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BUONA DOMENICA AMICI ONLINE: Convertirsi è girarsi verso la Luce

BUONA DOMENICA AMICI ONLINE: Convertirsi è girarsi verso la Luce

22/01/2012

BUONA DOMENICA AMICI ONLINE: Convertirsi è girarsi verso la Luce

IL MIO CROCIFISSO 2011

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Convertirsi è girarsi verso la Luce
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III domenica Tempo ordinario Anno B Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il Vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo». Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini» (...) Siamo al momento fresco, sorgivo del Vangelo. C'è una bella notizia che inizia a correre per la Galilea ed è questa: il tempo è compiuto, il regno di Dio è qui. Il tempo è compiuto, come quando si compiono per una donna i giorni del parto. E nasce, viene alla luce il Regno di Dio. Gesù non spiega il Regno, lo mostra con il suo primo agire: libera, guarisce, perdona, toglie barriere, ridona pienezza di relazione a tutti, anche a quelli marchiati dall'esclusione. Il Regno è guarigione dal male di vivere, fioritura della vita in tutte le sue forme. A questo movimento discendente, di pura grazia, Gesù chiede una risposta: convertitevi e credete nel Vangelo. Immagino la conversione come il moto del girasole, che alza la corolla ogni mattino all'arrivo del sole, che si muove verso la luce: «giratevi verso la luce perché la luce è già qui». Credere nel Vangelo è un atto che posso compiere ogni mattino, ad ogni risveglio. Fare memoria di una bella notizia: Dio è più vicino oggi di ieri, è all'opera nel mondo, lo sta trasformando. E costruire la giornata non tenendo gli occhi bassi, chini sui problemi da affrontare, ma alzando il capo, sollevandolo verso la luce, verso il Signore che dice: sono con te, non ti lascio più, ti voglio bene. Credete nel Vangelo. Non al Vangelo ma nel Vangelo. Non solo ritenerlo vero, ma entrate e buttarsi dentro, costruirvi sopra la vita, con una fiducia che non darò più a nient'altro e a nessun altro. Camminando lungo il mare di Galilea, Gesù vide… Gesù vede Simone e in lui intuisce la Roccia. Vede Giovanni e in lui indovina il discepolo dalle più belle parole d'amore. Un giorno guarderà l'adultera e in lei vedrà la donna capace di amare bene. Il suo sguardo è creatore. Il maestro guarda anche me, e nonostante i miei inverni vede grano che germina, una generosità che non sapevo di avere, capacità che non conoscevo. È la totale fiducia di chi contempla le stelle prima ancora che sorgano. Seguitemi, venite dietro a me. Non si dilunga in spiegazioni o motivazioni, perché il motivo è lui, che ti mette il Regno appena nato fra le mani. E lo dice con una frase inedita, un po' illogica: Vi farò pescatori di uomini. Come se dicesse: «vi farò cercatori di tesori». Mio e vostro tesoro è l'uomo. Li tirerete fuori dall'oscurità, come pesci da sotto la superficie delle acque, come neonati dalle acque materne, come tesoro dissepolto dal campo. Li porterete dalla vita sommersa alla vita nel sole. Mostrerete che l'uomo, pur con la sua pesantezza, è fatto per un'altra respirazione, un'altra aria, un'altra luce. Venite dietro a me, andate verso gli uomini. Avere passione per Cristo, che passa e si lascia dietro larghi sorsi di vita; avere passione per l'uomo e dilatare gli spazi che respira. 
 


“Spettacolo blasfemo”: bufera cattolica
contro l’opera di Castellucci di scena a Milano

'Sul concetto di volto nel figlio di Dio' è in programma al Parenti dal 24 al 28 gennaio: sulle minacce alla direttrice del teatro indaga la Digos, mentre la questura del capoluogo lombardo ha vietato il sit-in di Militia Christi. Sulla questione, da registrare anche l'intervento ufficiale del Vaticano

Le proteste 'francesi' contro Romeo Castellucci e la sua opera

Dopo Parigi, Milano. Dopo il Theatre de la Ville, il Franco Parenti. Lo spettacolo Sul concetto di volto nel figlio di Dio di Romeo Castellucci ormai è un caso. Non solo ‘culturale’ e religioso, ma anche giudiziario, visto che l’offensiva del gruppo cattolico oltranzista di Militia Christi ha spinto le Digos di Roma e Milano ad occuparsi del caso. C’è un precedente, del resto, che non lascia ben sperare. Era lo scorso ottobre, infatti, quando nella capitale francese la messa in scena dello spettacolo di Castellucci (uno degli artisti italiani più importanti nel panorama mondiale) scatenò la reazione dei ‘devoti’, per una deriva violenta che finì non in terza pagina, ma nella cronaca nera. Ragazzi incatenati davanti al teatro, strade adiacenti militarizzate, risse, manganelli e proteste ufficiali di alcuni vescovi d’Oltralpe.

Ora Sul concetto di volto nel figlio di Dio è in Italia. Con tutto ciò che comporta. Dal 24 gennaio sarà in programmazione al teatro Franco Parenti del capoluogo lombardo, ma le proteste del mondo cattolico e le minacce di quello ultra-cattolico sono iniziate ben prima. Sui siti a tema, ad esempio, sono state annunciate messe ad hoc nei giorni delle proiezioni. Ma questo è il minimo. La direttrice del Parenti, la regista ebrea Ruth Shammah, è finita nel mirino dei gruppi lefebvriani e antisemiti: svastiche sul suo volto nei blog e telefonate minatorie. Anche per questo motivo, la Shammah è stata costretta ad annullare sia la conferenza stampa di presentazione della piéce (in programma dal 24 al 28 gennaio) sia l’incontro-dibattito sui limiti della libertà di espressione organizzato per oggi. “Credevo che la tradizione cattolica fosse più tollerante – ha detto la direttrice del Parenti – Stiamo dando troppa importanza ad uno spettacolo che mi dicono sia molto emozionante”. Militia Christi, a sua volta, ha annunciato per il 24 gennaio un sit-in di protesta davanti al teatro, ricevendo il niet della questura meneghina, la quale ha motivato la sua decisione con il fatto che via Pier Lombardo – la strada su cui si affaccia il Parenti – è troppo stretta. Ai manifestanti, invece, è stato concesso di portare ‘solo’ uno striscione all’ingresso – che sarà comunque semi blindato per evitare degenerazioni violente – e di traslocare in piazza Libia, ovvero a due isolati dal teatro.

I gruppi cattolici, del resto, oltre a inondare di proteste i portali istituzionali di enti religiosi e laici, hanno scritto anche al sindaco Pisapia, a cui è stato chiesto di prendere posizione contro le offese al mondo cattolico contenute nello spettacolo ‘blasfemo’ di Castellucci. La risposta, però, è arrivata dall’assessore alla Cultura di Milano, Stefano Boeri, che ha confermato la sua posizione, ovvero quella di “appoggiare la volontà della direzione del teatro a portare nella nostra città una compagnia e un autore noti in tutto il mondo”.

La questione non si è esaurita con le parole delle istituzioni. E’ di oggi, infatti, la notizia che anche il Vaticano è sceso in campo per protestare contro Sul concetto di volto nel figlio di Dio.“Il Santo Padre auspica che ogni mancanza di rispetto verso Dio, i santi e i simboli religiosi incontri la reazione ferma e composta della comunità cristiana, illuminata e guidata dai suoi pastori”: parole della Segreteria di Stato, scritte in una lettera datata 16 gennaio e che vuole essere la risposta e l’accoglimento di quanto richiesto da padre Giovanni Cavalcoli, del convento bolognese di San Domenico. Il teologo domenicano, infatti, l’8 gennaio aveva inviato al Pontefice una missiva in cui denunciava il contenuto blasfemo dello spettacolo. La lettera vaticana è firmata dall’assessore della Segreteria di Stato, lo statunitense Brian B. Wells.

Il messaggio, però, – specie quando fa riferimento alla reazione ‘ferma e composta’ – rischiava di risultare poco chiaro e, in tal modo, poteva dare il là a forme di protesta non ortodosse. Per questo motivo, alle parole di monsignor Wells ha fatto seguito la precisazione del direttore della Sala Stampa della Santa Sede, padre Federico Lombardi, che ha spento sul nascere la polemica. “Il senso della lettera proveniente dalla Segreteria di Stato – ha spiegato padre Lombardi – è molto chiaro. Prendendo atto del fatto che si rappresenta un’opera che risulta offensiva delle convinzioni religiose dei cristiani, la lettera allarga il discorso ed auspica che ogni mancanza di rispetto di questa natura incontri la reazione ferma e composta della comunità cristiana, illuminata e guidata dai suoi Pastori”.

Padre Lombardi, inoltre, non ha risparmiato critiche alla direzione del Teatro Parenti. “Il Comunicato dell’ufficio comunicazioni sociali della diocesi di Milano del 14 gennaio (il primo documento ufficiale di protesta, ndr) – ha precisato padre Lombardi – domandava ‘che sia riconosciuta e rispettata la sensibilità di quanti cittadini milanesi vedono nel Volto di Cristo l’Incarnazione di Dio, la pienezza dell’umano e la ragione della propria esistenza’; continuava ricordando che al momento della programmazione, la direzione del Teatro Parenti ‘avrebbe potuto farsi carico più attentamente’ della ‘dimensione sociale della libertà di espressione’, e concludeva osservando che ‘la preghiera per manifestare il proprio dissenso non può accompagnarsi a eccessi di qualunque tipo, anche solo verbali’. Vi sono elementi sufficienti – ha concluso il direttore della Sala Stampa vaticana – per orientare la valutazione dell’opera, della sua programmazione e delle forme adeguate di manifestazione del dissenso”. La speranza della Santa Sede, quindi, è che queste parole servano ad evitare qualsiasi tipo di deriva nelle proteste, che comunque ci saranno.

In attesa di comprendere cosa accadrà alla ‘prima’, resta il caso e l’apprensione scatenata da un testo che parla di un padre vecchio e debilitato, ormai incontinente, accudito dal figlio che deve pulirlo costantemente dalle feci. E’ la vita di un uomo alla fine. La polemica, però, dipende dal fatto che a far da fondale all’azione scenica è una gigantografia del volto di Cristo che riproduce il Salvator Mundi di Antonello da Messina. Inevitabile, quindi, l’associazione tra le debolezze di un uomo descritto al termine della sua vita e Dio. Il passaggio descritto come “inaccettabile” dai cattolici francesi, tuttavia, nella ‘versione’ italiana non dovrebbe esserci, a meno di cambi di programma dell’ultim’ora. Si tratta della scena in cui alcuni giovani lanciano contro l’opera di Antonello da Messina sassi e granate. Queste ultime in realtà sono escrementi: al momento del lancio, infatti, nel teatro si diffonde un odore inequivocabile e sul Salvator Mundi compaiono cinque parole inglesi, la cui traduzione non lascia spazio a dubbi: “tu non sei il mio pastore”.

 

MIA LETTERA: | IL VOLTO DEL FIGLIO DI DIO E L'ARTE CHE ARTE NON E', MA SOLO SPORCIZIA

 

LETTERA PUBBLICATA DAL SETTIMANALE LA VITA CATTOLICA DIOCESI DI CREMONA 

IL VOLTO DEL FIGLIO DI DIO E L'ARTE CHE ARTE NON E', MA SOLO SPORCIZIA

Escrementi sul volto di Cristo: lo spettacolo choc di Castellucci tra polemiche ed esposti ai pm

 L’arte, la vera arte, rispetta i vari credi religiosi  e le altrui idee. Questa rappresentazione  è spazzatura,  rappresenta l’oscenità e come tale non deve andare in scena.

Gabriele Cervi

 

 

"Nessuno vuole penalizzare l’arte teatrale, ma a tutto c’è un limite". Il deputato dell’Udc Luca Volontè non nasconde il proprio fastidio. Non è l'unico. Le voci critiche e il dissenso contro lo spettacolo Sul concetto di volto nel figlio di Dio  di Romeo Parenti continuano a crescere.

Una scena dello spettacolo di Rome Castellucci
Una scena dello spettacolo di Rome Castellucci
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Mancano ormai pochi giorni alla prima prevista il 24 gennaio al Teatro Parenti di Milano, ma i contenuti sono già andati in scena, a Parigi. A far da sfondo all'azione scenica è una gigantografia del volto di Gesù Cristo, un'immensa riproduzione del Salvator Mundi di Antonello da Messina contro la quale vengono lanciati gli escrementi. "Il rispetto del credo e della religione non può mai essere messo in discussione e quella rappresentazione offende tutti i cristiani e i cattolici", tuona Volontè dopo aver chiesto "non solo di impedire ma anche di sanzionare" la piece

Adesso la protesta è trasversale, non più solo tra le fila dei cattolici. Anche un folto gruppo di atei si oppone alla decisione del Parenti di ospitare lo spettacolo di Castellucci. Tanto che nel capoluogo lombardo rischiano di ripetersi le stesse proteste violenti dello scorso ottobre, quando al Theatre de la Ville ci fu una vera e propria rivolta. Sul concetti di volto nel figlio di Dio racconta la storia di un padre vecchio e debilitato, ormai incontinente. Lo accudisce il figlio: a lui spetta pulirlo costantemente dalle feci. I richiami col Cristo sono costanti tanto che scatta una sorta di associazione tra le debolezze dell'uomo descritto al termine della sua vita e il figlio di Dio. "E' un attacco blasfemo", commentano i più. E non solo perché il volto stesso di Cristo viene ricoperto dal lancio degli escrementi.

Le proteste continuano a montare. Anche la Curia di Milano si espressa contro la piece di Castellucci. Il cardinale Angelo Scola ha chiesto di "riconoscere e rispettare la sensibilità di quanti cittadini milanesi, e non sono certo pochi, vedono nel Volto di Cristo l’Incarnazione di Dio, la pienezza dell’umano e la ragione della propria esistenza". SullaBussola Quotidiana , il vescovo di San Marino-Montefeltro, monsignor Luigi Negri, ha invece chiesto alla Chiesa di "reagire adeguatamente, in modo certamente non rancoroso, non livido", ma comunque di reagire. "Una Chiesa che non reagisca in termini assolutamente essenziali e pubblici a questo attacco violento alla tradizione cattolica - ha chiesto monsignor Negri - su cosa interviene?". Lo scorso '8 novembre scorso Radio Vaticana aveva preso atto di una certa "difficoltà" da parte dei vescovi a trovare una linea comune. Eppure, quando il Papa Benedetto XVI incontrò gli artisti (era il 21 novembre 2009), era stato piuttosto chiaro. Il Santo Padre aveva messo in guardia dagli effetti negativi di spettacoli artistici che hanno "il volto dell’oscenità, della trasgressione o della provocazione fine a se stessa".

Non ci sono soltanto i fedeli cattolici a muoversi. Il professor Vincenzo Vitale ha, infatti, depositato un esposto alla procura meneghina per chiedere che i pm svolgano "una necessaria azione di vigilanza e prevenzione allo scopo di impedire" che "possano essere consumati i reati" per "l’offesa arrecata in un luogo di culto, in un luogo pubblico o aperto al pubblico a una confessione religiosa". Secondo quanto spiegato dal legale, la magistratura del capoluogo lombardo potrebbe sospendere la piece oppure ordinarne la rimozione di alcune scene. Dal canto suo il Franco Parenti non sembra volere fare un passo indietro. E il rischio di una recrudescenza dello scontro è tutt'altro che remoto.


 

"Quello spettacolo offende i cristiani"
Il Vaticano boccia pièce di Castellucci

Nel mirino della Segreteria di Stato 'Sul concetto di volto nel Figlio di Dio', in cartellone
dal 24 gennaio al Teatro Parenti di Milano e da giorni nel mirino dei cattolici oltranzisti


Lo spettacolo teatrale di Romeo Castellucci Sul concetto di volto nel Figlio di Dio, in cartellone dal 24 gennaio al Teatro Franco Parenti a Milano e nel mirino dei cattolici oltranzisti , è "offensivo nei confronti dei cristiani". Lo si legge in una lettera che la Segreteria di Stato vaticana ha inviato al teologo padre Giovanni Cavalcoli  il quale aveva segnalato lo spettacolo alla Santa Sede considerandolo blasfemo. Castellucci è uno dei nostri registi contemporanei più conosciuti in Europa. Si tratta dello stesso spettacolo accusato di blasfemia che nello scorso autunno a Parigi, al Théatre de la Ville, costrinse la polizia a intervenire per contrastare le contestazioni di gruppi oltranzisti francesi. Con molti giovani incatenati ai cancelli del teatro.

ll regista: ecco perché non è osceno

 Sul concetto di volto nel Figlio di Dio parla di un padre vecchio e incontinente, accudito dal figlio che deve pulirlo dalle feci. A far da fondale una gigantografia del volto di Cristo. I gruppi cattolici estremisti italiani come Militia Christi e i movimenti per la vita giudicano inaccettabile una scena, 

che risulta però integralmente tagliata nell'edizione italiana: quella in cui alcuni ragazzi lanciano contro l'immensa immagine del volto di Cristo, realizzato da Antonello da Messina, sassi e finte granate, che hanno tutto l'aspetto di escrementi, visto anche l'odore inequivocabile che invade il teatro (la storia racconta le vicende di un padre anziano, colpito da violenta dissenteria). Mentre sul volto di Gesù appare la scritta: "You are not my shepard". Tu non sei il mio pastore.


La lettera della Segreteria di Stato è datata 16 gennaio ed è firmata da monsignor Peter Wells, assessore agli Affari generali. Il testo è in risposta a una precedente missiva che padre Cavalcoli, del convento San Domenico di Bologna, ha inviato l'8 gennaio scorso in Vaticano e diretta al Papa: "Beatissimo Padre - si legge nel testo - siamo un gruppo di fedeli che vuole esprimere a Vostra Santità solidarietà e rinnovata fedeltà come risposta all'indegno e blasfemo spettacolo teatrale" di Castellucci, opera "offensiva" della figura di Cristo, con "evidente ripercussione ai danni della libertà religiosa, dell'ordine sociale, dei minori, della dignità dell'arte e del buon costume, valori sanciti e promossi dalla Costituzione, un gesto che pertanto sembra configurare gli estremi di un reato passibile di sanzione penale a norma delle leggi dello Stato".

Il Vaticano, nella risposta, giudica la pièce di Castellucci "offensiva nei confronti di nostro Signore Gesù Cristo e dei cristiani". "Sua Santità - prosegue il testo - ringrazia vivamente per questo segno di spirituale vicinanza e, mentre auspica che ogni mancanza di rispetto verso Dio e i Santi e i simboli religiosi incontri la reazione ferma e composta della comunità cristiana, illuminata e guidata dai suoi pastori, le augura ogni bene".

 I NUOVI ASSETTI

 
Armi, comunque
 
 
​È l’altra faccia della crisi economica occidentale. Mentre gli altri crescono, le strette sul debito stanno colpendo gli strumenti militari degli Stati Uniti e di buona parte dei Paesi europei. 

Nel 2015 Pechino spenderà  più dei Paesi europei
Dal 2001 a oggi, la quota delle spese militari europee è scesa dal 29% del totale mondiale al 20%. Non è tutto: secondo il think tank Jane’s, calerà ancora, rappresentando il 16% fra quattro anni. Un livello paragonabile a quello della Cina, che per allora balzerà dal 5% odierno al 15%. Nello stesso periodo, gli Stati Uniti perderanno un buon 8%, ridimensionandosi dal 50% e passa attuale al 42%. Salirà la Russia (dal 2,75% al 4,75%), insieme all’Asia e all’America meridionali: niente di nuovo, vista l’ascesa dei Paesi Bric (Brasile, Russia, India e Cina). Entro il 2016, i bilanci combinati dei Quattro rampanti saranno aumentati del 150%, in uno scenario di spesa globale sostanzialmente stabile.


Dopo la «ricetta Obama»  il «baricentro» sarà asiatico
È una conferma che l’Occidente arretra: avrà minore prontezza operativa, minori capacità combat e minori possibilità di proiezione. La crisi sta erodendo parte delle capacità delle nostre forze armate, uno degli atout della potenza lato sensu. Seicento miliardi di tagli potrebbero colpire il bilancio del Pentagono, se il Congresso non arriverà a un accordo per ridurre le spese pubbliche statunitensi. Con 487 miliardi di dollari in meno nel prossimo decennio, il dipartimento della Difesa statunitense ha già dovuto rivedere le proprie priorità. Ridurrà la presenza in Europa, si concentrerà sulla regione Asia-Pacifico e sul Medio Oriente e sarà molto più prudente nel combattere guerre contro-insurrezionali, costose umanamente e finanziariamente. Passerà dal concetto “win-win” al più modesto “win-spoil”: è una svolta dottrinaria, che significa rinuncia a combattere e vincere due guerre simultanee, per concentrarsi su unico teatro, limitandosi a contenere un avversario potenziale su un altro scacchiere. Secondo la “ricetta Obama” l’Esercito subirà i tagli più pesanti, scendendo da 570mila a 490mila uomini, mentre il corpo dei Marines si contrarrà a 20mila unità. 

L’esercito statunitense il più penalizzzato
L’Aviazione e la Marina saranno risparmiate. Sono il simbolo della potenza a stelle e strisce e continueranno ad esserlo. La prima può contare su 1.600 caccia e cacciabombardieri e su una potenza volante unica, compresi i 650 rifornitori in volo KC-135. A titolo di paragone, la Francia non ha che una decina di avio-cisterne. Parigi è una delle poche capitali europee in controtendenza: prevede di spendere quest’anno 31,7 miliardi di euro, un incremento dell’1,6% rispetto al 2011. Italia, Germania, Gran Bretagna e Olanda taglieranno. Nel prossimo quadriennio Londra perderà l’8% delle risorse, un tempo appannaggio della difesa, e sopprimerà 17mila posti. Il 17 gennaio, il ministero della Difesa ha annunciato che nel 2012 l’Esercito britannico perderà 2.900 uomini, compresa un’élite di 400 Gurkha. La Raf conterà 1.000 unità in meno e la Marina 300. Gli ufficiali superiori non saranno risparmiati dalla scure. Anche Hans Hillen, Ministro della Difesa olandese, ha annunciato nuove ristrutturazioni: l’organico del Ministero della Difesa, fatto di 69mila uomini e donne, scenderà di 12.300 unità entro il 2014. Metà dei tagli colpiranno i volontari. I fondi disponibili si contrarranno di 964 milioni di euro entro il 2015. Tutti dovranno fare sacrifici: l’Esercito perderà gli ultimi due battaglioni corazzati, vale a dire 60 carri armati Leopard 2A6. L’Aeronautica sarà la forza armata più colpita: alcune basi dovranno chiudere e la prima linea da combattimento sarà decurtata. È un allarme generale e una crisi dai molteplici aspetti industriali. Dalla fine della guerra fredda, il comparto europeo dell’armamento terrestre ha subito pesanti tagli e ristrutturazioni. L’industria tedesca di veicoli militari è passata dai 44mila lavoratori del 1989 ai 13mila odierni. In termini di spesa, il procurement britannico di veicoli da combattimento non rappresenta che il 30% dei livelli del 1990. 


Tutta l’industria bellica è in brusca frenata
I 17 miliardi di fatturato del settore garantiscono appena la sostenibilità dei costi di sviluppo, produzione e manutenzione dei mezzi, soprattutto perché vi sono ancora troppe sovrapposizioni e duplicazioni. Si contano 23 programmi nazionali d’acquisizione di blindati, esclusi i carri pesanti. L’Agenzia europea per la Difesa non ha promosso che collaborazioni tecnologiche di nicchia. L’Europa stessa è una chimera, incapace perfino di dotarsi di uno stato maggiore operativo permanente.

Francesco Palmas