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Migranti e rifugiati, le parole d’ordine del Papa: accogliere, proteggere, promuovere e integrare

Migranti e rifugiati, le parole d’ordine del Papa: accogliere, proteggere, promuovere e integrare

 

Migranti e rifugiati, le parole d’ordine del Papa: accogliere, proteggere, promuovere e integrare

Diffuso il messaggio del Santo Padre per la 104a Giornata mondiale del migrante e del rifugiato del 14 gennaio 2018

“Accogliere, proteggere, promuovere e integrare i migranti e i rifugiati”. Questo il tema del messaggio di Papa Francesco per la 104esima Giornata mondiale del migrante e del rifugiato che si celebrerà il 14 gennaio 2018, reso noto lunedì 21 agosto. Un messaggio ricco di proposte concrete, perché tutte le Chiese si impegnino a promuovere queste buone prassi.

Il Pontefice definisce “un segno dei tempi” la “triste situazione di tanti migranti che fuggono dalla guerra” e dalla povertà. Ricorda il suo viaggio a Lampedusa all’inizio del Pontificato e l’istituzione di una Sezione speciale dedicata ai migranti da lui stessa diretta. “Ogni forestiero che bussa alla nostra porta – evidenzia riprendendo il capitolo 25 del Vangelo di Matteo – è un’occasione di incontro con Gesù Cristo”. Francesco parla di una “grande responsabilità che la Chiesa intende condividere con tutti” per esprimere sollecitudine verso i migranti.

Il Messaggio si articola in 4 punti, quattro verbi “fondati sui principi della Dottrina della Chiesa”.

Accogliere – precisa il Papa – significa innanzitutto offrire a migranti e rifugiati possibilità più ampie di ingresso sicuro e legale nei Paesi di destinazione”. Auspica perciò “un impegno concreto affinché sia incrementata e semplificata la concessione di visti umanitari e per il ricongiungimento familiare”, l’adozione di “programmi di sponsorship privata e comunitaria” e “corridoi umanitari per i rifugiati più vulnerabili”. Papa Francesco definisce “opportuno”, inoltre, “prevedere visti temporanei speciali per le persone che scappano dai conflitti nei paesi confinanti”. “Non sono una idonea soluzione le espulsioni collettive e arbitrarie di migranti e rifugiati, soprattutto quando esse vengono eseguite verso Paesi che non possono garantire il rispetto della dignità e dei diritti fondamentali”, sottolinea. Il Papa chiede poi per i migranti e rifugiati “una prima sistemazione adeguata e decorosa” nei programmi di accoglienza diffusa, per “facilitare l’incontro personale, permettere una migliore qualità dei servizi e offrire maggiori garanzie di successo”. Citando Benedetto XVI ricorda il principio della centralità della persona e la necessità di “anteporre sempre la sicurezza personale a quella nazionale”. Di conseguenza, aggiunge, “è necessario formare adeguatamente il personale preposto ai controlli di frontiera”. Il Papa chiede anche, “in nome della dignità fondamentale di ogni persona”, di “preferire soluzioni alternative alla detenzione per coloro che entrano nel territorio nazionale senza essere autorizzati”.

Il verbo “proteggere” si traduce, secondo il Papa, “nell’offerta di informazioni certe e certificate prima della partenza e nella loro salvaguardia dalle pratiche di reclutamento”; una protezione da continuare, “per quanto possibile, in terra d’immigrazione, assicurando ai migranti un’adeguata assistenza consolare, il diritto di conservare sempre con sé i documenti di identità personale, un equo accesso alla giustizia, la possibilità di aprire conti bancari personali e la garanzia di una minima sussistenza vitale”. Il Papa ricorda che “se opportunamente riconosciute e valorizzate, le capacità e le competenze dei migranti, richiedenti asilo e rifugiati, rappresentano una vera risorsa per le comunità che li accolgono”. Perciò auspica che “vengano loro concessi la libertà di movimento nel paese d’accoglienza, la possibilità di lavorare e l’accesso ai mezzi di telecomunicazione”. Per coloro che decidono di tornare in patria il Papa sottolinea “l’opportunità di sviluppare programmi di reintegrazione lavorativa e sociale”. Riguardo ai minori migranti, è tassativo l’invito di Papa Francesco ad “evitare ogni forma di detenzione in ragione del loro status migratorio, mentre va assicurato l’accesso regolare all’istruzione primaria e secondaria”. Allo stesso modo “è necessario garantire la permanenza regolare al compimento della maggiore età e la possibilità di continuare degli studi”. “Per i minori non accompagnati o separati dalla loro famiglia – aggiunge – è importante prevedere programmi di custodia temporanea o affidamento”. “Nel rispetto del diritto universale ad una nazionalità – sottolinea il Papa -, questa va riconosciuta e opportunamente certificata a tutti i bambini e le bambine al momento della nascita. La apolidia in cui talvolta vengono a trovarsi migranti e rifugiati può essere facilmente evitata attraverso ‘una legislazione sulla cittadinanza conforme ai principi fondamentali del diritto internazionale’”. Lo status migratorio, inoltre, “non dovrebbe limitare l’accesso all’assistenza sanitaria nazionale e ai sistemi pensionistici, come pure al trasferimento dei loro contributi nel caso di rimpatrio”.

Promuovere – scrive il Papa – vuol dire essenzialmente adoperarsi affinché tutti i migranti e rifugiati, così come le comunità che li accolgono siano messi in condizione di realizzarsi come persone in tutte le dimensioni che compongono l’umanità voluta dal Creatore”. Tra queste dimensioni “va riconosciuto il giusto valore alla dimensione religiosa, garantendo a tutti gli stranieri presenti sul territorio la libertà di professione e pratica religiosa”. Ma soprattutto, sottolinea il Papa, “molti migranti e rifugiati hanno competenze che vanno adeguatamente certificate e valorizzate” perciò incoraggia “a prodigarsi affinché venga promosso l’inserimento socio-lavorativo dei migranti e rifugiati, garantendo a tutti – compresi i richiedenti asilo – la possibilità di lavorare, percorsi formativi linguistici e di cittadinanza attiva e un’informazione adeguata nelle loro lingue originali”. Nel caso di minori migranti, però, “il loro coinvolgimento in attività lavorative richiede di essere regolamentato in modo da prevenire abusi e minacce alla loro normale crescita”. Papa Francesco esorta poi a promuovere l’integrità della famiglia, “favorendo il ricongiungimento familiare – con l’inclusione di nonni, fratelli e nipoti -, senza mai assoggettarlo a requisiti economici”. Nei confronti di migranti, richiedenti asilo e rifugiati in situazioni di disabilità, prosegue, “vanno assicurate maggiori attenzioni e supporti”. Riguardo alla distribuzione di aiuti umanitari il Papa invita a considerare in primo luogo “i bisogni (es. assistenza medica e sociale ed educazione) dei paesi in via di sviluppo che ricevono ingenti flussi di rifugiati e migranti e, parimenti, si includano tra i destinatari le comunità locali in situazione di deprivazione materiale e vulnerabilità”.
L’ultimo verbo, “integrare”, riguarda le “opportunità di arricchimento interculturale generate dalla presenza di migranti e rifugiati”. L’integrazione – ricorda il Papa citando Giovanni Paolo II – non è “un’assimilazione, che induce a sopprimere o a dimenticare la propria identità culturale. Il contatto con l’altro porta piuttosto a scoprirne il ‘segreto’, ad aprirsi a lui per accoglierne gli aspetti validi e contribuire così ad una maggior conoscenza reciproca”. Papa Francesco insiste “sulla necessità di favorire in ogni modo la cultura dell’incontro, moltiplicando le opportunità di scambio interculturale, documentando e diffondendo le ‘buone pratiche’ di integrazione e sviluppando programmi tesi a preparare le comunità locali ai processi integrativi”. Nel caso speciale “degli stranieri costretti ad abbandonare il Paese di immigrazione a causa di crisi umanitarie” il Papa chiede “che venga loro assicurata un’assistenza adeguata per il rimpatrio e programmi di reintegrazione lavorativa in patria”. “La Chiesa è disponibile ad impegnarsi in prima persona per realizzare tutte le iniziative sopra proposte – precisa -, ma per ottenere i risultati sperati è indispensabile il contributo della comunità politica e della società civile, ciascuno secondo le responsabilità proprie”. La Santa Sede prenderà infatti parte al processo delle Nazioni Unite che porterà entro la fine del 2018 a redigere ed approvare due patti globali (Global Compacts), uno dedicato ai rifugiati e uno riguardante i migranti. Il Papa conclude con l’invito “ad approfittare di ogni occasione per condividere questo messaggio con tutti gli attori politici e sociali che sono coinvolti – o interessati a partecipare – al processo che porterà all’approvazione dei due patti globali”.

 

INFO PAPABOYS
 

Come difendersi dalle calunnie?“Le parole possono uccidere”. Ha detto Papa Francesco. Come reagire?

Se una persona viene calunniata come fa a difendersi? Nel caso di una minaccia fisica c’è la legittima difesa, ma di fronte a un linciaggio morale? In genere il calunniato viene a sapere le cose quando è troppo tardi per applicare la correzione fraterna. Eppure mi sembra che soffrire e lasciar correre sia un cattivo servizio per lo stesso calunniatore.
Ezia D., Brescia

La calunnia è terribile, più di una violenza fisica, perché ci si sente impotenti, deboli, indifesi. Spesso avviene alle nostre spalle e non c’è modo di difendersi. “Anche le parole possono uccidere!”, ha detto Papa Francesco all’Angelus di domenica 16 febbraio 2014.

Il Catechismo, tra i peccati contro l’ottavo comandamento che danneggiano la reputazione altrui, fa alcune distinzioni: il giudizio temerario si ha quando, anche solo tacitamente, si ammette come vera, senza sufficiente fondamento, una colpa morale nel prossimo; la maldicenza avviene quando, senza un motivo oggettivamente valido, si rivelano i difetti e le mancanze altrui a persone che li ignorano; la calunnia vera e propria è commessa da chi, con affermazioni contrarie alla verità, nuoce alla reputazione degli altri e dà occasione a giudizi erronei su di loro (cfr. n. 2477).

Come ci si può difendere? Prima di tutto non cadendo nello stesso peccato, evitando noi per primi calunnie, maldicenze e mormorazioni. Dobbiamo far nostre le esortazioni di Paolo: “Nessuna parola cattiva esca dalla vostra bocca, ma piuttosto parole buone che possano servire per un’opportuna edificazione. […] Scompaiano da voi ogni asprezza, sdegno, ira, grida e maldicenze con ogni sorta di malignità. Siate invece benevoli gli uni verso gli altri, misericordiosi, perdonandovi a vicenda come Dio ha perdonato a voi in Cristo” (Efesini 4,29-32).

Come difendersi dalle calunnie?

E’ giusto poi difendere la nostra buona fede e il nostro comportamento retto replicando a chi ci accusa o a chi ci riporta le maldicenze nei nostri confronti. In qualche caso, ci sono calunnie passibili di querela in sede civile. Va anche ricordato a chi ci ha offeso, quando è possibile, il dovere della riparazione. Come ricorda il Catechismo, “ogni colpa commessa contro la giustizia e la verità impone il dovere di riparazione, anche se il colpevole è perdonato. Quando è impossibile riparare un torto pubblicamente, bisogna farlo in privato; a colui che ha subìto un danno, qualora non possa essere risarcito direttamente, va data soddisfazione moralmente, in nome della carità”.

San Filippo Neri, a una donna molto “chiacchierona”, diede come penitenza di spennare una gallina e di spargere le piume per tutta Roma; e in seguito le impose di raccogliere tutto quello che aveva sparso. Ovviamente era impossibile. Così avviene per le chiacchiere e le calunnie. In fondo, l’unico vero rimedio al male subìto è il bene. Anche la correzione fraterna deve essere guidata dall’amore.

Lo spiegava bene sant’Agostino: “Ti viene imposto un breve precetto: ama e fa’ ciò che vuoi; sia che tu taccia, taci per amore; sia che tu parli; parla per amore; sia che tu corregga, correggi per amore; sia che perdoni, perdona per amore; sia in te la radice dell’amore, poiché da questa radice non può procedere se non il bene”.

FONTE QUOTIDIANO AVVENIRE

Pistoia. Porta i migranti in piscina, parroco attaccato su Facebook

 

Antonella Mariani lunedì 21 agosto 2017
Il parroco di Vicofaro aveva postato le immagini sul suo profilo. Salvini rilancia: buon bagnetto. Tagliate le gomme delle biciclette. Il vescovo: nessuno si permetta di offendere e insultare.

Nell'estate italiana 2017 si può portare un gruppo di migranti dalla pelle scura in una piscina? Secondo don Massimo Biancalani, parroco delle due comunità di Vicofaro e Ramini, a Pistoia, sì, si può. Anzi si deve, perché quei ragazzi nigeriani, gambiani, senegalesi meritavano un premio visto che per diversi giorni avevano fatto i camerieri volontari nelle serate organizzate per raccogliere fondi a favore della onlus di cooperazione internazionale "Gli amici di Francesco".

Si può, dunque, accompagnare una decina di ventenni africani a trascorrere qualche ora di divertimento. L'«errore», semmai, è farlo sapere in giro, e postare su Facebook una foto con i ragazzi che sguazzano spensierati nella vasca, accompagnando le immagini con un post - un po' provocatorio, per la verità, ma genuino: «E oggi piscina!!! Loro sono la mia patria, i razzisti e i fascisti i miei nemici!».

In men che non si dica il profilo del parroco di Vicofaro di Pistoia si riempie di insulti e vituperi irripetibili, dall'ormai classico «scimmie» al prevedibile «in piscina a spese nostre», fino gli odiosi e gratuiti accenni alla pedofilia. Insomma, in molti, nell'estate italiana del 2017, non sopportano che un gruppo di migranti osi svagarsi come migliaia e migliaia di connazionali italiani.

La briscola l'ha calata però il segretario della Lega Nord, Matteo Salvini, che ha aggiunto alla lista degli improperi un commento sarcastico. Definisce «questo Massimo Biancalani» un «prete anti-leghista» - e fin qui passi -, «anti-fascista» - e anche qui può andare - ma poi aggiunge «anti-italiano», con la postilla «fa il parroco a Pistoia. Non è un fake! Buon bagnetto». E gli odiatori del web si sono accodati, forti di tanta autorevole legittimazione, tanto che il profilo di don Massimo proprio per la violenza dei post è stato bloccato per 24 ore da Facebook. Un black-out che ha impedito al parroco, sanguigno e combattivo quanto basta, di controbattere agli insulti e alle diffamazioni.

Quando il suo profilo è ritornato agibile, don Biancalani ha aggiunto un altro tassello alla storia, grazie al quale si dimostra chiaramente che dalla violenza su Facebook è facile passare all'azione violenta. Qualche zelante cittadino infatti ha tagliato le gomme delle biciclette che usavano i migranti per spostarsi dalla parrocchia di Vicofaro, dove sono ospitati.

Fortunatamente don Massimo a Pistoia è piuttosto conosciuto e stimato e numerosi sono stati anche i messaggi di riconoscenza per la sua opera di accoglienza nelle due case parrocchiali: venti ragazzi in prima accoglienza, inviati dalla Prefettura, e altri 20, tutti giovanissimi, raccolti dalla strada perché usciti per vari motivi dai programmi di assistenza.

Oggi si è fatto sentire anche il vescovo della città toscana, monsignor Fausto Tardelli, dopo che in privato aveva già espresso la sua vicinanza a don Biancalani e che ora lo difende pubblicamente con forza e passione. Il vescovo «non è disposto a permettere che un sacerdote della sua diocesi venga attaccato e insultato». Tutti possono esprimere critiche sull'operato di un prete, aggiunge, «ma nessuno si deve permettere di offendere, insultare, minacciare. Ciò non è cristiano ma neanche umano».

Monsignor Fausto Tardelli condanna anche «le espressioni razziste e le offese gratuite rivolte contro quanti sono accolti nelle strutture della Chiesa». Infine un severo richiamo alle comunità parrocchiali, all'interno delle quali «si coltivano sentimenti xenofobi, razzisti o anche solo di chiusura». Questo «non è comprensibile», bisogna «farsi un bell'esame di coscienza perché evidentemente non abbiamo capito molto del Vangelo».

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