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Camera, casta dei commessi Prendono 9mila euro al mese TROPPI PRIVILEGI AI GIORNALISTI IL COMPAGNO COSSUTTA NON MOLLA IL VITALIZIO

Camera, casta dei commessi Prendono 9mila euro al mese TROPPI PRIVILEGI AI GIORNALISTI IL COMPAGNO COSSUTTA NON MOLLA IL VITALIZIO

20/12/2011

Camera, casta dei commessi Prendono 9mila euro al mese TROPPI PRIVILEGI AI GIORNALISTI IL COMPAGNO COSSUTTA NON MOLLA IL VITALIZIO

Camera, casta dei commessi Prendono 9mila euro al mese

A Montecitorio i privilegiati non sono solo i poltici: addetti incassano assegni da sogno. Primo impiego: 2.618 euro

Camera, casta dei commessi Prendono 9mila euro al mese

La casta nella casta: quella dei commessi della Camera. Sono 1.642, esclusi i collaboratori dei parlamentari, e incassano cifre che suscitano rabbia. Sono gli addetti che si muovono tra le stanze di Montecitorio: gli assistenti, i commessi parlamentari che ricoprono un'infinità di mansioni, dall'operatore tecnico al segretario a colui che è incaricato di sedare le risse tra onorevoli. E i segretari, per cominiciare da quest'esempio, vantano un assegno mensile superiore a quello del Presidente della Repubblica. La cifra complessiva per la spesa di Monteciotorio per i commessi è impressionante: per stipendi e pensioni dei 1.642, nel 2010, sono stati sborsati 508 milioni e 225 mila euro, più di mezzo miliardo di euro. Una casta nella casta, questa, quasi tre volte più numerosa rispetto alla cerchia dei politici.

6mila euro al mese - Consultando il bilancio consuntivo 2010 di Montecitorio cresce il disgusto: per gli stipendi del personale - ossia commessi, ascensoristi, consiglieri, stenografi - la spesa è stata di 256 milioni e 128 mila euro. Tradotto, in media, un dipendente incassa 155mila e 985 euro anni, pari a 6mila euro netti al mese. Altro esempio: uno stenografo incassa quasi 260mila eruo l'anno. Altre cifre che faranno rabbia a chi mese dopo mese suda e si spacca la schiena per un migliaio di euro: al primo impiego lo stipendio base è di 2.618 euro netti, che dopo 15 anni di lavoro arrivano a 5.613 e dopo 35 possono arrivare all'impressionante vetta di 9mila e 400 euro.


Pensioni da sogno - Fino alla scorsa settimana la casta dei commessi godeva anche di condizioni da sogno per quel che riguardava l'accesso all'eden pensionistico. Certo, godevano un po' meno dei politici, ma fino al 2009 i commessi di Montecitorio potevano andare in pensione anche a 57 anni con 35 anni di contributi. Le nuove norme, che sono state stabilite dall'ufficio di presidenza lo scorso 14 dicembre, hanno alzato l'asticella: anche per questa casta è stata imposta la pensione a 65 anni con metodo contributivo. Una magra, magrissima consolazione.

"Troppi privilegi ai giornalisti" Fornero apre un altro fronte


 

Troppi privilegi ai giornalisti" Fornero apre un altro fronte

 

L'intervento del ministro alla Fnsi: "Cassa di previdenza giornalisti ha problemi di sostenibilità". La replica: "Sono falsità"



Elsa Fornero prosegue la sua lotta con i sindacati: nodi del contendere, la riforma del lavoro e le pensioni. Ma il ministro del Lavoro, in conferenza stampa, ha scoccato una frecciata anche contro i giornalisti. "Possiamo anche che la vostra categoria si è avvalsa di certi privilegi, forse per la vicinanza al potere politico. E quindi anche la vostra cetagoria sta sperimentando un mondo che non fa sconti a nessuno. La parola 'dura competizione' vale per l'idraulico e vale anche per il giornalista. Questo - ha concluso - è un richiamo per voi su cui bisogna fare una riflessione".

Casse dei giornalisti - "La cassa di previdenza dei giornalisti - ha proseguito la Fornero nel corso di un intervento alla Fnsi - ha problemi di sostenibilità come quasi tutte le casse previdenziali. Il governo ha il dovere che le casse siano amministrate bene soprattutto per garantire i giovani. Si tratta di un compito importante perchè nessuno può chiamarsi fuori da un disegno di riordino del sistema previdenziale". Il ministro ha poi ricordato un episodio del passato: "Anni fa chiesi alla cassa dei giornalisti i dati che avevano. La risposta fu: 'No, si tratta di una materia delicata'". 

La replica della Fnsi - La sortita della Fornero ha alzato la tensione tra il ministro e gli autonomi. La replica al ministro è arrivata dal segretario generale dell Fnsi, Franco Siddi: "I giornalisti italiani hanno un solo privilegio, quello di avere da tempo i conti dell'Inpgi in ordine". Siddi ha poi sottolineato che i cronisti guardano da tempo con attenzione "alla sostenibilità dei conti per le future pensioni, ai giovani che sono indietro, precari e con stipendi incerti, a tutte le azioni possibili per rimettere in moto il mercato del lavoro. Lo fanno da tempo ispirandosi alla lezione di un grande statista ed economista liberale, Luigi Einaudi".

"Una svista" - E Siddi ha ricordato che "proprio facendo tesoro di questa lezione la Fnsi, nel luglio scorso, con la Fieg, dando un senso compiuto alle previsioni di legge sulle Casse autonome di previdenza, ha stipulato un accordo per la messa in sicurezza dei conti previdenziali dei giornalisti e l’Inpgi, l’Istituto di categoria, ha tempestivamente adottato una opportuna riforma, approvata dal ministero del Lavoro e dell’Economia. I ministeri, dai quali su materie così delicate, è lecito attendersi - ha detto il segretario generale del sindacato giornalisti - una continuità istituzionale, l’hanno giudicata apprezzabile e positiva. L’emergenza, a volte, non aiuta a trovare il modo di vedere bene come stanno tutte le cose. Capita ai giornalisti nel loro lavoro quotidiano. Oggi, forse, è capitato anche al ministro Fornero, secondo cui anche la Cassa dei giornalisti ha problemi di sostenibilità".

Previdenza degli autonomi - La bacchettata della Fornero è arrivata all'indomani della notizia che l'affondo del governo sulle pensioni rischia fortemente di coinvolgere anche la previdenza dei professionisti autonomi, compreso l'ente previdenziale della categoria giornalistica, l'Inpgi. La Fornero infatti, già da tempo, l'aveva fatto intuire: anche le casse degli autonomi dovranno contribuire al decreto salva Italia. Dal prossimo giugno, i professionisti dovranno passare automaticamente dal retributivo al contributivo pro rata e soprattutto dovranno pagare un contributo dell'1% per due anni.

Cossutta non molla il vitalizio Ora rinunci all'oro di Mosca

Ha speso la vita a combattere contro le diseguaglianze sociali ma non è disposto a sacrificare l'assegno da uomo-casta

Cossutta non molla il vitalizio Ora rinunci all'oro di Mosca 
Cossutta ringrazia Mosca. No, non si tratta della capitale dell’ex Urss che pure gli sta tanto a cuore, ma di un ex parlamentare socialista, Giovanni, che nel 1974 promosse una legge per aiutare politici e sindacalisti che nel dopoguerra avevano lavorato senza ricevere i contributi. Bene. Grazie a quel provvedimento il più filosovietico dei dirigenti comunisti se n’è andato in pensione nel 1980, alla veneranda età di 54 anni. Ma uno che si è fatto in quattro per difendere i diritti degli operai meritava di più. E così, a partire dal 2008, è arrivato il secondo premio: il vitalizio parlamentare da 9.604 euro lordi. E come se non bastasse lo Stato gli ha liquidato i suoi servizi da rappresentante dei cittadini con l’aggiunta di una bella liquidazione da 345 mila euro e qualche spicciolo. Ecco, caro Cossutta, lei che ha fatto della lotta alle diseguaglianze sociali un motivo di vita, non potrebbe rinunciare all’assegno da ex uomo della Casta? Per campare le potrebbe bastare quello che Mosca (il parlamentare, si intende) le ha già datoD
 pensionati d'oro da spennare

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Giuliano Amato

Romano Prodi

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ANTONIO RAZZI UN POLITICO COME TANTI..MA GLI ITALIANI

SI MERITANO QUESTI POLITICI?? FORSE SI.. VISTO CHE I FURBI

SONO LA MAGGIORANZA.. E L'ONESTA' E' UN OPTIONAL..