Overblog
Edit post Segui questo blog Administration + Create my blog
Blog di cervigabriele.over-blog.it

Blog di cervigabriele.over-blog.it

Menu
Anche il Senato cancella gli aumenti Indennità - 13%, risparmio di 6 milioni UN NUOVO SCANDALO SCUOTE IL PD

Anche il Senato cancella gli aumenti Indennità - 13%, risparmio di 6 milioni UN NUOVO SCANDALO SCUOTE IL PD

01/02/2012

  Image Hosted by ImageShack.usImage Hosted by ImageShack.us

Anche il Senato cancella gli aumenti
Indennità - 13%, risparmio di 6 milioni

Come alla Camera 1, neutralizzato l'incremento che sarebbe scattato con la cancellazione dei vitalizi.  Palazzo Madama destinerà il risparmio alla riduzione del bilancio.  Attese decisioni su altri punti, come i benefit degli ex presidenti

 

ROMA - Dopo i tagli alla Camera 2, anche l'Ufficio di Presidenza del Senato ha adottato una decurtazione del 13%, circa 1.300 euro lordi mensili, delle indennità dei parlamentari. Ma, a differenza di Montecitorio, Palazzo Madama destinerà il risparmio alla riduzione del bilancio. Si tratta, ha annunciato il questore della Lega Paolo Franco, che ha proposto la correzione, di circa 6 milioni di euro. "E' utile essere chiari - spiega Franco -, questo è un mancato aumento, non si tratta di una riduzione delle indennità ma di un modo per evitare che ci fossero aumenti derivanti dall'introduzione del sistema contributivo". 

In effetti, la misura è stata adottata per evitare che il passaggio del trattamento previdenziale dal vitalizio al sistema contributivo possa determinare un aumento del netto in busta paga a causa del diverso trattamento fiscale di cui godono i due regimi. Essendo i contributi previdenziali non tassati, l'ammontare dell'indennità dei parlamentari sarebbe aumentata di circa 1.300 euro lordi, 6-700 euro netti. Cifra che è stata invece decurtata dall'indennità. In base a questi tagli, lo "stipendio" base medio dei parlamentari, senatori e deputati, resterà di circa 5 mila euro netti.

"La differenza sostanziale rispetto alla Camera - aggiunge il senatore del Carroccio - è che palazzo Madama ridurrà la dotazione richiesta allo Stato. La nostra valutazione è positiva il Senato ha fatto qualcosa di serio per i cittadini. Il taglio è immediato e la cifra risparmiata è importante". 

La decisione, ha riferito il senatore, è solo la prima all'ordine del giorno dell'Ufficio di Presidenza del Senato, che ha sospeso i lavori per 15 minuti e tra poco riprenderà per proseguire con altre decisioni relative ai tagli. In particolare, è atteso lo stop ai benefit a vita degli ex presidenti del Senato. 

E' stato proprio il presidente dell'Assemblea, Renato Schifani, ad annunciare ai cronisti la stretta, per arrivare "entro febbraio a recepire il dettato legislativo" del decreto legge del 6 luglio 2011 n. 98 "che stabilisce la temporaneità dei benefit degli ex presidenti del Senato". Benefit come uffici, alloggi, segreterie, auto blu, che attualmente un'ex alta carica di Palazzo Madama può mantenere a vita. La disponibilità di Schifani è stata apprezzata dallo stesso Paolo Franco. "Anche febbraio è una data che a noi può stare bene", ha detto il senatore.

"Sono d'accordo, parlerò con Schifani e come abbiamo fatto per le precedenti questioni, i due rami del Parlamento uniformeranno le loro decisioni". Questo il primo commento del presidente della Camera, Gianfranco Fini, alle dichiarazioni di Schifani sulla revisione dei benefit a vita per gli ex presidenti dei due rami del Parlamento. 

Fini ha poi ribadito la convinzione: "Per ridurre davvero il costo complessivo della politica sarebbe arrivato il momento di ridurre il numero dei parlamentari, perché 945 parlamentari e centinaia e centinaia di consiglieri regionali finiscono per determinare un costo certamente rilevante".

 



 
 

 

Più informazioni su: LusiMargheritaPdRimborsiRimborsi ElettoraliRutelliSenatoreTesoriere

 

“Dirottò rimborsi per 13 milioni sulle sue società”. Indagato ex tesoriere Margherita

 

Per i pm di Roma, dal 2008 al 2011 Luigi Lusi si è appropriato dei rimborsi elettorali e di alcuni finanziamenti del Pd. Il tutto senza che nessuno si sia accorto di nulla, a meno che l'accusato non stia coprendo qualcuno: su questo punto gli inquirenti vogliono vederci chiaro. E intanto Francesco Rutelli scarica l'ex responsabile delle casse margheritine e attuale senatore democratico

 

L'ex tesoriere della Margherita Luigi Lusi

Per i pm di Roma, il tesoriere dirottava su società a lui riconducibili milioni e milioni di euro di proprietà del suo partito e usava quei soldi (tredici milioni dilazionati in novanta bonifici ‘sospetti’) per scopi personali, tra cui l’acquisto di una casa nel pieno centro di Roma. Il tutto, come se nulla fosse. Transazioni finanziarie non isolate, d’altronde, per un’azione andata avanti per ben due anni e mezzo, tra il gennaio 2008 e l’estate del 2011. E nell’arco di tempo in questione, il presunto ‘gabbato’ non si accorge di nulla. Possibile? E’ quanto vogliono stabilire i magistrati della Procura capitolina, che hanno iscritto nel registro degli indagati l’ex tesoriere della Margherita-Dl, e attuale senatore del Pd, Luigi Lusi per la presunta appropriazione di somme legate a rimborsi elettorali relative al partito di centrosinistra prima che confluisse nel Pd.

La somma non è stata ufficialmente confermata, ma dovrebbe aggirarsi attorno a 13 milioni. L’inchiesta è coordinata dal procuratore aggiunto di Roma Alberto Caperna e diretta dal pmStefano Pesci. Nei giorni scorsi – da quanto si è appreso – Lusi è stato già interrogato dai magistrati inquirenti ed avrebbe fatto alcune ammissioni. Oltre a Lusi, l’unico ad avere potere di firma per il trasferimento delle somme era Francesco Rutelli, già leader della Margherita-Dl. Ma l’attuale segretario dell’Api ha deciso di scaricare Lusi: assistito dall’avvocato Titta Madia, si è costituito parte offesa nel procedimento. “Abbiamo appreso con sconcerto, alcuni giorni fa, che il senatore Lusi aveva confessato innanzi all’autorità giudiziaria di essersi appropriato di ingenti somme di denaro di proprietà della Margherita-DL”, hanno affermato affermano in una nota congiunta Francersco Rutelli, Enzo Bianco e Giampiero Bocci. “La notizia è incredibile per la personalità di Lusi, che ha goduto della massima stima e fiducia degli organi del partito, anche concorrendo a fare della Margherita un raro caso di partito con bilanci sani e in attivo. Ciò ci ha indotto a dare corso immediato a tutte le azioni giudiziarie come parte offesa e ad attivare gli accertamenti necessari per la verifica delle modalità dell’ammanco”. “Lusi ha quindi dato le sue dimissioni da tesoriere della Margherita-Dl – conclude la nota – ed ai magistrati procedenti ha manifestato la sua intenzione di restituire, in tempi brevissimi, le somme di cui si è appropriato e che sono nella sua disponibilità”.

Ecco la casa acquistata dal senatore Lusi


Il diretto interessato, però, racconta una storia diversa. O, meglio, si limita a dichiarazioni che offrono il fianco a varie interpretazioni. “Ho parlato con i giudici e mi sono assunto le responsabilità di tutto e di tutti” ha detto Lusi al Corriere della Sera. Chi sono quei ‘tutti’? L’ex tesoriere della Margherita preferisce tacere, così come sull’ipotesi di patteggiare la pena per quello che ha fatto. “Le dirò solo quel che qualunque tesoriere di un partito deve dire se succede qualcosa, e cioè che mi assumo ogni responsabilità”. Lusi ha coperto qualcuno? “La cosa che più mi sta a cuore, in questo momento, è la mia famiglia”. Lui non parla, il suo ex partito lo scarica e gli inquirenti cercano di capire se dietro la presunta appropriazione indebita ci siano altre ‘dinamiche’.

Intanto le reazioni sono di “sconcerto” come nel caso dell’ex Margherita e oggi deputato Pd,Pierluigi Castagnetti, che a ilfattoquotidiano.it dichiara anche: “Siamo parte offesa, vanno subito recuperate queste risorse, ho chiesto ad Enzo Bianco di convocare subito un’assemblea nazionale degli ex della Margherita”. Il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, è più cauto: ”Ci sono accertamenti in corso, noi non ne sapevamo niente e ora aspettiamo chiarezza. Se emergeranno responsabilità individuali, il Pd prenderà provvedimenti applicando le sue regole”.

 

Solo lo 0,34% degli italiani guadagna più della Casta

Il blog del vicedirettore Bechis: i parlamentari chiedono tutele per il loro periodo "fuori dal lavoro". Ma sono slogan da quattro soldi

Solo lo 0,34% degli italiani guadagna più della Casta

Dice Giovanna Melandri che se tagli stipendi e vitalizi dei deputati, solo i ricchi potranno fare politica. Questa tesi è sostenuta da tanti deputati e senatori, nel Pd come nel Pdl. Ed è una grandissima bugia ad effetto. Anche con gli stipendi e vitalizi tagliati, il mestiere di parlamentare è uno dei più redditizi di Italia. Guardando le dichiarazioni dei redditi solo lo 0,34% degli italiani guadagna più di un deputato e quindi andando a Montecitorio rischierebbe di perderci. Per 41, 4 milioni di italiani potere avere quello stipendio significherebbe potere svoltare, per la stra-grande maggioranza anche di moltissimo. Tutti i dipendenti pubblici (3,5 milioni) hanno diritto mentre fanno i deputati alla conservazione del posto del lavoro e al ritorno pure alla ricostruzione di tutti gli scatti di carriera come fossero stati sempre al lavoro. Loro non perdono nulla e non ha alcun senso in questo caso il vitalizio. Per i dipendenti privati la prassi è quella di concedere l'aspettativa, ma la carriera non viene ricostruita (compensata però dal maggiore reddito introitato). Bastrebbe rendere obbligatoria per legge l'aspettativa anche per loro e i diritti di tutti sarebbero parificati. Non è certo una questione di stipendio. E non si placherà la rabbia dei cittadini nei confronti della Casta con questi slogan da quattro soldi...

 

Casta, Schifani: "A febbraio decisione

sui benefit"

Non saranno più 'a vita' per il presidente del Senato

 


Entro febbraio l’Ufficio di presidenza del Senato si riunirà per decidere di trasformare a “tempo determinato” i benefit degli ex presidenti del Senato, oggi goduti a vita. Lo ha annunciato lo stesso presidente dell’assemblea di palazzo Madama

Il presidente del Senato, Renato Schifani (Alive)
Il presidente del Senato, Renato Schifani (Alive)
ARTICOLI CORRELATI

Roma, 31 gennaio 2012 - Entro febbraio l’Ufficio di presidenza del Senato si riunirà per decidere di trasformare a “tempo determinato” i benefit degli ex presidenti del Senato, oggi goduti a vita. Lo ha annunciato lo stesso presidente dell’assemblea di palazzo Madama, Renato Schifani.

“Era già mia intenzione da tempo convocare un Ufficio di presidenza che si adegui, con un suo provvedimento, alla legge che stabilisce la temporaneità dei benefit per gli ex presidenti del Senato”, ha spiegato Schifani facendo riferimento all’annunciata intenzione della Lega di portare la questione nella riunione dell’Ufficio di presidenza fissata per oggi alle 15.

“Attualmente, come si sa, quei benefit sono eterni ma io ho sempre condiviso le norma di legge che ne prevede la temporaneizzazione -ha chiarito Schifani. Interverremo entro febbraio per adeguarci alla norma, naturalmente in concerto con la Camera con cui abbiamo da tempo avviato in questo campo un percorso condiviso”. Il presidente del Senato ha spiegato di non aver ancora quantificato il risparmio che una decisione del genere potrà portare per le casse di palazzo Madama: “Quando saranno fatti i conti lo sapremo con precisione, ma comunque si tratta di passare da benefit a vita a benefit a tempo determinato”

Un nuovo scandalo scuote la sinistra Il senatore Pd e i 13 milioni della Margherita

Luigi Lusi, senatore del Pd, è stato iscritto al registro degli indagati della procura di Roma. È accusato di appropriazione indebita per avere sottratto 13 milioni da un conto della Margherita, di cui era tesoriere. Il senatore avrebbe ricevuto, in poco più di due anni, novanta bonifici, per un valore totale di 13 milioni, sottratti a fondi derivanti da rimborsi elettorali e del Partito Democratico. Rutelli si è costituito parte offesa

di Lucio Di Marzo - 

 

L'accusa è di appropriazione indebita. Luigi Lusi, senatore del Pd, ex Margherita, è stato iscritto nel registro degli indagati della Procura di Roma. Il procuratore aggiunto Alberto Caperna e il pm Stefano Pesci accusano il politico di essersi intascato somme indebite, relative a rimborsi elettorali, per un totale di tredici milioni.

Luigi Lusi, ex tesoriere della Margherita
Luigi Lusi, ex tesoriere della Margherita
Ingrandisci immagine

L'accusa si riferisce al periodo in cui Luisi era segretario amministrativo della Margherita. Dietro alle indagini una segnalazione della Banca d'Italia, che aveva fatto presente un'anomalia dietro l'acquisto dell'abitazione di via Monserrato.

Davanti ai magistrati Lusi ha ammesso una parte delle sue responsabilità. Da un conto corrente intestato a "Democrazia e libertà" sarebbero partiti in un periodo di appena due anni e mezzo novanta bonifici, per i quali sono in corso verifiche sulle causuali e sui destinatari. Il deposito - alimentato da fondi disposti a titolo di rimborso elettorale e fondi del Partito Democratico - sarebbe stato "svuotato" da una serie di accrediti diretti alla TTT srl, società riconducibile a Lusi.

La versione ufficiale parlava di "fatture relative a consulenze", ma agli inquirenti risulterebbe invece l'acquisto, da parte di Lusi, di un appartamento nel cuore di Roma, pagato un milione e 900 mila euro. Circostanza peraltro confermata dallo stesso indagato, che ha detto di aver utilizzato i soldi per l’acquisto di una casa a Roma, in via Monserrato e di una villa a Genzano, dove risiede. Il resto dei soldi è finito in Canada, mentre 5 dei 13 milioni sono stati utilizzati per il pagamento di tasse. Sui conti della Margherita è stata nel frattempo avviata la due diligence, per risolvere lo scandalo degli ammanchi di bilancio.

L'ex leader della Margherita, Francesco Rutelli, attuale numero uno dell'Api, si è presentato ieri in Procura per dare la sua versione dei fatti e costituirsi parte offesa nella vicenda, dichiarando di non sapere nulla della sottrazione di denaro. Nel frattempo una nota congiunta diffusa nella tarda serata di ieri da Francesco Rutelli, Enzo Bianco e Giampiero Bocci ha chiarito la posizione del partito: "Abbiamo appreso con sconcerto, alcuni giorni fa, che il senatore Lusi aveva confessato innanzi all’autorità giudiziaria di essersi appropriato di ingenti somme di denaro della Margherita-DL - scrivono -.

Luigi Lusi, ex tesoriere della Margherita

La notizia è incredibile per la personalità di Lusi, che ha goduto della massima fiducia degli organi del partito, anche concorrendo a fare della Margherita un raro caso di partito con bilanci sani e in attivo". Da qui la scelta di costituirsi parte offesa e dare corso alle azioni giudiziarie del caso.

"Siamo incazzati e addolorati", ha commetanto il leader dell’Api, Francesco Rutelli, aggiungendo che "la Margherita intende recuperare tutto il maltolto". All'interno del partito intanto si moltiplicano le richieste di un'assemblea nazionale della Margherita. A sollecitarla il presidente Enzo Bianco, ma anche Luciano Neri e Pierluigi Castagnetti, che si è detto "sconcertato per quanto sta avvenendo"

Dal canto suo Lusi "ha manifestato la sua intenzione di restituire le somme di cui si è appropriato". Dal canto suo il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, ha già detto che: "Se emergessero responsabilità individuali il Pd applicherebbe le sue regole, abbiamo organi che possono decidere i provvedimenti del caso", compresa la sospensione. Il segretario ha anche aggiunto che "ci sono accertamenti in corso" e che il partito aspetta "di avere chiarezza".

Il segretario democratico poi ha aggiunto che "stiamo raccogliendo gli elementi e la vicenda finirà alla commissione di garanzia, che deciderà in proporzione alle responsabilità" di Lusi. Come Pd, ha assicurato Bersani, "non facciamo sconti a nessuno. Abbiamo le nostre procedure verranno applicate rigorosamente".

"A mio modesto avviso, dovrebbe anche invitarlo caldamente a dimettersi da parlamentare (il senatore, per tanti anni braccio destro di Rutelli, infatti, è rimasto nel gruppo del Pd). Fatto conseguente, in ogni caso, all’ammissione di colpevolezza da parte di Lusi", scrive sul suo blog, Pippo Civati del Pd.

Anche "la presidente Anna Finocchiaro ha chiesto al senatore Luigi Lusi, attraverso una lettera inviata oggi nel primo pomeriggio, di dimettersi dal Gruppo del Pd e da tutti gli incarichi che, in ragione di tale appartenenza, ricopre a Palazzo Madama", si legge in una nota del Pd del Senato.

 

Intanto, in una nota, Antonio Misiani, tesoriere del Pd ha precisato che "gli unici rapporti economici tra Pd e Margherita, che sono soggetti giuridicamente distinti, riguardano i pagamenti che il Pd effettua regolarmente ed esclusivamente per il subaffitto e per le spese di gestione della sede di via Sant'Andrea delle Fratte".La procura di Roma sta nel frattempo valutando l'ipotesi di un sequestro dei beni dell'ex tesoriere della Margherita. Su richiesta della stessa Margherita procuratore e pm hanno per ora congelato ogni iniziativa. Un sequestro renderebbe più complessa la procedura per ottenere la restituzione delle somme sottratte.

PROPOSTE PER MIGLIORARE E RIFORMARE LO STATUS QUO IN POLITICA GRUPPO LIBERO FONDATO SU FACEBOOK

Image Hosted by ImageShack.us

 


COPERTINA OPUSCOLO UFFICIALE

RILEGATURA E STAMPA FATTA A MANO DA GABRIELE CERVI SPESE AUTOFINANZIATE

CARI AMICI ONLINE PER RENDERE PIU’ FORTE E INCISIVA LA NOSTRA AZIONE CHIEDETE DI ISCRIVERVI AL NOSTRO GRUPPO E FATE ISCRIVERE I VOSTRI AMICI.

 DIGITA QUI SOTTO PER ENTRARE E

 

  VISIONARE IL NOSTRO GRUPPO SU FACEBOOK

 

MEMBRI 1750 

 

 

Gruppo aperto   —

 

 

GRUPPO FONDATO SU FACEBOOK: RIFORMA DEI PARTITI E DEI SINDACATI. CODICE ETICO

 

 

COPERTINA GRUPPO RIFORMA DEI PARTITI E DEI SINDACATI CODICE ETICO SU FACEBOOK 

21/01/2012 | COPERTINA GRUPPO RIFORMA DEI PARTITI E DEI SINDACATI CODICE ETICO SU FACEBOOK

 

LA SEGUENTE COPERTINA E' STATA PRESA DAL LINK SU FACEBOOK DEL DOTT. FERDINANDO IMPOSIMATO AMMINISTRATORE DEL GRUPPO.

 

 

 RIFORMA DEI PARTITI E DEI SINDACATI. CODICE ETICO

GRUPPO SU FACEBOOK

 

 

 

Scriviamo questa lettera aperta per sottoporre alcune proposte innovative e riformatrici che se accolte potranno dare un impulso etico di trasparenza e di onestà all’attuale status politico e sindacale del paese.

Per dare sostanza alle nostre proposte, ho fondato un gruppo online  denominato: Riforma dei Partiti e dei Sindacati  Codice Etico, usando il socialnetwork Facebook dove posso  interagire con tanti amici online , attualmente sono 4980. Il gruppo  non ha scopo di lucro, è aperto a tutti  ed è traversale. Dopo questa dovuta presentazione,  siamo onorati di sottoporre queste nostre proposte che abbiano denominato codice etico e che auspichiamo siano prese come contributo per rinnovare i partititi e i loro statuti.

 

PREMESSO

 

Che i partiti politici  sono associazioni private senza alcuna disciplina legale finanziati (contributo elettorale) con denaro pubblico senza alcun controllo delle spese  che hanno portato da parte dei medesimi partiti (anche recentemente) a  violazioni contro le leggi costituzionali creando con soldi pubblici malaffare, clientelismo e corruzione

 A nome dei 1730 attuali aderenti al gruppo  sottopongo  alcuni punti come nostro personale contributo di cittadini stanchi di vedere sperperati milioni di euro (soldi pubblici nostri soldi) in minima parte utilizzati per le spese elettorali  effettive  e di cui la gran parte sono distratti e utilizzati per compravendite patrimoniali , spese varie fonte di clientelismo, spese per  il personale di federazioni  e di sezioni che nulla hanno a che vedere con il contributo dato per le spese elettorali. Inoltre i partiti per sostenersi  ( i milioni di euro erogati ai medesimi presumiamo a questo punto che non bastano per il loro sostentamento) vendono nelle loro assemblee  merce a pro partito, ricevono poi soldi dai propri tesserati come iscrizione  ecc. 

Per fare un esempio il contributo elettorale erogato nel 2008 è stato di oltre 500 milioni di euro a fronte di una spesa totale di 130 milioni di euro.. Praticamente vengono regalati ai partitti nostri soldi per un totale circa di 380 milioni di euro.. Se questo non è uno scandalo cosa è..!!

Per tutto ciò premesso :

 

CHIEDIAMO

 

1)      L’ attuazione dell’articolo 49 della Costituzione con una legge ordinaria che preveda la responsabilità dei partiti di fronte alla legge e ne sanzioni le violazioni e che garantisca il controllo della correttezza e della trasparenza della vita interna dei partiti;

 

2)      Registrazione degli Statuti dei partiti presso il Parlamento;

 

3)      Certificazione di Bilanci dei partiti secondo le norme del codice civile;

 

4)      Nomina di un revisore dei conti esterno e autonomo dai partititi;

 

5)      Nomina di un Provibiro esterno per garantire la democrazia interna dei Partititi;

 

6)      Obbligatorietà di elezioni primarietra i cittadini per la selezione delle candidature;

 

7)      Esclusione delle candidature delle persone rinviate a giudizio o condannate per qualsiasi reato;

 

       8)  Responsabilità penale e civile dei segretari politici e dei

             tesorieri e decadenza dagli incarichi per violazioni degli

              Statuti e delle leggi dello Stato;

 

       9)   Erogare rimborsi elettorali pubblici ai partiti dati per le  

             spese effettivamente sostenute con l’obbligo di produrre

             pezze giustificative: bolle, fatture, scontrini ecc;

 

       10) Per ridurre i costi della politica proponiamo che il

            finanziamento ai giornali di partito  dato per l’effettiva

             vendita dei giornali riscontrabile dagli abbonamenti e

             vendite effettive;

  Queste sono alcune proposte che  noi riteniamo importanti per rinnovare lo status quo politico. Noi siamo sostenitori di una vera Democrazia, non di facciata ma reale basate non sulle oligarchie di un regime partitocratico ma su un vero stato di diritto.

In questi decenni  i partititi hanno creato una distanza fra loro e i propri elettori abissale, questa distanza riguarda la società civile. I partiti purtroppo rappresentano solo se stessi e i loro interessi di bottega  fautori nel paese di caste , lobby dimenticando il bene collettivo.

Troppi privilegi e la non trasparenza hanno fatto si, che la gente ormai sfiduciata, amareggiata e disillusa  non creda più allo stato di diritto . Il nostro è uno stato fondato da furbi  e i politici agevolano i medesimi furbi ladri e disonesti istituzionali infischiandosene delle leggi che promulgono. Noi non vogliamo che ciò sia il nostro ma soprattutto il futuro dei nostri figli e delle nuove generazioni. Noi abbiamo già pagato un pesantissimo prezzo in nome di ideali ormai morti ed oggi utili solo alla partitocrazia che li usa  solo per perpetuarsi.

E’ per questo che come cittadini usando le opportunità che questa democrazia  ci concede, ancora ,abbiano ritenuto opportuno e socialmente utile inviare queste  nostre  proposte

Cordiali saluti.

 

Gabriele Cervi

(fondatore del gruppo su facebook  riforma dei partiti e dei sindacati codice etico)

 

PS: Non abbiamo affrontato i privilegi dei politici (la famosa casta) in quanto sappiamo che il Parlamento sta lavorando per ridurre gli stipendi dei Parlamentari, per diminuire gli stessi Parlamentari delle due Camere, delle Province e dei Comuni.  Siamo fiduciosi che si arrivi al più presto a queste soluzioni moralmente ed eticamente non più rinviabili. 

 


 
Seguono gli amministratori del gruppo:

Giovanna Melandri  Onorevole PD

 Jane Alquati  Assessore comunale Pdl

 Carlo Rienzi Dott  Pres. Codacons 

 Agostino Alloni  Consigliere  Regione Lombardia  PD 

Luigi Berlinguer  Europarlamentare Europeo PD

Marialuisa D'attolico  Giornalista Free Lance presso Privato

Ferdinando Imposimato  Giudice Lavora presso Suprema Corte di Cassazione

Enrico Galavotti  Professore

Cinzia Fontana  Senatrice PD

Chiara Capelletti  Assessore Provinciale PDL

Maria Vittoria Ceraso  Assessore Comunale PDL

Jacopo Fanti  Laureato in cooperazione internazionale

 

Francesco Alberoni  Professore, Scrittore, Sociologo

Margherita De Bac  Giornalista lavora presso corriere della sera 

  OPUSCOLO CONTENENTE NOSTRE PROPOSTE DA ME RILEGATO A MANO E STAMPATO

 

 E' GIUNTA L'ORA DI UNA LEGGE SUI PARTITI POLITICI?

 

 

TOMMASO EDOARDO FROSINI 

Università di Sassari


1. Il tema riguardante la disciplina giuridica dei partiti politici è antico ma sempre attuale. Affonda le sue radici nel dibattito all’Assemblea Costituente, perché fu in quella sede che si prospettò l’ipotesi – respinta prima ancora di essere seriamente discussa – di aggiungere, nell’articolo della Costituzione riguardante i partiti politici, un comma in cui venisse esplicitamente affermato l’obbligo di previsione della regolamentazione giuridica dei partiti e della pubblicità delle fonti di finanziamento degli stessi. Se fosse stata approvata, si sarebbe così introdotta una norma ritenuta «consona a tutto lo spirito della Costituzione», come ebbe a dichiarare l’on. Costantino Mortati. Il risultato finale fu invece quello di un articolo, il 49, fin troppo essenziale nella sua formulazione costituzionale, perché si limita a dichiarare che: «Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale». E non è certo casuale la stessa collocazione dell’art.49 nella parte relativa ai diritti dei cittadini piuttosto che in quella relativa all’organizzazione costituzionale dello Stato, in cui i partiti, pur riconosciuti, non sono inclusi. Il loro operare, allora, non dipende da norme scritte ma esclusivamente sul piano della costituzione materiale, ed incide in maniera rilevante sulla dinamica della forma di governo.

Certo, la scelta che volle compiere il Costituente, approvando un articolo dedicato ai partiti assai poco analitico e privo di strumentari giuridici, aveva la sua ragione d’essere nel momento storico in cui venne compiuta: non è questa adesso la sede per rievocare il clima di allora, che era comunque condizionato dalla necessità che i partiti avessero un ampio spazio d’azione nel sistema politico, affinché si consentisse per il loro tramite alla società di farsi Stato, per dirla con un’espressione famosa. La nuova democrazia italiana doveva nascere e consolidarsi attraverso quegli strumenti di raccordo tra i cittadini e le istituzioni, tra il corpo elettorale e le Assemblee rappresentative, che sono i partiti politici; anche al fine di rendere concreta una altrimenti indistinta volontà popolare. Infatti, una democrazia senza partiti è un non senso, è come un liberalismo senza libertà. La funzionalità democratica e la stessa democraticità di un sistema politico sono garantite dall’esistenza di un pluralismo di partiti e dalla loro competizione. Con il riconoscimento costituzionale dei partiti si avviava così in Italia il superamento delle basi individualistiche della rappresentanza, sulle quali poggiava il regime parlamentare ottocentesco, per sostituirvi una nuova democrazia organizzata attraverso i partiti.

Non si volle però determinare un obbligo giuridico, per il tramite del quale si potesse venire a fondare anche una democrazia nei partiti; ovvero, non vi fu una previsione costituzionale né legislativa, con cui imporre una disciplina interna dei partiti fondata su regole democratiche stabilite da statuti. E la stessa nozione costituzionale del “concorso con metodo democratico” di cui all’art.49, piuttosto che riferita anche all’attività interna dei partiti, venne ad essere prevalentemente intesa come attività di pluralismo politico esterno, cioè come competizione fra partiti al gioco elettorale nel rispetto dell’eguaglianza delle opportunità. In tal modo però non si tenne nel giusto conto il fatto che il soggetto della proposizione dell’art.49 è “Tutti i cittadini”, e  pertanto riferire il “metodo democratico” al solo concorso fra partiti porterebbe a ritenere che proprio i cittadini siano estraniati dal concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale. Il che sarebbe paradossale.

 

2. Gli anni successivi all’entrata in vigore della Costituzione furono caratterizzati da una tendenziale diffidenza – manifestata anche negli studi compiuti dalla dottrina – verso forme di intervento pubblico e di regolazione legislativa dei partiti; nella convinzione che la democraticità del sistema partitico veniva ad essere maggiormente garantita da una norma “a fattispecie aperta” quale era l’art.49, piuttosto che da una disciplina legislativa che potesse risultare “costringente” per la libertà d’azione dei partiti. Ad avvalorare ulteriormente questa ricostruzione, concorse la tesi della concezione strettamente privatistica del partito politico, il quale nel regime delle associazioni non riconosciute e quindi nel diritto privato comune, si diceva che trovasse la più alta garanzia di libertà. Certo, non mancarono voci di dissenso a questa impostazione, come per esempio il progetto di legge del sen. Sturzo, alcune delle quali sfociarono, per allora, in un’aspra e minoritaria polemica di alcuni battaglieri studiosi contro la “partitocrazia” (Maranini) e contro la “autocrazia di partito” (Perticone); in particolare quest’ultima espressione da intendersi proprio come una sorta di denuncia della mancanza di regole democratiche all’interno dei partiti.

Successivamente, negli anni Settanta, vi furono i primi interventi legislativi volti a garantire il finanziamento pubblico a favore dei partiti, senza però che vi fosse l’attribuzione di un riconoscimento giuridico per quei soggetti che si andavano a finanziare. Pertanto, il criterio che stava a fondamento delle scelte legislative sulla contribuzione economica statale era perciò quello di finanziare i partiti senza riconoscerli, anziché riconoscerli per finanziarli. Un ragionare ancora una volta imperniato sul ruolo centrale del partito nell’ordinamento costituzionale e nella società, e che aveva come conseguenza quello di evitare che il partito subisse dei meccanismi di “burocratizzazione”, derivanti dalla sottoposizione a regole giuridiche, che fossero in grado di rallentarne, o addirittura di frenarne, il naturale dinamismo dei partiti nell’ambito del sistema politico e nella tenuta della forma di governo parlamentare.

Nell’ultimo decennio invece si assiste ad una radicale ricomposizione del quadro partitico italiano, a seguito sia delle vicende giudiziarie di “Tangentopoli”, sia della modificazione del sistema elettorale in senso semi-maggioritario, sia delle reiterate forme di disaffezione politica della cittadinanza manifestatesi con il crescente astensionismo elettorale da un lato, e con le numerose richieste di referendum in funzione antipartitocratica dall’altro. Poi, in questi ultimi anni, si è assistito all’emergere di un fenomeno politico-istituzionale assai anomalo, che è stato efficacemente definito della “partitocrazia senza partiti”: cioè la presenza di un sistema di apparati partitocratico, non più di tipo organizzativo ed ideologico come lo erano i partiti di prima, ma piuttosto macchine personali al servizio di questo o quel leader politico. Partiti personali, che sono dominati, in funzione determinante e coagulante, dal capo in cui si riconoscono.

Oggi, dopo la numerose vicende che hanno e che stanno ancora accompagnando, in positivo e negativo, la storia dei partiti politici nell’Italia repubblicana, occorre tornare ad affrontare il problema di una regolamentazione giuridica dei partiti. Per restituire ai partiti quel ruolo di raccordo fra i cittadini e le istituzioni, che è fondamentale in una democrazia pluralista, e che, proprio per questo motivo, non può più essere sottratto ad una regolazione dei partiti in forme autenticamente democratiche ed aperte al controllo dell’opinione pubblica se non della legge. Rivitalizzare il patto fra cittadini e partiti, vuol dire indurre questi ultimi a rinunciare ad una parte del loro arbitrio, subordinandosi a regole certe e trasparenti, rendendo pubblici i loro statuti oltre che i loro bilanci, dando più potere ai loro iscritti ed elettori. Inoltre, risolvere questo problema, nel senso di imporre una disciplina giuridica ai partiti, può essere di grande ausilio per il concorso del raggiungimento della stabilizzazione del sistema partitico. Quindi: i partiti per tornare a svolgere la loro funzione nella democrazia italiana, devono divenire effettivamente ed autenticamente soggetti democratici. E’ sempre più diffusa ed avvertita una nuova legalità non solo dei partiti politici, ovvero relativa ai comportamenti dei soggetti politici, ma anche sui partiti politici attraverso principi, regole, indirizzi e forme di controllo in grado di garantire un contesto più trasparente e responsabile all’azione politica di rilievo pubblicistico. E’ questo un passaggio indispensabile, sia per rifondare un nuovo patto fra politica e società civile, sia per rilanciare la funzione costituzionale e sociale dei partiti politici. Si ricorda, incidentalmente, che la Commissione bicamerale per le riforme costituzionali del 1983, presieduta dal sen. Aldo Bozzi, aveva approvato un nuovo testo dell’art. 49 Costituzione così formulato: «Tutti i cittadini hanno diritto ad associarsi liberamente in partiti per concorrere con strutture e metodi democratici, a determinare la politica nazionale. La legge disciplina il finanziamento dei partiti, con riguardo alle loro organizzazioni centrali e periferiche e prevede le procedure atte ad assicurare la trasparenza ed il pubblico controllo del loro stato patrimoniale e delle loro fonti di finanziamento. La legge detta altresì disposizioni dirette a garantire la partecipazione degli iscritti a tutte le fasi di formazione della volontà politica dei partiti, compresa la designazione dei candidati alle elezioni, il rispetto delle norme statutarie, la tutela delle minoranze». Si trattava di una proposta valida e precisa, ma che non trovò – al pari delle altre proposte di riforma formulate in quella sede – nessun seguito; e nemmeno venne ripresa successivamente in sede parlamentare.


3. Ma la via per disciplinare i partiti politici è solo quella costituzionale? Certo, procedere attraverso la revisione costituzionale ex art. 138 Cost. comporta un processo di riforma di non facile realizzazione ma nondimeno impossibile (come lo dimostrano le recenti modifiche costituzionali sul voto degli italiani all’estero, sul giusto processo e sulla riforma regionale). La scelta di procedere attraverso la revisione costituzionale può essere originata dal seguente motivo: che l’art.49 Cost. nella parte in cui parla di “metodo democratico” non può essere interpretato nel senso di un’attività interna democratica dei partiti, ma piuttosto soltanto circoscritto ai rapporti tra partiti nell’ambito di una competizione ispirata al pluralismo politico. Da qui allora la necessità di esplicitare nella norma costituzionale il “diri