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BEPPE GRILLO: BERSANI, MORTO CHE PARLA

BEPPE GRILLO: BERSANI, MORTO CHE PARLA

27/02/2013

BEPPE GRILLO: BERSANI, MORTO CHE PARLA

Immagine di copertina

 

27 Febbraio 2013

Bersani, morto che parla


47morto-che-parla.jpg

Bersani è uno stalker politico. Da giorni sta importunando il M5S con proposte indecenti invece di dimettersi, come al suo posto farebbe chiunque altro. E' riuscito persino a perdere vincendo. Ha superato la buonanima di Waterloo Veltroni. Bersani ha passato gli ultimi mesi a formulare giudizi squisitamente politici, ricordiamoli:
"Fascisti del web, venite qui a dirci zombie"
"Con Grillo finiamo come in Grecia"
"Lenin a Grillo gli fa un baffo"
"Sei un autocrate da strapazzo"
"Grillo porta gente fuori dalla democrazia"
"Grillo porta al disastro"
"Grillo vuol governare sulle macerie"
"Grillo prende in giro la gente"
"Nei 5 Stelle poca democrazia
"Grillo fa promesse come Berlusconi"
"Grillo dice cose sconosciute a tutte le democrazie"
"Grillo? Può portarci fuori da Europa"
Basta con l’uomo solo al comando, guardiamoci ad altezza occhi, la Rete non basta"
"Se vince Grillo il Paese sarà nei guai"
"Siamo di gran lunga il primo partito e questo vuol dire che siamo compresi. Perché a differenza di quello lì che urla, noi ci guardiamo in faccia, noi facciamo le primarie, stiamo tra la gente"
"Indecente, maschilista come Berlusconi"
"Da Grillo populismo che può diventare pericoloso"
Ora questo smacchiatore fallito ha l'arroganza di chiedere il nostro sostegno: "So che fin qui hanno detto 'tutti a casa' ora ci sono anche loro, o vanno a casa anche loro o dicono che cosa vogliono fare per questo paese loro e dei loro figli".
Negli ultimi venti anni il Pd ha governato per ben 10 anni e nell'ultimo anno e mezzo ha fatto addirittura il governissimo con il pdl votando qualunque porcata di Rigor Montis. Strette di mano e abbracci quotidiani tra Alfano e Bersani alla Camera, do you remember?
Il M5S non darà alcun voto di fiducia al Pd (nè ad altri). Voterà in aula le leggi che rispecchiano il suo programma chiunque sia a proporle. Se Bersani vorrà proporre l'abolizione dei contributi pubblici ai partiti sin dalle ultime elezioni lo voteremo di slancio (il M5S ha rinunciato ai 100 milioni di euro che gli spettano), se metterà in calendario il reddito di cittadinanza lo voteremo con passione.

A Fini assegno da 260mila euro

Quanto ci costano i trombati

26/02/2013

Trombati ma ben pagati: Fini assegno da 260mila euro

di Franco Bechis

Il più illustre dei «trombati», come l’ha definito ieri senza mezzi termini perfino la presidenza del Consiglio dei ministri sul proprio sito Internet, è il presidente della Camera, Gianfranco Fini. È lui il bocciato più celebre di questa tornata elettorale. Il suo partito, Futuro e Libertà, è praticamente scomparso: ha ottenuto lo 0,46% alla Camera, un terzo circa dei consensi pur ottenuti da Oscar Giannino dopo il caso delle false lauree e del suo falso master a Chicago. Così Fini che si era messo di traverso all’apparentamento con Giannino temendo giustamente di non ottenere nemmeno quei consensi, andrà a fargli compagnia nella società civile. A differenza del giornalista, Fini anche fuori dal Parlamento continuerà ad essere mantenuto dalle tasche degli elettori fino all’ultimo. Semplicemente costerà un po’ meno di ora. Fra un paio di mesi intascherà l’assegno di fine mandato, che  dovrebbe ammontare a circa 260 mila euro netti. È una sorta di liquidazione che deputati e senatori ottengono quando non vengono più rieletti (o quando dovessero essere eletti nel Parlamento europeo). La considerano un diritto acquisito, pagato con le tasche loro, perché ogni mese sull’indennità lorda viene loro effettuata una piccola trattenuta. Così il giorno in cui lasciano ottengono quella liquidazione pari all’80% dell’indennità parlamentare lorda per ogni anno in cui sono stati in Parlamento e anche per frazioni di anno superiori ai sei mesi. Solo che quella trattenuta è virtuale: sono i contribuenti italiani a pagare la somma messa da parte, e peraltro non ci sarebbe alcuna possibilità per i deputati di intascare quella somma ogni mese e rinunciare alla liquidazione. È quindi un generoso regalo che i contribuenti fanno volenti o nolenti e che ha lo scopo originario di aiutare un parlamentare a reinserirsi nel mondo del lavoro, visto che probabilmente la lunga assenza per motivi politici crea qualche difficoltà di ritorno nella società civile. Per Fini non è questo il caso, visto che il suo mestiere è sempre stato fare politica, e in Parlamento era   per il 31° anno consecutivo. Avendo più di 60 anni,  potrà da aprile   andare in pensione, a spese del Parlamento e quindi pagato  dalle tasche di tutti gli italiani. Essendo stato eletto per la prima volta nel 1983 Fini può andare in pensione prima dei 65 anni, e ottenere il vitalizio per quasi tutto il periodo di mandato e solo per l’ultimo anno anche una integrazione calcolata sul suo stipendio con il metodo contributivo ora entrato in vigore. Si tratta di un assegno da 6.200 euro netti al mese circa, che è un bel premio a un’età ancora non veneranda, un privilegio evidente se messo di fronte alle regole (e agli importi degli assegni) che   valgono per tutti gli altri italiani. 

Bocchino  e Di Pietro - Non è Fini l’unico dei bocciati celebri di questa tornata  a prendersi la rivincita dalle tasche degli elettori che non hanno voluto riconfermarli. Nel suo stesso partito è stato «trombato» - per stare al linguaggio tecnico di palazzo Chigi - ancheItalo Bocchino, che è sempre stato la sua ombra. Lui   è ancora troppo giovane (classe ’67),   quindi non potrà avere né vitalizio né pensione  per altri 17 anni. Come parlamentare però ha una buona anzianità (è stato eletto sempre dal 1996),   quindi potrà contare su un assegno di fine mandato di circa 150 mila euro.  Fuori dal Parlamento anche Antonio Di Pietro, che non è neofita nemmeno delle trombature degli elettori, visto che già una volta l’hanno bocciato. Prenderà una liquidazione da circa 60 mila euro, perché ne ha già ricevuta una in vita sua quando fu bocciato la prima volta. E potrà prendere dal mese di aprile la pensione da parlamentare (anche per lui in gran parte calcolata come vitalizio)  di circa 4.300 euro netti al mese.

Bonino, Marini, Adornato - Fra gli esponenti di spicco che gli elettori non hanno più voluto in Parlamento ci sono anche due veterani della politica. Emma Bonino, vicepresidente del Senato uscente, otterrà una liquidazione da 60 mila euro e una pensione mensile netta da 6.500 euro. Franco Marini, già presidente del Senato, avrà una liquidazione da 188 mila euro e una pensione mensile netta da 5.300 euro (che si cumulerà con quella da sindacalista). Fuori dal Parlamento anche l’Udc Fernando Adornato: liquidazione da 112 mila euro e dall’anno prossimo (non ha ancora l’età minima) pensione mensile netta da 4.500 euro che si cumulerà a quella da giornalista.

Ora Grillo bastona Bersani: "Sei uno

stalker politico, non ti votiamo la

fiducia"

"Il Pd mi ha insultato per mesi e ora mi chiede

appoggio?

E' un morto che parla". Pier: "Dimmelo in

Parlamento"

Il "vaffa" di Grillo a Bersani  "Sei uno stalker politico, non ti votiamo la fiducia"

Beppe Grillo

Ora la frittata è fatta.

Alleanza con il Pd? "Nemmeno per sogno". E' questa in sintesi la risposta diBeppe Grillo a Pier Luigi Bersani. Il"no"arriva con un post di fuoco sul blog del leader a Cinque Stelle: "Bersani è uno stalker politico. Da giorni sta importunando il M5S con proposte indecenti invece di dimettersi, come al suo posto farebbe chiunque altro. E' riuscito persino a perdere vincendo. Ha superato la buonanima di Waterloo Veltroni".  

Gli insulti di Bersani- Poi Beppe passa alla vendetta vera e propria e ricorda al segretario del Pd tutti gli insulti che ha ricevuto dal centrosinistra. "Bersani ha passato gli ultimi mesi a formulare giudizi squisitamente politici. "Fascisti del web, venite qui a dirci zombie", "Con Grillo finiamo come in Grecia","Lenin a Grillo gli fa un baffo", "Sei un autocrate da strapazzo", "Grillo porta gente fuori dalla democrazia", "Grillo porta al disastro", "Indecente, maschilista come Berlusconi".

La mazzata finale, no alla fiducia -  Dopo gli insulti arriva l'analisi finale: "Ora questo smacchiatore fallito ha l'arroganza di chiedere il nostro sostegno: 'So che fin qui hanno detto tutti a casa ora ci sono anche loro, o vanno a casa anche loro o dicono che cosa vogliono fare per questo paese loro e dei loro figli'. Negli ultimi venti anni il Pd ha governato per ben 10 anni e nell'ultimo anno e mezzo ha fatto addirittura il governissimo con il pdl votando qualunque porcata di Rigor Montis. Strette di mano e abbracci quotidiani tra Alfano e Bersani alla Camera, do you remember? Il M5S non darà alcun voto di fiducia al Pd (nè ad altri). Voterà in aula le leggi che rispecchiano il suo programma chiunque sia a proporle. Se Bersani vorrà proporre l'abolizione dei contributi pubblici ai partiti sin dalle ultime elezioni lo voteremo di slancio (il M5S ha rinunciato ai 100 milioni di euro che gli spettano), se metterà in calendario il reddito di cittadinanza lo voteremo con passione". 

La risposta di Pier -
Ora Bersani è davvero alla frutta. Ma il segretario del Pd continua a prendere tempo e alle accuse di Grillo risponde così: "Quel che Grillo ha da dirmi, insulti compresi,lo voglio sentire in Parlamento

. E lì ciascuno si assumerà le proprie responsabilità". 

26/02/2013

EDITORIALE Di Gabriele Cervi DOPO PIU’ DI 30 ANNI DI PERSONALI BRUCIATURE.. ORA LA MANO SUL FUOCO NON LA METTO PIU’ PER NESSUNO MA PERO’………!!!

Grillo attacca i sindacati: “Eliminiamoli, sono vecchi come i partiti”

Pd, la Rete invoca Renzi. Lui non parla

Su Twitter e Facebook: «Con lui scenario diverso» - Rcd

EDITORIALE

Di Gabriele Cervi

 

Credo che queste elezioni siano state per un certo senso rivoluzionarie in quanto hanno dimostrato che una buona parte dei cittadini è stufa dei politici, dei loro dinosauri, dei loro oligarchi camuffati ma sempre presenti, dello status quo , veri e propri comitati d’affari  a mo di associazione a delinquere.

Il vero vincente non c’è dubbio è stato  Grillo e i suoi giovani  grillini. E’ un movimento che ho studiato per parecchio tempo.. frequentando per un certo periodo alcuni grillini cremonesi. Mi sono poi allontanato in quanto il gruppo di allora che non è quello di oggi, era blindato ed aveva lacune democratiche. Mi ricordo che avevo anche polemizzato con lo stesso Grillo sul suo blog perché aveva chiesto a noi  grillini di aiutarlo economicamente in quanto nel movimento aveva messo oltre tempo anche denaro ecc. Il suo appello non passò.. per la protesta di molti noi grillini.  Nonostante queste piccole divergenze, ho sempre seguito con interesse il movimento di Grillo (non avendo io ambizioni di ottenere posti in politica) e quando ritenevo opportuno sul mio blog e sul suo blog  dicevo  e dico la mia in piena libertà. L’ultimo mio intervento riguardava i sindacati che grillo vorrebbe far fuori e che  invece vorrei vedere rinnovati ritornando alle vere loro origini .. e soprattutto al loro fine che era quello di tutelare i lavoratori e non  di fare business e politica  anche con soldi pubblici e a fondo perduto compromettendosi con il potere.

Grillo ha dimostrato che anche nel nostro paese si può ottenere ottimi risultati politici, ottimi consensi senza compromettersi con le corporazioni di turno, con le lobby del sindacato e con tutte quelle lobby (dicasi poteri forti) portatrici di voti, ma che in cambio poi hanno sempre condizionato i partiti e le loro consorterie. Grillo per ora è libero a questi lacci e laccioli.. se riuscirà con onestà intellettuale continuare a fare politica senza farsi condizionare, usando il buon senso che non vuol dire fare antipolitica….ma che vuol dire costruire i presupposti per dare speranza al nostro paese.. allora Grillo oltre ad aumentare i consensi…sarà artefice di una vera rivoluzione civile. Spero anche che cambi il suo modo a volte volgare di attaccare i propri avversari politici e non . Un linguaggio più corretto, educato potrebbe  far avvicinare al movimento coloro i quali oltre a credere nella onestà e nel bene comune sono per un linguaggio  eticamente corretto.

Il PD ha pagato l’ipocrisia di Bersani che prima con trucchi e trucchetti ha fatto fuori Renzi per poi riprenderlo all’ultimo minuto per ottenere i voti dei giovani e  di coloro i quali si auspicavano e si auspicano ancora un vero rinnovamento… buttando a mare i vecchi oligarchi ancora presenti e salvati appunto dal dinosauro Bersani. IL Pd potrà avere  solo nuovi consensi se riuscirà a rinnovare la propria vecchia e compromessa classe politica.

Monti e Casini hanno perso in quanto hanno fatto il lavoro sporco che i partiti non hanno voluto fare .. per non sporcarsi le mani….

Ingoia ha pagato la sua inconsistenza  infatti non aveva  e non ha una struttura organizzativa alle spalle.. si è affidato  a un Di Pietro non più credibile, un Di Pietro accentratore  paragonabile come Leader politico ai politici della prima repubblica tra l’altro alcuni da lui stesso inquisiti.  Il Pdl  ha dimostrato con il suo Leader Berlusconi   che a una parte degli italiani non interessa  il bene comune , ma che interessa solo il bene del proprio portafoglio dei propri interessi. Saprà Grillo rinnovare dalle radici il sistema obsoleto e truffaldino dei nostri partiti e dei loro oligarchi…!!?? La prova che lo attende è durissima.. ma io voglio sperare e sognare  ancora senza  però mettere sul fuoco la mia mano….!! Chi vivrà  vedrà---

SI  SCRIVE MPS, SI LEGGE PD - Beppe Scienza

 

SI SCRIVE MPS, SI LEGGE PD
(10:12)

IN BOCCA AL LUPO

Partiti tradizionali bocciati Il Pdl

perde

metà degli elettori Bersani ne brucia

un

terzo

Per la Lega è stata una caporetto: dall'8,3 è scesa al

4,1%.

Stesso discorso per la Destra di Storace: dal 2,4%

arriva a

mala pena al 6%


 
Ecco che fine hanno fatto i voti di sedici milioni di elettori

A bocce ferme l'analisi del voto decreta la sconfitta di tutti i vecchi schieramenti a favore del "nuovo" che veste innanzitutto i panni dei grillini, ma anche il loden del professor Monti. Il Movimento Cinque Stelle, secondo la fotografia scattata daRenato Mannheimer sul Corriere della Sera, ha attratto infatti voti in misura simile da ex elettori Pdl e Pd, ma anche (circa il 20% degli attuali votanti per il M5S) da chi, alle precedenti Politiche del 2008, aveva deciso di astenersi ed è stato questa volta motivato dal comico genovese a partecipare. Ancora, una parte consistente (16%) dei suffragi per Grillo proviene dai giovanissimi che si sono recati alle urne per la prima volta. Per quanto riguarda lo schieramento del premier uscente, Mario Monti, seppure non abbia conseguito il risultato che immaginava (3 milioni di suffragi), di certo ha sottratto un consistente numero di voti all'Udc. Del resto il partito di Pierferdinando Casiniha registrato un vero e proprio tracollo di preferenze: dai 2 milioni di voti delle politiche del 2008, è passato a poco più di un quarto: 610 mila voti.

C'è da dire comunque che il Pdl, così come il Pd e la Lega al di là di Grillo hanno subito una sonora bocciatori dagli elettori storici che hanno preferito astenersi pur di votarli. Il Popolo delle Libertà fa notare Mannheimer ha subito, in confronto al 2008, l'erosione maggiore, perdendo più di 6 milioni di voti. Solo circa metà degli elettori di Berlusconi ha confermato la propria scelta di cinque anni fa: molti si sono rifugiati, come già detto, nel Movimento 5 Stelle, ma anche, in misura maggiore (24%), verso l'astensione che si è fortemente accresciuta. La campagna elettorale di Berlusconi è riuscita comunque a recuperare consensi per il suo partito, che era stimato attorno al 16% a dicembre ed è giunto a sfiorare il 22%. Ma ciò non ha compensato il declino che, peraltro, si era già manifestato quando nel 2009 si è votato per le Europee. 

Stesso discorso per il Pd. I democratici che potevano contare su circa 12,5 milioni di consensi nel 2008, adesso hanno preso circa 8 milioni e 600 mila voti, con un decremento di quasi 4 milioni di consensi con quasi il 16% del suo elettorato passato diretto verso Grillo, ma anche verso Sinistra Ecologia e Libertà che era assente in Parlamento nell'ultima legislatura. Sel, secondo l'analisi del Corriere, aveva ottenuto poco più di 500 mila voti nel 2008, salendo sino a quasi un milione nel 2009 e crescendo di altri 100 mila voti in questa occasione. Nell'insieme, Vendola è riuscito, in controtendenza con le altre forze politiche, a recuperare più di 500 mila voti negli ultimi cinque anni. 

Nonostante Bobo Maroni sia riuscito a farsi eleggere governatore della Lombardia, anche la Lega ha registrato una "caporetto": metà dei suffragi sono andati in fumo. Ecco i numeri: dai 3 milioni del 2008 ilCarroccio è passato a meno di metà, 1 milione e 400 mila voti con significativi cali in Lombardia dove ha perso quasi 600 mila voti; più di 500 mila nel Veneto e oltre 600 mila in Piemonte. Non è andata meglio per la Destra di Storace che dal 2,4% delle politiche del 2008 si è fermata a un misero 0,6%.

Immagine di copertina

HO RIVERSATO TALE MIA LETTERA NEL BLOG DI BEPPE GRILLO.. NATURALMENTE NON MI ASPETTO ALCUNA RISPOSTA DAL MEDESIMO VISTO CHE IL SUO BLOG NON LO GESTISCE LUI DIRETTAMENTE MA E' OPERA DEL SIGNOR CASALEGGIO .......


Guarda il video di Report

RISPOSTA A BEPPE  GRILLO

Non sono d'accordo con Grillo per quanto riguarda l'eliminazione dei sindacati. Invece i sindacati dovrebbero riformarsi mettendo nei loro statuti (che sono drammaticamente  uguali a quelli dei partiti) un codice etico. Purtroppo i sindacati non svolgono piu' con purezza il proprio ruolo a difesa dei lavoratori in quanto compiacenti con lo status quo. Essi stessi sono diventati nel corso degli anni imprenditori, datori di lavoro, hanno le mani in pasta in qualsiasi business (statale, parastatale, regionale, provinciale e comunale. Sono diventati essi stessi una piovra come i partititi. Ormai i sindacati lavorano solo per se stessi. A volte addirittura come i partiti gonfiando i loro iscritti, usando come ariete  i pensionati (verra lobby di potere per fare eleggere i soliti amici degli amici) . I sindacati ormai fanno solo marketing a loro esclusivo vantaggio. In alcune vecchie e nuove inchieste giudiziare che qui ho riversato  alcuni  sindacati sono stati accusati addirittura di associazione a delinquere.. come i loro cugini politici. Sono una costola di alcuni schieramenti politici a cui i medesimi tra l'altro non fanno mai mancare i loro voti di preferenza durante le elezioni politiche sia  a livello nazionale, regionale, provinciale e comunale.  Il sindacato purtroppo nonostane i numerosi scandali che li hanno visti coinvolti a livello giudiziario non sono propensi ad un vero e proprio rinnovamento... come i partiti si credono inattaccabili, onnipotenti e come i partiti sono diventati una casta sprecando soldi pubblici, contributi pubblici a fondo perduto per foraggiare clientele di amici degli amici. In Italia purtroppo le cose non cambieranno mai se questi signori non cambieranno al proprio interno la loro non trasparente e a volte illegale status. Grillo invece di chiedere la testa dei sindacati dovrebbe  fare nuove proposte legislative innovative per costringere la lobbiy sindacale a fare solo il sindacato tutelando i lavoratori e solo i lavoratori senza fare business . Ma tutti criticano senza alla fine proporre soluzioni... vediamo poi ex sindacalisti,  ex segretari di partito che  una volta in disarmo entrano in politica e li fanno altri danni...insomma questa commistione fra politica e sindacato ha fatto e farà solo danni al paese .. e noi cittadini onesti paghiamo questi danni con le nostre tasse.. che alla fine servono a foraggiare i loro giochi di potere, il loro interessi, i loro privilegi che nulla hanno a che vedere con noi onesti lavoratori. Il precariato lavorativo ò nato sia per la malagestione politica ma anche perchè il sindacato non ha fatto nulla per evitarlo...i precari siamo tutti noi lavoratori onesti che non abbiamo più tutele.. mentre in politica e nel sindacato non esistono precari..anzi  queste due lobby sono  sempre più fiorenti in quanto vivono di contributi milionari che ricevono dalle nostre tasse... ma questo non basta .. visto che molti di loro addirittura rubano, fanno affari sporchi ecc... Cerchiamo allora di fare cambiare rotta a lorsignori...

ANCHE UN SEMPLICE PASSA PAROLA PUO' A VOLTE SENSIBILIZZARE L'OPINIONE PUBBLICA.. RIBELLIAMOCI CONTRO QUESTO STATUS QUO.. OGNUNO DI NOI PUO' FARE TANTO...

Gabriele Cervi

Il leader del Movimento 5 Stelle, durante un comizio a Brindisi, propone la sua ricetta per uno "Stato con le palle": "Le aziende devono essere di chi lavora". E ribadisce perché è sceso in campo: "Potevo starmene a casa, ma non potevo fare il pensionato mentre il mondo va allo sfacelo"

Grillo attacca i sindacati: “Eliminiamoli, sono vecchi come i partiti”

I sindacati sono vecchi. Dunque, meglio eliminarli. E’ questa la ricetta di Beppe

Grillo per uno

“Stato con le palle”, come lui stesso lo definisce in un comizio a Brindisi. “Sono

una struttura

vecchia come i partiti – sostiene il leader del Movimento 5 stelle -, le aziende

devono essere di

chi lavora”.

 

130mila firme per i candidati puliti

Elezioni 2013, il ritorno bipartisan degli impresentabili

Per molti è un gradito ritorno all'immunità, per altri una felice prima volta: la pattuglia è ancora molto nutrita. Stavolta la loro “casa” è soprattutto al Senato, ma anche alla Camera la compagnia è gaudente e numerosa



Elezioni Senato

Per molti è un graditoritorno all’immunità, per altri una felice prima volta, ma la pattuglia diimpresentabiliè ancora molto nutrita. Stavolta la loro “casa” è soprattutto alSenato,

ma anche allaCamerala compagnia è gaudente e numerosa. A partire da due ospiti di spicco:Raffaele Fittoe Saverio Romano. Entrambi militanti di lungo corso pidiellino, sono

stati rieletti nelle rispettive regioni nonostante una fedina penale lucidata di fresco.

Come quella diFitto, che proprio in campagna elettorale è stato riconosciuto colpevole in

primo grado di corruzione, illecito finanziamento ai partiti e abuso d’ufficio. Ad

incastrare il parlamentare la presunta tangente da 500mila euro che l’ex ministro Pdl avrebbe ricevuto dall’editore e imprenditore romanoGiampaolo Angelucci. Per il fedelissimo diTotò Cuffaro, invece, era arrivata l’assoluzione per concorso esterno in associazione

mafiosache subito si è riaperta un’altra voragine, stavolta per corruzione: avrebbe ricevuto

50mila euro daGianni Lapis, storico tributarista di Vito Ciancimino, per inserire in finanziaria

una norma a favore della Gas spa, l’azienda energetica che avrebbe fatto capo all’ex sindaco mafioso di Palermo e aBernardo Provenzano.

E siamo solo all’inizio. Mentre si saluta chi c’è sempre stato comeLorenzo Cesae qualcuno

avverte che presto potrebbe rientrare nelle fila Pdl alla Camera ancheAmedeo Laboccetta,

non eletto per un soffio, ecco che si ritrovaLuigi Cesaro, “Giggino a’ purpetta”, ex presidente pidiellino della provincia campana e indagato dalla Dda per associazione camorristica, ma ancheAntonio Angelucci(indagato per associazione a delinquere, truffa e falso) edElvira

Savino, che in Puglia deve rispondere di concorso in riciclaggio.

Ci sono anche delle new entrydi prestigio. Come quella diPaolo Alli, vice di Formigoni

inquadrato come “intermediario” dalla magistratura di Milano; avrebbe ricevuto 250mila euro

che sarebbero stati consegnati all’uomo di fiducia del Celeste, Mazarino De Petro, già

coinvolto nell’inchiesta Oil for Food. E, infine,Nino Minardo, dalla Sicilia sempre con furore,

dopo che la sua condanna ad un anno per abuso d’ufficio è stata ridotta ad 8 mesi. C’è di che festeggiare.

Ma è il Senato, si diceva, la vera “casa” deinuovi (o antichi) impresentabili. C’èAlfredo Messina, Pdl, accusato di favoreggiamento in bancarotta,Paolo Romani, indagato per

peculato e istigazione alla corruzione,Ignazio Abrignani, indagato per dissipazione post fallimentare eSalvatore Sciascia, sempre Pdl, condannato a due anni e sei mesi per

corruzione. Poi, loro, uomini del calibro diDomenico Scilipotie Antonio Razzi, entrambi

rieletti (Calabria e Abruzzo) per ordine del Cavaliere, così come – per lo stesso motivo –

Elena Centemeroin Lombardia (è stata insegnante dei figli di B) eAugusto Minzoliniin

Liguria. E ancora l’ex ministroNitto PalmaconRiccardo Villariin Campania. Quest’ultimo,

di cui si ricorderanno le gesta come uomo Pd che non voleva dimettersi da presidente della Vigilanza Rai, oggi veste la maglia di Arcore.

“Come si cambia per non morire”, cantava Fiorella Mannoia e i versi si addicono anche

Franco Carraro, detto “il poltronissimo”, eletto in Emilia nelle file montiane, ma soprattutto aBernabò Bocca, genero di Geronzi e presidente Federalberghi. Ma il meglio, di direbbe,

lo si tiene per ultimo. Intanto, arrivano dal Pd alla CameraRosaria Capacchione, cronista

del mattino indagata per calunnia eFrancantonio Genovese, lui per abuso d’ufficio, mentre

al Senato il Pd schieraBruno Astorre, anche lui un guaio per abuso d’ufficio. Reati che,

comunque, sbiadiscono davanti a quelli sfoggiati dal “Celeste”Roberto Formigonio da

Antonio D’Ali, sempre Pdl, un rinvio a giudizio per concorso esterno in associazione mafiosa.

E, soprattutto, daDenis Verdini.

Ma non ci sono solo note dolenti, qualche cosa di positivo in questo Parlamento ingovernabil

e ci sarà. La prossima legislatura saràpiù in rosa, almeno secondo gli standard italiani. A

fronte di un 21% di donne nell’assemblea uscente, ce ne saranno il 30% in più. La nuova

Camera, per fare un esempio, avrà una percentuale di donne sopra il 32%, al Senato

saranno il 30%. La carica in rosa è trainata dal Movimento 5 stelle e dal centrosinistra; il

piùalto numero di donne, in verità, si trova nelle liste del Pd, con il 41%, che precede

Movimento Cinque stelle al 38%, Pdl e Lista Monti-Udc entrambi al 22%, Sel al 20%, Lega

Nord al 14% e Pdl, con il 25,8%. Anche sul fronte generazionale, la nuova Camera sarà più

giovane della precedente, che aveva un’età media all’ingresso di poco superiore ai 55 anni.

Il nuovo Parlamento, sempre grazie ai grillini, avrà un’età media di 48 anni. Ed è una donna

anche la più giovane candidata al Parlamento:Marta Grande 25 anni, una grillina che

qualcuno vorrebbe già presidente della Camera, mentre il candidato più anziano

Sergio Zavoli(89 anni) è stato eletto nelle liste del Pd al Senato in Campania.

 ECCO LA LISTA DEGLI INDAGATI/CONDANNATI IN PARLAMENTO

 NON CANDIDABILE CHI HA LA FEDINA SPORCA GRUPPO FONDATO SU FACEBOOK RIFORMA DEI PARTITI E DEI SINDACATI CODICE ETICO

 

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    HO RIVERSATO TALE MIA LETTERA NEL BLOG DI BEPPE GRILLO.. 

    NATURALMENTE NON MI ASPETTO ALCUNA RISPOSTA DAL 

    MEDESIMO VISTO CHE IL SUO BLOG NON LO GESTISCE LUI

     DIRETTAMENTE MA E' OPERA DEL SIGNOR CASALEGGIO .......

     

     

     
     

      

     

    Buttiglione, Binetti, Cesa, 

    Bocchino ecco tutti i nomi dei 

    trombati ma occhio a chi è

     morto

     nella culla...

    Avevano voglia di un altro giro di giostra ma restano a piedi. 

    Nomi pesanti di chi fa politica da anni e di chi voleva farlo e non

     ci è riuscito...

     

    Crosetto-Binetti-Cesa-Bocchino ecco tutti i nomi dei trombati Occhio a chi è morto nella culla

     

     

    Ora non ridono più. Volevano un altro giro di giostra ma restano a piedi. Quello che si è abbattuto su di loro è un vero tsunami. Non è quello di Grillo, ma quello della voglia di cambiamento da parte di gran parte dell'elettorato italiano. I nomi di chi resta fuori dal parlamento fanno discutere. Sono nomi pesanti e impensabili. Paola Binetti ha scelto il cavallo perdente, con lei anche Rocco Buttiglione e Italo Bocchino. Poi resteranno senza la poltrona ancheAmedeo Laboccetta, Lorenzo Cesa, Gianfranco Fini, Antonio Di Pietro, Anna Paola Concia e Francesco Boccia. Per loro è game over. Poi c'è chi c'ha provato per la prima volta e gli è andata male, anzi malissimo. Chiedete a Giovanni Favia che ha lasciato Grillo per Ingroia che ha raccolto  l'1,79% al Senato (intorno a 550 mila voti) e alla Camera il 2,2% (poco più di 750 mila voti). Non ce l'ha fatta neanche Mario Sechi, a Ilaria Cucchi, ad Oscar Giannino o adAntonio Ingroia. Per loro il traguardo è arrivato prima della partenza. Stessa sorte per Guido Crosetto, tra i fondatori di Fratelli d'Italia, escluso dal Senato. Dalla Camera è rimasto fuori Gianfranco Micciché, leader di Grande Sud. E anche Raffaele Lombardo, leader del Mpa (Movimento per le autonomie).

     

    Non sono andati meglio i Radicali, riuniti da Marco Pannella nella lista Amnistia, Giustizia e Libertà, che ha raccolto poco più di 60 mila voti sia alla Camera sia al Senato, non andando oltre lo 0,2%, il Partito comunista dei lavoratori di Marco Ferrando e Forza nuova di Roberto Fiore. I peggiori sono stati comunque quelli della Fiamma tricolore diLuca Romagnoli (0,13%), quelli della lista Amo l'Italia di Magdi Cristiano Allam che ha raccolto lo 0,12% e la Rivoluzione Moderata diSamorì.