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BUONA DOMENICA BUON ANNO 2012

BUONA DOMENICA BUON ANNO 2012

La benedezione di Dio ci alimenta

 

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La benedezione di Dio ci alimenta
 
 
 
 
Solennità di Maria Santissima Madre di Dio In quel tempo, [i pastori] andarono, senza indugio e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore. I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com'era stato detto loro. Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall'angelo prima che fosse concepito nel grembo. La prima lettura biblica del nuovo anno fa scendere su di noi una benedizione colma di luce, in cui prendere respiro per l'avvio del nuovo anno: il Signore parlò a Mosè, ad Aronne, ai suoi figli e disse: Voi benedirete i vostri fratelli. Voi benedirete: per prima cosa, che lo meritino o no, voi li benedirete. Dio ci raggiunge non proclamando dogmi o impartendo divieti, ma benedicendo. La sua benedizione è una energia, una forza, una fecondità di vita che scende su di noi, ci avvolge, ci penetra, ci alimenta. Dio chiede anche a noi, figli di Aronne nella fede, di benedire uomini e storie, il blu del cielo e il giro degli anni, il cuore dell'uomo e il volto di Dio. Mio e tuo compito per l'anno che viene: benedire i fratelli! Se non impara a benedire, l'uomo non potrà mai essere felice. E come si fa a benedire? Dio stesso ordina le parole: Il Signore faccia risplendere per te il suo volto. Che cosa è un volto che risplende? Forse poca cosa, eppure è l'essenziale. Perché il volto è la finestra del cuore, racconta cosa ti abita. Brilli il volto di Dio, scopri nell'anno che viene un Dio luminoso, un Dio solare, ricco non di troni, di leggi, di dichiarazioni ma il cui più vero tabernacolo è la luminosità di un volto. Un Dio dalle grandi braccia e dal cuore di luce. La benedizione di Dio non è salute, denaro, fortuna, prestigio, lunga vita ma, molto semplicemente, è la luce. La luce è tante cose, lo capiamo guardando le persone che hanno luce, e che emanano bontà, generosità, bellezza, pace. Dio ci benedice ponendoci accanto persone dal volto e dal cuore luminosi. Continua la bibbia: Il Signore ti faccia grazia. Cosa ci riserverà l'anno che viene? Io non lo so, ma di una cosa sono certo: Il Signore mi farà grazia, che vuol dire: il Signore si rivolgerà verso di me, si chinerà su di me, mi farà grazia di tutti gli sbagli, di tutti gli abbandoni; camminerà con me, nelle mie prove si abbasserà su di me, mio confine di cielo, perché non gli sfugga un solo sospiro, una sola lacrima. Qualunque cosa accadrà quest'anno, Dio sarà chino su di me e mi farà grazia. Otto giorni dopo Natale ritorna lo stesso racconto di quella notte: Natale non è facile da capire. Facciamoci guidare allora da Maria, che custodiva e meditava tutte queste cose nel suo cuore; che cercava il filo d'oro che tenesse insieme gli opposti: una stalla e «una moltitudine di angeli», una mangiatoia e un «Regno che non avrà fine». Come lei, come i pastori, anche noi salviamo almeno lo stupore: a Natale il Verbo è un neonato che non sa parlare, l'Eterno è appena il mattino di una vita, l'Onnipotente è un bimbo capace solo di piangere. Dio ricomincia sempre così, con piccole cose e in alto silenzio
 

Il Te Deum di Benedetto XVI:
«Affidiamo a Dio le tragedie del mondo»

Il Papa ha celebrato in san Pietro il rito di fine anno echiesto alal diocesi di Roma di «rendere fecondo il dialogo tra cristianesimo e cultura moderna»

Bendetto XVI (Ap)Bendetto XVI (Ap)
ROMA 
- Il Papa ha celebrato nella basilica di San Pietro il tradizionale inno Te Deum. «Mettiamo nelle mani di Dio - ha detto - le tragedie di questo nostro mondo e gli offriamo anche le speranze per un futuro migliore. Deponiamo questi voti nelle mani di Maria, Madre di Dio, Salus Populi Romani». «La Chiesa - ha spiegato Benedetto XVI davanti a cardinali, vescovi, autorità civili e religiose radunate nella basilica di San Pietro per il rito - ci suggerisce di non terminare l'anno senza rivolgere al Signore il nostro ringraziamento per tutti i suoi benefici. È in Dio - ha aggiunto - che deve terminare l'ultima nostra ora, l'ultima ora del tempo e della storia. Dimenticare questo fine della vita significherebbe cadere nel vuoto, vivere senza senso. Per questo la Chiesa pone sulle nostre labbra l'antico inno Te Deum. È un inno pieno della sapienza di tante generazioni cristiane, che sentono il bisogno di rivolgere in alto il loro cuore, nella consapevolezza che siamo tutti nelle mani piene di misericordia del Signore».

«GRATITUDINE»- L'ampia meditazione sviluppata da papa Ratzinger durante il Te Deum celebrato, ha detto, per disporci a «varcare la soglia del 2012 con l'animo colmo di gratitudine, ricordando che il Signore veglia su di noi e ci custodisce», ha spaziato dalla tradizione cristiana e di civiltà della città di Roma, al senso della incarnazione di Dio nella storia dell'uomo, al fatto che l'umanità non è più schiava del tempo che passa, perchè Dio «è entrato nel tempo per riscattare il tempo dal non senso e dalla negatività e ha riscattato l'umanità intera, dandole come nuova prospettiva di vita l'amore, che è eterno». A conclusione del rito in basilica, il Papa si reca in piazza San Pietro per una preghiera davanti al presepe, che quest'anno è dedicato in particolare alla Madonna con l'aggiunta di due scene accanto a quella della Natività: l'Annunciazione e la visita di Maria ad Elisabetta.

CITTA' DI ROMA - Benedetto XVI ha avuto inoltre parole di sostegno per la diocesi di Roma e per l'impegno di questa nella evangelizzazione.«Auspico di cuore - ha detto il Papa - che non manchi l'impegno di tutti affinchè il volto della nostra città sia sempre più consono ai valori di fede, di cultura e di civiltà che appartengono alla sua vocazione e alla sua storia millenaria». Benedetto XVI ha chiesto alla diocesi di Roma «impegno nella evangelizzazione». La sfida per la diocesi di Roma ha sottolineato è «rendere fecondo il dialogo tra cristianesimo e cultura moderna; far riscoprire la bellezza e l'attualità della fede non come atto a sé, isolato, che interessa qualche momento della vita, ma come orientamento costante, anche delle scelte più semplici, che conduce all'unità profonda della persona rendendola giusta, operosa, benefica, buona. Si tratta - ha sottolineato Benedetto XVI - di ravviare una fede che fondi un nuovo umanesimo capace di generare cultura e impegno sociale».

IL 2011 di BENEDETTO -

Il 2011 è stato un anno pieno di impegni per papa Ratzinger. E i numeri ne danno conto, ricordando solo gli impegni a San Pietro e Castel Gandolfo: secondo i dati pubblicati dalla Prefettura della Casa Pontificia, sono stati oltre 2 milioni e mezzo (2.553.800) i fedeli che nell'anno che sta per chiudersi hanno partecipato ai vari incontri con Benedetto XVI, ovvero udienze generali (400.000) e particolari (101.800), Celebrazioni liturgiche (846.000), Angelus e Regina Coeli (1.206.000).

Redazione online



03:36 Scritto da: mobbing21 | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook