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CARI AMICI DEL GRUPPO RIFORMA DEI PARTITI E DEI SINDACATI E' GIUNTO IL MOMENTO DI AGIRE. L'ARTICOLO RELATIVO AI FONDI PUBBLICI ALLE LEGA CHE FINISCONO IN TANZANIA E' LA PROVA (MA CE NE SONO ALTRE)
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CARI AMICI DEL GRUPPO RIFORMA DEI PARTITI E DEI SINDACATI E' GIUNTO IL MOMENTO DI AGIRE. L'ARTICOLO RELATIVO AI FONDI PUBBLICI ALLE LEGA CHE FINISCONO IN TANZANIA E' LA PROVA (MA CE NE SONO ALTRE) C

09/01/2012

CARI AMICI DEL GRUPPO RIFORMA DEI PARTITI E DEI SINDACATI E' GIUNTO IL MOMENTO DI AGIRE. L'ARTICOLO RELATIVO AI FONDI PUBBLICI ALLE LEGA CHE FINISCONO IN TANZANIA E' LA PROVA (MA CE NE SONO ALTRE) CHE BISOGNA REGOLAMENTARE I FINANZIAMENTI AI PARTITI

CARI AMICI DEL GRUPPO RIFORMA DEI PARTITI E DEI SINDACATI E' GIUNTO IL MOMENTO DI AGIRE. L'ARTICOLO RELATIVO AI FONDI PUBBLICI ALLE LEGA CHE FINISCONO IN TANZANIA E' LA PROVA  (MA CE NE SONO ALTRE) CHE BISOGNA  REGOLAMENTARE CON CONTROLLI E VERIFICHE .  MA SOPRATTUTTO COME NOI GIA' DA TEMPO PROPONIAMO E' CHE IL CONTRIBUTO PUBBLICO RELATIVO AI FINANZIAMENTI ELETTORALI DEVE ESSERE DATO SULLE SPESE EFFETTIVE SOSTENUTE DAI PARTITI. I PARTITI DOVRANNO PER QUESTO GIUSTIFICARE LE LORO SPERSE ELETTORALI CON PEZZE GIUSTIFICATIVE LEGALI (SCONTRINI, FATTURE, BOLLE) ECC. ALTRO PUNTO E' CHE I NOSTRI POLITICI SONO DEI VERI E PROPRI DISONESTI ISTITUZIONALI IN QUANTO LA MAGGIOR PARTE DI ESSI PAGANO IN NERO I LORO ASSISTENTI. E QUESTO LASCIATEMELO DIRE NON E' DARE BUON ESEMPIO . NEL PARLAMENTO SI FANNO LE LEGGI.. MA COLORO I QUALI FANNO LE LEGGI SONO DISONESTI... CHE CREDIBILITA' POSSO AVERE DAVANTI AL POPOLO SOVRANO  QUESTI IPOCRITI  SE DISONORANO LA LORO ALTA CARICA POLIICO ISTITUZIONALE??. ENTRO LA SETTIMANA ELABOREREMO UNA LETTERA APERTA  (PRIMA DI INVIARLA LA PUBBLICHERO' SUL NOSTRO BLOG E SU FACEBOOK PER VOSTRE EVENTUALI RETTIFICHE E SUGGERIME3NTI) CHE INVIEREMO AI MASSI ESPONENTI DI PARTITIO E AI PRESIDENTI DELLE DUE CAMERE E PER CONOSCENZA AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO MONTI. POI VALUTEREMO LE EVENTUALI RISPOSTE ISTITUZIONALI E DA ESSE DECIDEREMO O MENO SE PROMUOVERE UNA AZIONE A LIVELLO COMUNITARIO.

GUARDATE IL VIDEO CHE QUI PRODUCO DAL TITOLO : I PARTITI POLITICI SANGUISUGHE DELLA SOCIETA'.

GABRIELE CERVI 


DIGITA QUI SOTTO PER ENTRARE E

VISIONARE IL NOSTRO GRUPPO SU FACEBOOK MEMBRI 1720 

IL CASO: IL TESORIRE INVESTE MILIONI ANCHE A CIPRO E IN NORVEGIA

I fondi pubblici alla Lega finiscono in Tanzania

Belsito gestisce i rimborsi elettorali e rende conto soltanto al segretario Bossi

Lega I soldi del Carroccio in Tanzania e Cipro Ecco dove vanno a finire i rimborsi elettorali

Il Secolo XIX: Belsito ha investito 8 milioni di euro in titoli a rischio. Molti movimenti a dicembre. Salvini: "Ci deve spiegare"

Lega I soldi del Carroccio in Tanzania e Cipro Ecco dove vanno a finire i rimborsi elettorali

Ora nessuno potrà dire che la Lega è solo un partito locale. Perlomeno dal punto di vista finanziario, il Carroccio guarda all'estero eccome. Secondo quanto riportato dal Secolo XIX, il segretario amministrativo federale, Francesco Belsito, tesoriere e uomo di fiducia di Umberto Bossi (il solo a cui deve rispondere), ha investito svariati milioni di euro di fondi pubblici del partito in vari paesi. Considerevoli operazioni coordinate da Banca Aletti, il sistema di private e investment banking del Banco popolare. Si comincia dalla Norvegia: 7,7 milioni di corone norvegesi (un milione di euro) vincolato per 6 mesi a un interesse del 3,5 per cento. E ancora: l'acquisto per 1,2 milioni di euro di quote del fondo Krispa Enterprise Ltd a Larnaca, a Cipro, e 4,5 milioni di euro da collocare in Tanzania. In tutto, circa 8 milioni di euro investiti in pochi giorni, nel solo mese di dicembre. Belsito ha spiegato al Secolo che "i soldi investiti arrivano dal finanziamento pubblico, rimborsi elettorali" e che non conosce personalmente l'entità degli investimenti perché "noi ci affidiamo a banche e promotori di cui ci fidiamo". I contanti prelevati (700mila euro trasferiti ad altri conti del partio, 450mila euro in assegni circolari, 50.000 ritirati personalmente da Belsito) sono serviti a rimborsare "spese per i nostri collaboratori". Gli investimenti all'estero, ha aggiunto il tesoriere della Lega, "non sono operazioni in paradisi fiscali ma investimenti alla luce del sole". Intanto, il Carroccio mugugna e chiede conto di quel giro vorticoso di denaro quando, sottolinea Matteo Salvini, "ci sono diverse sezioni che chiedono 100 euro ai militanti per pagare l'affitto a fine mese e la Padania versa in difficoltà economiche".

Bossi e Maroni confabulano in ParlamentoBossi e Maroni confabulano in Parlamento
MILANO - Dal Regno dei fiordi all'isola di Afrodite, con un ultimo passaggio in Africa Orientale. È il percorso dei milioni di euro appena investiti dalla Lega e minuziosamente documentato da Giovanni Mari sul Secolo XIX . Secondo la sua ricostruzione, il segretario amministrativo federale - Francesco Belsito, tesoriere del Carroccio ed ex sottosegretario alla Semplificazione nell'ultimo governo Berlusconi - alla fine del 2011 ha messo in moto una considerevole serie di operazioni finanziarie coordinate da Banca Aletti, il sistema di private e investment banking del Banco popolare. 

Bossi e Belsito, un lungo sodalizioBossi e Belsito, un lungo sodalizio    Bossi e Belsito, un lungo sodalizio    Bossi e Belsito, un lungo sodalizio    Bossi e Belsito, un lungo sodalizio    Bossi e Belsito, un lungo sodalizio

Ecco il giro dei soldi: il 14 dicembre «un investimento in 7,7 milioni di corone norvegesi (poco più di un milione di euro) vincolato per 6 mesi a un interesse del 3,5%»; il 28 dicembre «1,2 milioni di euro per l'acquisto di quote del fondo Krispa Enterprise ltd » di base a Larnaca, nell'isola di Cipro, e infine il 30 dicembre «il collocamento di 4,5 milioni di euro in Tanzania. È l'ultimo spostamento dell'anno e, nei fatti, svuota una delle dotazioni consegnate a Banca Aletti da Belsito per conto della Lega Nord». Totale: quasi 8 milioni di euro in una decina di giorni, se si aggiungono anche i movimenti-base di 700.000 euro trasferiti ad altri conti del partito, di 450.000 euro emessi in assegni circolari e di 50.000 euro ritirati in contanti direttamente da Belsito. L'operazione in Tanzania, inoltre - specifica Il Secolo XIX - «coinvolge il consulente finanziario Stefano Bonet, coinvolto in un rocambolesco fallimento societario nel 2010 e in affari con l'ex ministro "meteora" Aldo Brancher».

Il tesoriere del Carroccio - che come sanno tutti i lumbard è figura con un enorme autonomia decisionale e, di fatto, rende conto solo al grande capo Umberto Bossi - ha risposto con fastidio alle domande del quotidiano ligure: «Queste informazioni sono una grave violazione della privacy e delle regole bancarie». E però non si è sottratto all'intervista, spiegando che i soldi investiti arrivano dal finanziamento pubblico - «rimborsi elettorali» - che personalmente non conosce l'entità delle operazioni perché «noi ci affidiamo a banche e promotori di cui ci fidiamo» e che i contanti prelevati sono serviti a rimborsare «spese per i nostri collaboratori». 
Gli spostamenti all'estero, poi, «non sono operazioni in paradisi fiscali ma investimenti alla luce del sole. Noi investiamo con concretezza, ci fidiamo dei nostri consulenti e scegliamo le cose migliori». Anche se in quel periodo i Bot rendevano più del 6%? «Evidentemente quei fondi erano più convenienti».

A Belsito, comunque, non risulta che il fondo africano sia legato a Bonet, «ma anche se fosse così, non vedo quale sia il problema». Il problema è che la girandola di milioni ha a dir poco stupito i vertici del Carroccio: persino i notabili di primissimo piano non sapevano nulla delle destinazioni finali di quei soldi e qualche imbarazzo in via Bellerio c'è. Uno sbalordito Matteo Salvini parla a nome dei padani, preoccupandosi del bene della Lega e del nord: «Ci sono diverse sezioni che chiedono 100 euro ai militanti per pagare l'affitto a fine mese. La Padania , il nostro quotidiano, versa in difficoltà economiche che tutti conoscono. E poi leggiamo della Tanzania... Spero, per rispetto dei militanti, che ci sarà una spiegazione per ogni quattrino speso».

Un'interpretazione economica dei movimenti prova a darla Angelo Drusiani, esperto obbligazionario della banca italo-svizzera Albertini Syz: «Affidarsi a promotori specializzati è prassi: i tesorieri di partito li scelgono spesso. Avere in portafoglio diverse valute, poi, è naturale per chi fa investimenti di rilievo: la corona norvegese è la moneta di un Paese ricco che non dovrebbe subire contraccolpi. Piuttosto, le operazioni in Tanzania e a Cipro sono una scelta estrema: serve un rapporto di estrema fiducia con un intermediario esperto. La decisione di non comprare Bot, però, mi sembra politica: se fossero stati al governo non l'avrebbero fatta». 

Elsa MuschelPiù informazioni su: Belsito, Bossi, Cipro, Fondi, Lega, Norvegia, Off Shore, Salvini, Tanzania


I soldi della Lega Nord? 
Finiscono investiti in Tanzania

Un articolo del Secolo XIX ricostruisce gli investimenti del Carroccio. Norvegia, Cipro e anche il continente nero la destinazione del denaro, movimentato dal tesoriere Belsito. Polemiche della base nel partito che oggi riunisce la segreteria. Salvini: "Le sezioni fanno fatica a pagare l'affitto. Mi auguro che ci sarà una spiegazione per ogni quattrino"

C’è aria di burrasca nella Lega Nord dopo la diffusione delle notizie sui giri di denaro che hanno interessato i conti del partito, documentati con dovizia di particolari in un articolo pubblicato domenica sul Secolo XIX. Di questi soldi, provenienti dai rimborsi elettorali, tanti nel movimento non sapevano nulla e probabilmente sarà la segreteria politica in programma per oggi nella sede milanese del Carroccio a chiarire la faccenda.

Negli ultimi giorni dell’anno appena concluso un conto da 10 milioni di euro, gestito direttamente dal segretario amministrativo federale del Carroccio Francesco Belsito, è stato letteralmente prosciugato e i soldi sono stati investiti in gran parte all’estero tra Norvegia, Cipro e Tanzania. Stando alla ricostruzione del quotidiano genovese, i movimenti-base dei soldi leghisti verrebbero gestiti attraverso diversi conti correnti ordinari nelle varie filiali del Banco popolare, i movimenti straordinari sarebbero invece coordinati da Banca Aletti.

“I movimenti-base – si legge nell’articolo di Mari – sono vistosi spostamenti, in entrata e in uscita: nell’ultimo semestre dai soli conti liguri sono stati trasferiti almeno 700 mila euro ad altri conti della Lega Nord, sono stati emessi almeno 450 mila euro in assegni circolari e lo stesso Belsito ha ritirato in contanti almeno 50 mila euro”.

Per quanto riguarda invece il fitto programma di investimenti leghisti andato in scena tra il 15 e il 30 dicembre scorsi le cifre sono ancora più corpose. Il primo movimento porta dritti a Cipro: “1,2 milioni di euro dalla Lega Nord per l’acquisto di quote del fondo “Krispa Enterprise ltd”. Il fondo è basato a Larnaca, città turistica della costa meridionale, vicina al confine con Cipro Nord”. Passa qualche giorno e un’altra parte dei fondi del partito di Bossi partono alla volta del nord Europa: “7,7 milioni di corone norvegesi (poco più di un milione di euro) vincolato per sei mesi a un interesse del 3,5%”. L’ultimo spostamento di danaro ordinato da Genova è quello per “il collocamento dei 4,5 milioni di euro per un’operazione in Tanzania”. Quest’ultimo investimento, sempre stando alla ricostruzione del Secolo XIX, coinvolgerebbe anche il consulente finanziario Stefano Bonet, il cui nome è legato anche ad un rocambolesco fallimento societario risalente al 2010, oltre ad essere in affari con l’ex ministro Aldo Brancher(che si è dimesso dopo 17 giorni perché indagato sulle scalate ad Antonveneta).

Francesco Belsito, plenipotenziario tesoriere del Carroccio legato con un filo diretto al Capo, Umberto Bossi, ha puntualizzato che “queste informazioni sono una grave violazione della privacy e delle regole bancarie”, spiegando di non conoscere nel dettaglio le operazioni, perché, dice, “noi ci affidiamo a banche e promotori di cui ci fidiamo. Non sono operazioni in paradisi fiscali ma investimenti alla luce del sole. Noi investiamo con concretezza, ci fidiamo dei nostri consulenti e scegliamo le cose migliori”.

Inutile dire che la notizia non è stata accolta con entusiasmo in casa leghista dove c’è già chi auspica una spiegazione, come l’eurodeputato Matteo Salvini, che ricorda: “Ci sono diverse sezioni che chiedono 100 euro ai militanti per pagare l’affitto a fine mese. La Padania, il nostro quotidiano, versa in difficoltà economiche che tutti conoscono. E poi leggiamo della Tanzania… Spero, per rispetto dei militanti, che ci sarà una spiegazione per ogni quattrino 

laPiù informazioni su: Casta, Deputati, Pd, Pdl, Portaborse, Senatori, Terzo Polo

Vita da portaborse tra lavoro nero e

precarietà 
‘E il contratto regolare che non arriva mai’

Ilfattoquotidiano.it ha intervistato Sabrina e Gianluca legati a due parlamentari del Pd. Lei regolare, lui part-time. E gli stipendi? "Il massimo può essere duemila euro netti al mese, ma i casi sono rarissimi, in realtà oscillano tra i 500 e i 1000 euro"

Sabrina e Gianluca sono due portaborse. Colleghi, legati oltre che “dall’appartenenza politica” come assistenti parlamentari di due deputati del Pd, anche da quella coniugale. Genitori di una figlia piccola di poco più un anno. Entrambi, però, con lo spettro del licenziamento come collaboratori dei deputati. “Il mio deputato mi ha già detto – dichiara Gianluca ailfattoquotidiano.it – che se dovesse passare la norma che impone a Camera e Senato di contrattualizzare i collaboratori parlamentari, lui dovrebbe tagliarmi perché le Camere sarebbero obbligate a pescare tra una rosa di nomi, secondo quanto lui sostiene, che non coinciderebbe con quella dei collaboratori personali dei parlamentari, così come avviene in altri paesi. Insomma – spiega – rientrare in quella rosa di nomi sarà come vincere unconcorso pubblico”. Paghe basse per i due portaborse, mille euro nette in busta paga per lei,500 euro appena per lui per un part time che è tale dall’inizio della legislatura, “pur essendo – racconta – l’unico portaborse del deputato”. Soldi quelli della coppia che servono appena a pagare l’affitto e le bollette di un appartamento in una zona semicentrale di Roma.

A giorni il collegio dei questori delle due camere del Parlamento dovrebbe portare agli uffici di presidenza di Camera e Senato un documento che prevede il taglio agli stipendi dei parlamentari della voce portaborse. Personale legato a 630 deputati e 315 senatori. Fino adesso pagati con i soldi che gli onorevoli avevano come indennità di spese di segreteria in busta paga. 4.100 euro per i senatori e 3.690 euro per i deputati. Eppure, secondo il coordinamento degli assistenti parlamentari, sono solo 230 i portaborse regolarizzati su 630. Gli altri 400 sono ancora in nero.

Del resto, i circa 4mila euro di indennità di segreteria vengono erogati da Camera e Senato indipendentemente dalla rendicontazione della spesa che il parlamentare ne fa. Le ipotesi ora allo studio delle due presidenze sono la gestione diretta del Parlamento oppure la conferma del budget per i deputati, a patto, però, che ogni parlamentare dimostri dettagliatamente le spese sostenute. Pena, sulla scia del modello francese, la restituzione del denaro allo Stato.

Sabrina ci dà anche le cifre dei portaborse: “Il massimo può essere duemila euro netti al mese, ma i casi sono rarissimi, in realtà oscillano tra i 500 e i 1000 euro al massimo. E questo – precisa – è un lavoro che significa quasi sempre: fatica, responsabilità, precarietà, ore di lavoro infinite e vita privata limitata, con una dignità professionale che è inesistente, anche per due laureati come siamo io e mio marito“.

A qualcuno va meglio. Lucrezia oggi è regolarizzata, ma sempre a termine, con l’Idv e al fattoquotidiano.it racconta: “Ero con un altro deputato che oggi è nel Terzo Polo, 500 euro circa al mese, si lavorava comunque tante ore con la promessa o la speranza del contratto regolare che però non è mai arrivato”. La roulette si gioca infatti tra collaboratori in regola e quelli in nero. “Ci sono le caste anche tra di noi: chi in regola e chi no – spiega Sabrina – diversificati anche tra quello in regola, magari a Montecitorio, e quello in nero nel collegio elettorale del parlamentare, o viceversa. Tutti e due potrebbero essere messi in regola, anche a pochi soldi, oppure solo uno dei due ‘vince’ il contratto e spesso è umiliante confrontarsi tra colleghi dello stesso deputato su questo aspetto: ‘Io in nero, tu regolarizzato’ oppure chi può andare alla mensa e chi no, perché l’entrata a mensa a prezzi modici prevede la presentazione di un’autorizzazione scritta e se sei in nero non puoi richiederla”. “Molti parlamentari – continua Sabrina – con il proprio portaborse non regolarizzato, usano come scusa il fatto che devono pagare anche la segreteria sul proprio collegio elettorale, ma con questa legge elettorale il rapporto tra il deputato e gli elettori è oggi molto labile”.

Gianluca rivela in cosa consiste il suo lavoro: “La mia è una collaborazione che non prevede orari fissi, riguardo i discorsi, aggiorno il sito del deputato, preparo i dossier, riesco per fortuna a prendere altri 700 euro da un’altra collaborazione, altrimenti saremmo sotto i ponti”. Sabrina spiega: “Paradossalmente sono garantiti di più i collaboratori dei piccoli deputati. Conosco – dice – diversi colleghi che lavorano per deputati importanti, di grande visibilità e che sono in nero. Perché? Perché la vicinanza al deputato che ha più potere apre porte significative. Magari è il vagheggiamento di quasi tutti i portaborse, un posto garantito – conclude – in qualche ente, nel partito stesso oppure la candidatura al comune, in provincia o in Regione, trascinati dall’accostamento con il grande politico nazionale. Si vive, in sostanza, di luce riflessa“.


Openpolis, gli onorevoli italiani
sono fannulloni e assenteisti

Il portale che monitora la politica di casa nostra ha stilato una speciale classifica che misura l'indice di produttività di deputati e senatori. I meno attivi sono Marcazzan, Ghedini, Crisafulli e Tedesco. La percentuale di assenze è 10 volte superiore a quella americana

“Le corone di fiori ai funerali, i regali più belli ai matrimoni”… così Clemente Mastellaspiegava qualche anno fa, in un’intervista aReport, la necessità per i parlamentari di avere stipendi più alti. La rappresentanza. Come se le persone comuni non andassero a funerali e matrimoni.


La domanda non dovrebbe essere solo riferita all’ammontare dell’emolumento (nella pubblica amministrazione ce ne sono anche di molto più alti), ma se lo stipendio è troppo alto rispetto al lavoro svolto e perché non sia modulato di conseguenza. Il sito Openpolis ha introdotto, oltre al calcolo delle presenze, un indice di valutazione della produttività di deputati e senatori in base all’attività svolta in parlamento, la tipologia degli atti presentati, il consenso ricevuto, l’iter dei lavori e la partecipazione in Aula.

“Non intendiamo dire chi lavora e chi no – spiegano i ricercatori sul sito di Openpolis – ci concentriamo solo ed esclusivamente su quella parte del lavoro parlamentare volto alla proposta, discussione, elaborazione ed approvazione di atti legislativi e non”. Dalla classifica emerge che il deputato più produttivo è Antonio Borghesi dell’Idv con un valore pari a 1035. Il secondo è Pier Paolo Baretta del Pd (991, 6). Tra loro e i meno produttivi c’è un abisso. Gli ultimi tre posti sono occupati da Pietro Marcazzan dell’Udc (14, 1) subentrato in corso di legisaltura, il 15 settembre del 2010, poi Nicolò Ghedini del Pdl, (14, 4) e Maurizio Grassanodella Lega (19, 6) anche lui entrato il 17 giugno del 2010. Per quanto riguarda Palazzo Madama i due più produttivi sono entrambi dell’Udc, Gianpiero D’Alia e Carlo Vizzini con, rispettivamente, 1199, 7 il primo e 1032, 6 il secondo. Gli ultimi della classe sono inveceVladimiro Crisafulli del Pd, con una valutazione pari a 12, 9, Alberto Tedesco ex Pd ora gruppo Misto (13, 2) e Sergio Zavoli, sempre del Pd (15, 6).

Dal conteggio sono escluse le attività istituzionali come quelle di presidenti di Commissione o capigruppo. Analizzando invece il dato oggettivo delle presenze in aula il massimo assenteista di Montecitorio si conferma Antonio Gaglione, gruppo Misto, presente al 6, 38 % delle sedute. Il secondo è ancora Niccolò Ghedini, (22, 7 %) poi Antonio Angelucci, del Pdl (28, 58 %). Al Senato detiene il record di assenze la vicepresidente radicale Emma Bonino, (28, 7 %). Seguono Domenico Nania del Pdl (33, 45 %) e Giovanni Pistorio del gruppo Misto (34, 20 %). I più presenti un deputato e un senatore del Pdl: Remigio Ceroni alla Camera (99, 86 %) eCristiano De Eccher al Senato (99 ’ 92 %). Come riportato dai giornalisti Rizzo e Stella nel libro “Licenziare i padreterni”, il tasso di assenteismo medio italiano è circa del 30 %, mentre al Senato americano è del 3, 1 %.

Per quanto riguarda la media delle ore lavorate in aula, escludendo quindi le Commissioni, in una settimana di attività intensa come quella tra l’ 11 e il 18 dicembre, con l’esame dellaFinanziaria, i deputati si sono riuniti in assemblea 30 ore e 10 minuti tra il 14 e il 16 dicembre mentre a Palazzo Madama ci sono state 14 ore e 28 minuti di seduta in tre giorni. Il governo ha rimandato al Parlamento l’onere di occuparsi del taglio dei propri stipendi. Se fossero modulati su presenze e produttività i doppiolavoristi non riceverebbero soldi dallo Stato mentre svolgono le loro attività e Antonio Gaglione sarebbe costretto a presentarsi in aula per ricevere lo stipendio.



POLITICI CRISTIANI?

 POLITICA COSTOSA E NOI PAGHIAMO!!! LETTERA PUBBLICATA DAL SETTIMANALE LA VITA CATTOLICA DIOCESI DI CREMONA IL 27 OTT. C.A.

 

 

 

POLITICA E ANTIPOLITICA MIA RISPOSTA A MONS. RINI DIRETTORE DEL SETTIMANALE LA VITA CATTOLICA DIOCESI DI CREMONA GIOVEDI 3 NOV.2011

I PRIVILEGI DEI CONSIGLIERI REGIONALI E QUELLI DEI SINDACATI FONTE QUOTIDIANO LA PROVINCIA DI CREMONA DOMENICA 17 LUGLIO 2011

 

SINDACATO - IMPRENDITORE COSI' COMINCIANO I PROBLEMI FONTE QUOTIDIANO LA PROVINCIA DI CREMONA LUNEDI 21 MARZO 2001

 

APPELLO: DOBBIAMO REGOLARIZZARE IL CONTRIBUTO DEI PARTITI LETTERA PUBBLICATA DAL SETTIMANALE IL PICCOLO DI CREMONA VENERDI 14 OTT.

A NOI CHIEDONO SACRIFICI AGLI EX PARTITI ARRIVANO MILIONI FONTE QUOTIDIANO LA PROVINCIA DI CREMONA LUNEDI 1 AGOSTO

DENUNCIAMO GLI SPRECHI DELLA POLITICA ITALIANA GRUPPO SU FACEBOOK FONTE IL SETTIMANALE IL PICCOLO DI CREMONA E IL QUOTIDIANO LA CRONACA DI CREMONA VENREDI 29 LUGLIO

LA BATTAGLIA SU FACEBOOK HA UN GRANDE VALORE MIA REPLICA A SERGIO LINI PUBBLICATA DAL SETTIMANALE IL PICCOLO VENERDI 21 OTTOBRE 2011