sabato 23 novembre 2019
A Rimini il rito nella Cattedrale alla presenza del vescovo Lambiasi. Il presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII: ci ha lasciato in eredità non soldi, ma una vita da spendere con i poveri
Don Oreste Benzi (foto Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII)

Don Oreste Benzi (foto Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII)

 
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La famiglia, il luogo in cui si è formato, nella fede e per la vita. La vocazione, e il ruolo decisivo avuto dalla maestra. L’adolescenza, il sacerdozio, la centralità dell’eucaristia: «Nella Messa c’è Gesù, sempre, per me, per noi». È la stessa voce di don Oreste Benzi, attraverso alcuni spezzoni audio, ad accogliere l’esercito di fedeli accorsi in Cattedrale a Rimini per salutare il «sacerdote dalla tonaca lisa» al termine di questo viaggio e all’inizio di una nuova avventura. Dopo cinque anni e due mesi, ieri si è chiuso il processo diocesano della causa di beatificazione: ora l’imponente documentazione circa la fama di santità verrà spedita alla Congregazione delle cause dei santi per proseguire l’iter.

Don Oreste è morto il 2 novembre 2007. Da subito tante persone che lo hanno conosciuto o incontrato lo hanno considerato santo, perché in lui hanno colto la forza del Vangelo. «Don Oreste non è ancora stato proclamato santo, neanche beato, ma noi non saremmo qui, oggi, se la sua vita non parlasse di santità»: così si era espresso il vescovo di Rimini, Francesco Lambiasi, il 27 settembre 2014, all’apertura della causa di beatificazione. Parole che, con accenti diversi, ha ribadito nel suo intervento in Cattedrale.

Un tavolone è posto al centro della chiesa, ai piedi dell’altare; a sinistra campeggia la Bibbia, a destra, la documentazione relativa a don Oreste, al centro i verbali redatti dal tribunale. Don Giuseppe Tognacci ha “guidato” il lavoro del tribunale diocesano, che ha ascoltato 131 testimoni. «Ho faticato a trattenere le lacrime in almeno due occasioni – dice il sacerdote – la prima per una storia luminosa, la seconda la custodisco nel cuore, entrambe sono un balsamo per l’anima».

In oltre 60 anni di vita sacerdotale, il servo di Dio don Oreste Benzi si è speso in ogni contesto di emarginazione. Settimo di nove figli, don Oreste già negli anni Cinquanta aveva dato vita a un originale movimento educativo per i preadolescenti. Mentre nel mondo scoppia la contestazione, nel 1968 con un gruppo di giovani e alcuni sacerdoti costituisce il nucleo originario dell’Associazione Papa Giovanni XXIII.

Lo specifico carisma votato alla missione e alla condivisione viene speso dapprima con le persone con handicap, e in seguito con i bambini, nell’invenzione delle case-famiglia, con le prostitute, i barboni e i nomadi, i malati di mente e i tossicodipendenti. «Quando don Oreste Benzi, umile parroco della parrocchia La Resurrezione nella periferia di Rimini, è salito al Padre dando l’ultimo respiro su questa terra, non ha lasciato in eredità denari alla sua gente ma una vita da spendere con i poveri» ha detto Giovanni Paolo Ramonda, presidente della Associazione. «Ha lasciato la sua tonaca lisa, espressione del fatto che per vivere il Vangelo bisogna consumarsi, donarsi fino all’ultimo, ma nella gioia, vivendo un incontro simpatico con Cristo».

Prende la parola la postulatrice Elisabetta Casadei: è stata lei a consegnare al vescovo la richiesta formale di aprire la causa di beatificazione, sostenuta da molte lettere tra cui quelle di 9 cardinali, 41 vescovi italiani e 11 vescovi e arcivescovi stranieri, oltre a vari movimenti ecclesiali.

I componenti del tribunale prestano giuramento sui Vangeli, e firmano i verbali della 151ª sessione diocesana, riposti dentro i trenta scatoloni contenti la documentazione: il sigillo a cera lacca apposto sotto gli occhi del notaio conclude la toccante cerimonia. Una curiosità: il processo è iniziato lo stesso giorno (27 settembre 2014) dell’apertura della causa di beatificazione della figlia spirituale di don Oreste Benzi, Sandra Sabattini, avvenuta il 27 settembre 2006. Don Oreste ha sempre avuto un pensiero speciale per questa ragazza che il 14 giugno 2020 sarà proclamata beata.

La Comunità Papa Giovanni XXIII

La Comunità Papa Giovanni XXIII nasce in Italia nel 1968. Nel 1973 apre la prima casa famiglia in provincia di Rimini, esperienza che si estende poi a molte città e regioni italiane.

Nel 1983 a seguito della richiesta di Denis Dejong, vescovo di Ndola, di aprire una casa famiglia anche in Zambia, l’associazione si interroga sul da farsi. Nell’agosto del 1985 parte il primo gruppo di missionari per il Paese africano e viene aperta la prima casa famiglia all’estero.

Oggi la realtà fondata da don Benzi è attiva in 38 Paesi di tutti i cinque continenti, con missioni stabili o progetti temporanei. Opere come la casa di accoglienza “Madonna delle Tenerezza” di Volgograd, in Russia, per ex-carcerati, senza fissa dimora, tossicodipendenti; la mensa per i poveri “Nonno Oreste” a Peñalolen, in Cile; o la casa di accoglienza “Kaze Yezu” a Bujumbura, capitale del Burundi, per bambini vulnerabili e ad alto rischio sociale.