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CHOC IN BELGIO Operaio torturato in fabbrica per dieci anni dai colleghi di lavoro Un video documenta le sevizie subite dall'uomo.

CHOC IN BELGIO Operaio torturato in fabbrica per dieci anni dai colleghi di lavoro Un video documenta le sevizie subite dall'uomo.

CHOC IN BELGIO

Operaio torturato in fabbrica 
per dieci anni dai colleghi di lavoro

Un video documenta le sevizie subite dall'uomo. Venticinque persone sotto inchiesta

 

 

MILANO - Dentro quelle quattro mura della fabbrica belga di Bergen ha subìto e sopportato ogni sorta di vessazione, abuso e umiliazione. Per dieci lunghi anni. Preso di mira e tormentato dai suoi colleghi di lavoro. Durante il turno di giorno e durante il turno di notte. È il calvario che ha dovuto sostenere Daniel, un operaio di 54 anni. Per paura o imbarazzo ha aspettato anni prima di denunciare i suoi aguzzini. Le crude immagini che documentano le sevizie sono state trasmesse dai media del Paese. E hanno sconvolto l'opinione pubblica. 

TORTURE SUL POSTO DI LAVORO - Il caso è ora nella mani della giustizia belga. Sono venticinque le persone sotto inchiesta. L'odissea di Daniel inizia nel 1996, quando varca la porta della società Mactac Europa, a Bergen, azienda leader nel settore degli adesivi. Il suo posto nella fabbrica, situata al confine con la Francia, è agli imballaggi. Un lavoro faticoso. Per qualche anno tutto sembra andare per il meglio. Fino a quando i colleghi cominciano ad assillarlo. Primo fra tutti Sebastiano, il suo supervisore. E poi a ruota gli altri. Non è mobbing psicologico, ma vero e propria violenza fisica. Attacchi ripetuti e avvilenti. Documentati dagli stessi operai che filmano tutto. Uno degli impressionanti episodi che risale al 2002 è stato pubblicato ora dall'edizione belga di Paris Match e trasmesso dalle tv. Il cinquantaquattrenne, sposato e padre di una bambina, viene legato a mani e piedi con lo scotch e fissato a una pedana. I colleghi, uomini e donne, lo riprendono mentre sulla sua faccia scarabocchiano parole offensive con un pennarello indelebile e simulano la pratica della fellatio. In altre circostanze l'uomo viene rinchiuso in una gabbia di ferro; ricoperto di polvere di talco; bagnato con acqua ad alta pressione; brutalmente spogliato di fronte alle colleghe donne. Tra gli insulti e i gridolini di gioia del gruppo di lavoro. In alcuni casi l'uomo esce dalla fabbrica coi vestiti strappati, con l'orologio spaccato e persino con un pollice rotto e uno strappo ai legamenti della caviglia. 

CALVARIO - Già nel 2002 il lavoratore segnalò al direttore dello stabilimento quel comportamento "molesto" dei suoi colleghi. Non ci fu risposta. Daniel si rivolse dunque agli uffici di medicina del lavoro. Invano. Solo nel 2007, dopo aver tentato un gesto estremo, confessa tutto alla moglie Chantal e alla figlia Sandrine. Poco dopo presenta finalmente una denuncia. Tuttavia, la sua vita ora è cambiata radicalmente: i medici gli hanno diagnosticato un disturbo post-traumatico da stress. A causa dei continui abusi è tormentato da pensieri suicidi; da tre anni non esce praticamente mai dalla sua abitazione. Balbetta ed è visibilmente invecchiato, ha riferito alla emittente Rtl il neuropsichiatra che lo ha in cura. Il suo caso arriverà in tribunale a gennaio del prossimo anno. Nel frattempo la direzione dell'azienda, seppur tardivamente, ha annunciato che si tratta di un "singolo caso". Ha licenziato i colleghi aguzzini e assicurato a Daniel tutto il supporto necessario.

Elmar Burchia
19 novembre 2010

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