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Camera, i costi di Montecitorio: nel 2012 spesi 124 milioni per cioccolatini, cibo e pc

Camera, i costi di Montecitorio: nel 2012 spesi 124 milioni per cioccolatini, cibo e pc

18/01/2013

Camera, i costi di Montecitorio: nel 2012 spesi 124 milioni per cioccolatini, cibo e pc

Immagine di copertina

Camera, i costi di Montecitorio: nel

2012 spesi 124 milioni per cioccolatini,

cibo e pc

Il ramo del Parlamento presieduto da Fini non va per il sottile:

per i computer 9 milioni totali, quasi 5 per la ristorazione

Quanto ci costa la Casta: nel 2012 la Camera ha speso 124 milioni in cioccolatini e pc

Cioccolatini, corse di lingue, bandiere, arredi, facchini: costa cara agli italiani la Camera dei deputati. Secondo il rendiconto pubblicato sul sito di Montecitorio, il ramo del Parlamento presieduto da Gianfranco Fini nel 2012 ha speso la bellezza di 124 milioni di euro. Tra le voci più o meno prevedibili spuntano però alcune bizzarrie, soprattutto in tempi di austerity e rigore: come sottolinea il sito Tgcom, il marchio Venchi ha fornito cioccolatini e bombon per 4mila euro, Nestlé per 5.338 euro,Baratti&Milano 3.976 euro, Perfetti 8.501 euro. In totale, circa 22mila euro in dolciumi e prelibatezze varie, più caffè (107mila euro tra Lavazza e Methodo). Per la ristorazione, naturalmente, la cifra lievita vistosamente raggiungendo 4,8 milioni euro, dai 16.800 euro per la macelleria agli 8.388 euro di arance fresche da Oranjet.

Cancelleria e lingue straniere - Sembrerà strano, a giudicare dal rendimento in aula, ma i deputati non vivono solo di spuntini. Per esempio, i corsi di lingue straniere e di informatica sono costati a Montecitorio 500mila euro, anche se sul tipo di prestazioni fornite vige il massimo riserbo. Pancia, mente e un po' d'immagine: per gli stendardi l'istituzione ha speso nel 2012 10.531 euro, mentre la cancelleria è costata 665mila euro. I toner per le stampanti degli uffici hanno gravato sul bilancio per 398mila euro.

Cari computer - Imponente la voce che riguarda informatica e computer. La Camera ha acquistato hardware per 1,2 milioni, mentre la manutenzione (salata) ci è costata 666mila euro. Peggio è andata con i software, i programmi utilizzati dagli impiegati: 4,8 milioni di euro per acquistarli e altrettanti per gestirli. 

 


 


Post recenti

 

LA SOLITA VECCHIA POLITICA

Province e numero dei parlamentari

Anche stavolta la casta s'è tenuta tutte le poltrone

Tra i provvedimenti annunciati e non portati a termine nella

legislatura, ci sono quelli sul riordino delle amministrazioni

locali e i tagli a deputati e senatori

E pensare che quella decisa per Montecitorio e Palazzo

Madama era solo una sforbiciatina: 508 deputati anzicà 630

e 254 senatori anzichè 315

Province e numero dei politici  Anche questa volta la Casta si è tenuta tutte le poltrone
Riforma della legge elettorale, trasparenza degli atti pubblici e dei bilanci, divieto di affidare incarichi in aziende pubbliche a politici o a condannati. Sono tanti i provvedimenti annunciati e sbandierati dalle forze politiche e poi rimasti lettera morta al termine della legislatura. Ma ce ne sono due che gridano vendetta in modo particolare: il riordino delle Province e il taglio del numero dei parlamentari. Il primo, tramite che fissava l'accorpamento di molte amministrazioni con l'obiettivo di ridurre i costi della politica, si è arenato in Parlamento, bersagliato da una sassaiola di 700 emendamenti. E pensare che a parole l'avevano sostenuto tutti ma proprio tutti. Sulla riduzione del numero dei parlamentari si era trovato addirittura l'accordo a quota 508 deputati (anzichè 630) e 254 senatori (anzichè 315). Una sforbiciatina, nulla di epocale. E invece niente: la casta le poltrone se le è tenute tutte, ma proprio tutte, complice il fatto che, proprio sul più bello (per i cittadini) sul tavolo è arrivata la riforma semipresidenzialista del Cavaliere (che poi, ovviamente, pure non è approdata a nulla, se non a fungere da ottimo diversivo). Il quale poi ha pure il coraggio di andare in tv a dire che lui, le riforme, non ha potuto farle per colpa degli altri, dei partitini.

E pensare che quella decisa per Montecitorio e Palazzo Madama era solo una sforbiciatina: 508 deputati anzicà 630 e 254 senatori anzichè 315

A

MICI A SPESE DEGLI ITALIANI

I senatori hanno bisogno di cure e la

casta assume altri 10 medici

Cinque cardiologi e cinque specialisti per un bel regalo di fine

anno. La casta non si fa mancare nulla. I dottori per i senatori

ci costano 650mila euro all'anno. Le cure per chi ha la poltrona

sono gratis

Casta senza vergogna. Altre dieci assunzioni last minute per riempire il laboratorio
del SenatoShare on gmail
I senatori hanno bisogno di cure  La casta assume altri 10 medici






Un posto di lavoro di "lusso" a spese dei contribuenti. Medici e infermieri che lavorano al Senato sono dei veri privilegiati. Curare i nostri senatori costa agli italiani  650 mila euro all'anno


. Ma non basta. C'è bisogno di qualche altro camice bianco per i nostri senatori. Così il presidio dell'Ambulatorio di Palazzo Madama ha avviato la selezioni di dieci nuovi medici
, cinque cardiologi e cinque specialisti in anestesia e rianimazione. I requisiti per l'ammissione sono rigidissimi.  Alle selezioni non passa chi si sia laureato con meno di 105/110. E neppure chi non abbia maturato un'esperienza professionale di livello. Cinque anni almeno per i medici e quattro per gli infermieri. L'organico ad oggi conta un medico e quattro infermieri, oltre a 26 camici bianchi pagati a chiamata. Il servizio naturalmente è garantito h24. Precedntemente il presidio medico del Senato era una piccola clinica per i senatori residenti nella Capitale, poi all'improvviso si è allargato. Le porte dell'ambulatorio sono aperte a tutti:deputati, ex parlamentari, dipendenti del Senato e dei gruppi. Quanto costa farsi visitare? Nulla. E' tutto gratis, pagano gli italiani
Casta senza vergogna. Altre dieci assunzioni last minute per riempire il laboratorio del Senato



La sfida degli inni

Da Grillo al Pd - rcd
Dall' Italia | 18 gennaio 2013
Passa anche per la musica la sfida elettorale. Molti partiti in corsa per il voto di fine febbraio hanno infatti un inno.
Il Pdl che con «Gente della libertà» conferma lo stile scelto dal partito di Berlusconi sin dai tempi della discesa in
campo e dal primo inno di Forza Italia. Il Pd si affida invece a Gianna Nannini e alla sua canzone «Inno». E anche
il Movimento 5 Stelle ha una sua colonna sonora dal titolo: L'Urlo della Rete.

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POLITICI CARISSIMI: LA SOLA CAMERA DEI DEPUTATI CI COSTA 2.215 EURO AL MINUTO