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Blog di cervigabriele.over-blog.it

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Contributi editoria Nel 2012 la cifra stanziata è pari a 95,7 milioni di euro. Un monte aiuti che poteva essere ben minore se nell’ultima legge di Stabilità non fosse stato rimpinguato di 45 mil

Contributi editoria Nel 2012 la cifra stanziata è pari a 95,7 milioni di euro. Un monte aiuti che poteva essere ben minore se nell’ultima legge di Stabilità non fosse stato rimpinguato di 45 mil

Contributi editoria Nel 2012 la cifra stanziata è pari a 95,7 milioni di euro. Un monte aiuti che poteva essere ben minore se nell’ultima legge di Stabilità non fosse stato rimpinguato di 45 milioni

 


I PARTITI E I SINDACATI SONO COMITATI D'AFFARI, OPERANO FUORI DALLA LEGGE. MA NONOSTANTE CIO' SI ARROGANO IL DIRITTO DI PROMUOVERE LEGGI IN PARLAMENTO... IL PESCE PUZZA SEMPRE DALLA TESTA.... GABRIELE CERVI

 

SU QUESTO BLOG SENA SCOPO DI LUCRO,  RIVERSO IN ANTEPRIMA IL CONTENUTO DELLA PETIZIONE CHE TROVERAI CLICCANDO LA  FOTO:.FIRMIAMO LA PETIZIONE ONLINE INDIRIZZATA AL PARLAMENTO PER DARE DIGNITA', ONESTA' E LEGALITA' AI PARTITI E AI SINDACATI

 

 

 

  Al parlamento italiano Questa petizione sarà consegnata a: al parlamento italiano PETIZIONE AL PARLAMENTO ITALIANO E PER CONOSCENZA AL PARLAMENTO EUROPEO PER RIFORMARE I PARTITI E I SINDACATI

 Foto

 

 

 

 

 

Contributi editoria

Nel 2012 la cifra stanziata è pari a 95,7 milioni di euro. Un monte aiuti che poteva essere ben minore se nell’ultima legge di Stabilità non fosse stato rimpinguato di 45 milioni


Evergreen della polemica politica, il finanziamento statale all’editoria non è stato mai amato dall’opinione pubblica. Non a torto in verità, se si pensa a casi come quello de L’Avanti di Valter Lavitola che non hanno certamente contribuito a migliorarne la percezione. Mercoledì il sottosegretario alla Presidenza del consiglio Paolo Peluffo, che ha la delega all’editoria e ha messo la firma sul decreto di riordino dei contributi, è tornato sull’argomento. Peluffo ha elogiato la sua riforma, che è “molto diversa da quelle di un anno fa” e rende l’Italia il Paese europeo

con “il più modesto sostegno pubblico”, che si giova adesso di “un’opera di trasparenza, semplificazione e moralizzazione”.

Ma a quanto ammonta, e a chi vanno a finire i soldi? Pochi o tanti che siano, è sempre lecito chiederselo, visti i pregressi. Nel 2012 la cifra stanziata per i contributi all’editoria è pari a 95,7 milioni di euro, che saranno riscossi dagli editori entro fine anno, dopo che le domande e la relativa documentazione saranno passate al vaglio dal dipartimento all’Editoria. Un monte aiuti

che poteva essere ben minore se nell’ultima legge di Stabilità non fosse stato rimpinguato di

45 milioni di euro grazie a un emendamento. Questa cifra è in calo rispetto ai 104 milioni dei

2011, già inferiore al 2010 (149,6 milioni) e lontanissima dai 700 milioni di euro del 2007. Si potrebbe dire che allora si brindava a champagne, oggi ci si “accontenta” del prosecco. 

Tanti? Pochi? In Francia, ha riferito Peluffo, i fondi pubblici al settore sono arrivati a quota 1

miliardo e 200 milioni, in Italia sono scesi a circa 150 milioni, che comprendono una cinquantina di milioni di euro di contributi pregressi per le spedizioni postali ora scomparsi ma ancora da saldare. Tolti questi, si torna vicino ai 95 milioni. Ma non si tratta solo di torta che si stringe,

peraltro in un momento in cui il settore editoriale vive la maggiore crisi da quando è diventato un’industria (e il caso Rcs rappresenta la punta dell’iceberg). Innanzitutto rispetto alla situazione ante 2009 la cifra stanziata è interamente coperta e rappresenta il massimale da suddividere tra gli editori. Una volta, quando la copertura non era totale, si creava un debito in capo allo stato che si trascinava negli anni a venire e che è stato estinto solo nel 2010, fanno sapere dal dipartimento.

Sono cambiate le basi di calcolo, per cui non conta più la tiratura ma un rapporto tra copie vendute ed effettivamente distribuite che deve essere pari ad almeno il 25 per cento. Sono

escluse poi le cosiddette vendite in blocco, spesso sottocosto. In altri termini non basta più stampare copie ma devono essere distribuite effettivamente alle edicole e, almeno in parte

vendute a reali lettori. Si fa poi più stringente anche la verifica dei costi effettivamente

sostenuti per le voci che entrano nel rimborso: non più solo dati di bilancio, ma verifica che le

fatture e gli altri costi (stipendi dei giornalisti, ad esempio) siano state effettivamente pagate. Nessuna sovraffatturazione è quindi ammessa, anche se il dipartimento non ha facoltà di

procedere ad ispezioni. Ma può legittimamente segnalare alla Guardia di Finanza i casi

sospetti, come fu per Lavatola che si è visto confiscare 2,5 milioni relativi al 2010.

In teoria la situazione dovrebbe essere migliorata, non fosse altro che perché la torta si è ridotta sensibilmente. Ma scorrendo i nomi dei beneficiari del contributo del 2011, circa 220 entità tra cooperative, fondazioni, enti ecclesiastici, giornali di partito e organi di stampa per gli italiani all’estero, qualche dubbio sulla validità di questi contributi viene. Testate come L’ago e il filo

  (67mila euro circa), Paneacqua (61mila euro circa), Motocross (263mila euro circa), Suono

stereo Hi Fi(109mila euro circa), Car Audio & Fm (189mila euro circa) per citarne solo alcune,

fanno storcere un po’ il naso.

La questione ‘contenuti da sovvenzionare’ è stata dibattuta, ma non è di facile risoluzione

perché potrebbe essere vista come una forma strisciante di censura. Le testate politiche, con l’Unità che ha preso 3,7 milioni, La Padania a 2,6 milioni ed Europa a 2,3 milioni, hanno

anch’esse dovuto stringere la cinghia rispetto agli anni passati, mentre tra gli esclusi celebri

degli ultimi anni c’è la coppia Libero – Riformista (quest’ultimo chiuso) riferibili all’editore

ngelucci, che hanno perso il diritto all’incentivo.