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Benefit a ex presidenti Camera, Casini rinuncia, Violante no: “E’ solo ipocrisia” Calearo: "Non vado in Aula E' un lavoro usurante... Lo stipendio? Ci pago la casa"

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COPERTINA OPUSCOLO UFFICIALE

CARI AMICI LA PROSSIMA SETTIMANA INVIERO' UN SECONDO

APPELLO AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO PROF. MONTI. ALLA LETTERA

APERTA ALLEGHERO' UN CD.

L'APPELLO RIGUARDA UN DECRETO  LEGGE

 CHE DOVRA' REGOLARIZZARE I CONTRIBUTI

ELETTORALI ORA GESTITI FUORI

DALLA LEGGE. VEDASI I CASI DI LUSI, DELLA LEGA NORD E NEL

PASSATO DI ALTRI PARTITI ARTEFICI

DI MALA GESTIONE.

QUANTO CI COSTANO I PARTITI

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07:13 Scritto da:

 


Benefit a ex presidenti Camera, Casini rinuncia, Violante no: “E’ solo ipocrisia”

L'ufficio di presidenza pone un limite di dieci anni dopo la scadenza del mandato all'uso di uffici e di personale. Ma una norma precedente "salva" chi è stato eletto deputato nelle legislature successive. Il leader dell'Udc fa il "bel gesto", l'esponente del Pd lo attacca: "Esibizionismo, deciderò nel 2013". Bertinotti: "Mi atterrò alle decisioni dell'istituzione"

Luciano Violante (Pd)

“Non ho mai partecipato a fiere dell’ipocrisia e non intendo farlo neanche questa volta. Ne intendo compiere esibizionismi”. Luciano Violante non rinuncerà ai benefit garantiti agli ex presidenti della Camera, come ha invece annunciato il “collega” Pier Ferdinando Casini, dopo le polemiche suscitate da una norma che sterilizza parzialmente i tagli decisi ieri dall’Ufficio di presidenza di Montecitorio. “Se non interverranno diverse decisioni della Camera” afferma ancora l’esponente del Pd, “deciderò alla fine della legislatura in corso, dopo avere informato i miei collaboratori”. Se ne riparla nel 2013, insomma.

L’Ufficio di presidenza della Camera ha deciso di limitare a dieci anni l’uso gratuito di uffici, personale e auto blu per gli ex presidenti dell’assemblea. Ma il taglio è disinnescato da una legge approvata nel 2011 (articolo 4 del decreto-legge numero 98). Secondo la quale, i benefit sono validi per dieci anni a partire dalla prossima legislatura, nel caso in cui gli ex presidenti abbiano continuato a esercitare il mandato parlamentare nella XVI legislatura (quella in corso, come Casini) o nella XV (quella scorsa, come Violante e Fausto Bertinotti). Per loro, insomma, i dieci anni si calcolano dal 2013, e non dalla fine del mandato da presidente (il 2001 nel caso di Violante, il 2008 per Bertinotti).

Da qui le polemiche e la decisione di Casini, che ha subito scritto all’attuale presidente dell’aula di Montecitorio, Gianfranco Fini: “Illustre Presidente – si legge nella lettera – ho avuto il privilegio di guidare la Camera dei deputati dal 2001 al 2006 e ritengo di averla servita con onestà ed equilibrio, come da più parti mi è stato riconosciuto. Ho preso atto delle decisioni assunte ieri, a maggioranza, dall’Ufficio di Presidenza in relazione allo status degli ex Presidenti. Ringrazio Lei ed i colleghi”, è la conclusione, “ma Le comunico che non intendo avvalermi della delibera e rinuncio, con effetto immediato, ad ogni attribuzione e benefit connessi a questo status”.

E gli altri ex? Bertinotti fa sapere attraverso i suoi collaboratori che si “atterrà, come sempre, a quello che ha deciso l’Istituzione”. Al momento, insomma, neppure l’ex segretario di Rifondazione comunista sembra intenzionato a rinunciare al suo ufficio alla Camera.

Da registrare anche la presa di posizione di Irene Pivetti, che da anni ha abbandonato la carriera politica in favore di quella telvisiva, ma nel 1994 al 1998 fu sospinta dalla Lega nord alla terza carica dello Stato. E da allora mantiene un ufficio a Montecitorio. Non essendo stata parlamentare nelle ultime due legislature, per lei il taglio dei benefit ha effetto immediato. “Non si tratta di benefici che riguardano me, ma di posti di lavoro di persone che percepiscono stipendi modesti”, spiega. “Io non ho nessuna auto, dal 1996 giro con i mezzi. L’ufficio della segreteria sì, ma non sono soldi che vanno a me, ma a chi lavora in quell’ufficio. Rivendico l’utilizzo dell’ufficio di segreteria perché l’hanno avuto tutti. Quando ho saputo di averlo, lo ho impiegato mettendoci una Onlus”.

Il solo altro ex presidente della Camera vivente è Pietro Ingrao, alla guida dell’assemblea di Montecitorio dal 1976 al 1979. Proprio oggi compie 97 anni, e l’evento è celebrato in Senato. Nessun regalo, però: anche per lui il taglio ha effetto immediato.

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Calearo scatenato: “Alla Camera non vado più Ma non mi dimetto, voglio pagare il mutuo”

L'imprenditore cercato da Veltroni ed eletto con il Pd, poi passato in serie con l'Api di Rutelli, con i Responsabili e consulente di Berlusconi: "E' usurante andare alla Camera solo a premere un pulsante. Non lascio, entrerebbe un filocastrista". Il compagno di gruppo parlamentare: "Grappino di troppo?". Il Pdl: "Lasci"

La notorietà l’aveva già raggiunta in qualità di pallina da ping pong dell’aula della Camera dei deputati (ha cambiato gruppo e partito almeno una volta all’anno), ma la sua ultima performance potrebbe lanciarlo definitivamente. L’onorevole Massimo Calearo, 57 anni, vicentino, è riuscito a dire in pochi minuti prima che alla Camera non andrà più perché è inutile e resta deputato solo perché con lo stipendio da parlamentare paga il mutuo della casa “molto grande”; poi che i gay dovrebbero baciarsi “a casa loro” perché “gli fanno schifo”, visto che lui è “normale”. Parole in libertà che hanno provocato irritazione anche e soprattutto nel centrodestra, dov’era arrivato dopo il suo slalom gigante tra gli scranni di Montecitorio.

Calearo si è confessato alla Zanzara, la trasmissione di Radio 24: “Dall’inizio dell’anno alla Camera sono andato solo tre volte, anche per motivi familiari – ha spiegato – Rimango a casa a fare l’imprenditore, invece che andare a premer un pulsante. Non serve a niente. Anzi, credo che da questo momento fino alla fine della legislatura non ci andrò più”. Fino a novembre, ha detto ancora Calearo, “mi sono divertito a fare il consulente di Berlusconi sul commercio estero, ora non servo più. E’ usurante andare alla Camera solo a premere un pulsante”. Il logorio, però, non è sufficiente a fargli dare le dimissioni: “No, perché al posto mio entrerebbe uno del Pd molto di sinistra, un filo-castrista (sarebbe Andrea Colasio, assessore alla cultura a Padova, ndr)”. Ma non c’è solo la politica a impedirgli di rassegnare le dimissioni: “Con lo stipendio da parlamentare – continua – pago il mutuo della casa che ho comprato, 12mila euro al mese di mutuo. E’ una casa molto grande…”. Dove parcheggia la sua Porsche “targata slovacca. L’ho comprata lì perché ho un’attività in quel paese con 250 dipendenti. E poi in Slovacchia si possono scaricare tutte le spese per la vettura. In Italia no”.

Infine il passaggio sugli omosessuali: “Due gay che si baciano? Mi fa schifo, lo facciano a casa loro. Mi giro dall’altra parte. Io sono normale e mi piacciono le donne. I gay hanno altri gusti. Io ho i miei normali e mi tengo i miei. Il matrimonio? Per carità, no…”.

Calearo è arrivato in Parlamento perché era stato scelto come testa di ponte del Partito Democratico in Veneto alle elezioni del 2008. Aveva avuto un pizzico di fama comparendo qua e là in qualche programma tv al quale interessavano le sue opinioni di presidente di Federmeccanica. Fu candidato capolista proprio per questo, fortissimamente voluto da Walter Veltroni (con tanto di foto di strette di mano e sorrisi stile incontro diplomatico a Downing Street). L’allora segretario democratico, d’altronde, era nel periodo in cui ostentava la possibilità dell’autosufficienza del suo partito, salvo poi scoprire che la tornata elettorale si rivelò in una completa disfatta. Il Pd finì in ginocchio, con un distacco mai visto dal centrodestra, ma Calearo poté esultare: fu eletto e iniziò il suo lavoro usurante di schiacciapulsante. Un anno dopo, tuttavia, si stufò di farsi usurare dal Pd, che improvvisamente scoprì essere un partito di centrosinistra (così disse ai giornali), e passò all’Api di Rutelli. Ma anche lì si annoiava e quindi dopo un anno lasciò il movimento all’improvviso, trovando il suo habitat nel Movimento di responsabilità nazionale. Al quale aderì, tra i primi, insieme a Domenico Scilipoti (eletto con l’Italia dei Valori) e Bruno Cesario(altro eletto del Pd). Responsabilità nel senso che nella campale giornata del 14 dicembre 2010 decisero tutti di appoggiare il governo Berlusconi. A icona di quella scelta politica così sofferta le loro dichiarazioni di voto che resero note nella conferenza stampa di presentazione: “A oggi io mi asterrò – chiarì proprio Calearo quel giorno – Scilipoti potrebbe votare la sfiducia e Cesario la fiducia”. Berlusconi ce la fece e Calearo fu promosso sul campo: consigliere personale del presidente del Consiglio per il Commercio estero.

Con Monti, però, tutto è diventato di nuovo più barboso. Lui ora è nel gruppo “Popolo e Territorio” (eredi dei Responsabili). Da gennaio ne è il tesoriere. Forse proprio perché hanno scoperto quanta cura ha del mutuo della “casa grande” da pagare e della Porsche le cui spese si possono scaricare in Slovacchia.

In realtà le dichiarazioni di Calearo sulle sue dichiarazioni d’intenti da deputato ha fatto andare su tutte le furie i suoi compagni di coalizione: “L’onorevole Calearo, visto che dice di non andare più alla Camera perchè è inutile, dovrebbe dimettersi” dichiara Lucio Malan (Pdl), segretario di presidenza del Senato. “La ragione da lui addotta, che al suo posto entrerebbe un filo-castrista, non regge: se lui ritiene inutile il lavoro del deputato – afferma Malan – non dovrebbe ritenere che uno con quel ruolo possa fare danni In alternativa, Calearo rispetti gli elettori e i contribuenti e vada a Montecitorio a guadagnarsi l’indennità”.

Giancarlo Lehner, forzista della prima ora, ora compagno di gruppo in Popolo e Territorio, tenta di dare una spiegazione e farsene una ragione: “Voglio sperare che il passo falso di Calearo sia scaturito non da furore egotico-qualunquistico, bensì da un perdonabile grappino di troppo”. Il rischio è che, conclude, “se la gente prima ci sputava in faccia, adesso potrebbe a buon diritto far di peggio”.

Calearo in serata ha provato a smentirsi: “Il Parlamento è composto dapersone degnissime e all’altezza di svolgere bene il proprio ruolo. Intervistato da La Zanzara mi sono calato nello spirito della trasmissione della quale tutti quelli che la seguono ne conoscono il taglio e i commenti di queste ore rispetto alla mie risposte non corrispondono al mio vero pensiero che è invece di grande rispetto per le istituzioni e per le persone che le guidano”. Nel caso potrà sempre cambiare gruppo parlamentare.

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Calearo: "Non vado in Aula E' un lavoro usurante... Lo stipendio? Ci pago la casa"

L'ex deputato di Pd e Api si lascia andare ai microfoni della Zanzara: "Sarò andato tre volte alla Camera. Pigiare un pulsante è usurante. Con lo stipendio pago il mutuo da 12mila euro al mese della mia casa". E sul web infuria la polemica

di Libero Pennucci - 


Non c'è limite agli sprechi della politica. E qualche deputato non se ne vergogna neppure. E' il caso di Massimo Calearo, deputato ex Pd ed ex Api ora tra le fila di Popolo e Territorio, che si è abbandonato a delle considerazioni a cuore aperto sulla sua attività politica che hanno già fatto il giro della rete.

Il deputato Massimo Calearo
Il deputato Massimo Calearo

Calearo si è sciato andare ai microfoni della Zanzara di Radio24: "Dall’inizio dell’anno alla Camera sono andato solo tre volte, anche per motivi familiari. Rimango a casa a fare l’imprenditore, invece che andare a premere un pulsante". Alla faccia della sicnerità. Pigiare un pulsante è un lavoro mortificante per qualcuno, ma lo stipendio da deputato della Repubblica Italiana fa comodo a molti. Calearo compreso.

Ma il deputato insiste e promette di poter anche peggiorare la sua media di presenze in Aula: "Non serve a niente. Anzi, credo che da questo momento fino alla fine della legislatura non ci andrò più".

Non manca nemmeno una lezione sul lavoro usurante. "Fino a novembre mi sono divertito a fare il consulente di Berlusconi sul commercio estero, ora non servo più. È usurante andare alla Camera solo a premere un pulsante. Dimissioni? No, perchè al posto mio entrerebbe uno del Pd molto di sinistra, un filo-castrista (Andrea Colasio, ndr)". Poi rivela: "Con lo stipendio da parlamentare pago il mutuo della casa che ho comprato, 12mila euro al mese di mutuo. È una casa molto grande...". Ecco a cosa serve il seggio. E ancora: "La mia Porsche è targata slovacca, l’ho comprata là perché‚ ho un’attività in quel paese con 250 dipendenti. E poi in Slovacchia si possono scaricare tutte le spese per la vettura. In Italia no".

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