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Casta, gli stipendi d’oro sono quelli dei politici italiani Casta politica: pazzi sconti al bazar Parlamento

Casta, gli stipendi d’oro sono quelli dei politici italiani Casta politica: pazzi sconti al bazar Parlamento

Casta, gli stipendi d’oro sono quelli dei politici italiani Casta politica: pazzi sconti al bazar Parlamento

Casta, gli stipendi d’oro sono quelli dei politici italiani

I Parlamentari italiani sono i più pagati d'Europa (credits: Mauro Scrobogna /LaPresse)

I Parlamentari italiani sono i più pagati d'Europa (credits: Mauro Scrobogna /LaPresse)

TUTTO SUI PRIVILEGI DELLA CASTA

Il sospetto c’era, i dati già pubblicati da Panorama lo confermavano, ma ora arriva il sigillo dell’ufficialità con le tabelle messe on-line sul sito delMinistero della Funzione Pubblica con i risultati del lavoro della Commissione Giovannini: deputati e senatori italiani sono i più pagati d’Europa: 16.000 euro lordi al mese, circa il 60% in più degli omologhi degli altri Stati.

Ecco quanto guadagnano i parlamentari dei principali Paesi del vecchio continente:

FRANCIA: 13.500 euro

GERMANIA: 12.600 euro

OLANDA: 10.000 euro

BELGIO: 9.200 euro

AUSTRIA: 8.650 euro

SPAGNA: 4.630 euro

Ci sono voluti mesi per mettere nero su bianco l’evidente privilegio di cui gode la casta del nostro martoriato Paese, ma ora che i dati ci sono le conclusioni tratte dalla Commissione presieduta dal presidente Istat Enrico Giovannini sono disarmanti: in pratica non servono a nulla.

L'indennità parlamentare di un deputato

L'indennità parlamentare di un deputato

“La Commissione - si legge nel rapporto - considera i dati contenuti del tutto provvisori e di qualità insufficiente per una loro utilizzazione ai fini indicati dalla legge”. La “legge” alla quale si riferisce il testo è quell’articolo del decreto di luglio voluto dall’alloraMinistro Giulio Tremonti che chiedeva alla casta di adeguare le proprie retribuzioni alla media europea: da qui era nata la necessità di dar luogo alla Commissione con il preciso scopo di capire chi guadagna quanto per parametrare gli stipendi degli italiani.

Un procedimento che parrebbe semplice nella sua evidenza, ma che, a quanto sembra, ha creato non poche insidie alle eminenze grigie guidate da Giovannini. Scrive la Commissione: la norma in esame presenta “aspetti di ambiguità e talvolta di contradditorietà”.

È stato difficile capire cosa considerare “trattamento economico omnicomprensivo” e in che modo valutare organismi omologhi a quelli italiani in Europa dato che da noi ci sono istituzioni assenti altrove e viceversa. Vexata questio, inoltre, qualla del compenso lordo: l’aggravio fiscale varia da Nazione a Nazione, dunque come capire se al lordo esoso corrisponde un netto altrettanto spropositato?

Insomma questioni di lana merina che hanno tolto il sonno agli studiosi chiamati dal governo a trarre le conclusioni entro la fine dell’anno, nessuna proroga come richiesto, invece, da Giovannini.

Il 31 dicembre è arrivata la resa: “Di fatto - si legge - è stato chiesto alla Commissione di condurre in pochi mesi lo studio degli assetti istituzionali e organizzativi di sei Paesi più l’Italia con un dettaglio mai realizzato in letteratura e visto l’utilizzo a fini legali dei risultati con l’esigenza di raccogliere dati di elevata qualità (…) la Commissione non è in condizione di effettuare il calcolo di nessuna delle medie di riferimento con l’accuratezza richiesta dalla normativa”.

Tradotto in soldoni significa che neanche questa volta verranno toccati i privilegi della classe politica nostrana. Per far qualcosa bisogna cambiare la norma di luglio complessa e farraginosa a detta dei tecnici dell’Istat e, dunque, di difficile comprensione. Bisogna, però, farlo presto perchè il 31 marzo scade il mandato della Commissione Giovannini e c’è il rischio concreto di aver buttato via tempo e soldi in un lavoro del tutto inutile.

Casta politica: pazzi sconti al bazar Parlamento

Casta politica: pazzi sconti al bazar Parlamento

di Laura Maragnani

La firma è quella di Domenico Di Virgilio, classe 1939, deputato pdl alla terza legislatura. Primario ospedaliero di
professione, il parlamentare stavolta ha dimostrato scarse capacità diagnostiche. Ma come: infuriano le polemiche sulla casta, il popolo reclama il sangue dei parlamentari, e lui, serafico, già si preoccupa delle loro prossime vacanze? «Caro Collega, mi corre l’obbligo di segnalarti…». Ecco: il 2 dicembre ha fatto distribuire ai colleghi, approfittando del servizio postale interno e delle buste col logo della Camera, il dépliant di un albergo il cui direttore è «un mio amico personale». E che albergo, poi. «Il primo hotel dell’isola d’Elba improntato sull’unione di lusso, sostenibilità e life style» lo esalta il famoso dépliant. Un 4 stelle fantastico, anzi, magnifico. Piscina interna ed esterna, viste mozzafiato, area wellness, addirittura un «manager dei desideri» a disposizione degli ospiti. Costoso? Un bel po’. Ma il Magnifico de Luxe Resort «è lieto di offrire tariffe e condizioni riservate ai membri del Parlamento della Repubblica». Tariffe riservatissime.

Ora, perché scandalizzarsi? Neanche i parlamentari hanno soldi da buttar via, di questi tempi. Difatti il senatore Valerio Carrara (ex idv, oggi pdl) ha orgogliosamente annunciato ai colleghi di avere trovato l’accordo per un pranzo tutto pesce «a 20 euro» vicino al Pantheon; e Gabriella Carlucci, magrissima deputata ex pdl e neo udc, ha piuttosto preferito spendersi a favore del suo parrucchiere, Paolo D’Apollonio: piega, shampoo e massaggio a 10 euro; un taglio a 30 euro, le mèches a 50 e un bel trattamento rassodante per il seno a 40. Un affare.

E il senso degli affari ce l’hanno in tanti. Andrea Di Teodoro, eletto nel 2001 con la lista di centrodestra Abolizione Scorporo, a poco più di 30 anni d’età aveva già un hobby redditizio: «Caro collega, con la presente ti informo che sto per piazzare sul mercato italiano una importante partita dipezzi pregiati di alto antiquariato…». Era l’anno 2005, la crisi ancora non si sentiva e i colleghi interessati potevano tranquillamente consultare il catalogo nell’ufficio del parlamentare: icone russe del ‘600 a 26 mila euro, credenze senesi del ‘500 a 80 mila… Il telefono di Di Teodoro era addirittura rovente.

Durante il governo Prodi II, invece, tutti chiamavano Luciano D’Ulizia, idv, padre della Cedildes XV, cooperativa edilizia nata per offrire «efficaci risposte» alle necessità «pratiche e affettive» dei parlamentari costretti a lunghi soggiorni a Roma. Bella idea. Hanno aderito in un centinaio, daMargherita Boniver ad Angelino Alfano, da Cinzia Bonfrisco a Maria Elisabetta Alberti Castellati. Entusiasti e bipartisan. Ma non è sempre tutto oro quello che luccica: nata il 31 maggio 2007, la Cedildes ha dato forfait in autunno. Case acquistate: zero. Minacce di esposti e di segnalazioni ai carabinieri: tante. «Oggi cerchiamo almeno di rientrare in possesso delle quote versate» sospirano i deputati Gino Bucchino, pd, eCarlo Ciccioli, pdl, incaricati di recuperare i 100 mila euro rimasti in cassa. Ma è un compito improbo. E buona fortuna.

Altro che 5.000 euro, le buste paga dei parlamentari arrivate a Panorama.it sono piu’ alte


L'aula di Montecitorio (Credits: La Presse)

L'aula di Montecitorio (Credits: La Presse)

Nella vita si sa è tutta una questione di punti di vista. E allora può succedere che se i dati elaborati dalla Commissione Giovannini hanno confermato quello che già tutti sapevano e cioè che i politici italiani sono i più pagati d’Europa, qualcuno dica che no, non è vero, anzi, l’italica casta è la più povera del vecchio continente.

Panorama.it lo aveva già ampiamente dimostrato prima di Natale mettendo on-line le buste paga di due onorevoli, Paolo Grimoldi della Lega Nord eEmanuele Fiano del Pd (il cui totale lordo si avvicina alla fatidica soglia dei 16mila), poi a San Silvestro è arrivato il “botto” della Commissione che ha tirato le somme dei guadagni dei politici fissando l’asticella a più di 16.000 euro al mese. Più d’uno è rimasto con la bocca aperta e l’occhio strabuzzato davanti a chi ha precisato che quei dati si riferiscono al lordo, ma se si guarda al compenso netto in tasca all’onorevole di turno finiscono5.000 euro e non di più.

L'indennità parlamentare di un deputato

L'indennità parlamentare di un deputato

Questa la diaria di un deputato

Questa la diaria di un deputato

A dirlo a poche ore dalla diffusione delle tabelle Giovannini è stato l’ufficio stampa della Presidenza di Montecitorio che ha fatto sapere che le indennità parlamentari italiane al netto delle imposte si aggirano intorno ai 5.000 euro mensili e quindi sono inferiori alle altre. Sì, ok: l’indennità. Ma al totale vanno aggiunti i 3.690 euro per i collaboratorie i 3.500 mensili di diaria. A 16mila poi ci si arriva con i rimborsi, che non sono fissi e preventivabili e variano da mese a mese. Ecco perchè pure l’Istat parla di una cifra “matematica impossibile da dimostrare”

In Francia, ad esempio, se il denano messo a disposizione per i portaborse non viene utilizzato bisogna restituirlo; qui, invece, che un deputato abbia un’unica segretaria o uno staff completo di persone al suo seguito il budget resta invarato e quello che si risparmia finisce diretto nelle tasche del deputato stesso.

Stessa cosa per quanto riguarda i 3.500 euro di spese per l’alloggio; considerando che in una settimana si lavora 3 giorni a Roma e che in un mese ci sono 4 settimane, sono 12 i giorni al mese di alloggio fuori sede e 3.500 euro non sono esattamente due soldi. Se a questo si aggiunge che in Italia i parlamentari viaggiano gratis ovunque la situazione è tutt’altro che nera.

Da Montecitorio a Palazzo Madama però è tutto un puntare il dito contro il presidente Istat Enrico Giovannini, colpevole e a suo modo di aver svelato in maniera peraltro incompleta per sua stessa ammissione, chissà quale segreto di stato. Ormai lo sanno anche i muri ed i bambini: a far politica a Roma si guadagna, e bene; c’è poco da fare. Adesso sembra che la casta stia tentando l’arrocco: tanto il presidente della Camera Gianfranco Fini, quanto quello del Senato Renato Schifani hanno tranquillizzato i tesissimi colleghi: le indennità non si toccano, se proprio bisogna tagliare per entrare nel range dei 9.000 euro mensili in linea con l’Europa si ritoccheranno le indennità per i collaboratori non lo stipendio vero e proprio del politico.

E così arriviamo alla soluzione più plausibile: se proprio bisogna tagliare qualcosa che a pagare siano Collaboratori ed Assistenti (molti dei quali, tra l’altro, pagati in nero). Panorama.it aveva previsto anche questo (leggi l’intervista - confessione di un collaboratore)

“Il primo taglio della casta? Il mio lavoro in nero”. Storia di un collaboratore parlamentare

Montecitorio, dove lavorano decine di assistenti non in regola (Credits: Mauro Scrobogna/LaPresse)

Montecitorio, dove lavorano decine di assistenti non in regola (Credits: MauroScrobogna/LaPresse)

“Mi chiamo Giacomo Piersanti (nome di fantasia), faccio il collaboratore parlamentare da 10 anni, non posso pagarmi i contributi perché sono sempre stato retribuito in nero e dalle prossime settimane c’è un macigno che rischia di pesare sulle scelte del passato: la possibilità che il miodeputato, anziché tagliarsi lo stipendio, tagli la mia testa”.

Si presenta così un assistente parlamentare di 32 anni, da 10 fedelissimo del suo assistito, e che oggi, dopo anni di incurie e prese in giro, ha deciso di raccontare la sua storia a Panorama.it La storia di una giovane leva prestata e cresciuta nel mondo della politica, e oggi tradita dall’egoismo del suo “datore di lavoro” (se così può essere definita una prestazione in nero) che di fronte ai paventati tagli stipendiali cui deputati e senatori dovrebbe andare incontro a gennaio, anziché ridurre le proprie entrate, ha optato per la cancellazione del rapporto di collaborazione. Poco prima di Natale, alcuni assistenti parlamentari si sono attivati con i piani alti di Montecitorio per sottoporre la situazione ed il rischio di trovarsi ben presto in mezzo ad una strada. Finora senza rilevanti interessi della controparte.

Perché sorride?
“Semplice, sono anni che il mio capo mi chiede di procurargli un’intervista su Panorama. Alla fine ce l’ho fatta, ma sono io ad essere intervistato”.

Che effetto le fa lavorare illegalmente per un parlamentare, uno che per primo dovrebbe far rispettare le regole?
“Mi fa sentire complice in un’ipocrisia di fondo. La verità è che sono stanco e disgustato. Tutti i giorni lo sento riempirsi la bocca di legalità, e poi lui come tanti altri sono i primi ad evitare le regolarizzazioni. Parliamo di persone che si nascondono dietro uno stipendio che non è mai sufficiente alle loro necessità”.

E lui come si giustifica?
“Con una scusa preimpostata e modellata apposta per i nostri pianti: “ho molte spese da sostenere e quindi vorrei tanto metterti in regola, ma non posso”. Una volta, nella speranza che io avessi pena di lui, si è addirittura venduto la possibilità di passare al Gruppo Misto per risparmiare il contributo fisso mensile che i deputati devolvono ai partiti”.

Scusi, ma se la situazione è così disperata, perchè lei, nonostante questo, continua a lavorare con lui?
“Perché a nessuno piace perdere il proprio lavoro per trovarsi in mezzo ad una strada. C’è poi sempre la speranza che qualcosa possa cambiare nel futuro, e che la persona per cui lavori da una vita ti sia riconoscente in qualche modo”.

Invece così non è stato.
“E’ un’illusione che va avanti da dieci anni. Continuo a vivere di promesse e rassicurazioni. Io intanto mi sono costruito una professionalità, e mi rendo conto che oltre a non essere riconosciuta non mi porta da nessuna parte. Sto solo dietro i sogni di un rappresentante del popolo che sta andando in depressione per una manciata di euro sottratti ai suoi privilegi”.

Perché oggi decide di vuotare il sacco?
“Oltre alle difficoltà attuali e alla mancanza di speranza e progetti più stabili per il futuro, siamo molto preoccupati per i prossimi tagli alle indennità dei parlamentari. In questi giorni le Camere stanno provvedendo a disciplinare il taglio ai rimborsi spese eletto-elettore, che sono anche la cassa da cui deputati e senatori prelevano le paghe per retribuire noi collaboratori. Soluzione questa che si potrebbe tradurre o in un licenziamento o in ulteriori tagli del nostro già magro stipendio”.

Ci spieghi meglio.
“Ogni parlamentare ha a disposizione un fondo di 3.690 euro mensili per il rimborso delle spese che egli sostiene per mantenere il rapporto politico con l’elettorato (fino allo scorso anno l’indennità ammontava a 4.019 euro). Tradotto sarebbero le spese di segreteria. Intendiamoci, nessuno controlla se il parlamentare utilizzi quei 3.690 euro per destinarli all’assistente o se invece li usi come fondo cassa per le vacanze alle Mauritius. Diciamo che sono un premio alla buona fede anche se, quasi sempre, deputati e senatori dopo aver autorizzato il partito alla gestione della nota spese per il trattenimento della quota mensile (all’incirca 600 euro per i partito e 1000 per il gruppo) conservano la restante quota di indennità come monte stipendio per se, e devolvono una parte in nero al loro assistente, ovviamente senza dover produrre, per questo pagamento, alcuna certificazione”.

Come funzionerebbe da gennaio?
“Al momento non è ancora stato deciso nulla, i lavori sono ancora in corso e tutto è in alto mare. La Commissione Giovannini ha imposto che ci sia un adeguamento degli stipendi parlamentari italiani agli standard europei. E questa è una buona cosa che dobbiamo al popolo inviperito contro la casta. Tuttavia, mentre a Strasburgo e nella maggioranza dei Paesi europei lo stipendio viene erogato direttamente dalla Assemblee, l’idea italiana che sembra prendere più quota è quella di scaricare l’incombenza sui gruppi”.

E questo non sarebbe più conveniente rispetto all’attuale situazione?
“Lo sarebbe se i gruppi parlamentari decidessero di destinare i 2.000 euro rimanenti dai vari rimborsi interamente alle segreterie. In realtà non è dato sapere cosa avranno intenzione di fare, né qual è la tipologia della copertura contrattuale, né tantomeno l’ammontare del nostro stipendio. Dico, abbiamo la possibilità di gestire la questione in totale trasparenza, perché continuare a correre il rischio di un cammino poco chiaro come quello intrapreso finora. E poi, se la mission è quella di tagliare i costi della politica, perché li dobbiamo elargire ai partiti, con il rischio di un entropico passaggio supplementare in cui i gruppi potrebbero recuperare qualche soldo in più per i magri bilanci”.

Lo avete mai fatto presente alla presidenza?
“Si. Abbiamo inviato svariate lettere alla Presidenza, ai gruppi e ai questori”.

Vi hanno mai risposto?
“Abbiamo ricevuto solo una convocazione di un questore poco prima di Natale”.

Com’è andato l’incontro?
“Al di là del cordialità, si è categoricamente esclusa la possibilità che sia la Camera stessa a retribuire i collaboratori per la durata del mandato del loro parlamentare”.

Cosa intimorisce la Camera?
“Vi è da una parte il timore dei gruppi parlamentari di perdere il controllo sul fondo dei rimborsi; dall’altro quello della Presidenza di ritrovarsi inghiottita, a fine mandato, tra malcontenti e proteste di giovani senza lavoro, di dubbio valore sindacale ma mediaticamente rilevanti”.

Si è mai arrivati ad un controllo dell’ispettorato del lavoro?
“All’incirca un anno fa, dopo il clamore mediatico sul caso dei portaborse in nero, l’ispettorato del lavoro di Roma ha deciso di svolgere un’indagine sulla regolarità dei contratti in essere tra deputati e loro collaboratori. Cosa che invece non è avvenuta per il Senato in quanto non ha mai rilasciato i dati relativi al personale che accede a Palazzo Madama”.

Cosa è emerso dall’ispezione?
“Solo alcune irregolarità formali (ad esempio l’iscrizione alla gestione separata Inps). Mentre non è stato posto alcun rilievo né sull’entità della retribuzione - che nel caso più eclatante si è scoperto essere di 100 euro all’anno – né sulla tipologia contrattuale, in quanto ne esistevano delle più svariate e fantasiose. Il vero dato curioso emerso da quel sopralluogo è stato scoprire che vi erano soltanto 230 contratti registrati, quando in realtà i badge di accesso alla Camera sono quasi il triplo”.

Come fa un ragazzo di 30 anni a vivere con 100 euro all’anno?
“Le rispondo con la frase preferita del mio datore di lavoro: “è tempo di crisi e bisogna stringere la cinghia”. Alcuni di noi sopravvivono con 400 euro al mese. Altri ricevono tra gli 800 e i 1000, e solo pochi fortunati riescono a guadagnare qualche centinaio di euro in più”.

Avete diritto ad una pausa pranzo?

“Si, a spese nostre. Quelli autorizzati possono permettersi di consumare un pasto a mensa per la modica cifra di 7 euro. Le ricordo che i funzionari Camera pagano la metà per il mio stesso vassoio”.

Come le viene consegnato il suo stipendio?
“In busta bianca, senza alcuna ricevuta, con marchio Camera dei Deputati, in contanti. Bigliettoni da 100, 200, e 500. Quest’anno niente tredicesima, sa… la crisi”.

Se potesse recapitare un messaggio firmato nella casella del suo parlamentare?
“Gli scriverei le stesse parole usate da Enrico Cuccia: se hai un collaboratore cerca che sia sempre soddisfatto. Alla fine siamo gli unici su cui possono davvero contare”.

COPERTINA

OPUSCOLO DA ASSEMBLARE CODICE ETICO

OPUSCOLO DA ASSEMBLARE CODICE ETICO N. 2

DA ASSEMBLARE N.3

DA ASSEMBLARE N.4


 
Seguono gli amministratori del gruppo:

Giovanna Melandri  Onorevole PD

 Jane Alquati  Assessore comunale Pdl

 Carlo Rienzi Dott  Pres. Codacons 

Agostino Alloni  Consigliere  Regione Lombardia  PD

Luigi Berlinguer  Europarlamentare Europeo PD

Marialuisa D'attolico  Giornalista Free Lance presso Privato

Ferdinando Imposimato  Giudice Lavora presso Suprema Corte di Cassazione

Enrico Galavotti  Professore

Cinzia Fontana  Senatrice PD

Chiara Capelletti  Assessore Provinciale PDL

Maria Vittoria Ceraso  Assessore Comunale PDL

Jacopo Fanti  Laureato in cooperazione internazionale

 

Francesco Alberoni  Professore, Scrittore, Sociologo

Margherita De BacGiornalista lavora presso corriere della sera


POLITICI CRISTIANI?


POLITICA E ANTIPOLITICA MIA RISPOSTA A MONS. RINI DIRETTORE DEL SETTIMANALE LA VITA CATTOLICA DIOCESI DI CREMONA GIOVEDI 3 NOV.2011

A Palazzo Madama spunta la “sedicesima”


senato

I mesi sono 12: uno stipendio al mese più la “tredicesima” fanno 13 e per la maggior parte dei dipendenti la questione finisce qui: 13 mensilità e buon Natale a dicembre. Qualcuno, i più fortunati, alla vigilia delle vacanze prende la “quattordicesima”, e poi ci sono loro i 315 inquilini di Palazzo Madama. I senatori della Repubblica aggiungono al calendario 2 mesi di stipendio; godono, infatti, della “quindicesima” e dal 2004 persino della “sedicesima“.

La “quindicesima” è un’indennità che viene spalmata nelle buste paga di aprile e settembre, mentre la “sedicesima” che tecnicamente è definita“indennità compensativa di produttività” è un compenso che va a saldare i giorni festivi non goduti durante l’anno e le ore di straordinario effettuate durante le sedute d’aula durante la settimana: un lordo equamente suddiviso sulle buste di aprile e settembre e per di più pensionabile: va cioè tenuto in conto nel computo della pensione, cosa che normalmente non accade per le altre indennità straordinarie. Nonostante la crisi e i ritocchini di look allo stipendio delle casta nessuno ha mai chiesto conto di questa ulteriore retribuzione che gonfia il già pingue compenso mensile dei senatori che si aggira intorno ai 13.500 euro mensili

Oggi poi è entrato nel merito della questione stipendi d’oro anche il Presidente del Consiglio Mario Monti ricordando in una nota che non è compito del governo mettere mano agli stipendi dei parlamentari, ma possono farlo solo le Camere che nella loro autonomia hanno la possibilità di intervenire. Nelle scorse ore si era parlato di un presunto comunicato di Palazzo Chigi nel quale il Governo avrebbe detto che in caso di “inerzia” da parte del Parlamento in materia di indennizzi l’esecutivo avrebbe fatto qualcosa. Ora arriva la specifica: “La competenza - taglia corto la nota - appartiene alle Camere e non esistono poteri sostitutivi. Intanto il presidente Istat Enrico Giovannini si dice “stupito e amareggiato” per le polemiche suscitate dal lavoro della Commissione che porta il suo nome.

Le vacanze alle Maldive dei politici fanno discutere, anche in Parlamento (Credits: Chad Ehlers/Dpa/LaPresse)

Le vacanze alle Maldive dei politici fanno discutere, anche in Parlamento (Credits: Chad Ehlers/Dpa/LaPresse)

Crisi, recessione, contenimento. Sono le imprecazioni più sentite del 2011 e che hanno battezzato anche l’inizio del nuovo anno. Usate dai politici come manuale per scoraggiare gli italiani dagli sprechi, dagli acquisti compulsivi e dalle spese esagerate. Ma l’almanacco del risparmio non sembra aver toccato la dolce vita della “casta” che, lungi dal trascorrere vacanze morigerate e senza eccessi, si è data anche quest’anno all’extra lusso. “Cafoni”, è il commento che più gira nei meandri di Montecitoriorivolto ad esempio ai colleghi che se ne stanno in questi giorni al caldo delle Maldive (mentre l’italiano medio non ha i soldi per andare a Varigotti).

Sono le ore 11 ed uno smilzo gruppo di deputati e consiglieri parlamentari va a zonzo tra la sala lettura di Montecitorio e la buvette alla ricerca di un qualche chiacchiericcio sul “terzetto dell’atollo”. Il riferimento è chiaramente a Casini, Rutelli e Schifani, conquistati dal capodanno esotico e beccati a trascorrere le vacanze nel lussuosissimo Palm Beach Resort di Lhaviyani dove il prezzo di una suite oscilla tra i 2.550 e i 5.700 dollari a notte.

Uno di loro non bada alla forma e sintetizza il “sacrificio” dei tre con un “bella figura di m…”. Pronta come un coltello affilato arriva la risposta del collega “che cafoni, ancora a farsi le vacanze alle Maldive per abbronzarsi come Corona. Non gli bastava una lampada, quello vicino a Montecitorio ti fa l’integrale a 15 euro”. Risate. Poi il dubbio che gela gli sghignazzi: “ma non è che hanno confuso Fini con Schifani? Oh, guarda che pure Gianfranco sta per i mari del sud. Vai a vedè che questi se sò dati appuntamento sull’atollo pe’ fà ‘na riunione del terzo polo”. Allarme e preoccupazione!

Sono le ore 13 e vengono raggiunti da un collega che decreta la fine della pacchia parlamentare (chiacchiericcio e Maldive compresi). L’ufficialità della notizia è la lettera che il capogruppo del PDL, On. Fabrizio Cicchitto, ha inviato questa mattina ai parlamentari del suo gruppo con l’agenda degli impegni d’Aula della prossima settimana.

Solita formula, (quella usata da un anno a questa parte quando la maggioranza aveva iniziato a fibrillare): “è necessario garantire la presenza al question time del premier mercoledì pomeriggio e durante le votazioni di mercoledì e giovedì”. Laddove l’appuntamento che più scotta – dopo 20 giorni di vacanza - è certamente l’esame e la successiva votazione sulla domanda di autorizzazione all’arresto di Nicola Cosentino.

“E mo dovranno tornà, senno so c…”, poesia di un deputato che, almeno per oggi, chiude la serie di commenti trash della giornata.


 

I PRIVILEGI DEI CONSIGLIERI REGIONALI E QUELLI DEI SINDACATI FONTE QUOTIDIANO LA PROVINCIA DI CREMONA DOMENICA 17 LUGLIO 2011

 

SINDACATO - IMPRENDITORE COSI' COMINCIANO I PROBLEMI FONTE QUOTIDIANO LA PROVINCIA DI CREMONA LUNEDI 21 MARZO 2001

 

 

A NOI CHIEDONO SACRIFICI AGLI EX PARTITI ARRIVANO MILIONI FONTE QUOTIDIANO LA PROVINCIA DI CREMONA LUNEDI 1 AGOSTO

DENUNCIAMO GLI SPRECHI DELLA POLITICA ITALIANA GRUPPO SU FACEBOOK FONTE IL SETTIMANALE IL PICCOLO DI CREMONA E IL QUOTIDIANO LA CRONACA DI CREMONA VENREDI 29 LUGLIO