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A Natale è nato l'uomo. La rivoluzione di Gesù

A Natale è nato l'uomo. La rivoluzione di Gesù

26/12/2012

A Natale è nato l'uomo. La rivoluzione di Gesù

PRESEPE PROVINI

A Natale è nato l'uomo. La rivoluzione

di Gesù

Il significato della festa. Le altre religioni sacralizzavano

il potere, solo Cristo ha elevato gli umili

A Natale nasce l'uomo. Vi spiego la rivoluzione di Gesù Cristo

Antonio Socci


di Antonio Socci

La storia è un’immensa macelleria, diceva il vecchio Hegel. Ed è vero. Per secoli e secoli sulla scena del mondo stavano pochi protagonisti e molte comparse. I protagonisti erano capibanda, re, imperatori e tiranni vari: di solito grandi (o piccoli) macellai. Le comparse erano i popoli da loro assoggettati: carne da macello.

Poi, un giorno di duemila anni fa, tutto è stato silenziosamente rovesciato. Dal quando Dio si fece uomo, da quando è nato Gesù, è nato anche l’uomo come essere sacro e inviolabile in tutti i suoi diritti. Per la prima volta nella storia è entrato l’individuo singolo. O meglio la persona (perché l’individuo è se stesso attraverso tutti i suoi rapporti affettivi e sociali).

Tutte le religioni sacralizzavano il potere. Dopo la nascita di Gesù a essere sacralizzato è il singolo essere umano, a partire dal più irrilevante e marginale. 

Il Natale di quest’anno arriva in un mare di preoccupazioni e ansie della gente comune. Tutti, demoralizzati, hanno la sensazione di non contare niente, di essere in balia di potenze enormi e incontrollate (lo spread, la Bce, l’Unione europea, le lobby di potere, le banche e via dicendo). Tutti si sentono esclusi o inascoltati e irrilevanti nella storia. E tanti sono veramente ai margini o sottoposti a dure prove.

Ebbene, Benedetto XVI da giorni cerca di parlare proprio a questo popolo di smarriti, che si sentono impotenti. Per annunciare loro che il Natale di Gesù c’entra fortemente col loro dolore, perché Gesù ha reso ognuno di loro – padre o madre, figlio o persona che sgobba o che soffre - il vero protagonista della storia.

Da settimane il Pontefice ripete e approfondisce questo annuncio. L’8 dicembre, per l’Immacolata, in Piazza di Spagna ha sottolineato che «quel momento decisivo per il destino dell’umanità, il momento in cui Dio si fece uomo, è avvolto da un grande silenzio. L’incontro tra il messaggero divino e la Vergine Immacolata passa del tutto inosservato: nessuno sa, nessuno ne parla. È un avvenimento che, se accadesse ai nostri tempi, non lascerebbe traccia nei giornali e nelle riviste, perché è un mistero che accade nel silenzio. Ciò che è veramente grande passa spesso inosservato». 

Questo già ribalta il nostro punto di vista che normalmente classifica le cose secondo la gerarchia di importanza del potere e della mentalità dominante. Bisogna capovolgere tutto.

Infatti il Papa ha aggiunto: «la salvezza del mondo non è opera dell’uomo – della scienza, della tecnica, dell’ideologia – ma viene dalla Grazia. Che significa questa parola? Grazia vuol dire l’Amore nella sua purezza e bellezza, è Dio stesso così come si è rivelato nella storia salvifica narrata nella Bibbia e compiutamente in Gesù Cristo». 

È vero. Infatti gli antichi imperi (e anche quelli moderni, basti pensare a comunismo e nazismo), che sembravano invincibili, sono crollati e han lasciato solo rovine. L’inerme Gesù invece ha conquistato e illuminato il mondo.

Un’altra immagine del Papa da quel discorso: «Maria è chiamata la “piena di grazia” (Lc 1,28) e con questa sua identità ci ricorda il primato di Dio nella nostra vita e nella storia del mondo, ci ricorda che la potenza d’amore di Dio è più forte del male». 

I martiri dei totalitarismi del Novecento mostrano davvero che l’apparente debolezza dell’amore, vince su qualsiasi formidabile potere. È «il potere dei senza potere» – per riprendere la formula del grande dissidente cecoslovacco Havel. Oltre all’amore è anche il potere della Verità. Che vince il male del mondo e anche il nostro.

A questo proposito Benedetto XVI ha detto: «Maria ci dice che, per quanto l’uomo possa cadere in basso, non è mai troppo in basso per Dio, il quale è disceso fino agli inferi». Infatti «il soffio mite della Grazia può disperdere le nubi più nere, può rendere la vita bella e ricca di significato anche nelle situazioni più disumane».

Qui, spiega il Papa, diventa possibile la gioia: «la Grazia porta la vera gioia… che nulla e nessuno possono togliere».

Il giorno dopo, all’Angelus, il Santo Padre è tornato a mostrare questo capovolgimento della storia realizzato dal «vero grande avvenimento, la nascita di Cristo, che i contemporanei non noteranno neppure». Ha affermato: «Per Dio i grandi della storia fanno da cornice ai piccoli!». 

È impressionante questo ribaltamento, che si fa evidentissimo nella storia di Maria e poi nella storia cristiana. Infine il Papa nel suo recente articolo per il Financial Times, incentrato tutto sul rapporto fra Cesare e Gesù, fra il potere del mondo e il re dell’universo, è tornato a spiegare ancora più profondamente: «la nascita del bambino Gesù segna la fine dell’antico ordine, il mondo pagano, nel quale le rivendicazioni di Cesare apparivano impossibili da sfidare. Adesso vi è un nuovo re, il quale non confida nella forza delle armi, ma nella potenza dell’amore. Egli» scrive il Pontefice «porta speranza a tutti coloro che, come lui stesso, vivono ai margini della società. Porta speranza a quanti sono vulnerabili nelle mutevoli fortune di un mondo precario. Dalla mangiatoia, Cristo ci chiama a vivere da cittadini del suo regno celeste, un regno che ogni persona di buona volontà può aiutare a costruire qui sulla terra».

Infatti così è stato. Dopo la nascita di Gesù la macelleria del mondo è stata illuminata di umanità, di amore e di divina eternità.

«Puro filosofo quale sono e, per sincerità verso me stesso, voglio restare», scrisse Benedetto Croce «io stimo che il più profondo rivolgimento spirituale compiuto dall’umanità sia stato il cristianesimo». 

Pur da laico, Croce nel memorabile saggio del 1942 “Perché non possiamo non dirci cristiani”, scrisse: «Il Cristianesimo è stato la più grande rivoluzione che l’umanità abbia mai compiuta: così grande, così comprensiva e profonda, così feconda di conseguenze, così inaspettata e irresistibile nel suo attuarsi, che non meraviglia che sia apparso o possa ancora apparire un miracolo, una rivelazione dall’alto, un diretto intervento di Dio nelle cose umane, che da lui hanno ricevuto legge e indirizzo affatto nuovo». 

Il filosofo aggiunse: «Tutte le altre rivoluzioni, tutte le maggiori scoperte che segnano epoche nella storia umana, non sostengono il suo confronto, parendo rispetto a lei particolari e limitate». 

Quelle antiche «e le rivoluzioni e le scoperte che seguirono nei tempi moderni (…) non si possono pensare senza la rivoluzione cristiana, in relazione di dipendenza da lei, a cui spetta il primato perché l’impulso originario fu e perdura il suo». Ogni giorno questo ciclone di amore torna a investire il mondo. Ecco perché ieri Benedetto XVI ha compiuto il grande affresco dei suoi discorsi prenatalizi esortandoci così: «Imitiamo Maria nel tempo di Natale, facendo visita a quanti vivono un disagio, in particolare gli ammalati, i carcerati, gli anziani e i bambini. E imitiamo anche Elisabetta che accoglie l'ospite come Dio stesso: senza desiderarlo non conosceremo mai il Signore, senza attenderlo non lo incontreremo, senza cercarlo non lo troveremo».   

Don Giussani è arrivato a formulare questo paradossale rovesciamento illustrato dal Papa con un’immagine folgorante: «il protagonista della storia è il mendicante. L’uomo mendicante Cristo e Cristo mendicante del cuore dell’uomo».

Né la grande finanza, né gli stati, né le ideologie – che passano come carri armati sulle singole persone – sono i protagonisti della storia. Ma colui che mendica Cristo, il suo amore, la sua verità. E il Figlio di Dio che è l’Amore e la Verità incarnate. 

Il Natale è dunque l’esaltazione della persona, del piccolo e spesso oppresso e disprezzato essere umano.

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Messagio natalizio:
«Non siamo soli»
Ci apprestiamo nuovamente a celebrare un Natale segnato dalla crisi. In questo tempo di gioia non possiamo ignorare le tante famiglie che vivono nell’angoscia per la mancanza di lavoro o la scarsità di risorse. Sono sempre di più le persone che bussano alla Caritas chiedendo un aiuto, anche solo un giocattolo per i loro figli: non si tratta più esclusivamente di immigrati, ma anche di italiani e non ultimi gli anziani, che faticano ad arrivare alla fine del mese con la loro modesta pensione.
Tutto ciò ci induce a celebrare le prossime festività nella sobrietà e nella solidarietà: il dono immeritato del Dio fatto uomo ci spinge, senza tentennamenti, a condividere le nostre risorse con chi è privo del necessario.

Ciò che spaventa, però, non è solo la drammatica congiuntura economica, ma anche la crisi che investe l’identità dell’uomo. Sono diversi i fattori che dicono il disorientamento morale e spirituale: la diffusione crescente di pratiche esoteriche legate anche a credenze su un’imminente fine del mondo, un razionalismo arrabbiato che vede soltanto nella scienza e nella tecnica la risoluzione di ogni problema, lo svilimento della dignità e della singolarità della persona spesso equiparata agli animali, un individualismo esasperato che nega ogni apertura al trascendente. L’uomo si sente solo e, quindi, si affida a forze oscure, al mito del progresso o a quello della natura, alle proprie forze.
Fortunatamente il giorno di Natale risuonerà ancora una volta, potente e consolante, il prologo di Giovanni: «In principio era il Verbo… tutto è stato fatto per mezzo di lui». Esso ci dice che quanto è stato creato ha un senso, che dietro a tutto c’è una «Ragione» e soprattutto che l’uomo non è solo a condividere la dura avventura della vita. Egli è stato pensato, voluto, amato.
Allora la Creazione e la vita, nonostante tante imperfezioni, rimangono buone perché all’origine sta l’amore creatore di Dio: «Per questo – ha affermato il Papa in una recente omelia - il mondo può essere salvato». Dobbiamo solo fidarci di Dio che ci ama così tanto da essersi fatto uomo, per condividere con noi la vita in tutto e per tutto!
La sventura più grande è quella di intendere l’esistenza senza un fine, di vivere senza una compagnia – divina e umana – che sostiene, corregge, consola e di soffermare lo sguardo unicamente su ciò che è materiale.
La carezza del Dio bambino raggiunga tutte le persone di buona volontà e in particolare chi ha il cuore gonfio di tristezza e preoccupazione. In questi ultimi decenni abbiamo superato tante difficoltà, supereremo anche questa crisi di senso. Insieme. Tornando alle radici del nostro credere.  Aprendo il cuore agli orizzonti infiniti di Dio.
Auguri a tutti e a ciascuno.

+ Dante Lafranconi, vescovo
 
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