Casta, come due schiaffi ai voleri di gran parte del popolo italiano.
La fiducia nei partiti e nella politica non è mai stata così in basso. resta solo un cosa da fare per riscattarsi, cari politici: Cambiate subito la legge elettorale, date un segnale forte perché la disaffezione sta precipitando sempre più velocemente verso un baratro dal quale sarà sempre più difficile risalire.

Marco
marco.castelnuovo@lastampa.it